Stoner o il senso della vita

Come i genitori il campo davanti a casa, per vivere William Stoner ara il solco della letteratura inglese, anno dopo anno, sperando in una messe fertile. E come si asseconda il ritmo della natura, così Stoner accetta la diversità dei semestri, uno migliore, l’altro infruttuoso. Come sia riuscito, proprio lui, figlio di contadini, a diventare un professore universitario, non lo sa nemmeno lui, e solo alla fine, esalando l’ultimo respiro, ne diventa cosciente:

Una morbidezza lo avvolse e un languore gli attraversò le membra. La coscienza della sua identità lo colse con una forza improvvisa, e ne avvertì la potenza. Era se stesso e sapeva cosa era stato.

L’unica educazione sentimentale che ha ricevuto è la tenacia unita a una resilienza che lo rende invincibile verso qualunque difficoltà. Supplisce infatti a una certa mancanza di intelligenza sociale  (sposa una ragazza con evidenti problemi psichiatrici, ha due soli amici in tutta la sua vita, non riesce a instaurare nessuna relazione positiva con i colleghi) con un’assenza totale di risentimento. Il suo sguardo lucido, curioso, privo di ogni meschinità, rimane puro fino al giorno della sua morte. Incapace di odiare Edith, che diventa una figura persecutoria già dalla loro luna di miele

Dopo, rimase steso accanto a lei, parlandole serenamente, da innamorato. Lei aveva aperto gli occhi e lo fissava nell’ombra. Il suo viso non aveva espressione. Poi, d’improvviso, scostò le coperte e corse svelta in bagno. Stoner vide la luce accendersi e la sentì dare di stomaco, con angoscia e violenza.

accettando la lenta e inesorabile corruzione della sua unica figlia che, per sfuggire alla pazzia della madre, ne ripercorre, come una maledizione, il tragico destino con la stessa ineluttabilità di un mito greco (un matrimonio combinato, un figlio abbandonato, la deriva nella malattia psichica e nell’alcolismo)

E Stoner alla fine capì che Grace, come gli aveva detto, era quasi felice nella sua disperazione. Avrebbe vissuto serenamente, bevendo sempre un po’ di più, anno dopo anno, per stordirsi e non pensare al nulla cui si era ridotta la sua vita. Fu lieto che avesse almeno quello, fu grato che potesse bere.

proseguendo l’insegnamento in università a testa bassa, nonostante la guerra personale con il direttore di Dipartimento Lomax distrugga ogni sua ambizione di carriera

Senza sorpresa, Stoner scoprì che per ognuno dei due semestri dell’anno accademico gli erano stati assegnati tre corsi di composizione per le matricole e uno di letteratura per gli studenti del secondo anno; le sue letture di approfondimento sulla letteratura medievale e il seminario per i dottorandi erano stati cancellati dal programma. Era il tipo di calendario, pensò Stoner, che avrebbe potuto aspettarsi un insegnante alle prime armi… Non sollevò alcuna rimostranza, determinato ad affrontare l’anno accademico come se niente fosse.

Perché Stoner accetta tutto questo? Perché è incapace di provare odio e rancore verso chi continua a fargli del male? Perché è un uomo che sa vivere il suo tempo, conosce il ritmo della natura, la finitezza delle cose, le piccole gioie del presente. Non c’è nessuna rassegnazione in lui, nessuna accettazione passiva ma solo una grande risolutezza, una serafica pazienza, un’atavica esperienza di come va il mondo. Perfino l’amore quando arriva, ed è un’esplosione dei sensi, una consonanza profonda e una dedizione assoluta, non lo coglie impreparato. Non ha paura. Ne sente, anzi, tutta la portata rivoluzionaria:

Era un mondo in penombra quello in cui  vivevano e portavano la parte migliore di se stessi e, dopo un po’ di tempo, il mondo esterno, in cui gli altri parlavano e camminavano, in cui c’erano cambiamenti e movimenti continui, finì per sembrargli falso e irreale… Volevano solo che li lasciassero in pace, liberi di essere se stessi.

E non viene assalito dai sensi di colpa né da remore perbeniste, no di certo:

Solo con un grande sforzo di volontà riusciva a ricordarsi che stava tradendo Edith… Tale rapporto, secondo “l’opinione condivisa”, avrebbe dovuto peggiorare costantemente con il procedere di quella che l’opinione condivisa avrebbe definito una “relazione extraconiugale”. Invece, non era così. Al contrario sembrava costantemente migliorare… Cominciò a nutrire per sua moglie un amichevole riguardo che era assai vicino all’affetto e, di tanto in tanto, riuscivano perfino a parlare del più e del meno.

Ma ne percepisce anche l’estrema fragilità, e e la consistenza passeggera, destinata, come un ciclo naturale, a dissolversi.

Non è la paura dello scandalo o di quello che potremmo soffrire, tu e io. Non sono le difficoltà che dovremmo attraversare e nemmeno l’eventuale perdita di ogni affetto. E’ la paura di distruggere noi stessi e tutto quello che facciamo. Lo so, disse Katherine.

Stoner, e già il nome, come ci avvisa Peter Cameron nella bella postfazione avrebbe dovuto fornirci qualche indizio (stone, pietra), a dispetto della sua vita e del suo destino, è un uomo forte, e resiliente, soprattutto per un motivo:  per il carattere impersonale che riesce ad attribuire agli eventi e allo scorrere della sua vita. E al suo senso ultimo, che appunto è comune a quello di tutti:

Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale. La domanda portava con sé una certa tristezza, ma era una tristezza diffusa che (pensava) aveva poco a che fare con lui o con il suo destino particolare. Non era neanche sicuro che essa sorgesse dalle cause più ovvie e immediate, ovvero da ciò che la sua vita era diventata. Sorgeva, secondo lui, dall’accumularsi degli anni, dalla densità dei casi e delle circostanze e dalla comprensione che era riuscito ad averne. Provava un piacere triste e ironico al pensiero che quel poco di conoscenza che si era conquistato l’avesse condotto a tale consapevolezza e che alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, e svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare.

John Williams, Stoner, Fazio editore

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35 pensieri su “Stoner o il senso della vita

  1. Theleeshore, hai commentato con maestria un capolavoro che finalmente ha avuto l’attenzione che meritava. Singolare che per anni fosse sfuggito al grande pubblico. Una delle mie migliori letture del 2013.
    @Scusa Luigi, se passi di qui, perchè wordpress mi chiede il log in ogni volta che commento?

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  2. Cara Dani, ti ringrazio: in realtà ho lasciato che parlasse il testo… Concordo sul fatto che sia un vero capolavoro, è davvero curioso che sia passato sotto silenzio per così tanti anni ma, d’altro canto, è confortante per noi lettori. Quanti altri ce ne saranno dimenticati in soffitta? ;)

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  3. Che storia questo libro! ha adepti e lettori entusiasti e invece ( e mi aspettavo molto aprendolo, ci tengo a chiarirlo) io l’ ho letto un mese fa e mi ha stufata abbastanza!
    Certo si legge bene e volentieri, è ben fatto ma ..sarà che queste vite spente, così votate al fallimento e alla sconfitta.. non riescono ad appassionarmi.
    Insomma questo Stoner, non una che gli vada bene e lui che china sempre la testa. Alla fine avrei dato un braccio perchè si riscuotesse almeno una volta. Il senso della vita sta nel lasciare andare e nel veder scorrere le passioni ? In fondo Stoner è una vittima sacrificale di se stesso, e mi ha fatto rabbia,oltre che ovviamente pietà.
    Un libro di un essere triste, e triste perchè vuole esserlo. Un inno all’impotenza programmatica ,secondo me, sia chiaro..
    Ma tutti (insomma soprattutto persone a cui tengo e che stimo) lo stanno incensando e io mi sento una paperina nera fuori dal coro.
    Sarei stata più contenta se mi fosse piaciuto. Però devo confessare che con la letteratura made in Usa non trovo quasi mai abbastanza ciccia per i miei gusti…si vede che è un mio problema.

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  4. Cristina, sono d’accordo con te, anch’io non sono rimasto folgorato da Stoner che, a differenza dei più, ho trovato un libro piatto, ma piatto … stesso discorso per la narrativa Usa che trovo sempre molto infantile, come se a scrivere fossero sempre dei ventenni (e poi scopri che la Egan di anni ne ha 50!). Una piacevole eccezione del 2013 è stata CANADA di Richard Ford.

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  5. grazie Stefano, mi sento meno sola (lo stesso mi era successo con Olive Kitteridge che in confronto a Stoner è un libro da Nobel, per dire…)

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  6. Io non difendo mai un libro: ognuno ha un rapporto diverso con il testo, in libertà. Anch’io non amo particolarmente gli americani, non sopporto Paul Auster per esempio, ma ne ho letti troppo pochi per poterne parlare estesamente. Diciamo che preferisco i classici… In ogni caso, ognuno deve abbandonare un libro se non gli piace, e senza sensi di colpa… Magari non è il momento, o non lo sarà mai, chissà.

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  7. @Cristina:grazie,perche’ ora sto anche un filino meglio; STONER l’ho letto tutto. Consigliato osannato,adorato, da persone a me care ma…..condivido con te : triste,triste io nel leggerlo…triste con una punta di nervoso….triste perche’ sta a vedere che non l’ho compreso? Nel “fuori dal coro” mi inserisco anche io….
    @theleeshore ….per quanto riguarda “l’abbandono dei libri”, con i quali sento di non essere in sintonia,e’ da qualche tempo che lo vivo senza alcun senso di colpa…anche perche’ gli anni passano inesorabilmente … e io ho ancora moltissimi libri da leggere…quindi mi autoassolvo.

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  8. Probabilmente chi non ha amato questo libro non ha colto il messaggio che Theleeshore ha esposto in maniera più che perfetta. Comunque è normale che ogni libro abbia un feeling particolare con ogni lettore, quasi fosse lui a sceglierlo, quindi capisco che ci siano anche detrattori. Cristina però spiega che “Stoner” ha una trama/vita piuttosto piatta e perciò il racconto la annoia. Io invece dico che, per me, è questo che rende il lavoro di Williams straordinario, cioè l’essere riuscito a scrivere un libro gradevolissimo ed intrigante, su un professore universitario assolutamente anonimo ed ordinario. Io non credo che Stoner fosse ordinario, all’apparenza forse, ma la sua serenità e forza interiore che si percepisce nel testo, se colta, non lo può accantonare ed archiviare nella banalità.

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  9. Adoro STONER che ho letto con amore 2 anni fa’ e ho regalato a tutti coloro che pensavo lo avrebbero compreso. La post fazione di Peter Cameron dice tutto quello che penso anch’io.

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  10. grazie dell’endorsement Luca46030 ;)
    Come te, credo che Stoner sia un uomo istintivamente saggio: trae la sua forza osservando la natura e l’incedere delle cose. Questa “sapienza” è come un terzo occhio che gli permette di rielaborare la banalità della vita, le sue tragedie, la sua routine. Stoner riesce a vedere il bene in ogni cosa che gli capita e a scorgerlo addirittura in chi lo perseguita. Come l’idiota di Dostoevskij, è naturalmente propenso verso il bene, ma attenzione, non c’è niente di melenso in lui, non è un buon samaritano. Riconosce il male ma riesce a farselo scivolare addosso, perché sa guardare lontano, trovando sempre un orizzonte migliore.
    Camilla, io a Natale ne ho regalate due copie, e credo che continuerò di questo passo…

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  11. Cam! lo immaginavo che Stoner era nelle tue corde… Sapete cosa? Bisogna essere buoni a voler bene a questo Stoner, e forse io non ne ho voglia. Non è la piattezza della sua vita a non piacermi, perchè anche una vita piatta può essere piena di senso e di luce, e’ il suo costante chinare il capo e accettare anche l’insulto, l’infamia di una moglie come la sua, una figlia che va a rotoli,i colleghi che lo allontanano, i dispetti quotidiani.. Altro che saggio. A me quest ‘uomo mi tira fuori dai cenci, spesso. Vorrei scrollarlo, dirgli di ribellarsi, ma che cavolo di vita è quella là?
    Che devo dire. non ci vedo nessuna grandiosità in tutto questo. Mi fa tenerezza a volte, ma con quanta rabbia!

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  12. Guardate che a me STONER non è piaciuto molto (è un buon libro comunque!) non perché non mi piaccia il personaggio Stoner, quello che pensa e quello che fa (figuratevi che io sono quasi completamente uno Stoner), ma per la piattezza della narrazione! E’ un’altra cosa. Come avevo già scritto, mi rimane il sospetto che il vostro giudizio sui libri si basi su questo assioma: personaggio che mi piace, libro bello, personaggio che non mi piace, libro da buttare. Ma non è così!

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  13. Se entriamo nel merito della moglie di Stoner, per ora della moglie , una persona alla volta con Williams, ogni persona-non direi personaggio- è talmente completa e ammirevole nella sua perfezione umana,Edith, dunque: William Stoner non ha avuto nessuna educazione sentimentale, nella miseria della sua famiglia “tenuta insieme dalla necessità della fatica”. Stoner comprende che Edith è , in fondo, povera di educazione dei sentimenti come lui, ed è ovviamente molto delusa, abbattuta come da un fulmine, dal suo matrimonio con lui. Lei,piccola ragazza bella e piena di sogni (ah!le donne di un tempo, come ben le ha descritte Flaubert con la sua piccola, sciocca , innocente Emma) Edith , fin dalle prime intimità con William ragiona, inevitabilmente come i detrattori di Stoner, : lo considera un uomo moscio, goffo,persino fisicamente repellente,non somiglia ai suoi idoli, letti sui romanzetti e sognati nelle notti di fanciulla, è , pensa la piccola Edith, un “poveraccio” una disgrazia, lo odia, ma lo ha sposato ormai. E’ il suo più grande nemico, la sua completa infelicità. e lo combatterà, come il suo demone, la sua disgrazia. E Stoner lo capisce e la capisce molto bene, come sarebbe piaciuto a Flaubert! così nobile e grande , così diverso dal buon Charles Bovary. Cerca di non farle più male di quello che Edith patisce già a causa sua, resta se stesso, lui sa che non c’è altro da fare. cercherà di farle il meno male possibile.E alla fine, perfino la Edith non potrà che intuirne la inarrivabile nobiltà.Era solo Stoner e la “cattiva” moglie. Lui non la pensava Cattiva. Capiva. E si potrebbe continuare per mesi a parlare di un uomo straordinario . Non comune, raro. E intanto, piano , piano, nel mondo c’è qualcuno che comprende dove sta la grandezza di un uomo.Cristina quando qualcuno non ci ama è inutile dargli addosso.

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  14. Io, dai ricordi che ho del libro, sono più propenso a dire che la moglie di Stoner ha scelto di sposarsi solo per scappare di casa, ma di fatto, non era portata per una qualsiasi relazione affettiva, quindi non darei la colpa al povero professore delle sue miserie familiari.
    Capisco poi Cristina….anch’io a volte mi arrabbiavo per l’inerzia di Stoner, volevo che reagisse, però molte volte si vuole lottare contro i mulini a vento, ben sapendo che non si otterrà nulla. Ne vale davvero la pena?

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  15. Il commento di Camilla è perfetto.
    @cristina: Stoner non sarebbe saggio?
    Ti prego di andarti a rivedere Montaigne.
    @Stefano: piattezza della narrazione?
    Io credo che Williams possieda invece una qualità veramente eccelsa; uno stile pacatamente elegante di narrare. Che si ritrova anche in Butcher’s Crossing e in Augustus.

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  16. Carloesse, proprio perché non ero convinto di questo romanzo, me lo sono ripreso in mano e per benino l’ho riletto, con calma. L’ho apprezzato molto di più della prima volta. Adesso posso dire anche io che si tratta di un grande romanzo. Sì, hai ragione la narrazione è elegante. Non so cosa me lo avesse fatto apparire piatto la prima volta, se lo stile o la storia. Però mi ero sbagliato. E’ un libro molto “fine” e non ho sbagliato a concedergli un’altra possibilità.

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  17. stile e personaggi, cosa ci prende di più in un libro? ah saperlo! certo il cosa dice dipende dal come viene detto, ma il come da solo non basta e nemmeno il cosa da solo….

    Stoner ha un’andatura pacata, Williams scrive piuttosto bene, del resto questi scrittori americani hanno tutti stili intercambiabilmente buoni e misurati,appropriati, che approfondiscono quel tanto che apparentemente dovrebbe bastare a disegnare le vite.
    Ma che devo dire? Stoner non mi è piaciuto per l’uomo, bistrattato e vittima – perchè così vuole lui da se stesso.
    La moglie?
    @Cara Cam, se aveva un po’ di coraggio Stoner prendeva e se ne andava, lasciandole casa e figlia , d’accordo che uno non ti ami, ma tutto il disprezzo e le angherie che ha subito…e santa pace! ma perchè, a che scopo ? Non dico che doveva darle addosso, doveva andarsene. tutto là
    Oppure, doveva almeno salvare la bambina, non ama nemmeno lei abbastanza da volerla salvare dalle grinfie di quella madre tremenda.. Stoner mi continua far arrabbiare, mi dispiace (naturalmente ripeto, anche mi intenerisce in parte).

    @carloesse. sono molti anni che non rileggo Montaigne ma la sua saggezza – nel mio ricordo – non è farsi prendere per i fondelli dagli altri e dalla vita e subire zitto e mosca. La lezione di Montaigne mi pare sia molto ( MOLTO) diversa dall’apatica tendenza a subire di Stoner.Del resto anche il peso delle relazioni e degli affetti all’epoca di Montaigne era diversa da quella contemporanea ( basti pensare che a un certo punto M dice ….ho perso 4 o 5 figli figli morti subito… e passa oltre, come se nulla fosse…).
    Comunque io non voglio convincere nessuno/a. La letteratura del Nord America mi fa spesso quell’effetto sì… leggibile, si, però che me ne faccio di queste povere storie di povere vite? Insomma mi manca l’aria.

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  18. @carrloesse–ci voleva il miracolo STONER per risentirti caro carloesse. Certo Montaigne non doveva essere estraneo a Wlliams.
    @ cristina -La vita di Stoner è una vita bella, raffinata, estremamente dignitosa. se l’è conquista con tanta fatica . STONER è un uomo sapiente, E’ evidente che un vero sapiente sia anche buono, o almeno non cattivo, non carogna, vendicativo, aggressivo, prepotente, arrogante,violento. Sono questi gli omini che ti garbano? Spero di no. Il cattivo è un personaggio malandato, pericoloso a sè e agli altri. STONER non cede alle pretese del suo superiore (!), non gli importa nulla della carriera, gli importa dei suoi studi meravigliosi, dei sentimenti profondi e sinceri, gli importa di capire, di essere cauto, lui è ampio e contiene sia la povera mogliettina , non cattiva ma sciocca, depauperata di ogni intelligenza e intuizione, piena di pregiudizi, violenta, come tutti i semplicioni, i decerebrati…E capisce benissimo anche la figlia, e la ama tantissimo.Insomma
    capisce quanto povera di spirito e incapace di capire sia la moglie. Capisce di essere infinitamente più forte di lei, di dover avere pazienza, come con una ragazzina che ci arriva.Lo capirà anche lei quando STONER morirà: una morte luminosa, affrontata con la solita sapienza. Questo romanzo è proprio speciale, per la personalità del suo grande protagonista. Che, cara Cri, con “gli americani” che odiano i “perdenti”, (ma di ben pochi scrittori americani parliamo. solo quelli arrapati, disperati, strafatti di sostanze e di alcol e vitacce merdose, che fanno un sacco di soldi scrivendo atroci storie per un pubblico fragile.Ma sono pochi, pochissimi. Gli americani hanno grandiosi scrittori, vecchi (Doctorov E.L. per es), e giovani, donne e uomini. meravigliosi.
    @Stefano – Sono contenta caro Stefano che ti sia ricreduto: STONER è un vero gentiluomo.

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  19. Non poteva mancare il contributo di carloesse ( ben tornato!) su Stoner, che era stato il primo a parlarne qui, a suo tempo. Anche allora il dibattito era stato vivace e il post di theleeshore lo ha riacceso. A parte Stefano che ha cambiato parere, credo che ognuno sia rimasto sulle proprie posizioni. Io non mi smuovo : ho trovato Stoner un grande romanzo. Anch’ io, Cristina, non amo la letteratura del nord America, ma Williams mi pare lontano mille miglia da quegli stilemi. La sua morte assomiglia a modelli classici, struggenti, da letteratura occidentale.
    In ogni caso, ho l’ impressione che sia difficile intendersi tra chi vede in Stoner una figura anche “mite” ( che lascia che gli altri siano come sono) e chi lo vede come uno che si fa “prendere per i fondelli”. Mi sembrano categorie inconciliabili.

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  20. Cam cara e Renza e…,
    insomma, non è una gara con parti avverse armate in singolar tenzone. Ognuno/a ascolta gli altri, ne tiene conto, fa entrare in sè ( se può) altri punti di vista e vede se i propri si arrotondano. Sono sempre meravigliata di quante cose diverse trova ognuno di noi nello stesso libro.
    Se sapeste che discussioni scatenate abbiamo avuto nel mio GdL sui racconti e i personaggi della Munro!
    Io vorrei quasi che Stoner mi fosse piaciuto, vorrei avere la forza di rileggerlo (ma lo escludo), per essere fra chi lo ha amato.
    Ma invece ho fatto fatica… che vi devo dire? E lo avevo persino chiesto in regalo tanto avevo l’acquolina in bocca.
    La stessa cosa mi era capitata con La fine di Scibona e con Olive Kitteridge… mi sono sforzata,li ho letti per amore ( e non malvolentieri), eppure… no, non sono arrivati dentro al mio cuore, mi sono scivolati via.
    Eugenides – lui si’ che mi aveva presa alla grande, e anche Amy e Isabelle della Strout ad esempio, e Homer & Langley…e Safran Foer, E La strada di Mc Carty….insomma – anche nel nord america, cara Renza, dipende….

    @Cam come puoi pensare che mi piacciano uomini crudeli, vendicativi,prepotenti ,arroganti? guarda che stai parlando a …me… che diamine.
    Del resto a te era molto piaciuta Veladiano 1 e a me proprio per nulla, che dobbiamo farci?

    Sarà saggio Stoner, forse. Ma cos’è la vera saggezza carloesse ? vero è che la parte finale è toccante e commovente, ma a me non è “bastata” per rivedere tutta la sua figura.

    siamo diversi, abbiamo feed back diversi, vive la différence, dunque

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  21. Eppure, mia cara cri, su libri di un certi tipo ( ad es. indovina?? Stoner), dove non ci sono particolari difficoltà nè necessità di riferimenti ad altri scritti , forse certe affinità elettive saltano fuori inevitabilmente. ciò non significa granchè, tuttavia , se accade, un certo calore, un certo “riconoscersi”, sicuramente scatta. Homer & Langley mi sembra dello stesso tipo,e trovo strano che ti sia tanto piaciuto, con questi due strambi fratelli, seppelliti dalle vecchie cose accumulate all’infinito, del grandissimo DOCTOROV , poco conosciuto in Italia, purtroppo, tra i maggiori e i più completi scrittori americani, non viene mai citato , così come vengono poco apprezzati gente come Paula Fox, Richard Yates ,e molti altri tra i più anziani,Y. è morto giovane, o per andar su giovani, donne e africane, per esempio, grandiose, CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE o MaRIE NDIAIE, insomma non sono solo una ventina i grandi scrittori che offrono se stessi alla nostra possibilità di vivere meglio. Cose nuove, ogni giorno, come il pane fresco. Anche se lo scrittore non c’è più, come Wiliams, è una seminuova scoperta, una splendida sorpresa. Qualcosa di inaudito, ecco cosa mi serve.Baci. Qualcuno si legge Il testamento di Maria ? di colm toibin. Mi è rimasto lì…

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  22. @cara Cam,
    leggi per vivere meglio…
    Io non so, so che senza sarei senza vita, perchè gran parte della mia vita sta nel leggere ed è allietata dal leggere.
    Ma non posso dire che vivo meglio per il fatto che leggo molto. Ossia le mie storture di vita restano tutte là dove erano, ecco. Forse ognuno legge per innamorarsi, affascinarsi, stupirsi, riflettere, restare sgomento, incantarsi, avere paura e via dicendo.
    Ma resta mentale, personale, emozionale , resta cioè nella testa e nel cuore, a me non scende giù ad addomesticarmi nella vita ( e – pensa che ridere – qui in toscana dove sto – dicono “mi fa male la vita” =”ho mal di schiena” sarà buffo).
    Homer& langley erano due tipi pazzi, teneri, incapsulati in un mondo altro e fiabesco, una vita avventurosa quella dei loro cuori ! una meraviglia. un pozzo di tenerezza e purezza nel loro delirio accumulativo.

    Sempre per amor vostro avevo anche letto Yates che non mi aveva fatto moltissima impressione nemmeno lui ( nonostante l’ardore tuo e della Vale, altra magistra).
    Io sono più occidentale forse, ho bisogno dell’estro drammatico di una Rodoreda, della grandiosità etica e affettuosa di un Grossman ( David per capirci), della meraviglia immaginifica di un Yeshoua, di una narrazione dolente e buffa di un Gary, dello scatto romanzesco di una Byatt, della potenza di scrittura e di passione di una Ferrante.
    E come vedi non ho citato i massimi, che se no era troppo facile. Io ti voglio bene al di là delle consonanze, anzi proprio per quelle mancate, forse.

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  23. Quoto Renza e ne approfitto per salutare tutti: vedo che la discussione ferve (effettivamente anche live aveva infiammato parecchio gli animi) e rimango della mia idea che sia un capolavoro, a presto! :)

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  24. Ciao Renza, sì, il discorso su Stoner ha il potere di svegliarmi dal mio letargo. Concordo con te sulla lontananza di Williams dagli stilemi della letteratura americana contemporanea e sul suo apparentamento ai modelli classici. Lo conferma un libro successivo come “Augustus” (più classico di così!) a mio parere altrettanto bello: ma Augusto in fondo è un altro Stoner. Il destino gli riserva un ruolo ben più alto di quello del professore di letteratura di una piccola Università dell’America rurale, ma in fondo entrambi vivono la propria vita senza trovare mai la felicità, perché non fanno della sua ricerca il loro fine. Accettano il fato, assegnato loro da divinità in cui neanche credono per senso del dovere, ma senza alcuna rassegnazione, senza particolari rimpianti, senza invidie e senza sentimentalismi. Il che non vuol dire senza sentimenti, perché in loro se c’è qualcosa che li distingue dagli altri e ne fa dei giganti è il voler apprezzare comunque il senso della vita, e della morte che ne fa parte, pur nella consapevolezza di non poterlo comprendere appieno. La vita va afferrata al volo, e amata, così come viene, perché è per sua natura fugace, e per taluni (se non te, a volte per i tuoi cari) fugge con grande rapidità.
    E’ proprio qui che a mio parere si direbbe Montaigne.

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  25. Ciao a tutti e complimenti a tutti – a partire da theleeshore che ha scritto il post – per la discussione su Stoner.
    Oltre che il valore del dibattito sul libro di Williams, la discussione è un modello di “Gruppo di lettura a distanza” sul web.
    Cosa che a noi che frequentiamo anche i gruppi di lettura tradizionali (persone che si incontrano fisicamente in un luogo) fa un certo piacere, perché da anni cerchiamo un ponte fra le due esperienze.
    Ora, l’ideale sarebbe che uno di questi gruppi di lettura tradizionali leggesse Stoner e si attaccasse a questa discussione. Vedremmo così all’opera delle alchimie ancora più interessanti; visto soprattutto le differenze nelle modalità di interazione.

    Vabbe’, continuate così, per favore

    ciao ciao a tutti

    ps Non mi esprimo su Stoner; non l’ho letto (magari nelle prossime settimane lo leggo, soprattutto se qui si continua a discutere)

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  26. caro luiginter, la tua proposta è molto interessante, vediamo se funziona! Mi fa piacere trovare sempre in questo luogo la voglia di discutere senza prevalere (una rarità di questi tempi) e una ricchezza di spunti sempre stimolante, a presto! :)
    ps: ti aspettiamo al varco, quando lo leggi?

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