Libri usati

Ieri sono andata al *Libraccio*, per cercare di vendere un po’ di libri che ho in casa che non ho mai letto o che non ci tengo proprio a conservare negli scaffali delle mie librerie.

Nonostante le mie dubbiose aspettative, sono riuscita a tirare su qualche soldo, ma anche a lasciar giù qualche libro. Mi domando però con qualche criterio vengono accettati: mi hanno comprato Francesco Guccini e *Grande sertao*, ma non Ruth Rendell né Beppe Severgnini. Mi sarei immaginata il contrario.

Camminando poi fra gli scaffali del reparto *libri usati*, mi è venuto il pensiero: può essere il Libraccio un sistema per giudicare la qualità dei libri, o comunque il loro indice di apprezzamento fra il pubblico? Ad esempio, non ho trovato nessunissima copia di Jean-Claude Izzo, e neppure di Lansdale. I loro libri sono talmente belli che nessuno vuole liberarsene? Oppure anche i pochi presenti sono stati subito venduti? Con mio sommo diapiacere, però, dall’altro lato, copie su copie (anche tre o quattro dello stesso titolo) di James Ellroy, e persino alcune di Joyce Carol Oates (anche se io ho già preso tutte quelle che non avevo). Qualcuno li ha reputati non-degni-di-essere-tenuti? Che delusione…

Un’ultima considerazione: che emozione acquistare un libro usato e trovarci dentro dediche, foglietti, scritte, sottolineature fatte da altri. E’ uno dei motivi per cui mi piace comprare libri di seconda mano, è un po’ come rendere ancora più personale la lettura, sovrapponendo alla storia che si sta leggendo quella della persona che ti ha preceduta. Io ho preso *Il mio nome è Asher Lev* dell’indimenticabile Chaim Potok, e alla fine c’erano 3 post-it con dei nomi e indirizzi di locali di Milano. Chissà che storia c’è dietro…

*giuliaduepuntozero

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9 pensieri su “Libri usati”

  1. giuliaduepuntozero, anch’io nutro un’insana passione per i libri pieni di sottolineature, annotazioni, note che magari non hanno nulla a che fare con il libro stesso – e io stessa sottolineo, annoto e scrivo sui libri che leggo, ragion per cui tutti quelli a cui li presto in genere mi odiano e nessuno si fida a prestarmeli ;-)
    E’ un po’ come leggere un libro dentro il libro o come guardare un quadro e scoprire tutte le stratificazioni avvenute nel tempo. Si scopre sempre qualcosa in più nella traccia lasciata dagli altri. Mentre le proprie annotazioni sono utilissime per riprendere in mano un libro e rivivere all’istante quello si è provato leggendolo. Anche contro le nostre intenzioni, non si dimentica nulla, torna – sempre – tutto a galla.

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  2. in un libro comprato usato ho trovato una foto: due ragazze che ridono sedute in un parco che mi sembra di conoscere, forse i giardini di porta venezia. Il libro poi non l’ho mai letto, ma quella foto mi ha raccontato un bel po’ di storie

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  3. Quella del post-it nel libro è cosa capitata anche a me, con un libro di biblioteca pubblica. Incollato alla pagina cui si riferiva, riportava annotazioni di lettura. Mi era sembrata una soluzione creativa per lasciare una traccia personale in un libro pubblico senza danneggiarlo…
    era un’annotazione precisa, che citava le righe, riportandole, e la pagina, nel caso il post-it fosse stato spostato.

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  4. Io al *Libraccio* ho appena trovato (nuovo nuovissimo!) “What I lived for” di Joyce Carol Oates (suo mattoncione del ’94).
    Cara giuliaduepuntozero ti ho battuto sul tempo, oppure hai già letto pure quello della Oates? :)

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  5. Moltissimi dei libri che ho in casa e che non ho ancora letto provengono da bancarelle, librerie dell’usato, Remainders’ questo perché di fronte al connubio fra qualcosa che mi alletta e il prezzo basso non so resistere…non resisto a una copertina di Maigret dei vecchi gialli Mondadori – quelle di Pintér – e ne vado letteralmente a caccia…a questo proposito ho trovato una enorme differenza fra Genova la città in cui vivo e Torino dove gli stessi titoli (i Simenon di cui dicevo) vengono venduti fra i €7,50 e i 10,00 mentre a Genova (e già mi sembravano cari) al massimo 5,00.
    Anche a me piace trovare fra le pagine traccia di un precedente lettore/trice – alle volte non si capisce il sesso di chi ci ha preceduti – vuoi in una annotazione, in un segnalibro, in un fiore o foglia messa a seccare, un biglietto del cinema, una cartolina…
    A febbraio, a fianco di un contenitore per la carta, ho trovato, messo lì a bella posta, un sacchetto di libri (18) con molti titoli che non possedevo..alcuni veramente buoni libri e in ottimo stato…qualcuno che non aveva voglia di andare con quel sacchetto al Libraccio o a una bancarella (massimo massimo ti danno un quarto del prezzo di copertina, usando come criterio se si tratta di un libro recente o meno).
    Io i libri che non voglio tenere una volta letti li “giro” alle amiche/i, li regalo a delle biblioteche (quelle più piccole -) per ora uno solo lo ho affidato alla Berio pro-biblioteca interna del carcere. Mi “libero” dei libri solo da una decina di anni a questa parte prima era tabù! ma le dimensioni della casa e il fatto di non avere “eredi”…e comunque compro sempre meno a prezzo pieno, la biblioteca aiuta!
    ciao a tutti
    Claudia

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  6. ciao, ti rispondo da libraia del libraccio:
    1) di izzo usati ne trovi pochi perchè pochi portano da vendere izzo
    2) la scelta dei libri al libraccio funziona così:
    – per i libri a catalogo si sceglie soprattutto in base ai venduti e alle giacenze di negozio (indipendentemente dal valore dell’autore e dalla qualità del romanzo, che sia calvino o kinsella) , scartando quei libri di cui se ne hanno troppe copie o che hanno troppi pochi venduti o se sono edizioni rilegate già uscite in edizione tascabile o super economica (è importantissimo ricordarsi che la libreria è anche una questione di spazio e di rotazione dei titoli. i classici si conmprano tendenzialmente sempre (tranne se sono edizioni allegate ai giornali o super economiche o rilegatoni che non val la pena tenere al posto delle brossure).
    sta ovviamente al libraio in gamba decidere se puntare comunque su un autore o un titolo indipendentemente dalle giacenze, dai venduti e dall’edizione. sta inoltre al bravo libraio capire e investire sulle caratteristiche dei suoi clienti (il libraccio dei navigli ha un pubblico diverso da altre librerie, tant’è vero che ha un reparto di storia e filosofia particolare, tanto per farti capire).
    nel tuo caso guccini si vende sempre bene ma ne arrivano pochi di suoi libri, gumares rosa è un grande classico. ruth rendell e severgnini li vendono tutti in mille edizioni diverse!
    – per i fuori catalogo contano il valore dell’autore e della casa editrice (einaudi non è sperling) e le edizioni (se prime o meno). qui molto più complicato dare spiegazioni!
    spero ora ti sia tutto più chiaro!
    diletta

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  7. Ciao Diletta
    grazie mille per la tua risposta, interessantissima davvero!!!
    Il Libraccio è un mondo che mi affascina.
    Ma tu lavori nella libreria dei Navigli?
    Se hai voglia di raccontare altro (es. come vengono decisi i prezzi per l’acquisto dei libri usati) io ti leggo con piacere!

    Ciao

    *giuliaduepuntozero

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