GRUPPO/I DI LETTURA

il blog dei gruppi di lettura, e le riflessioni sui libri e le letture condivise…

Ci serve più ironia, quella dei romanzi

con 8 commenti

L’ironia è una figura alla quale penso molto spesso. E  da tempo ho collocato l’ironia al primo posto fra le attitudini necessarie per vivere bene.
Grazie anche ai romanzi e ai racconti e ai film.
Cominciamo con l’aiuto di Milan Kundera. Ne I testamenti traditi (in verità lo fa anche in altre pagine di altri suoi libri) ci ricorda che il rapporto del romanziere con i suoi personaggi è ironico. Le affermazioni dei personaggi “vengono collocate in uno spazio di gesti, di azioni e di parole che le relativizzano”. E sottolinea:

L’ironia implica: nessuna delle affermazioni contenute in un romanzo può essere presa isolatamente, poiché ciascuna è inserita in una serie di confronti complessi e contraddittori con altre affermazioni, altre situazioni, altri gesti, altre idee, altri eventi. Solo una lettura lenta, ripetuta due o più volte, metterà in luce all’interno del romanzo tutti i rapporti ironici senza i quali il romanzo non verrà capito.

Ecco: anche noi dovremmo fare con noi stessi e con la vita quel che il romanziere fa con i personaggi. Insomma non facciamo come i personaggi, che spesso faticano a sentirsi relativi e si “assolutizzano”. Facciamo con noi stessi quello che il romanziere fa con i suoi personaggi, relativizziamoci… O no?
Leggiamo lentamente e ripetutamente la nostra vita e mettiamo in luce, in essa, tutti i rapporti ironici, senza i quali non riusciremmo a capirla.

Written by luiginter

11 Marzo 2008 a 12:04 pm

8 Risposte

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  1. Condivido e sottoscrivo questa nuova “teoria della relatività”. Se non altro perché almeno questa, a differenza di quella di Einstein, l’ho capita :-)

    kubinski

    11 Marzo 2008 alle 1:44 pm

  2. Facile dirlo, molto difficile farlo. Un romanziere può fare quello che vuole con i suoi personaggi.
    Noi con noi stessi e con gli altri no. Ognuno si vede al centro del mondo e in qualche maniera come se il mondo senza di lui non avesse senso. Sotto questa prospettiva ognuno è portato ad assolutizzare.
    I buoni romanzi sono buoni proprio perché permettono di gettare sul mondo un’occhiata libera dalle contingenze della vita. Ma alla fine non siamo che i lettori di questi romanzi.

    Mark

    12 Marzo 2008 alle 12:45 am

  3. luiginter ha scritto:

    “Leggiamo lentamente e ripetutamente la nostra vita e mettiamo in luce, in essa, tutti i rapporti ironici, senza i quali non riusciremmo a capirla”.

    Un elogio alla lentezza e all’ironia che sottoscrivo entusiasta.
    Ci proverò, parola di scout.

    dedalus

    13 Marzo 2008 alle 1:56 pm

  4. [...] 17, 2008 di luiginter L’ironia, si diceva, nei romanzi e nella vita. Un’amica che si sta laureando (terza o quarta laurea, non ricordo, [...]

  5. Ogni cosa è due. Jankélévitch parlava dell’ironia come dell”"arte di sfiorare”, attributo dell’intelligenza. Allo stesso tempo, però, l’ironista è colui che “non si compromette”. Può essere d’altronde l’unica maniera di essere assertivi, nell’epoca dello s-fondamento delle certezze. Ma, allo stesso tempo, qualcuno ha definito l’ironia come l’”ornato dell’impotenza” (F. de Azúa). Senza contare che l’ironia stabile sconfina spesso nel cinismo. Attenti, dunque, ironisti!

    s|a

    17 Marzo 2008 alle 4:27 pm

  6. Sì, s|a, a volte vedo all’orizzonte qualcuno che dice di guardarsi dal cinismo. Spero di non cadere laggiù.
    Cercare di riconoscere i terreni scivolosi è parte dell’essere ironista o semplicemente “seguace” dell’ironia, o no? E i terreni scivolosi sono ovunque.
    Belle le tue citazioni. Grazie

    ciao ciao

    luiginter

    17 Marzo 2008 alle 4:39 pm

  7. prego. grazie a chi le ha scritte. Jankélévitch è un classico che già conoscerete (L’ironia, Genova, Il melangolo); Félix de Azúa è invece poco conosciuto in Italia, ma sta per essere pubblicato in traduzione italiana il suo meraviglioso Diccionario de las artes che consiglio vivamente a tutti i gruppi di lettura del mondo, perché trasuda intelligenza da ogni parola. E ironia.

    s|a

    17 Marzo 2008 alle 11:11 pm

  8. Ehm… Jankélévitch l’ho visto citato più volte e da più parti ma non l’ho mai letto. Félix de Azúa mi è completamente sconosciuto. Ora leggo entrambi, è arrivato il momento. Grazie ancora

    ;)

    luiginter

    18 Marzo 2008 alle 11:50 am


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