Come salvare il gruppo di lettura dalla noia

Faccenda scivolosa: la noia del Gruppo di lettura.
La noia è quasi sempre il risultato di un gruppo di lettura troppo stabile. Un Gdl nel quale il transito in entrata e uscita si è ridotto progressivamente, fin quasi ad annullarsi.

Un particolare di una litografia di Edward Bawden per l'edizione della Folio Society de I viaggi di Gulliver
Un particolare di una litografia di Edward Bawden per l’edizione della Folio Society de I viaggi di Gulliver

Forse non sono molti i Gdl arrivati a questo punto: però ce ne sono e  c’è il rischio che a questa stasi si arrivi quando il Gdl matura; quando sembra manifestarsi il bisogno di stabilizzare un po’ l’andamento, per evitare la frantumazione da eccesso di turnover.
Insomma, l’equilibrio fra le due tendenze – instabilità da turnover e noia da eccesso di stabilità – è un equilibrio instabile.

I sintomi
Il sintomo più evidente dell’avvicinarsi della noia da Gruppo di lettura è la prevedibilità. Quando riuscite a immaginare atteggiamenti, parole, inclinazioni, tempi degli interventi dei compagni di lettura avete un segnale inequivocabile.

Su ogni libro letto, quale che sia il giudizio, il lettore che scegliamo di osservare con attenzione avrà un comportamento prevedibile: diciamo lo stesso gesticolare, la stessa preparazione del ragionamento verso il climax, la battuta decisiva; la medesima sottolineatura del tipo di scrittura apprezzata. Avremo una versione a) favorevole e una b) contraria sul cui svolgimento e incedere potrete scommetterci.

Un altro sintomo, assai legato al precedente, è relativo alla scelta del libro: non è solo e tanto una questione di “gusto”. Siamo invece davanti a scelte effettuate su territori conosciuti, su modalità di scelta che puntano sul gradimento medio invece che sulla capacità e disponibilità a farsi sorprendere. Pratiche che poi si manifestano anche nelle reazioni davanti alle rare scelte non gradite.

I rimedi
La soluzione contro la noia da Gdl è l’apertura. Come si è detto il gruppo di lettura funziona bene se è uno spazio aperto, in ingresso e in uscita.
Non è colpa particolare di nessuno se il Gruppo di lettura finisce nella noia; è invece solo il risultato della mancanza di nuovi atteggiamenti, passioni, gusti, inclinazioni, psicologie, interessi, volontà di conoscere e farsi conoscere.

Per mantenere o tornare all’apertura necessaria serve dunque un mix di:
- disponibilità da parte dei partecipanti a farsi “contaminare”;
- inventiva e coraggio nella scelta dei libri da leggere;
- fantasia e impegno nelle pratiche di comunicazione dell’esistenza e delle attività del gruppo;
- generosità psicologica nell’accoglienza;
- disponibilità a rivedere e adattare le modalità di interazione alle situazioni create dai nuovi arrivi nel gruppo;
- rinuncia a interpretare sempre la propria parte nello stesso modo e nel modo che i compagni di lunga data si aspettano da noi.

Questione di equilibrio, come si diceva. Con il rischio di scuotere troppo, certo. Ma sono sforzi e rischi che meritano perché un eccesso di difesa dello stato delle cose porterà comunque a un esaurimento delle risorse di partecipazione e inventiva. E quindi alla fine della ragione d’essere del Gdl.

>> Leggi anche: Come creare un gruppo di lettura e farlo vivere felice

>> Leggi anche: Scegliere il libro: il vero ostacolo alla lettura condivisa (ovvero: guardatevi dalla coazione a consigliare)

Un abbraccio a tutti e auguri di grandi letture!

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14 pensieri su “Come salvare il gruppo di lettura dalla noia”

  1. Sono d’accordo in tutto e (quasi) per tutto con Luigi: l’apertura e la gemmazione sono ingredienti fondamentali dei GdL, senza i quali essi rischiano di trasformarsi in seminari, confraternite e gruppi (solo) amicali. Aggiungo – ecco la postilla a motivo del mio *quasi* – che forse valgono per i GdL le stesse “regole” che valgono per la lettura: quando si frequenta molto un autore, lo si ama (o, a volte, anche quando lo si odia), lo si conosce come le proprie tasche, egli diventa prevedibile. C’è quasi un gioco, una sfida al riconoscimento: si scommette, si indovina la prossima mossa, che cosa che ci porterà la pagina che segue. Con affetto si cercano, e si leggono, anche i tic, le idiosincrasie.

    Il piacere della ripetizione non può essere del tutto espunto dal piacere della lettura (e dunque dalla vita dei GdL): fa parte della sua ritualità o controritualità. Anche la noia è un ingrediente, non può essere totalmente demonizzata, piuttosto va addomesticata, circumnavigata. Il punto è l’equilibrio e la rottura dell’equilibrio: una dialettica omeostatica. Direi che quando la sorpresa scava la sua via nella familiarità senza corromperla (come in quei romanzi in cui un ambiente perfettamente conosciuto, quasi ovvio e banale, si rivela di colpo inatteso e perturbante), allora può scoccare la rivelazione della bellezza, della vera novità, ed è quello per cui certe serate con i vecchi e un po’ noiosi GdL diventano indimenticabili.

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  2. non riesco a convincermi che questo paragone, tra g.d.l. e Autore noto, ma capace di continue stupefacenti sorprese,( sennò che autore sarebbe?),sia possibile.E se lo fosse dovrebbe trattarsi di un g.d.l. del tutto speciale. spesso i g.d.l. mutano nei componenti ed è ben raro che si formi una “familiarità letteraria”. Sono d’accordo con luiginter in tutto, senza il “quasi”. Tranne eccezioni.

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  3. Ciao a tutti,

    ringrazio Luca per il giusto contrappunto alla mia irruenza sulla noia nel Gdl. Ovviamente sono d’accordo sulla noia che non va demonizzata e sul piacere della ripetizione, anche nel Gdl. Ho tagliato un po’ rozzamente la questione perché volevo l’effetto “attenzione” sul rischio che l’equilibrio stia troppo in basso, appunto, senza sorpresa.

    Il punto è l’equilibrio e la sua rottura: la “dialettica omeostatica” come la chiama Luca. Ritualità e attesa (e il puntuale presentarsi) delle ripetizioni, l’indovinare la prossima mossa, in ambienti amichevoli come i Gdl sono assai gradevoli e non ci rinunceremmo mai. Mai del tutto, anzi. Importante però che arrivi – anzi che si cerchi e si favorisca e si accolga – il “colpo inatteso e perturbante“.

    Mi serviva un titolo insomma.

    Buon anno a tutti

    ciao ciao

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  4. Ecco perché mi piace questo gdl perché ci sono persone che sanno ancora stupire, per esempio luigi .
    E questo post ha molto da stupire, se oggi ci stiamo chiedendo, se questo Gdl è diventato noioso?.
    Si!
    Perché?
    Vediamo i 2 concetti. Il concetto di equilibrio omeostatico di luca , presuppone un sistema chiuso,ma permeabile, contro un sistema aperto, come quello ipotizzato da luigi. Per cui a mio vedere completamente contrapposti.
    Ad esempio, la cellula è un sistema chiuso e permeabile, ma estremamete Noioso,perchè, le macromolecole che escono sono le stesse che entrano. Nel momento in cui entra una sostanza diversa, la cellula muore o si adatta ,ma se si adatta, cambia, e non è più la stessa.

    Per evitare ciò esistono dei meccanismi anticorpali,( le consuetudini,le abitudini, sono dure a morire) atte a proteggere il proprio ambiente. Tutto deve rimanere cosi com’è, come è stato ( vedi adour e camilla).
    In pratica, questo presuppone che ad un Illex ennore, carlo esse, vera, renza, polissena che esca ne entri un’altra perfettamente simile. Ma non è cosi, per fortuna, perché questo implica la prevedibilità, quindi secondo luigi, la noia. Basta, no. Perché l’elemento fondante alla noia è a mio vedere la banalità. Scrivere i libri più belli del…sono tizio caio sempronio,lo trovo banale. Perché dovrei leggere la lista asettica di Mario*? Chi è mario? . Ancora peggio è leggere post dove chi scrive, sembra impegnarsi, verso una recensione simil – letteraria del libro, che languisce tecnicismi, al limite dell’autorefenzialità o all’autocelebrazione del proprio io, ma privi di qualsiasi forma di calore, quindi a mio modesto modo di vedere, fatui.
    Penso che alla fine, che l’unico antidoto, il “coupe de theatre” è quindi :
    Avere il coraggio di mostrarsi, di mostrare le proprie emozioni, il proprio animo, senza paura di essere giudicati. E’ mettersi contro le regole non scritte (la ritualità), soverchiare gli anticorpi, sentinelle della Noia, è l’accettazione del diverso, è scrivere “ ecco io sono questo”

    Difficile? Si. Molto.
    In una società come la nostra ,questa è una Rivoluzione !
    Un sorriso

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  5. Non voglio fare polemiche, già non scrive più nessuno ed è un peccato perché in questo blog si potevano trovare buoni consigli di lettura, se poi chiediamo agli utenti di scrivere in un modo e non in un altro secondo me facciamo danni. Ognuno dà alla sua maniera, in base alle proprie capacità. E i lettori, magari, desiderano una cosa e non l’altra. Ti faccio un esempio: io dopo aver letto migliaia di recensioni, ai tempi in cui non esisteva la rete e per trovare consigli di lettura bisognava andare in edicola e aprire il portafogli (io leggevo Pulp), ho capito che oggi di recensioni non ho più né voglia né bisogno. Non ne leggo una intera forse da anni, mi limito a dare un’occhiata, guardo di cosa parla il libro e se il giudizio è buono oppure no. Mi basta. Sono alla ricerca davvero di poco, il nome di un autore o il titolo di un libro (poi vado in rete e mi informo, tuttalpiù). Ho paura che il chiedere troppo scoraggi a partecipare. E già non scrive più nessuno …

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  6. Accidenti, sono abbastanza vecchio da prevedere alcune delle “conseguenze non volute” di quel che si scrive. Invece questa volta ci sono cascato.

    Perché nello scrivere questo post sulla “noia” avevo in mente i Gruppi di lettura in carne e ossa i cui componenti si incontrano periodicamente in un posto a discutere e condividere un libro letto ciascuno per i fatti propri.

    Vale a dire: non pensavo affatto ai gruppi “virtuali” che nascono e ruotano attorno a blog – come questo per esempio – o a spazi appositi sui vari social network. Non avevo in mente Gdl virtuali perché le dinamiche di questi sono così diverse da quelle dei gruppi di lettura veri e propri che il discorso avrebbe dovuto prendere strade molto diverse.

    Ma, detto questo, vorrei tranquillizzare Adour sul fatto che, comunque, il problema non è certo la continuità di partecipazione al gruppo, che anzi è un segno bello e vitale.

    Il problema si crea se non arriva nessuno di nuovo, tutto qui. Oppure se, provo a formulare con più precisione, non arrivano idee che mi facciano venire dubbi sui libri che scelgo di leggere; se non mi stimolano a provare autori diversi; se non mi convincono a rischiare pratiche di lettura che non ho mai rischiato; se mi spaventa e rifiuto chi ha una visione della lettura radicalmente diversa dalla mia.
    Non ho mai inteso smontare la continuità di presenza di chi partecipa da lungo tempo a un gruppo. Sostenevo soltanto che se arrivano idee nuove è un bene per il gruppo; e di solito le idee nuove si accoppiano anche a persone nuove.

    Comunque, ribadisco: la mia idea del gruppo di lettura come “spazio di transito” implica che anche chi esce, dopo un po’ rientri: questo è decisivo. Perché se si perde qualcuno per strada, se lo si perde per sempre, allora saremo tutti più poveri.
    Se invece chi è uscito dopo un po’ rientra, credo si porterà qualcosa di fresco, che farà bene a tutti.

    Un abbraccio a tutti

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  7. Assolutamente daccordo luigi! :)
    @stefano : nessuna polemica,anzi ad avercene qualcuna. :)
    Era solo il modo di dire perchè si legge o meno più intensamente questo blog.
    Ps: cmq a me la tua scrittura irriverentemente, guascona piaceva,poi ti sei adattato. :)
    Ancora un caro saluto .

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  8. Certo, adour, oramai sono finiti i tempi del cazzeggio in rete (conoscete il detto secondo cui una persona intelligente può sempre permettersi di fare il cretino, ma non vale il contrario? ecco, mi prendevo la libertà di esagerare) adesso sono arrivati i tempi della sobrietà e della gentilezza che, sembra e mi auspico, sia la parola d’ordine del 2014 (avete letto il discorso di saunders poi ripreso in decine di articoli e commenti? lo trovate su minima e moralia). Buona anno, adour

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  9. Grazie, Stefano, per la segnalazione del discorso di Saunders ( che mi era sfuggito). D’ accordo con te sulla necessità di sobrietà e gentilezza , che significa anche- se non ho capito male il suo pensiero- messa in secondo piano del proprio io e delle proprie visuali. Ciò detto, comunque, a me fa piacere sapere che cazzeggi, ogni tanto, perchè ci dici che stai bene e ne siamo contenti.
    Sul discorso dei GdL e della ” noia” o del perturbamento, mi pare che siano entrambi scorci condivisibili.
    E’ vero che la noia non va fuggita nè demonizzata ( oggi, poi, che si tende a riempire ogni spazio delle vite e a non lasciare tempi di noia e di pensiero libero!) , ma è altrettanto vero che la ripetizione implacabile di atteggiamenti e gusti , passato il momento della rassicurazione, può diventare maniera. Quindi, apertura dei GdL e cura di quel famoso equilibrio del giusto mezzo, sempre così difficile da abitare.
    Domani parlerò, nella corretta sezione, di qualche libro – devo una risposta a Dani. Lo farò come posso e come so, certa che adour , pronto ad ” accettare il diverso” , mi capirà. Auguri a tutti tutti!

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  10. @luiginter. Certo, anch’io mi riferivo ai GdL “in carne ed ossa”: parlare di noia per i gruppi virtuali mi sembrerebbe abbastanza fuori luogo, occorrerebbe inventare altre categorie e “patologie”. Per esempio quelle dell’incomprensione e dell’equivoco, sempre in agguato soprattutto quando vengono meno la conoscenza diretta e la comunicazione di persona. E sempre feconde, se analizzate e comprese.
    I GdL virtuali sono un oggetto per me ancora abbastanza sconosciuto, molto simile alle altre comunità provvisorie che si formano sui social network. Mi sembrano dotati di un tratto distintivo e specifico ancora molto debole, al contrario dei GdL “fisici”, che sono molto diversi da altre forme aggregative e gruppali. Anche questo bellissimo blog mi sembra un luogo in cui si parla di libri e di GdL, in cui si danno consigli di lettura e si forgiano utilissimi strumenti per i GdL, in cui si esprime un elemento fondamentale per la vita dei GdL, e cioè la comunità dei lettori, ma non mi sembra che si possa considerare esso stesso un GdL, nemmeno virtuale. Forse qualcosa di più vicino all’esperienza dei GdL si verifica nei gruppi di Anobii, ma bisognerebbe approfondire.
    Sono quindi d’accordo, Luigi, con tutte le tue altre considerazioni: stiamo entrambi mettendo a fuoco un punto fondamentale che è quello del rinnovamento e dello sviluppo dei GdL. “Apertura” e “valorizzazione di ciò che già esiste” (spesso sotto traccia) non sono due strade contrapposte, anzi. Grazie quindi di questo contributo, opportuno e utilissimo come molti altri che si possono leggere sul blog.
    @adour: in realtà non sono certo un fautore dei GdL come sistema chiuso, ci mancherebbe. Devo essermi espresso malissimo, chiedo scusa. Parlando di dialettica omeostatica mi riferivo all’equilibrio tra familiarità e estraneità nella “vita pratica” dei GdL, e alla necessaria rottura di questo equilibrio. La metafora è un po’ quella dei vasi comunicanti: se apriamo il canale di comunicazione e permettiamo un travaso è possibile che tra familiarità e novità si raggiungano le condizioni di equilibrio necessarie a garantire vitalità e stabilità al GdL. Questo principio omeostatico potrebbe anche essere quello che regola le scelte di lettura dei GdL.
    Sarebbe anche molto interessante vedere, con riferimento alla noia, se il semplice ricambio (garantito – ma non sempre e non necessariamente – dai gruppi virtuali) sia un antidoto sufficiente. A volte ci sono novità prevedibili, molto prevedibili. Il rinnovamento può essere qualcosa di molto diverso dal nuovo.

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  11. Ciao @luca devo aver capito malissimo il tema, per cui mi scuso. Mi piacciono i tuoi parallelismi, ma purtroppo e ne sono dolente credimi,non sono daccordo . Il principio che tu additi,si basa sul concetto che i due liquidi siano assolutamente miscibili o addirittura simili, devono avere molte caratteristiche in comune, per poter dar vita al principio. Ma se introduco un altro liquido,con caratteristiche diverse,esempio il mercurio, questo principio, non vale. Ebbene il mercurio è il “diverso”.
    Perdonami, ci tenevo solo a sottolineare il concetto di diversità.
    Un caro saluto e un sorriso da
    Antonio

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  12. Quella posta da Luigi è una questione che riguarda i vecchi gdl come quelli più recenti. Oltre all’apertura, che assolutamente condivido come possibile rimedio e che va comunque gestita bene e con delicatezza, a Mantova e provincia abbiamo da tempo organizzato delle contaminazioni. Certo siamo favoriti dal gran numero di gruppi e dalla provincia piccola, ma l’idea è quella di poter vedere ogni mese cosa leggono i gdl e poi scegliere dove andare in base al libro. Poi facciamo degli incontri al cinema piuttosto che a teatro o in una scuola di cucina per conoscerci tra lettori e magari scambiarci idee, modalità, approcci diversi. Questi incontri danno una ventata di entusiasmo e poi capita spesso che alcuni lettori migrino magari in altri gruppi o ne frequentino più di uno (le perversioni dei lettori sono infinite, come sa bene anche Luca….). Io poi tendenzialmente non amo strutturare troppo i gruppi ma ci sono casi in cui i lettori hanno deciso di darsi una scaletta per gli incontri o dei piccoli compiti. Per loro ha funzionato e ha rivitalizzato il gruppo. Posso dire loro magari di intervenire per raccontarvi cosa hanno fatto. In alcuni casi io non ero d’accordo, ma, come è giusto, i lettori stanno prendendo il sopravvento e questo è un ottimo segnale di vitalità. Anche l’incontro di Cologno è stato stimolante e sarebbe davvero utile trovare altre occasioni di incontro e scambio più fisici del blog. Ecco apertura non solo come accogliere nuovi lettori ma anche come confronto con altri gruppi o altre realtà.

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  13. Buon 2014 a tutti !
    @Adour : grazie per il benvenuto “nel bistrot”
    (nuova definizione di questo spazio di condivisione che mi è
    piaciuta molto!)
    Come ho già espresso nel mio commento del
    17 dicembre 2013, visito con entusiasmo e quotidianamente
    questo interessante blog e relativamente a “Come salvare il
    gruppo di lettura dalla noia” vorrei dirvi che condivido questa
    analisi di Antonio
    “Perché l’elemento fondante alla noia è a mio vedere la banalità.
    Scrivere i libri più belli del…sono tizio caio sempronio,lo trovo banale.
    Perché dovrei leggere la lista asettica di Mario*? Chi è mario? .
    Ancora peggio è leggere post dove chi scrive, sembra impegnarsi,
    verso una recensione simil – letteraria del libro, che languisce
    tecnicismi, al limite dell’autorefenzialità o all’autocelebrazione del
    proprio io, ma privi di qualsiasi forma di calore, quindi a mio modesto
    modo di vedere, fatui.
    Penso che alla fine, che l’unico antidoto, il “coupe de theatre” è quindi :
    Avere il coraggio di mostrarsi, di mostrare le proprie emozioni, il
    proprio animo, senza paura di essere giudicati. E’ mettersi contro
    le regole non scritte (la ritualità), soverchiare gli anticorpi, sentinelle
    della Noia, è l’accettazione del diverso, è scrivere “ ecco io sono questo”
    Con la speranza che tutti gli amici e amiche di questo blog
    ridaranno vigore e nuova linfa ai commenti, alle analisi e
    sensazioni lasciate dalle varie letture…affettuosamente saluto.

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