Perché gli uomini non leggono Cime tempestose. (Un’ipotesi e un invito alla lettura)
Qualche informazione
Cime Tempestose di Emily Brontë è un romanzo d’amore: è innegabile. Ma è duro come uno schiaffo e tagliente come un coltello. Come l’ha definito Charlotte Brontë (sorella di Emily e autrice di Jane Eyre) è “un’opera moorish: selvatica e nodosa come una radice d’erica”. E potente. (sempre Charlotte: “L’artista trovò un blocco di granito su una brughiera solitaria: guardando s’avvide che da quella scheggia di roccia si poteva ricavare una testa, selvaggia, scura, sinistra, una forma con almeno un elemento di grandezza: la potenza”).
Virginia Woolf scrive (nel capitolo “Jane Eyre e Wuthering Heights”, tratto dal saggio The Common Reader 1925-1935, Einaudi): In Cime tempestose l’io è assente. C’è l’amore. Ma non è l’amore degli uomini e delle donne. Emily si ispirava a una concezione più generale. L’impulso che la spronava a creare non aveva origine nella sua sofferenza o nei torti subiti. Ella volgeva lo sguardo verso un mondo in preda al caos e sentiva in sé la forza di conferirgli unità in un testo”.
Un’ipotesi
Questo libro non piace agli uomini. O meglio: non lo leggono proprio, non vi si avvicinano. (Ovviamente è solo un’ipotesi confermata dall’esperienza di una cerchia di amici e conoscenti e spero di essere largamente smentita). Perché?
Cominciamo con il dire perché piace alle donne (anche qui, non basta il mio parere, vorrei conoscere il vostro). Nessuna donna, almeno per un attimo, non è stata soggiogata da Heathcliff o non ha desiderato essere amata con quella forza assoluta, inestinguibile, implacabile che anima il protagonista maschile del romanzo. Contro la sua volontà. Catherine è la sua dannazione (”Devo rammentare a me stesso di respirare… devo quasi rammentare al mio cuore di battere! Ed è come comprimere una molla dura: è a viva forza che compio il minimo atto che non sia suggerito da un unico pensiero; ed è a viva forza che noto alcunché di vivo o di morto, che non sia associato a una sola idea universale. Ho un solo desiderio, e tutto il mio essere e facoltà anelano a raggiungerlo. È tanto che tendono ad esso, e così indefessamente, che sono convinto che sarà raggiunto, e presto, perché ha divorato la mia esistenza: sono assorbito dal presagio del suo adempimento”). Il suo amore, questa furia indomita, è una pulsione di morte (e Freud, ripercorrendo il topos di Eros e Tanatos, non diceva che la libido nel profondo è un istinto di morte e di annullamento?)
Catherine vive lo stesso tormento: “Se tutto il resto dovesse perire e lui rimanesse, io continuerei a essere; e se tutto il resto rimanesse e lui fosse annichilito, l’universo si trasformerebbe in un potente sconosciuto; non me ne sentirei più parte”). La ricerca del compimento di questo amore, che non avviene e non può avvenire, costituisce la trama e lo scheletro del libro.
È dunque una storia di assoluto, come dice ancora la Woolf “di una forza insita nell’umana natura, che la innalza in presenza di ciò che è grande, a conferire al libro una statura straordinaria in mezzo agli altri romanzi”.
Cos’è che impedisce quindi agli uomini di essere incuriositi da questo libro? Un pregiudizio letterario? Un titolo troppo romantico (e qui intendo nel senso più popolare del termine, perché certo se parliamo di Sturm und Drang, questo è senz’altro un libro romantico)? Il fatto che, tutto sommato, viene considerato ancora roba da donnicciole?
E ancora, e lo chiedo a voi che avete letto Anna Karenina, madame Bovary, il Rosso e il Nero, i dolori del giovane Werther. Non sono anche queste tutte storie d’amore? Ma Tolstoj, Flaubert, Stendhal e Goethe sono uomini. Non c’è un nesso?
Un invito alla lettura
Siamo in pieno inverno: è un buon momento per iniziare questo libro. Se qualcuno lo farà e poi avrà voglia di parlarne, mi troverà qui. Io, come scrive Virginia Woolf, leggendolo ho sentito “il soffio del vento e il boato del tuono”. Ma mi piacerebbe conoscere l’opinione anche di chi non l’ha sentito affatto. O di chi non l’ha sentito, ma immagina come ci si potrebbe sentire, perché come scrive Umberto Eco nelle postille al Nome della rosa: “Quando accendevamo un falò sul prato in campagna, mia moglie mi accusava di non saper guardare le scintille che si levavano tra gli alberi e aliavano lungo i fili della luce. Quando poi ha letto il capitolo sull’incendio ha detto: “Ma allora le scintille le guardavi!”. Ho risposto: “No, ma sapevo come le avrebbe viste un monaco medievale”.)


L'angolo del
Forse la mia è un’analisi un po’ semplicistica, ma ho l’impressione che il fatto che sia stato scritto da una donna abbia il suo peso, inoltre. almeno nel passato, spesso veniva pubblicato con una veste tipografica da romanzo “rosa” (l’edizione che avevo in casa da ragazza faceva pensare più a Liala che ad Anna Karenina) e notoriamente anche l’occhio vuole la sua parte.
cordialmente
Sciura Pina
Sciura Pina
15 Gennaio 2007 alle 7:42 pm
…grazie….mi hai fatto venire voglia di rileggere Wuthering Heights…e mi succede di rado di farlo…a presto dunque..tre amici maschi che lo abbiano letto e a cui è piaciuto li ho….
a presto Jo
jomarch
15 Gennaio 2007 alle 10:55 pm
L’edizione che ho io (Rizzoli) ha una bellissima ed entusiastica prefazione di Georges Bataille tutta centrata sulla trasgressività, la radicalità del romanzo della Bronte. E Bataille era un uomo.
Forse gli altri uomini (o molti di loro — le generalizzazioni sono sempre pericolose) temono proprio la radicalità di Cime Tempestose. Da un punto di vista di un maschio medio, probabilmente Anna Karenina ed Emma Bovary sono molto più rassicuranti e meno temibili di Katherine Earnshaw: vero è che Emma, Anna, la stendhaliana M.me de Renal vivono passioni ardenti ed adulterine, ma tutte poi pagano duramente (ah, quanto mi piacerebbe scrivere “pagano il fio”
e si pentono. Kathy ed Heatcliff no. Si spezzano ma non si piegano, e questo, a molti uomini, fa tanta, tanta paura.
gabriella
16 Gennaio 2007 alle 12:56 am
…. forse qualcosa in me non funziona….. non ho mail letto Cime tempestose e istintivamente non scelgo libri scritti da donne…. per favore qualcuno mi aiuti….
Ciao a tutti!!!
Fulvia
fulvia
16 Gennaio 2007 alle 8:52 am
“Io sono Heathcliff! Egli è stato sempre, sempre nel mio spirito: non come un piacere, allo stesso modo ch’io non sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere. Lui è più me di me stessa.”. E se fosse proprio questo il punto? L’incapacità da parte del lettore di capire e accettare tale assoluta identificazione da parte della protagonista femminile in un eroe maschile così spudoratamente negativo.
Procedendo su questa linea poi mi domando se proprio l’ essere in realtà così poco “femminile” di un’opera che ci si aspetta tale non tenda a creare un certo disagio: la sua rustichezza spiazza, il suo cupo vigore sconcerta. Se queste possono rappresentare delle qualità agli occhi del lettore e allontanare l’ipotesi che vede identificare Cime tempestose con “roba da donnicciole” non è forse vero che, a distanza di oltre un secolo dalla sua pubblicazione, ora come allora, tale e tanta potenza originata da una mente femminile continua a inquietare più di quanto succederebbe se a produrla fosse stato un uomo?
Caddy
Caddy
16 Gennaio 2007 alle 9:10 am
Sciura Pina concordo pienamente: la sua “erronea” fama di romanzo rosa l’ha senz’altro penalizzato (graficamente e non solo). Jomarch già mi basterebbe la tua risposta per essere soddisfatta di aver scritto questo post, se è servito a farlo rileggere (o leggere) anche solo a una persona (e l’informazione sui tuoi amici è confortante). Gabriella sì. Il punto è proprio questo. Sono personaggi assoluti (senza speranza e senza riscatto) e hai ragione: mentre negli altri casi sono sempre le donne a soccombere, qui lo scontro è alla pari. Sono entrambi colpevoli, dannati e irriducibili. Non c’è redenzione possibile né catarsi. A Fulvia dico solo: prova. Poi magari ti annoia ma leggilo con un’avvertenza. E’ un libro scritto da una donna ma è molto più feroce della media dei libri scritti dagli uomini. Caddy, l’assoluta identificazione di Catherine in Heathcliff è speculare. Catherine non è migliore di lui, eppure, come scrivi tu, è più di se stessa. Che poi l’inquietudine sia prodotta dallo scarto di genere (una donna che è più crudele e più affilata di un uomo) questo sì, assolutamente. Ma getta un’ombra ancora più affascinante sull’aria che tira nel libro.
theleeshore
16 Gennaio 2007 alle 9:54 am
Prima di provare a capire perché non ho mai letto _Cime tempestose_, un *benvenuta* a *theleeshore* fra le autrici di questo blog!
luiginter
16 Gennaio 2007 alle 10:00 am
Siamo sincere, a chi non piacerebbe sentirsi gridare: “I have not broken your heart – you have broken it; and in breaking it, you have broken mine” ? Heathcliff è un personaggio tremendamente affascinante nella sua brutalità
Wuthering Heights è stato spesso bistrattato dagli editori e “harmonizzato” a discapito della sua diffusione presso i maschietti, è verissimo. Ma forse è anche vero che gli uomini tendono a evitare gli “horror del sentimento” e qui direi che ci siamo dentro in pieno.
La chiave del romanzo è questo amore dis-umano, sub-umano, sovr-umano. Le parole del famoso monologo centrale di Catherine Earnshaw sono brucianti:
“(racconta un sogno) Heaven did not seem to be my home; and I broke my heart with weeping to come back to earth; and the angels were so angry that they flung me out into the middle of the heath on the top of Wuthering Heights; where I woke sobbing for joy. That will do to explain my secret, as well as the other. I’ve no more business to marry Edgar Linton than I have to be in heaven; and if the wicked man in there, had not brought Heathcliff so low I shouldn’t have thought of it. It would degrade me to marry Heathcliff now; so he shall never know how I love him; and that, not because he’s handsome, Nelly, but because he’s more myself than I am. Whatever our souls are made of, his and mine are the same, and Linton’s is as different as a moonbeam from lightning, or frost from fire.”
Curiosità: sembra che sia in preparazione l’ennesimo film tratto da Cime Tempestose con protagonisti Angelina Jolie (Catherine) e Johnny Depp (Heathcliff): quest’ultimo ha dichiarato di essere un grande fan del romanzo… finalmente un uomo, e che uomo, che non ha paura della tempesta
aranel
16 Gennaio 2007 alle 11:15 am
grazie aranel: in inglese è ancora più bello (e più forte) che in italiano. Mi hai fatto venir voglia di rileggerlo in inglese (ci riuscirei?). Quanto al film, d’accordissimo su Johnny Depp, ma Angelina Jolie no, lei proprio non può essere Catherine. Per quanto bella, anzi bellissima, la sua faccia da bambola non può esprimere la complessità del personaggio.
theleeshore
16 Gennaio 2007 alle 11:26 am
Beh, però la Jolie ha un che di demoniaco che non stonerebbe… ma temo il solito pacco hollywoodiano. Certo che peggio della versione nostrana con Alessio Boni e Anita Caprioli non sarà mai!
Tornando al libro, non è troppo difficile da affrontare in inglese, secondo me.
Ecco la nuova sfida; trovare lettori MASCHI che lo leggano in lingua ORIGINALE
aranel
16 Gennaio 2007 alle 12:20 pm
Per me Heathcliff ha la faccia di Laurence Olivier e Kathy quella di Olivia de Havilland. Punto.
Sono disponibile a fare un’eccezione solo per Johnny Deep, per la sua faccia e la capacità di essere bel tenebroso sulfureo q.b.
Ma tla sola idea della Jolie nei panni di Kathy mi fa venire l’orticaria.
(Accidenti ai remake e a chi li ha inventati. Se penso a quel cretino che ha fatto il remake di Lolita…)
gabriella
16 Gennaio 2007 alle 1:15 pm
“Cime tempestose”è il romanzo di un amore-passione,platonico e plutonico,claustrofobico e tellurico.E’ anche il quadro di un ambiente e di un’epoca,del desiderio di riscatto sociale del protagonista (ma in questo caso anche di vendetta infinita).La passione di Catherine e Heatcliff esiste da prima dei rispettivi matrimoni e continua,ovviamente,anche dopo,non essendo,i sentimenti e le passioni,fenomeni di carattere istuzionale.
Credo anch’io che questo libro sia stato ingiustamente collocato nella categoria della letteratura”minore”(da Carolina Invernizio,tanto per intenderci)e che con questa categorizzazione abbia tenuto lontano molti lettori,ma anche molte lettrici.
marinaforlani
17 Gennaio 2007 alle 9:17 am
Io sono un ragazzo e vedendo anche solo la versione cinematografica (non mi ricordo quale; l’ho visto in tv) mi ha un po’ spaventato come l’amore è descritto in modo così estremo. Di amori impossibili ne ho vissuti anch’io ma mi è rimasto difficile immedesimarmi in Heatcliff. Il loro amore l’ho visto un po’ forzato in quell’estremismo esasperante che forse per carattere non mi appartiene (nonostante anche io abbia sofferto per i miei amori impossibili). Per questo mi ero detto: “non so se lo leggerò mai” (la mia lista dei libri da leggere è già lunghetta di suo…). Però leggendo il post, i commenti e le citazioni che avete fatto mi avete abbastanza incuriosito, forse cambio idea e lo metto in lista
whitelight
17 Gennaio 2007 alle 11:30 am
Oh finalmente l’opinione di un uomo! Cominciavo davvero a credere che il pregidizio esistesse davvero! Ho capito cosa intendi, però potresti anche leggerlo senza doverti necessariamente identificare nell’amore selvaggio dei due protagonisti (è uno dei tanti livelli di lettura) e goderti semplicemente l’atmosfera cupa del libro (certo, vedendo il tuo nick forse non ti appartiene nemmeno quella…
. Comunque, se lo metti in lista una cosa te la posso garantire, ha un ritmo narrativo strepitoso e credo che sentirai anche tu, come dice la Woolf “l’urgenza di arrivare alla fine”.
theleeshore
17 Gennaio 2007 alle 12:12 pm
Mi associo a whitelight. Anche io non ho mai letto il libro, ne in inglese ne in italiano, ma questo lungo post a gia’ fatto mettere in agenda una passata in libreria…
Certo che e’ difficile, grazie (e “sventura”) a voi, non aumentare la lista dei libri.
Da un vostro post recente, infatti, ho comprato immediatamente “Loneliness of the Long-Distance Runner” di Alan Sillitoe.
Fubar / 070117
PS Off Topic: in crisi di coscienza ho smesso di scrivere sul mio blog ma ho “segretamente” recensito “Piccoli Suicidi tra Amici” di Arto Paasilinna. Allo staff di GDL togliermi o meno dai Vs links. Grazie e scusate per l’OT. / Fubar
Fubar
17 Gennaio 2007 alle 2:02 pm
Ho scritto “istuzionale” invece di “istituzionale”.Avrete capito lo stesso ma mi correggo ugualmente.
marinaforlani
17 Gennaio 2007 alle 2:40 pm
Fubar, come whitelight, ti aspettiamo al varco… Quando l’hai letto, intendo
Era esattamente la reazione che volevo provocare, grazie!
theleeshore
17 Gennaio 2007 alle 2:51 pm
Su _cime tempestose_ continuo a non avere idee; quindi non dico nulla. Mi fido però. Quindi – magari solo per dimostrare che non è vero che noi uomini abbiamo paura della a “radicalità” di questo libro
– giuro che LO LEGGERO’ presto.
Aspettate anche me al varco.
luiginter
17 Gennaio 2007 alle 3:05 pm
luiginter, come puoi leggere dai commenti, non vediamo l’ora!
theleeshore
17 Gennaio 2007 alle 4:01 pm
Salve a tutti,
forse sarò in controtendenza, ma io non trovo “Cime tempestose” un libro così straordinario. L’ho letto a 17 anni tutto di un fiato, e l’ho riletto anche successivamente, ma mi ricordo che allora mi diede l’impressione un po’ di un polpettone. Più un romanzo sull’egoismo.
Adesso lo so, mi arriveranno le classiche torte in faccia….
Sara
18 Gennaio 2007 alle 10:47 pm
Non posso parlare di questo libro se non per dire che è IL mio libro : ne ho diverse edizioni e poi la versione cinematografica con Olivier in b-n è ancora nei miei occhi. E chi se non Deep può essere Heatcliff !
Bianca
18 Gennaio 2007 alle 11:36 pm
Sara, ogni lettore legge lo stesso libro in modo diverso. Per fortuna. Quindi, via libera al polpettone. Però (e lo dico a me stessa soprattutto) ogni libro andrebbe riletto ogni 10 anni, perché i livelli di lettura cambiano a 20, 30 o 40 anni. Perciò ti dico, se ti capita di riprenderlo in mano, dagli un’occhiata. Chissà…
theleeshore
19 Gennaio 2007 alle 9:26 am
In effetti è quello che stavo pensando. Ho letto Cime Tempestose intorno ai venti anni, quindi il decennio di decantazione cui accennava theleeshore è passato già da un po’. Ricordo di averlo letto nel periodo Warthon, Austen, James… Ho deciso di rileggerlo adesso, per diversi motivi. Perché il mio bagaglio ‘lettura’ si è nel frattempo arricchito, quindi sicuramente posso trarre altri spunti e altri punti di vista. Ma soprattutto perché…. sto attraversando una situazione particolare dal punto di vista personale, i sentimenti descritti dal libro li sto vivendo in tutta la loro pienezza e anche sofferenza. Chissà, la funzione catartica del libro…. Vi terrò aggiornati
Maria
19 Gennaio 2007 alle 10:04 am
Maria, anch’io ho letto la Brontë e la Austen nello stesso periodo: sono la notte e il giorno e assolutamente complementari. E di James, che ho letto dopo, mi viene in mente che “Giro di vite” è una ghost story perfetta da leggere dopo Cime Tempestose. Grazie per questo illuminante percorso di lettura!
theleeshore
19 Gennaio 2007 alle 10:21 am
Per Maria: se posso darti un piccolo consiglio, abbinerei a “Cime tempestose” anche “I love shopping” di Sophie Kingsella…A volte quando si attraversano momenti difficili come è capitato anche a me circa un anno fa, farsi una risata con un libro serve!!
Sara
19 Gennaio 2007 alle 1:19 pm
Sara ho letto tutti gli ‘I love shopping’ e sto aspettando il prossimo, che sicuramente ci sarà, leggendo il finale dell’ultimo…. A me i libri della Kinsella però non mi fanno molto ridere, mi mettono più che altro una grande grande ansia. Detesto Becky!!!! Però continuo a leggerli. Proprio l’altro giorno ho terminato invece l’ultimo di Plum Sykes, ‘Come divorziare da un milionario’. Stessa solfa, donne belle, richhe e in carriera con vite meravigliose accanto a uomini che di più non si può. E basta!!! Consiglio invece ‘Il lamento di Portnoy’, di Roth oppure il grande John Fante…. Invece seguirò il consiglio di theleeshore, dopo ‘Cime tempestose’, James e il suo ‘Giro di vite’
Maria
19 Gennaio 2007 alle 3:28 pm
Maria, fidati, lo leggerai tutto d’un fiato. Ma meglio non leggerlo a notte fonda e se si è da soli in casa
theleeshore
19 Gennaio 2007 alle 3:47 pm
Maria, a me Becky sembra una sfigata cronica imbranata, è per questo che mi fa sorridere. Anche io non sopporto molto queste eroine che sono:
intelligenti oltre ogni dire
hanno un lavoro che è una figata
hanno soldi a palate e case chilometriche
combattono (e vincono) la lotta greco-romana nel fango e ne escono con l’acconciatura ancora a posto
sono delle stra-fighe pazzesche
Ma mi fanno sorridere, mi rilassano. In fondo anche i personaggi troppo stropicciati non sono reali. La realtà siamo noi che ci alziamo al mattino per andare a fare il nostro lavoro, facciamo il nostro dovere e torniamo a casa, in linea di massima, salvo eccezzioni.
Comunque ne approfitterò, leggerò anche io Giro di vite, adesso sono curiosa!
Sara
20 Gennaio 2007 alle 12:00 am
@theleeshore (e non solo).
Ho finito alle 04.30 di stanotte il libro, dopo 3 giorni di letture frammentate.
L’ho amato molto e ringrazio di avermi dato l’opportunità di non perdere un capolavoro.
Ammetto essere stato schernito da non pochi, poveri stupidi, ed essere stato bollato anche come “femmineo”, volgari ignoranti prevenuti come lo ero io.
Non dico mi sia piaciuto in tutto e per tutto ma forse perché, essendo un “classico”, da esso hanno attinto autori successivi tanto da farne sembrare lo stile narrativo qualcosa di “già letto”. Ma è, appunto, un classico, origine credo di ciò a cui mi sono assuefatto in anni addietro.
Buffo, e spero di non essere mal visto in questa sede, ammettere che in parecchi passaggi mi ha ricordato vagamente la stessa scrittura di de Sade in “Justine” (che consiglio di leggere poiché -tolte le scene più “depravate”- è un testo scritto in modo stupendo).
Un grazie di cuore, insomma.
Fubar / 07.02.25
Fubar
25 Febbraio 2007 alle 9:53 am
Fubar, ne sono felice. Anch’io amo finire i libri a tarda notte. Cime tempestose poi si addice particolarmente a una conclusione notturna. Ma volevo chiederti – quelli che ti hanno giudicato femmineo erano tutti uomini? E quindi mi stai dicendo che il pregiudizio esiste davvero? Di De Sade mi dicono tutti sia bellissimo, lo leggerò. Grazie a te e buona giornata.
theleeshore
25 Febbraio 2007 alle 2:30 pm
@theleeshore. Ti rammaricheresti se ti dicessi che il primo essere umano a giudicarmi “effemminato”, avendo visto il libercolo sul tavolo del salotto, fu mia madre? Ebbene sì, una donna. Che mi ha deriso e mi deride tutt’ora per tale titolo. Mio padre, poi, non si pronuncia (ma uno sguardo di compassione mi è giunto, eccome!): come ebbi a dire in un post, ivi sul presente sito, circa leprime letture egli fu colui il quale mi distolse da “Piccole Donne” per sostituirlo con il ben più eletto “A Christmas Carol” di Charles Dickens (adducendo una certa insana superbia et avarizia -che io ora chiamo “moderata parsimaonia”- nella mia persona).
Ma, in fin dei conti, l’una si diletta di storia e l’altro con Clancy e Grisham et similia.
—
Circa le marquis de Sade: sì, lo consiglio vivamente. Io ebbi a conoscerne le opere per vie adolescenziali ma non mi accorsi tardi della qualità della scrittura. Si avvicina, se può esserti di aiuto, a “Cime Tempestose” in quel continuo rimuginare razionale ed irrazionale sui sentimenti e le inclinazioni dell’esssere umano. Del libro oggetto del presente post la parte che più me lo ha rammentato è stato quel “perverso” senso di amore che andava circondando Cathy e Linton durante la morte del padre di lei, Edgar Linton. Sono circa venti pagine fitte dei pensieri più abietti sul senso dell’Amore (A maiuscola) e della naturale esasperazione dei sentimenti che portano al “turpe” ed alla “viltà” morale. Lo riassumerei in un passo del libro, che pur parla del perdono Divino e non di “liaisons amoureux”:
- Nelly: “Non ti vergogni Haetcliff? Tocca a Dio, punire i cattivi: noi dobbiamo invece imparare a perdonare.”
- Heathcliff: “No. Dio non avrebbe la soddisfazione che avrò io!, ribattè.”
Buona (fine) giornata anche a te.
Fubar / 07.02.25
Fubar
25 Febbraio 2007 alle 4:59 pm
Beh Fubar, diciamo allora che si tratta di un pregiudizio trasversale ai generi (e mi sarei rammaricata di più se le critiche fossero arrivate solo da uomini). Quanto a tuo padre, in fondo come si può biasimarlo? Louise May Alcott non è Dickens (né tantomeno Emily Bronte…)
Quanto all’esasperazione perversa e al parossismo, d’accordissimo. Queste sono due delle caratteristiche che rendono grande il libro (che è molto onesto, quasi psicanalitico nel descriverli-descriverci). Motivo in più per leggere Justine, grazie!
theleeshore
25 Febbraio 2007 alle 7:03 pm
Ciao a tutti, sono un uomo e questo libro l’ho letto. Mi è stato suggerito dalla mia ragazza (è forse il suo libro preferito) e ho impiegato almeno 2 mesi a terminarlo. Sono uno che legge molto (quando posso!) e ho cercato di non avere pregidizi, ma nonostante tutto l’impegno e la buona volontà sono comunque rimasto deluso. Non posso dirvi perchè non piaccia a tutti gli uomini, ma del perchè non sia piaciuto a me si. L’ho trovato lungo, noioso nelle ripetute descrizioni del paesaggio e carente di trama, a tratti pure confuso. Magari l’edizione tradotta non era delle migliori, ma ho attinto da 2 libri diversi e ho trovato poca differenza. I vari personaggi sono ben caratterizzati e ammetto che certi pezzi o singole frasi mi abbiano dato dei veri e propri brividi (la descizione dei sentimenti provati dai protagonisti o certi colpi di scena inaspettati), ma il libro si perde in una descrizione di accadimenti quasi cronologici da biografia e quei pochi sporadici attimi di grande letteratura vengono completamente assorbiti dalla descrizione di una vita campestre d’altri tempi a dir poco noiosa. E dire che mi considero un amante della storia di ogni suo periodo, avrei dovuto quindi appassionarmi, ma così non è stato. Da quel che mi ricordo dell’autrice, credo abbia scritto soltanto qualche poesia e poi questo racconto. Il problema può stare proprio li, opera prima e relativi errori, benchè in famiglia si respirasse un clima creativo. Peccato non abbia potuto scrivere altro, ci avrebbe regalato sicuramente emozioni perchè il potenziale c’era tutto.
Blacko
16 Marzo 2007 alle 2:21 pm
grazie per la tua risposta attenta e minuziosa. Magari tutti i lettori fossero così. Ogni lettore legge un libro diverso e in ogni libro deve scattare un transfert tra testo e lettore come in una relazione (psicanalitica e non), anche negativo, come in questo caso. Spero solo tu non ti sia pentito di averlo letto, un’esperienza – di lettura – vale in ogni caso, no?
theleeshore
16 Marzo 2007 alle 4:49 pm
ho fatto di questo splendido romanzo, ahimè la ragione del mio vivere l’amore in maniera così davvero impetuosa.Ne ho fatto il mio Credo e solo a parlarne mi vengono i brividi.Ho fatto la tesi di laurea e l’ho letto tante volte ed ogni volta ci scopro qualcosa di diverso e di fenomenale,direi siamo sulla genialità di espressione e sentimento.Ho conosciuto un ragazzo ,ama leggere e vorrebbe rileggere questo romanzo poichè non lo ricorda più.Vi faro’ sapere ma sono certa che lo amerà tanto…spero solo che non faremo la fine di katherine e heathcliff.comunque lo amo questo romanzo e lo consiglio a tutti
barbara
25 Marzo 2007 alle 7:17 pm
Ma chi l’ha detto che gli uomini non leggono Cime Tempestose?
Anna Karenina, Madame Bovary, il Rosso e il Nero, I dolori del giovane Werther…
Sinceramente sorrido, non solo perchè li ho letti tutti, ma principalmente perchè hai citato alcuni dei miei libri preferiti.
Ma voi donne (sei tu che hai incominciato questa discussione in modo sessista) pensate davvero di avere l’esclusiva dei sentimenti? O dell’amore?
O di avere il privilegio di commuovervi?
Piuttosto io mi sorprendo se chi ama Cime Tempestose poi storce il naso per Fight Club o American Psycho
brucobru
19 Aprile 2007 alle 9:46 pm
Gentile (ipotizzo) *brucobru*, pur amando chi nelle discussioni mette passione e calore rimango lievemente sorpresa, (e personalmente dispiaciuta) per uno stile comunicativo che potrebbe affievolire l’ampiezza di respiro della discussione stessa, che finora è stata ricca e lieve e continua ad interessare.
Le donne non hanno il privilegio di commuoversi nè l’esclusiva di sentimenti e amore.
Rimani con noi a discutere con la tua sensibilità, che è un privilegio assessuato.
Ciao *brucobru*!
marinaforlani
20 Aprile 2007 alle 8:37 am
Scusate,
non volevo essere provocatorio, tantomeno usare uno stile comunicativo aggressivo o irrispettoso.
Mi sono sentito tirato in causa non come ‘uomo’ ma come ‘lettore’.
Diffido le generalizzazioni e non credo sia corretto parlare di una letteratura maschile o femminile, tantomeno quando si parla di romanzi d’amore.
Sangue, amore e guerra. Le passioni sono universali.
Ho citato apposta due letture ‘forti’, accanto ai classici, perchè credo che alla base della lettura ci sia il desiderio di vivere più vite, non importa se attraverso gli occhi di un uomo o di una donna.
L’emozione, la passione, lo smarrimento, lo stupore, i brividi… li ritrovo sia in un pulp di Palahniuk sia nella scrittura delicata di una Byatt. In Emily Brontë o in Bret Easton Ellis.
E penso questo sia un tratto comune dei ‘lettori’ e delle ‘lettrici’.
Brucobru
20 Aprile 2007 alle 12:51 pm
Brucobru, la mia era una provocazione letteraria (ovviamente) ma se vuoi parlarne seriamente, guarda per esempio gli interventi di questo post: sono quasi tutti di donne e pochi, tra i già pochissimi interventi degli uomini, dice di averlo apprezzato. Quanto agli autori che ho citato, Tolstoj, Flaubert, Stendhal, Goethe, il punto non era che gli uomini non li hanno letti, ma il contrario… Li hanno letti in quanto autori uomini? Comunque, quello che scrivi è interessante. No, non credo le donne abbiano il privilegio di commuoversi né di innamorarsi perdutamente (Heathcliff non è forse più dannato, tormentato e disperato di Catherine?) e il mio post voleva ascoltare semplicemente le opinioni degli uomini, la tua per esempio.
theleeshore
20 Aprile 2007 alle 1:33 pm
grazie Marina, la sensibilità come privilegio asessuato mi sembra una definizione perfetta.
theleeshore
21 Aprile 2007 alle 12:18 pm
Grazie *theleeshore*, apprezzo l’apprezzamento
)).
E la correzione di “assessuato”in “asessuato”.
marinaforlani
23 Aprile 2007 alle 6:40 am
Cime Tempestose un romanzo che non piace agli uomini? può darsi, non lo so. certo è una passione assoluta selvaggia esclusiva blasfema, niente a che vedere con i sentimentalismi piccolo borghesi a cui sembra essere ridotto l’amore oggi per tutti quanti, uomini e donne.
E tuttavia esiste una scrittura al femminile? una sensibilità diversa tra i due generi? Naturalmente non sto facendo un discorso sessista: penso piuttosto a forme di ascolto, ad empatie ed aperture che, storicamente, sono state adottate più facilmente dalle donne per motivi anche di sopravvivenza, per il ruolo subalterno che veniva loro assegnato. Le donne forse attraversano un’educazione sentimentale più attenta alle forze ctonie dello spirito? La cura della prole il cibo l’educazione la malattia la morte, non sono state sempre dimensioni occupate dalle donne, non una prerogativa o una condanna o un destino, ma una tradizione millenaria che si deposita nei gesti nelle relazioni nelle aspettative. Non so, mi piacerebbe sapere quello che ne pensate.
John Crish
7 Giugno 2007 alle 7:18 pm
Mettiamola così, John Crish. Conosco uomini a cui questo romanzo è piaciuto molto (stavo provocando, ovviamente, per ottenere l’opinione dell’universo maschile al riguardo).
Tuttavia bisogna ammettere che questa autrice – anche tra il pubblico femminile – paga lo scotto di una nomea, stratificatasi nel tempo, di “romanzo rosa”.
Niente di più sbagliato, e qui mi ricollego al tuo intervento: altro che sentimentalismo o romanticismo, qui c’è solo un amore feroce, ctonio, cupo e senza riscatto. Perché, sembra dirci Emily Brontë, è l’unica forma di amore possibile (l’altro, quello che Catherine prova per suo marito è già l’amore borghese, edulcorato, mediato, trattenuto e irrimediabilmente compromesso). La tua analisi è perfetta.
Credo però esista una scrittura femminile e sto pensando, oltre che all’autrice di Cime tempestose, a Jane Austen, a Virginia Woolf, a Ingeborg Bachmann per arrivare fino ai giorni nostri con Christa Wolf, Anne Tyler, Alice Munro. E sì certo, come dicevi, proprio in virtù di quel ruolo subalterno, queste scrittrici hanno sviluppato uno sguardo sul mondo “diverso” (non saprei dire se migliore o perggiore).
Conosco però molti uomini che non leggono autrici donne, per loro stessa ammissione (e spesso senza saperne spiegare il motivo). Quindi, mi viene da pensare: la letteratura parla più spesso delle donne (come temi, soggetti, trame) ma ne scrivono generalmente gli uomini. O meglio: loro hanno ancora in mano lo scettro dell’obiettività, lo sguardo universale; alle donne viene lasciata l’esclusività del particolare, privilegio delle minoranze. Perché? Perché ci vedete sempre come se indossassimo degli occhiali rosa?
theleeshore
7 Giugno 2007 alle 11:55 pm
Forse per neutralizzare l’effetto destabilizzante dello “sguardo diverso” che sgretola certezze e insinua dubbi sulla pretesa superiorità maschile.
Però, secondo me, il problema è la differenza, non i giudizi superficiali che nascono dall’adesione a stereotipi: in cosa consiste la diversità dello sguardo? Universale e particolare, ragione e sentimento, non sono contrapposizioni ideologiche che semplificano la complessità del rapporto tra maschile e femminile?
Non penso che sia un problema di sensibilità che, come è stato ben detto da marinaforlani, è un privilegio asessuato, e non è nemmeno una questione di maggiore o minore profondità: la realtà è talmente sfaccettata e multiforme che solo una molteplicità di sguardi può cercare di decifrarla e darle un senso.
Ora io non penso ad un genere maschile e un genere femminile dati una volta per tutte, immutabili nel tempo, perché qualsiasi sostrato biologico deve sempre nell’essere umano passare attraverso una ridefinizione sociale e culturale.
La diversità dipenderà allora dal modo in cui si definiscono
storicamente i diversi ruoli di uomo e donna e se vengono considerati di natura conflittuale o complementare.
Una cosa, comunque, è certa: gli “occhiali rosa” conviene gettarli nel cestino!!
John Crish
9 Giugno 2007 alle 7:40 pm
Allora, quando parlavo della contrapposizione universale/particolare intendevo proprio la diversità di percezione dall’esterno (di chi legge o guarda) ma che non è appunto diversità sostanziale (gli occhiali rosa li vedete voi , ma noi li portiamo neri in genere:-)), né tantomeno può esservi una contrapposizione ragione/sentimento perché come notavi tu stesso, sarebbe una semplificazione troppo facile per parlare di uomini e donne…
La diversità certo dipende anche dai ruoli (e direi oggi dai giochi di ruolo) che però, come dici anche tu, sono in continuo cambiamento. Quanto all’effetto destabilizzante, beh, mica è una prerogativa solo vostra… Anche noi abbiamo paura, quando non capiamo. Anche noi oscilliamo continuamente tra un desiderio simbiotico e fusionale (la natura complementare a cui ti riferisci) e la voglia di fuga – da voi, da noi, dai ruoli (la natura conflittuale, appunto). E la morale è che non c’è soluzione: come il moto di un pendolo temo siamo destinati entrambi (maschi e femmine) a fare di questa oscillazione centripeta e centrifuga l’unico modo che abbiamo di vivere insieme.
theleeshore
9 Giugno 2007 alle 10:52 pm
[...] sono le considerazioni fatte nel blog Gruppo/i di lettura sul perchè gli uomini non leggono Cime [...]
Tempo libero: “Cime tempestose” di Emily Bronte » stefanoframbi.com
12 Febbraio 2008 alle 6:27 am
Salve ragazze sono un uomo e sono fioro d aver letto Cime Tempestose
, mi identifico molto al personaggio d Heathcliff, rispecchia molte mie caratteristiche, il mio amare una donna in un modo così passionale e travolgente, il mio essere selvaggio e schivo e turbolento il mio essere lunatico, riesco a coinvolgere una donna stando zitto e guardandola: (francamente troppe chiacchere non piacciono), ad una donna le chiacchere non picciono dallo sguardo riescono a capire tutto. Riesco ad ammirare l’amore ke una donna riesce a darmi. Mai poi forse a volte con la mia lunaticità e la mia confusione l’amore mi travolge così tanto e cerco di scappare da lei di fatti le mie relazione durano poco e questo mi dispiace non voglio più perdere il mio amore e non voglio più crearvi dolore siete , grazie Emily Bronte & Heathcliff. “Voi siete in me più di quanto non lo sia io stesso”…. Mi raccomando vedete Cime Tempestose (1939) di William Wyler con Laurence Olivier & Merle Oberon.
Giovanni
16 Marzo 2008 alle 4:00 pm
Salve ragazze sono un uomo e sono fioro d aver letto Cime Tempestose
, mi identifico molto al personaggio d Heathcliff, rispecchia molte mie caratteristiche, il mio amare una donna in un modo così passionale e travolgente, il mio essere selvaggio e schivo e turbolento il mio essere lunatico, riesco a coinvolgere una donna stando zitto e guardandola: (francamente troppe chiacchere non piacciono), ad una donna le chiacchere non picciono dallo sguardo riescono a capire tutto. Riesco ad ammirare l’amore ke una donna riesce a darmi. Mai poi forse a volte con la mia lunaticità e la mia confusione l’amore mi travolge così tanto e cerco di scappare da lei di fatti le mie relazione durano poco e questo mi dispiace non voglio più perdere il mio amore e non voglio più crearvi dolore, grazie Emily Bronte & Heathcliff. “Voi siete me più di quanto non lo sia io stesso”…. Mi raccomando vedete Cime Tempestose (1939) di William Wyler con Laurence Olivier & Merle Oberon.
Giovanni
16 Marzo 2008 alle 4:28 pm
Qualcuno di voi sa dirmi se il protagonista maschile accanto a Natalie POrtman sarà Johnny Depp? E’ accertato?
HO trovato il dvd del film di William Wyler del ‘39. Ma è molto bella anche la versione di Bunuel del ‘53, girata nel Messico col titolo di “Abismos de Pasion”.
Se volete saperne di più sul romanzo, le varie critiche, e le espressioni artistiche ispirate a questo straordinario classico cliccate sul blog Il Giardino delle Esperidi: http://esperidi.blogspot.com/
Hesperia
15 Aprile 2008 alle 10:25 pm
Vorrei sfatare un mito. O piuttosto il pregiudizio (o ipotesi) che ha dato luogo a questo simpatico gruppo di lettura. Gli uomini leggono “Cime tempestose” (Wuthering Heights). Certo non TUTTI gli uomini, così come non TUTTE le donne. Ma quelli più acculturati, sì. E lo fanno proprio per la suggestione del titolo e ovviamente per il paesaggio aspro della brughiera che fa da cornice alla storia. Senza questa poesia del paesaggio che lo rende quasi un poema in prosa, sarebbe fatalmente uno dei tanti “romanzi familiari”. L’ostilità del paesaggio (sempre invernale) dai toni gotici e chiaroscurali imprime vigore demonico anche ai personaggi. Arrivo a dire che Wuthering Heights è addirittura un romanzo “virile” nel senso della “vis” (forza) , dove sia la natura che i personaggi non sono mai addomesticati.
Hesperia
17 Aprile 2008 alle 10:24 am
Ebbene Hesperya, mi trovi completamente d’accordo. Per questo avevo riportato l’opinione di Charlotte Brontë (un’opera moorish: selvatica e nodosa come una radice d’erica”). E potente: esattamente nell’accezione che hai colto nell’etimologia della parola virile. La natura qui è un personaggio, come Heathcliff e Catherine, e forse addirittura il protagonista. E’ la forza primordiale che vince su tutto, come principio inesauribile ed elemento irriducibile degli esseri viventi, a qualunque specie appartengano.
Ambiente e personaggi si fondono completamente, cedendo, l’uno agli altri, energia in un processo di osmosi perfetta.
Al punto che, ti confesso, secondo la sindrome di madame Bovary, vivo una piena identificazione con le radici d’erica – l’idea di affondare le radici nella terra e scuotere le foglie al vento dell brughiera è congeniale alla mia natura, soprattutto in una giornata come oggi
theleeshore
17 Aprile 2008 alle 11:39 am
Allora theleeshore, vieni a leggere questo mio articolo qui sullo stesso argomento:
http://esperidi.blogspot.com/2008/04/quelle-cime-per-sempre-inaccessibili_12.html
Con William Wordsworth abbiamo una natura addomesticata e amica dell’uomo. Con Wuthering Heights ne abbiamo una ostile. Come ostili all’ambiente sociale sono anche i personaggi. Vince lo Sturm un Drang sul vittorianesimo.
Hesperia
24 Aprile 2008 alle 1:41 am
Hesperia, l’ho letto: il tuo post è ricco, interessante, pieno di spunti narrativi per altri post. Ne condivido in pieno le opinioni letterarie. Su quelle cinematorafiche putroppo non ho la tua stessa competenza ma l’analisi in parallelo è molto interessante (e molto ben documentata).
) e non solo per spirito di empatia, l’analogia c’è e ha un suo senso narrativo proprio dal punto di vista musicale.
Dal punto di vista musicale, mi è piaciuta da morire la citazione su Kate Bush (ho amato e amo ancora quella canzone
In generale, quello che mi ha colpito del tuo post è la versatilità (l’unica qualità davvero essenziale nelle persone): la tua capacità di entrare e uscire dai generi (letteratura, musica, cinema) e di muoverti su diverse scale temporali: dalla metà dell’Ottocento, anno di pubblicazione di Cime Tempestose al film in uscita in un prossimo futuro. Frequenterò il tuo blog, complimenti.
Ti seguo su Cime Tempestose con una citazione di Chesterton:
“Siamo quello che noi tutti temiamo, un labirinto senza centro”.
theleeshore
26 Aprile 2008 alle 10:58 am
Il mio libro preferito!!!! è stupendo!!!! l’ho letto 1000 volte!!!! comunque secondo me non merita l’ettichetta di romanzo rosa e poi non è affatto smielato come certi romanzi scritti da uomini come per esempio quelli di Nicholas Sparks!!! Poi mi piace soprattutto perchè mi identifico nel carattere di Catherine!!!
Carola
29 Aprile 2008 alle 2:10 pm
Per me il senso di Cime tempestose è nel cane della sposa impiccato al cancello.
Il male fatto ad una creatura indifesa per farne soffrire un´altra e un´altra ancora.
L´amore è solo declamato, il sesso nemmeno detto (i parti capitano quando meno te li aspetti), ma la catena terribile del dolore, quella sì che è rappresentata in maniera insuperabile. E senza redenzione possibile, perché c´è al fondo una specie di terribile innocenza (sessuale e sentimentale) che rimane in tutti fino alla fine.
Per questo il confronto con De Sade mi sembra improponibile.
dora
29 Aprile 2008 alle 4:43 pm
@***dora***
siamo in democrazia ed accetto -ma non con condivido- la tua declamazione finale su De sade.
Certo: “cultura” per me è solo un termine da vocabolario; sono un deficiente ed un ignorante nel senso etimologico dei termini.
Ma, non ostante questo, viene spontaneo chiedermi a quale opera di De Sade tu vada riferendoti: se alla precedentemente menzionata “Justine ou les Malheurs de la Vertu” allora io rammento grandi parallelismi con l’opera “core” del presente articolo. Miglia distanti sul piano contenunistico/letterario, ma sul piano morale assolutamente non dissimili.
Se poi tu vada, invece, riferendoti a opere come “La Philosophie dans le Boudoir ou les Instituteurs immoraux”, o alle “Historiettes, Contes et Fabliaux” od ai precedenti “Les Crimes de l’Amour”potremmo discuterne in altra sede, quando alcuno degli autori de GdL, magari la medesima ***theleeshore*** che si dimostrò interessata a conoscere De Sade, avrà aperto un post apposito.
Sinceramente tuo
Fubar/080430
Fubar
30 Aprile 2008 alle 6:19 am
Non ho ancora letto De Sade (ma accetto la sfida Fubar, diciamo che è De Sade che deve scegliere me, è un autore impegnativo: aspetto mi chiami) e perdonatemi quindi se mi permetto di parlarne ma il parallelismo qui – o almeno Fubar, io l’ho percepito in questo modo – sta nell’impossibilità di una via alla redenzione. Justine è il simbolo della virtù violata ma anche dell’ineluttabilità di questa sua perversione. E’ un paradigma della condizione umana? Per rispondere dovrei leggere il testo, ma in questo senso Catherine e Heathcliff sono icone di un analogo percorso di dannazione. Non si pongono il problema di cambiare, semplicemente non possono fare altrimenti. La loro pulsione distruttiva è indissolubilmente legata alla loro condizione esistenziale e di quella si alimentano. Questa è la terribile innocenza a cui Dora fa riferimento: la natura primigenia a cui non possono opporsi.
theleeshore
30 Aprile 2008 alle 10:19 am
Pensavo a Justine. E´una lettura lontana, e può darsi mi sbagli. Avessi il libro qui, forse domani lo rileggerei, ma il libro è in Italia, e così devo fare la superficiale e parlare sulla base delle mie impressioni. L´impressione di Justine è la stessa delle Relazioni pericolose: il male come una gelida costruzione intellettuale. Perfetta, ma gelida.
Cime tempestose per me è altro, è il male che si fa a chi è tanto debole da amarci, e ci ricade addosso moltiplicato, e allora siamo disperati, ma, come dice Theleeshore, non possiamo fare altrimenti. E amore, rabbia e disprezzo si mescolano avvelenando la vita, nostra e di quelli che hanno la sciagura di starci intorno.
dora
30 Aprile 2008 alle 7:54 pm
[OT]
I beg yr pardon, ladies. Sometimes I’m an hard gilligan!
Io sono un buon ascoltatore ma esprimo in modo pessimo le mie opinioni. Peggio, quando lo faccio sono essenzialmente reale, crudo e cattivo. A cagion di ciò ho chiuso il blog e intervengo di rado su altri.
Ora, ringrazio sia ***theleeshore*** sia ***dora*** per la pacatezza delle opinioni seguite al mio post avvampato, infervorato. In sincerità non volevo sfidare alcuno. Ma la risultanza è stata praticamente quella.
NB: ***dora*** se volessi leggere Justine la trovi c/o http://www.readme.it/libri/4/4088010.shtml. Ti propongo un giro alla Bibliothèque nationale de France (BNF: http://www.bnf.fr), inparticolare la sezione “gallica”, che ne è il cuore digitale (http://gallica.bnf.fr/).
Torno nell’oblio.
[/OT]
Yours faithfully
Fubar/080501
Fubar
1 Maggio 2008 alle 7:24 am
Premetto che non ho ancora letto Cime tempestose, però però una mia impressione mi sento d’aggiungerla, cioè
che alcuni uomini non hanno letto il libro non perché lo ritenessero un polpettone ma perché come scrive Kundera nei suoi libri (Il valzer degli addii, per esempio) gli uomini hanno paura delle donne, hanno paura delle scenate, hanno paura dell’amore che trabocca in risentimento, odio, ripicche. Perché gli uomini pur esperti nell’arte della guerra non hanno la sanguigna ostinazione delle donne nelle relazioni umane (forse).
Domenico Fina
2 Maggio 2008 alle 3:59 pm
Fubar, non ci trovo niente di male nelle sfide intellettuali, anzi… Ho raccolto il guanto in modo divertito, ti avvertirò quando sono pronta sull’ora e il luogo
Domenico, sono molto contenta di aver dato al mio post quell’accento di genere (cosa che peraltro ha irritato molte persone) perchè poi leggo interventi come questo. Volevo aprire un dialogo sulla questione di genere narrativo e tu, come molti altri uomini, date e continuate a dare chiavi di lettura interessanti, nuove, vere. Ci medito ma intanto grazie.
theleeshore
4 Maggio 2008 alle 7:25 pm
ciao a tutti, io sono rimasto colpito da questo romanzo studiandolo in letteratura inglese e l’ho appena comprato per leggerlo. ho una domanda da fare però perchè sto scrivendo la tesina per la maturità e non ho tempo di legerlo tutto in tempo: secondo voi è rintracciabile in questo romanzo il celeberrimo “odi et amo”? cioè si può dire che Kathy sia colta da odio verso Heathcliff quando egli decide di sposarsi? è urgente chiunque possa rispondermi è pregato di farlo. grazie 1000!
carlo
8 Giugno 2008 alle 6:57 pm
Caro Carlo, ti aiuto volentieri (e invito anche gli altri a farlo) ma solo se prometti che alla fine lo leggerai eh?
Sì, puoi tranquillamente parlare dell’odi et amo catulliano tra Heathcliff e Catherine ma bada: non perché lui si sposa (certo, è un atto crudele, ma se è per questo si sposa prima prima lei) ma perché questa dinamica ambivalente è insita nella natura del loro amore. E non certo solo da parte di uno dei due ma di entrambi. Entrambi sono nella stessa misura complici. Innocentemente: perché il loro amore è paragonbile a una pulsione primaria (come mangiare, bere, dormire) e colpevolmente: perché nulla fanno – razionalmente – per recidere quel legame. Per l’intero libro si inseguono senza trovarsi mai, pur amandosi disperatamente. E in ogni incontro, si amano e si odiano al contempo, a volte si disprezzano, altre – e quelli sono i momenti più dolorosi – riescono a percepire la cifra e l’intensità del loro amore e ne rimangono sgomenti perché non c’è soluzione.
Catherine è Heatcliff (leggi il commento n.5) e Heathcliff è Catherine. Nel bene e nel male. Un’unica natura in due corpi diversi (leggi il commento n.8, spero tu legga in inglese): a Catherine non interessa il paradiso di Edgar Linton, perché è fatta di altra pasta. E non perché Heathcliff vive all’inferno ma perché è la sua stessa natura che glielo ordina: in questo senso, Heathcliff è il suo specchio, il suo doppio, la sua essenza ambivalente e lo ama/odia esattamente quanto ognuno di noi, ogni giorno, è duplice nei confronti del proprio ego (leggi il commento n.52).
Spero sia sufficiente, altrimenti sono qui…
theleeshore
8 Giugno 2008 alle 9:45 pm
grazie 1000 theleeshore, mi sei di grande aiuto.
sicuramente lo leggerò presto!
però non ho capito se in alcuni casi si parli esplicitamente di odio. sto facendo la tesina e il collegamento con catullo deve essere chiaro….
carlo
9 Giugno 2008 alle 10:52 am
Salve , ho sedici anni e proprio ieri notte ho terminato la lettura di questo libro, che ho amato tantissimo.
) , a scuola il primo liceo classico mi ha fatto amare la filosofia greca e latina.
Ad essere sincera credo che nei miei coetanei a venir meno è proprio un interesse generale per i vecchi classici, e Cime Tempestose è proprio uno dei libri che non leggerebbero mai, maschi o femmine che siano.
A casa mio padre mi ha sempre spinto verso un diverso tipo di lettura ( beat generation, per dirne una , On the Road, Ginsberg e simili
Neanche quando rimasti affascinanata dal film ,qualche anno fa, riuscii a trovare una persona che mi parlasse del libro , che mi raccontasse di sentimenti così profondi e impensabili nella vita reale. Qualcuno mi ha detto che sono sentimenti da romanzo, che nascono e muoiono con l’ultima parola di quel libro. Io li sento così veri che mi ci perdo dentro.
Qualche settimana fa me ne stavo tranquilla su un prato fiorito a leggere vecchi giornali musicali anni sessanta, roba di mio padre. C’era un ‘intervista al mio gruppo preferito, psichedelico, in cui un componente, il flautista, parlava delle sue passioni , Emily Bronte in particolare. Diceva di amare Cime tempestose come nessun altro libro, di essere rimasto colpito per tutta l’età della sua adolescenza dai sentimenti profondi di Heathcliff e Catherine. Era un ragazzo di vent’anni nel 1969.
Generazione diversa, forse? Non saprei, ma ho sentito di provare lo stesso amore per il libro. Sullo sfondo lui, con il flauto, su un prato molto simile al mio. E nel libro la brughiera, la campagna, una terra tranquilla . Probabilmente certe emozioni non cambiano mai.
Natalia
9 Giugno 2008 alle 3:25 pm
Salve a tutti mi chiamo Federico, sono un uomo e di recente ho riletto Cime Tempestose.
Nel 1978 avevo appena 14 anni e mi accingevo a vivere uno dei più intensi momenti della mia vita, la fine dell’adolescenza.
Il primo viaggio da solo (in inghilterra), segnò un passo fondamentale in quella che sarebbe stata la mia formazione culturale e sentimentale, riconobbi allora la mia indole di esploratore, conobbi il sapore inebriante della libertà assoluta, l’orgoglio di un certo irrequieto anticonformismo e poi, è stato inevitabile incontrare anche il rock, quello ribelle, dagli Stones ai Clash, ma anche quello più onirico, dei Genesis e degli Zeppelin. Fu allora che rimasi folgorato dalla struggente hit “Wuthering Heights” di Kate Bush che sembrava sintetizzare entrambe queste anime… nonostante non fossi un lettore appassionato, la mia natura curiosità mi spinse, appena in italia, a voler leggere il libro che avava ispirato quel fantastico pezzo.
Sempre a quell’epoca, con notevole tumulto, conobbi anche l’amore, quale naturale trasformazione di una complice amicizia, molto intellettiva e velatamente competitiva prima che sensuale. Questa naturale esperienza fu allora, venata da sentimenti controversi come la tensione ad un’esistenza totalmente condivisa o, a quel senso di appartenenza che lega i compagni d’avventura, contrapposti però, ai capricci, propri dell’amore e di quell’età ancora acerba… un concetto di legame assoluto, di due contro tutti, invincibili insieme ma perduti da soli. Questa casuale assonanza di sentimenti determinò perciò, la mia facile immedesimazione con il ruvido personaggio di Heathcliff e mi spinse a conservare questo romanzo sullo scaffale, curiosamente incastrato tra le avventure di Salgari e gli amati racconti di Kipling.
In seguito la lettura divenne una delle mie (anche se discontinue) passioni… e così, mi è capitato di reincontrare questa storia d’amore profonda, tormentata, estremamente irragionevole e proprio per questo, così reale… mi è capitato di rivivere la sofferenza vendicativa di Heathcliff, irrazionale, romantica, degna di un caparbio idealista (come l’idiota dostoievskiano)… così come, mi è capitato di riconoscere, nei libri e nella vita, il peso delle scelte di Catherine, il suo carattere libero, determinato e al contempo, talmente contraddittorio, da rende questa “donna in bilico” così femminile e moderna… un romanzo vero, ma anche unico nel suo genere e molto morbosamente peculiare: nonostante si svolga in una scenografia claustrofobica, questa vicenda vuole spiegare la complessità del mondo e si interroga sulla grandezza dell’uomo che, non insegue le regole del vivere borghese ma, corre inquieto alla ricerca disperata delle proprie sensazioni ed emozioni; la morte, che dovrebbe essere la fine, nel libro è descritta come il principio, alla fine Heatchliff e Cathrine saranno insieme, non esiste una possibilità di separazione definitiva tra i due amanti, perchè il loro amore, cupo e viscerale, non conosce limite neppure al cospetto della morte, un sentimento che non conosce cedimenti, eterno oltre che assoluto, nulla può diminuirne l’intensità.
Di recente una controversa storia sentimentale mi ha riportato sensazioni che avevo veramente dimenticato, la passione ineluttabile, la predestinazione (mistica), tra due anime che si scoprono “comunque” affini, ancora un amore assoluto e proprio per questo, impossibile. Provenienti da realtà molto differenti, ma liberi nello spirito e sostanzialmente incuranti di tutto, ci siamo fatti progressivamente coinvolgere da una passione travolgente e (per certi aspetti) distruttiva, una grande storia d’amore, che non può esser vissuta appieno, ma che non potrà neanchè finire (mai definitivamente), una logorante alternanza di prendersi e lasciarsi, di cedere per poi sfuggire, un vero amore, di quelli che, quando si incontra, bisogna vivere, anche se ti consuma l’anima.
Questa mia storia mi ha portato a credere che, due persone (troppo) affini, tese a nutrisi di reciproca felicità, sono per questo condannate a sbagliare, a ferirsi, ad allontanarsi per non perdere ogni razionale senso di equilibrio. L’amore quello vero è destabilizza e ci rende vulnerabili. Due esseri uguali nell’anima possono essere considerati diversi nel vivere civile, perciò le differenze (di età, di classe sociale, di cultura, di religione, di pelle…) allontanano invece di arricchire e così, oggi nessuno sembra più capace di sognare.
Come spesso accade, ora che sono più maturo, nei momenti di difficoltà, cerco le mie risposte nella natura dell’uomo e nelle storie del passato che la letteratura ha conservato per noi, rileggere Emily Brontë, a distanza di quasi trent’anni, mi ha nuovamente stupito per quanta moderna verità ci sia nella sublime intuizione che la sofferenza di un amore selvaggio e assoluto vale sempre la pena di essere vissuta,
nonostante le difficoltà e i rischi che questa scelta fuori dagli schemi comporta. Questa passione (apparentemente autolesiva) rappresenta quella parte indefinibile e sconcertante che ciascuno di noi si porta inevitabilmente dentro e che fatichiamo così tanto a mostrare, ognuno in fondo ha un desiderio di amare oltre ogni ragione, sconfinando nell’inverosimile identificandosi e annullandosi nella persona amata, in un impulso coerende di sacrificio ed estremo egoismo insieme, di salvifico amore e di cruda, primordiale, violenza istintiva.
Insomma è davvero uno dei libri più belli che abbia mai letto… lo consiglio a tutti coloro che sono innamorati e, coscenti della forza primitiva di questo sentimento, non si arrendono mai, anche se la situazione o la persona che amano sembra essergli ostile.
Federico
10 Giugno 2008 alle 12:16 pm
help…?
carlo
11 Giugno 2008 alle 7:03 pm
che meraviglia questo intreccio di voci sul mio libro preferito, di cui continuo a non riuscire a scrivere o parlare, ma leggo con avidità su di esso. grazie
Ho visto di recente la clip di Kate Bush: un altro frammento indimenticabile da incastonare nel mondo di terra e vento di C. & H. Chissà se si trova su You Tube…
Ah, non ho mai incontrato nessun uomo che abbia letto o affermato di averlo letto e in verità pochine anche le donne. Ma che gente frequento io?
Stasera torno a Lolita: di ossessioni ne trovo anche lì.
bianca
11 Giugno 2008 alle 11:19 pm
Certo che la trovi su You Tube : io l’ho ascoltata proprio adesso……ho solo digitato “Kate Bush you tube” e ho spippolato un pò…c’è una versione di W.H. che ha avuto più di 1′000000 di visite e molti commenti.Buon ascolto e buona lettura ( o rilettura) di Lolita.Ciao.
Silvana
12 Giugno 2008 alle 1:01 pm
Carlo, sì che si può parlare di odio nel senso di dinamica conflittuale, anzi, appunto proprio di amore-odio, indissolubilmente…. leggi anche gli ultimi interventi…
theleeshore
12 Giugno 2008 alle 5:54 pm
ora, a distanza di anni, mi chiedo cosa sarebbe successo a Heathcliff e a Catherine se si fossero sposati e avessero dovuto confrontarsi con suocere petulanti, rate di mutuo, pargoli insonni o con malattie esantematiche; baby sitter che non arrivano quando si deve andare al lavoro, e, più tardi, problematiche di lavoro ed economiche, ribellioni adolescenziali dei figli, teen agers tentatrici e crisi di mezza età. E se l’ambientazione non fosse stata la fascinosa brughiera, così in linea con i fascinosi protagonisti, ma un monolocale in area metropolitana. Ho come la sensazione che, dopo tutto ciò, o anche nel contempo, lo spirito libero di Catherine si sarebbe forse un pò appannato e chi ci assicura che suo marito avrebbe conservato il suo look da bel tenebroso? L’indissolubile amore-odio, la passione oltre i confini spazio-temporali….mah. Cime tempestose è stato scritto in pieno Romanticismo se non ricordo male. Le elegiache trasposizioni nel vissuto personale mi sembrano un tantino fuori del tempo anagrafico, fuori dai tempi, e molto molto poco pratiche….
Maria Grazia
13 Giugno 2008 alle 10:03 pm
Ciao Maria Grazia! In effetti il matrimonio è un’istituzione giuridica, non ha nulla di naturale ma è una creazione sociale tesa a vincolare i contraenti in una responsabilità reciproca e, nel caso, nei confronti dei figli. Tutto questo ha anche aspetti positivi, che valorizzano in modo tangibile la relazione e l’affetto tra due persone, non a caso messi in luce da chi desiderebbe equiparare a livello giuridico le convivenze ai matrimoni.
Tutto questo tende all’ordine sociale.
I sentimenti non sono istituti giuridici, sono liberi e le passioni sono fuori schema, eversive direi…
marinaforlani
14 Giugno 2008 alle 9:44 am
Secondo me , l’unica cosa che toglie fascino a questo romanzo forte, bellissimo, dove l’amore e’ primigenio incontro di anime unita prima ancora di essere corpi, quindi fermi nell’attimo della creazione, uniti in un comune destino ,di vita e di morte,di oltre la morte,e’ il titolo che lo presenta troppo legato a schemi romantici.
Incece l’amore cosi’ inteso e’ attuale, o meglio non ha eta’, se lo si vive cosi’, si e’ come graziati e dannati al tempo stesso.
Nicoletta
Caterina nicoletta
28 Giugno 2008 alle 9:51 am
I personaggi di questo libro diventano quasi dei familiari, ti sembra di conoscerli da tempo, merito dell’autrice che secondo me li ha descritti in maniera profonda, altro che romanzi psicologici del 900! le sensazioni, le emozioni dei personaggi che sono allo stato puro, sono pero’ secondo me comuni, vissuti da tutti con gradualità diverse!E’ l’apoteosi del sentimento, il climax che fa in modo che tutti, chi piu’ chi meno si riconoscano. Grande fortuna è che i films tratti da questo libro sono cosi’ brutti che permettono il distacco, altrimenti sarei ancora a leggere e rileggere il libro! Un saluto a tutti i lettori!
Vorrei consigliare jane eyre di charlotte bronte.
claudia
3 Agosto 2008 alle 4:16 pm
Ciao a tutti, ho letto questa pagina e l’ho trovata interessante. Sono un ragazzo di 16 anni e quest’estate ho letto per la prima volta “Cime tempestose”. Premetto che sono un gran romanticone, perciò il libro mi ha catturato in una maniera sconvolgente. L’ho divorato in quattro giorni e ho fatto le ore piccole per non smettere di leggerlo (fin quando il sonno non aveva la meglio). In quanto uomo, posso dare una visione diversa del romanzo. Leggendo i commenti del pubblico femminile, ho notato una gran passione verso il personaggio di Heathcliff. Ebbene, io lo odio con tutto me stesso! La sua passionalità e il suo amore per Catherine saranno pure notevoli, ma è un essero spergiuro e crudele. Il suo sentimento (alquanto morboso) scompare sotto le orribili crudeltà che commette nella sua torbida vita, basti pensare allo stesso tormento di Catherine, alla triste infanzia di Hareton e alle dure prove cui sottopone Cathy (ho temuto che non potesse riabbracciare il padre). La prima parte del romanzo è quella che maggiormente mi ha fatto salire l’adrenalina, ma che non mi ha colpito dal punto di vista sentimentale. L’amore di Heathcliff e Catherine non è sentimento puro né naturale, ma è morboso e ossessivo. Quello di Catherine mi è sembrato un sentimento sincero, seppur diverso dalla tenerezza provata per Edgar; su Heathcliff mi sono già espresso. La seconda parte del romanzo è invece quella che più mi ha emozionato emotivamente e che mi ha anche commosso. La piccola Cathy è una persona deliziosa e l’ho preferita alla madre, che pur essendo un personaggio bellissimo, mi ha lasciato una grande amarezza. La rapida avventura di Cathy e la sua discesa nel torbido cerchio magico di Heathcliff è stato un momento di grande stress emotivo per me, a causa del terrore che tutto andasse a finire male. Essendomi letteralmente innamorato del personaggio meraviglioso di Edgar, ho avuto il terrore che non potesse chiudere gli occhi in pace, con la figlia vicino. Il personaggio di Linton invece, per quanto capriccioso e servile, mi ha fatto provare un gran senso di compassione, pensando a come sarebbe potuto diventare sotto la guida di una persona corretta come Edgar. Quando è morto Heathcliff ho esultato in maniera spopositata! (Ho svegliato la mia amica che dormiva nella stanza accanto). Le lacrime sono scese a più non posso sia alla morte di Edgar, sia nel momento in cui Hareton e Cathy si avvicinano. Il finale mi è piaciuto molto, il personaggio che odiavo muore e due personaggi che amavo coronano il loro sogno d’amore (Hareton mi ha fatto tenerezza sin dall’inizio). Spero che questa recensione possa essere utile.
Johnatan
6 Settembre 2008 alle 11:37 am
ciao a tutti…concordo sul fatto che gli uomini non leggono questo splendido libro perchè pensano che sia roba da donne,quindi sdolcinato e fragile!ma penso che se già solo vedessero il film scapperebbe anche a loro una lacrima…certo non reggerebbero mai il confronto con il protagonista perchè mai una donna è stata amata così,e anche dopo anni la passione è rimasta uguale…direi che per un uomo questo libro è abbastanzacomplicato quindi consiglio di iniziare con orgoglio e pregiudizio di jane Austin!!!e forse leggendo questi tipo di libri inizierebbeto a capire quel tanto vociferato mondo delle donne
nika
11 Settembre 2008 alle 12:07 am
Nika sei sicura di aver letto Orgoglio e Pregiudizio di Jane AustEn? Oppure hai visto lo sceneggiato della BBC che in Italia è tratto dal romanzo di Jane AustIn?
Johnatan
11 Settembre 2008 alle 9:59 am
ho la tua stessa età!
sicurissima….è uno dei miei libri preferiti e soprattutto adoro la scrittrice…racconta solo la verità dell’epoca,forse è un pò di parte perchè fa riferimento molto alla sua vita…diversa da tutte le altre donne!intorno al personaggio di Elizabeth c’è una descrizione della vecchia Inghilterra che affronta una rivoluzione industriale,della superficialità e dell’ignoranza delle persone,soprattutto delle donne e dell’arroganza delle classi privilegiate…mi rispecchio molto in Elizabeth,a volte troppo vera e schietta!
Sono felice del fatto che almeno un ragazzo abbia letto cime tempestose.non ho mai visto nessun sceneggiato della BBC.
nika
11 Settembre 2008 alle 11:06 pm
Wuthering Heights è uno dei miei romanzi preferiti e ha dato alla mia vita una nuova prospettiva. Non capisco il perchè di queste illazioni che peraltro leggo con un ritardo mostruoso. Alas…
D
Dante Dellamorte
29 Ottobre 2008 alle 9:19 pm
salve
sono una ragazza di 18 anni, quest’estate ho letto cime tempestose e da poco mi è venuta in mente l’idea di farci sopra la tesina d’esame… ki mi aiuterebbe a cogliere i concetti principali.. grazie
alessandra
27 Dicembre 2008 alle 4:07 pm
ciao…
Mi chiamo Vivian, sarebbe bello raccontarvi un po’ della mia vita, ma non sarebbe motivato.
Sono una giovane transessuale, nata con un corpo che poco o niente mi appartiene.
Sono una lettrice e poetessa, mi piace scrivere per me stessa ma non intendo farlo leggere.
Leggere è stato un rifugio per me, “Cime tempestose” lo ricevetti in regalo da un’anziana signora, donna di mondo.
In casa sua mi raccontava la sua vita, intensissima, avvolte me ne andavo con le lacrime agli occhi.
Prima di morire mi regalo’ “Cime Tempestose” avevo appena 12 anni, mi sembrava un libro troppo impegnativo per me, lei invece mi guardo’ e mi disse” tu hai un’anima di donna, e solo il fatto che mi sei stata vicino e mi hai ascoltato con il cuore tutti questi anni mi hai fatto capire, nei tuoi piccoli silenzi, cose che mancavano alla mia vita.
Cime tempestose, ha cambiato completamente la mia vita.
Essere finalmente me stessa, mi ha portato a nutrire un po’ di odio sugli uomini, sapete perche’?
Non vi ameranno mai come pensate, o almeno, hanno un’ anima si.., ma non crediate che la usino per capirci,
e ricordatevi che qualsiasi cosa ottenete da loro, prima o poi la pagherete.
Vi abbraccio forte…
e forse qualcuna di voi mi avra’ capito…
ad altre restero’ antipatica…
ma desideravo proprio dirlo.
Vivian
Vivian
27 Gennaio 2009 alle 1:56 am
Ah… che stupida scusatemi…
Mi stavo dimenticando una cosa strana di “Cime Tempestose”
Le fughe a cavallo che Catherine fa di notte da
Thrushcross Grance a Wathering Heihghts (questo ovviamente non e’ riportato sul libro) ho sempre avuto la sensazione che lei fosse vestita da uomo e non con la gonna, o per lo meno che indosasse i pantaloni con stivali alla cavallerizza.
Ma questa e’ solo una mia sensazione…
Grazie…
Vivian
Vivian
27 Gennaio 2009 alle 5:01 am
c’è qualcuno ke mi aiuta per la tesina su queso libro, per favore… Grazie!
alessandra
3 Febbraio 2009 alle 5:48 pm