Raymond Carver, l’umanità nelle righe dei racconti
Sabato 21 giugno, La Repubblica aveva un’intervista di Curzio Maltese a Tess Gallagher, scrittrice e poetessa, compagna e moglie di Raymond Carver.
Il due agosto di quest’anno saranno passati venti anni dalla morte di Carver. L’intervista è piena di cose interessanti. A me è piaciuto soprattutto questo, fra quanto detto da Tess Gallagher:
La cosa migliore è lasciare che il lettore si accorga di essere davanti a uno scrittore che non nega o sminuisce mai l’umanità di un’altra persona perché quest’ultima soffre o ha perduto il controllo della propria vita o ha preso una decisione sbagliata ed è finita nei guai. Ray ne racconta la storia con tutto il rispetto e dopo che la si è letta si è costretti ad abbandonare quella posizione di facile giudizio in cui c’è chi è degno e chi non lo è.
Carver è sulla stessa strada dove camminava Cechov, i loro racconti sono gioielli proprio perchè la sensibilità artistica è tutt’uno con la forza di abbracciare l’umano presente ogni giorno davanti a noi e che spesso ci sfugge.
Direi che a commentare l’intervista basta solo la citazione di Cechov:
«Prendi qualcosa dalla vita di tutti i giorni, senza trama e senza finale».
Senza inizio e senza fine – e aggiungerei senza centro – si riesce a vivere momento per momento, esattamente per quello che è.
Una nota sul linguaggio di Tess: è semplice e diretto, come i racconti di Carver, ma mai banale. Non da tutti.