library

Ci sono meno soldi. La crisi si fa sentire e dunque le biblioteche di New York sono state costrette a ridurre, nell’ultimo anno, personale e orario di apertura. Tutto questo nonostante negli ultimi 10 anni sia aumentato dell’85% il numero di quanti le frequentano, dal Bronx a Brooklyn. Il motivo è presto detto.

Sono centri di formazione, di studio alternativo alle scuole. Luoghi dove imparare qualcosa di nuovo, dove soddisfare le curiosità, dove apprendere a fare a maglia socializzando e scacciando la solitudine, dove avviare un dialogo intra-generazionale, dove far crescere i bambini mentre si lavora. Dove andare quando il lavoro non lo si ha più. Pareti e scaffali, custodi rassicuranti di testi che, inviati a domicilio, possono fare compagnia e aprire gli occhi sul mondo a chi da casa non può uscire e il mondo, con i propri occhi, non lo può più guardare. Ho visto questo video e lo condivido con voi.

Una chiave c’è per far sopravvivere le biblioteche (seppur tra mille difficoltà) in modo valido, utile e in linea con le esigenze dei tempi moderni. E in America (eh già!) lo hanno capito.

Cliccate qui o sulla foto in alto e guardatelo, anche se non sapete l’inglese. Le immagini parlano da sole.

About these ads

Perché le biblioteche (come questa) sono importanti

15 pensieri su “Perché le biblioteche (come questa) sono importanti

  1. @Blackswan
    Io purtroppo non riesco a vedere il video, ti chiedo se per cortesia riesci a sintetizzarne il messaggio e a spiegarci quale sarebbe la chiave per far sopravvivere le biblioteche.

    Ti ringrazio,
    Mariangela

    Mi piace

  2. @Blackswan

    Ti ringrazio per il video, l’ho visto, ma non ho compreso.

    Ho capito che molti individui si recano, per diversi motivi, in biblioteca e ne traggono giovamento: culturale, psicologico, sociale, lavorativo. Ma quale sarebbe la chiave per far sopravvivere le biblioteche suggerita dal filmato? Andarci? Frequentarle? Diffondere la notizia della loro esistenza?

    @flowersanna qual è l’ispirazione che scrivi di avere tratto dalla visione del filmato?

    Che sono una sempliciotta, l’ho già scritto in passato; che il mio inglese non è internazionale, lo scrivo ora; che è sempre meglio una parola in più che una in meno, lo ripeterò anche in futuro.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

    Mi piace

  3. in parte l’ho visto anch’io -poi mi sono stufata anche perchè era lento a caricarsi.
    Quello che ho capito è che le Biblioteche possono avvalersi del lavoro volontario di gente che altrimenti sarebbe sola, o isolata. Che possono diventare un polo multiculturale, che ci si possono far andare i bambini ( una sciagura per me: nella mia il caos è insostenibile a volte, non ci sono separazioni! sigh i bambini italiani sono super maleducati, cioè ops i loro genitori), che si possono tenere corsi di lingua e presentazioni di libri…. si, ok,però non capisco dove sia il punto nemmeno io.
    L’inglese non lo seguivo nemmeno io, too difficult cara Maiangela, non sei sola.
    Meglio una parola di più? boh, non sempre, anyway
    (dice nonno Libero: una parola è troppa e due sono poche- e questo è il fondo della mia padella nazional popolare)

    Mi piace

  4. Ho trovato il video illuminante, grazie. E’ una realta’ che non conoscevo, quella delle biblioteche americane. Da utente, ho frequentato diverse biblioteche in vari paesi e, sebbene alcune mi siano rimaste nel cuore (posti in cui ho scoperto libri che da allora mi porto sempre dietro – e per chi se lo chiede: no, non li ho rubati!!! :D), non ho mai visto una realta’ cosi’ vivace come quella descritta nel video.
    Se solo si riuscisse a far capire che la biblioteca non e’ solo il cimitero dei libri che pochi ancora hanno la voglia di leggere, ma un luogo di aggregazione e di risorse per la comunita’, forse potrebbe divenire anche da noi un luogo di sostegno alle persone e alle famiglie. Uno strumento per non sentirsi soli. Una realta’ fondamentale, soprattutto ora che la crisi dilaga. Ma in Italia, parliamoci chiaro, da tempo ormai si fa di tutto per distruggere l’educazione (intesa come istruzione, nel senso inglese), figurarsi se un progetto del genere potrebbe prendere piede. Forse il volontariato potrebbe aiutare, ma dubito che i soli volontari possano sostenere simili strutture.
    In ogni caso, sapere che ci sono realta’ del genere ti fa capire molte cose sulle diverse concezioni del servizio pubblico in senso lato e su quello bibliotecario in senso piu’ stretto.

    Mi piace

  5. D’accordo,
    Però nella mia nuova Biblio comunale fanno presentazioni di libri, concerti, c’è un mega spazio bambini-grnitori con giochi anche per i piccolissimi, ci sono studenti a frotte che ci vanno tutti i giorni ( qui ci sono università molto importanti e frequentate), al piano terra ogni giorno ci va una popolazione anziana a leggere i giornali, diverse donne del quartiere si ritrovano addiittura a giocare a burraco… c’è un Gdl 8non il mio) insomma, non sarà il Paradiso ma è un punto vitalissimo per la città.
    Poi c’è un servizio intercomunale di scambi di presiti con un pulmino che gira e porta in giro i libi penotati.
    Si piotrebbe anche fare meglio, ma davvero qua non c’è solo un triste prestito di libri. Davvero. In Italia si può anche fare (Toscana…)

    Mi piace

  6. @Cristina, sono d’accordo con te che le biblioteche stiano acquisendo sempre maggiore importanza come vivaci luoghi di aggregazione per utenti di tutte le età, ma potrebbe essere che il nostro sia un punto di vista privilegiato: è noto che i servizi bibliotecari in Italia sono di qualità diseguale, dall’eccellenza di alcuni servizi integrati del nord, alla quasi totale assenza di biblioteche in alcune province del meridione. Può quindi essere che in alcune parti del nostro paese la situazione sia ancora quella descritta da @Nani: quando le risorse scarseggiano o non ci sono, è più facile che la biblioteca venga vista come luogo polveroso, privo di attrattive.

    Contenimento della spesa, pesanti limiti alle assunzioni, tagli dei trasferimenti statali sono alcune delle difficoltà che affiggono da qualche tempo gli enti locali da cui dipendono, anche, gran parte dei servizi bibliotecari. La situazione non è facile, ma il ricorso al lavoro volontario dovrebbe essere attuato solo in limitate percentuali. Alcune biblioteche, invece, riescono a garantire i servizi solo grazie all’apporto proporzionalmente non piccolo – che talvolta è pari al 100% del personale di ruolo – di giovani volontari del Servizio Civile.

    Il tema è delicato: come utente non posso che essere contenta di trovare la biblioteca aperta senza quelle limitazioni a cui l’istituzione sarebbe costretta a ricorrere senza il contributo dei volontari, ma come lavoratrice non posso non riflettere. Questi valorosi giovani volontari, che colgo l’occasione di ringraziare, lavorano per tariffe orarie molto basse. Il ricorso massiccio (sto pensando alle situazioni anomale che mi capita di vedere) al lavoro sottopagato alla lunga svaluta la persona, abbassa la qualità del servizio e indebolisce le garanzie di tutti.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

    Mi piace

  7. Scusa se non ho risposto prima. Mariangela ha espresso bene il problema a cui mi riferivo io. L’ultimo posto in cui ho vissuto, in Italia, e’ stata Lecce. Biblioteche? Una. Anzi, una e mezzo, visto che la meta’ piu’ grande era in chiusura. Spazio per i bambini? Uno sgabuzzino di passaggio, 5 scaffali mezzi vuoti con libri dai 0 ai 12-13 anni (senza nemmeno le catalogazioni di prassi e senza un tavolino o qualche sedia). Spazio per adulti? Forse sei scaffaloni di narrativa. Una sala consultazione chiusa a comuni mortali con libri in vetrina, probabilmente sotto formaldeide, chissa’. Gli unici che bazzicavano? Studenti che usavano la biblioteca come luogo per ritrovarsi e magari studiare. Chissa’ se consultavano anche. Per carita’, almeno il luogo non era deserto. C’era uno spazio espositivo, e’ vero: mostre di artisti locali. Deserto anche quello. E i bagni! Quelli, in effetti, degni di nota. Vecchietti? Bambini? Senza tavoli e sedie per consultare quei quattro libri a disposizione di tutti era proprio dura trovarceli.

    Ma questa e’ la mia esperienza al sud. Qui nemmeno i bibliotecari sono contenti, visto che vengono assunti tramite cooperative, una sorta di volontariato anche quello, se vogliamo.

    Mi piace

  8. @Nani. La situazione che tu hai tratteggiato è più desolante di quanto io potessi immaginare e mi fa capire quanto fortunate @Cristina e io possiamo dirci!

    @Tutti. Certo, Con quello economico si intreccia e si sviluppa, a mio parere, anche un problema culturale: per quello che vedo io, penso che i servizi delle biblioteche siano poco conosciuti anche là ove esistono e sono all’avanguardia; talvolta sono ignorati persino da chi avrebbe il diritto di riceverne notizia dalle istituzioni; sto pensando agli studenti e al ruolo della scuola. @Jezabel, dicci la tua!

    Ritengo che l’informazione che la scuola passa agli studenti in materia di biblioteche sia piuttosto scarsa anche tenendo conto dell’angustia economica e delle difficili condizioni lavorative, anche’esse colpite da tagli, in cui devono muoversi gli operatori.

    Come si spiegherebbe altrimenti che alcuni adolescenti arrivano al banco prestito di una biblioteca senza saper reperire autonomamente il titolo rilasciato loro dall’insegnante? (È situazione non infrequente per un’utente abituale delle biblioteche). Come è possibile che l’OPAC (catalogo on line), strumento tanto facile da usare quanto indispensabile nelle ricerche, sia pressoché sconosciuto anche agli studenti medi? Come mai (l’ho già scritto su questo blog, ma mi ripeto perché l’episodio mi aveva colpita) alcuni studenti non sanno neppure che la biblioteca esiste?

    Faccio presente che non sto confondendo lo strumento tecnico con la voglia di leggere (quella si eredita soprattutto dalla famiglia), sto dicendo che, a scuola, cosi come gli studenti apprendono che esiste la tavola pitagorica, dovrebbero venire informati, anche, dell’esistenza di un catalogo on line, delle sue modalità di utilizzo, delle possibilità offerte dal prestito interbibliotecario. Per quello che posso rilevare io, da utente, questo non avviene neppure nelle realtà locali avvantaggiate dalla presenza di sistemi bibliotecari efficienti.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

    PS: @Cristina Il fondo della padella nazionalpopolare, per usare la tua espressione, non è Nonno Libero, ma i tre film sulla principessa Sissi che io mi sorbisco regolarmente ogni volta che vengono trasmessi! Intendiamoci, quelli con la Romy Schneider, non le novità del giorno d’oggi. Lo dico sempre io, che mi piacciono i film storici!

    Mi piace

  9. @Nani, @Cristina, @Tutti

    Uno degli ultimi titoli della Bibliografica sembra scritto apposta per essere citato in questo articolo:

    • Maria Stella Rasetti, “Bibliotecario, il mestiere più bello del mondo”, Bibliografica, 2014.

    È scorrevole, ben scritto, alla portata di tutti, sicuramente consigliabile a chi in biblioteca ci va come utente.

    Illustra con ricchezza di argomentazioni e di esempi il tema della precarizzazione dei rapporti di lavoro rispetto al quale ci eravamo confrontati nei nostri commenti a questo articolo. Al proposito l’autrice cita la campagna dell’AIB “No all’eccesso di ribasso in biblioteca” http://www.aib.it/attivita/campagne/eccesso-di-ribasso/ .

    Si sente che l’autrice scrive col cuore e che ama e conosce il suo lavoro, ma, come utente delle biblioteche, non riesco a condividere senza riserve alcune sue affermazioni in merito al ruolo del volontariato.

    Non mi convince la suddivisione dei compiti proposta. L’autrice suggerisce: carico/scarico dei prestiti, acquisti, catalogazione (e fin qui niente da dire), ma anche, riordino dei volumi sugli scaffali, al personale di ruolo; organizzazione dei GdL, dei gruppi di scrittura creativa, svolgimento di corsi, collaborazioni a singole iniziative, ai volontari.

    Per cominciare da un tema che interessa da vicino l’argomento dei GdL, penso che l’idea di sottrarre la conduzione di un GdL a un bibliotecario per fargli riordinare i libri sugli scaffali – operazione che deve essere svolta sicuramente con solerzia e zelo, ma che, previa qualche indicazione operativa, può essere eseguita da chiunque –non tenga in giusto conto il ruolo e l’importanza del moderatore nei Gdl. Per non dilungarmi su questo punto, non posso che rimandare a quanto illustrato, su questo blog, a proposito del non facile compito di questa figura.

    Per allargare il discorso alle iniziative di diversa natura e ai corsi che, nella divisione dei compiti proposta, spetterebbero ai volontari, mi chiedo se si sia considerato un aspetto. Riuscirà il volontariato ad attenersi a quegli obblighi che permettono a tutti di fruire del servizio in modo democratico ed egualitario? Sarà in grado un’associazione di fornire le stesse garanzie di partecipazione, di laicità, di uguaglianza che la biblioteca, quale istituzione pubblica, è tenuta a garantire?

    La mia soluzione da travet (è doveroso specificare che sono dipendente pubblica, ma che il mio profilo professionale è distante anni luce da quello della bibliotecaria) è che il volontariato dei singoli e delle associazioni possa agire, se indispensabile, solamente sotto l’occhio vigile (anche occhiuto, se necessario) dei bibliotecari di ruolo.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

    Mi piace

  10. Cara Mariangela, mi permetto di risponderti, ringraziandoti vivamente per le valutazioni positive espresse sul mio libro. Probabilmente non sono riuscita ad esprimere bene il mio pensiero riguardo alla “divisione dei compiti” tra volontario e personale professionale. In effetti sono d’accordo con te nel non dover svilire il ruolo del moderatore dei Gruppi di lettura: sarebbe un errore farlo! ciò che intendevo dire, evidentemente semplificando troppo, era che i volontari non debbono (a mio parere, s’intende!) essere usati in sostituzione del personale professionale, quando questo non c’è, non c’è mai stato o non c’è più (ad esempio se è andato in pensione, e non c’è stato alcun rimpiazzo). Da qui gli esempi di attività “di base” anche antipatiche, comprese il riordino dei libri sugli scaffali, per il quale ci dev’essere una assunzione di responsabilità pubblica, al pari di tutte le altre operazioni di direzione e gestione della biblioteca. Mi rendo conto che le esemplificazioni si prestano a critiche: rileggendo il libro, comincerei a criticarmi da sola… Ma volevo significare che alcune attività aggiuntive, che quindi non chiamano in causa la responsabilità della politica cittadina, possono essere gestite dalla biblioteca in collaborazione con i volontari, mettendo a frutto le loro competenze e i loro saperi. E comunque sia anche con la presenza dei volontari la direzione del lavoro deve stare, a mio avviso, sempre nelle mani pubbliche, per poter dare quelle garanzie che giustamente sottolineavi Grazie della tua riflessione: credo che, passo dopo passo, tutti insieme si riesca a focalizzare meglio la questione, senza scivolarci dentro, come forse è capitato in parte a me nelle esemplificazioni. Cari saluti, Maria Stella Rasetti

    Mi piace

  11. @Maria Stella Rasetti

    Ti ringrazio per la tua disponibilità al confronto in merito al tuo libro e alla tua professione.

    @tutti Non sarebbe una cattiva idea proporre ai GdL di discutere un volume della Bibliografica; far parlare i lettori dei servizi bibliotecari di cui sono utenti potrebbe essere utile e rivelatore.

    Ciao,
    Mariangela

    Mi piace

  12. @Maria Stella Rasetti @tutti

    Ho trovato un altro tuo libro che cade come il cacio sui maccheroni in questo articolo (lamentavo la scarsa informazione ricevuta dai ragazzi sui servizi delle biblioteche):

    • Maria Stella Rasetti, “La biblioavventura di Onia e Gik”, Titivillus, 1995, illustrazioni di Massimiliano Landini.

    È un libro che in modo divertente e niente affatto pedagogico propone ai ragazzi di recarsi in biblioteca per leggere, per prendere in prestito del materiale o, perché no, per portarci un adulto; illustra come fare per fruire del servizio e, senza pedanteria, instilla il rispetto per il patrimonio bibliotecario, che è di tutti.

    Onore al merito anche all’illustratore (nei libri per ragazzi l’illustrazione la fa da padrona) e a chi ha avuto l’idea: il Comune di Castelfiorentino deve avere avuto un ruolo importante nella pubblicazione, nel lontano 1995, di questo volume.

    Quando si dice serendipità! Cercare qualcosa di proposito e trovarne un’altra per caso! Fatemi fare la citazione del caso: “La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino” (Julius Comroe Jr., 1976).

    Ciao a tutti,
    Mariagela

    Mi piace

  13. @Blackswan, @Tutti

    Ho trovato un altro volume studiato su misura per le esigenze dei cuccioli d’uomo: è giusto informare anche loro che le biblioteche esistono.

    • Lorenz Pauli, Kathrin Schaerer, “Pippoloteca??? La biblioteca delle meraviglie”, LO Officina Libraria, 2013.

    Gli autori (Lorenz ha scritto il testo, mentre Kathrin è la bravissima illustratrice che si è occupata dei disegni) hanno ideato questo libro in collaborazione con la SAB, che è associazione svizzera delle biblioteche pubbliche.

    L’intento didattico, riuscitissimo, non appesantisce affatto questo volume colorato e appetibile: anche qui, come nel volume di Rasetti e Landini, il tandem autore/illustratore procede a meraviglia e ci conduce nel mondo magico della biblioteca. Alla fine della storia, anche grazie alla biblioteca, una gallina e una volpe diventano complici e si godono assieme la lettura.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...