Categoria: Lettura

Libri bruciati dai nazisti, 80 anni dopo

Il 10 maggio è stato l’ottantesimo anniversario del rogo dei libri voluto da Goebbels nel 1933.
Il rogo dei libri da parte dei nazisti è stato uno degli episodi più importanti, denso di conseguenze e di significato dell’intero XX secolo. Ed è stato una anticipazione di quello che succede in una società il cui potere decide di bruciare i libri.

In queste immagini si vede il comizio di Goebbels, il 10 maggio 1933 a all’Opernplatz di Berlino e i giovani nazisti che bruciano i libri.

Il ministro del Reich, dottor Goebbels si rivolge agli studenti con queste parole: Continua a leggere

James Joyce, Ulisse: la lettura “liberata” di Gianni Celati

È possibile e sensato leggere Ulisse di James Joyce senza note, guide, apparato critico?

Leopold Bloom da jamesjoyce.ie

Leopold Bloom da jamesjoyce.ie

In questo lento e incerto cammino dentro il grande romanzo, ho provato a inlcudere nel mio tracciato anche un’altra strada: la nuova traduzione di Gianni Celati, pubblicata qualche mese fa da Einaudi.

Allora entriamo nel pub di Barney Kierman e là nel suo angolo, potevi scommetterci, c’era il cittadino che baccagliava da solo, aspettando che venisse giù dal cielo qualcosa nel reparto bevute, insieme a quel bastardo d’un cane rognoso, Garryowen.
- Eccolo là, dico io, nel suo buco di gloria, col suo boccale di birra irlandese e un mucchio di scartoffie, che sta lavorando per la causa.
Qua il can bastardo caccia fuori un ringhio, da farti venire freddo giù per la schiena. Che sarebbe un’opera di carità mica poco se uno si prende la briga di mandarlo all’altro mondo ‘sto canchero d’un cagnaccio. M’han detto per sicuro che a Santry con un morso s’è strippato il fondo delle braghe d’uno sbirro che passava di lì per una convocazione.

- Fermi là e dite cosa volete, fa lui.
- Niente paura, cittadino, gli fa Joe. Amici.
- Gli amici avanti, fa lui.
poi si frega le mani sugli occhi e baccaglia:
- Cosa ne pensate voi della situazione?

Il cittadino incarnava la parte del fuorilegge come Rory l’eroe delle colline. E vigliacca miseria, qui Joe s’è messo a fare uguale. (Ulisse, Episodio 12, traduzione di Gianni Celati, Einaudi)

Per esempio: se si legge l’episodio n.12 (“Ciclopi”; riferimenti all’Odissea che, peraltro, come voleva Joyce, Einaudi non ha inserito) senza averlo già letto in altre edizioni, non viene spontaneo chiedersi, fra l’altro:
Chi è il narratore?
Oppure: il “cittadino” chi è?
Oppure, ancora: come comprendere i fulminei cambi di linguaggio, per esempio quelli che introducono in una sorta di saga eroica irlandese?
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Storie di Gruppodilettura, questa settimana (5 – 12 aprile)

**Susanna Tamaro: “L’Asino della fiaba dei Grimm che scandalizza i genitori”
Il Corriere della Sera, 12 aprile 2012
Perché non capiamo più il valore educativo della cultura
«Alla Base di tutto, c’è purtroppo un’incredibile ignoranza. Ignoranza che,,in un sistema educativo ormai degradato come il nostro, si è trasformata in arroganza» [...]
«[...] quello che trovo intollerabile, nel nostro Paese, è questa assoluta incapacità di comprendere che non tutto può essere ridotto alla banalità del primo pensiero superficiale.»
Il pdf dell’articolo
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Ceci n’est pas un GdL

René Magritte - La trahison des images (1929) LA County Museum of ArtOgni nascita di un gruppo di lettura nel nostro paese andrebbe festeggiata con un coro di urrà, ma quella del gruppo di lettura promosso dall’editore Neri Pozza in collaborazione con la biblioteca Sormani di Milano suscita, oltre al plauso, qualche perplessità. Sia chiaro: siamo strenui difensori della diversità, unicità, originalità di ogni GdL, del diritto di ognuno a scegliere la sua strada, la sua formula organizzativa, il suo stile di lavoro. Ma ci sono alcune cose che stanno scritte nel DNA di un GdL, nel suo nome: chiunque è libero di fare altro ma dovrebbe cambiare anche il nome di quello che fa, almeno per una questione linguistica, perché se no  rischiamo di parlare lingue diverse e di non capirci per nulla. Continua a leggere

Virginia Woolf ci dice come leggere un libro

Virginia Woolf con un libro tra le mani

Virginia Woolf con un libro tra le mani

Ho letto con curiosità l’articolo pubblicato da Maria Popova su Brain Pickings a proposito di Virginia Woolf e della sua idea di come leggere un libro. Già, chi è il buon lettore? La scrittrice lo spiega nel saggio “Come andrebbe letto un libro?” contenuto nella raccolta Il Lettore Comune – Seconda serie. Chi sono coloro che sanno leggere bene un libro, che hanno il giusto approccio e che dunque possono trarre il maggior beneficio dalla meravigliosa attitudine alla lettura? Vediamo se vi ci ritrovate e soprattutto, se siete d’accordo con la Woolf. Io in parte sì. Continua a leggere

La lettura è davvero un’esperienza di vita?

Per i lettori accaniti è un fatto noto, anche non se ne parla quasi mai, forse per pudore. Mi riferisco al fatto che la lettura sia una esperienza di vita, vera. Non (solo) vicaria, non voyeristica. Esperienza di grande qualità, valida in sè, non tanto e non solo in quanto “intrattenimento”.

luiginter, flickr, pixlr

luiginter, flickr, pixlr

Il lettore non prende nemmeno in considerazione il presunto dualismo fra vivere e leggere (quello del «Leggere? No, preferisco vivere».) È banale, dunque, ma ci tocca ricordarlo a volte: leggere è vivere, e vivere di grande qualità. Ci tocca ricordarlo perché troppo spesso abbiamo davanti persone che se lo dimenticano.

Ce lo ha ricordato qualche settimana fa anche Paolo Di Paolo sul domenicale del Sole 24 Ore (24 febbraio 2013): ci porta come esempio grandi narratori “puri” che negli ultimi loro romanzi inseriscono personaggi che leggono grande letteratura: «è la volontà», nota Di Paolo, «di dimostrare che Orgoglio e pregiudizio, Cime tempestose o Grandi speranze, possono, ancorati al vissuto dei personaggi, diventare a tutti gli effetti “azioni narrative”».[...] «Eugenides, Irving, McEwan ci parlano di una letteratura che produce esperienza, che la determina».
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Gli innamoramenti di Javier Marías e la trappola della memoria

Jack-vettriano

Non ho il coraggio di proseguire. Così mi ha detto un’anima grande tenendo tra le mani la sua copia dell’ultimo romanzo di Javier Marías, Gli innamoramenti (Einaudi). In effetti un po’ la capisco. Aprirlo (e riuscire ad arrivare alla fine) è un po’ come sedersi e poi uscire da una seduta di analisi.
Il lettore è il paziente. Marías uno dei migliori analisti, in grado di sbattergli in faccia il suo flusso di pensiero. Di farglielo toccare con mano. Di trascinarlo nelle sue vertigini, di presentarlo parola dopo parola. Di lasciarlo fluttuare libero nelle pagine che riescono a ospitare riflessioni che (forse) nessuno di noi avrebbe mai il coraggio di ammettere di aver fatto (magari anche con se stesso).
Per me è stata una bellissima ma difficile lettura. Pagine che rimangono dentro e di cui è difficile liberarsi. Continua a leggere

Teju Cole, lo scrittore; Obama, il presidente-lettore e la guerra dei droni

Il presidente-lettore che autorizza la guerra dei droni dimostra l’inefficacia della letteratura nel migliorare il mondo

Teju Cole è un giovane scrittore (e fotografo) americano figlio di genitori nigeriani. Scrive su varie riviste prestigiose e ha pubblicato nel 2011 un romanzo ambientato a New York, Open City, che ne ha rivelato il talento originale e lo stile narrativo-introspettivo che molti hanno associato a W.G. Sebald. Ora sta scrivendo un libro non-fiction sulla Nigeria.

Teju Cole

Teju Cole visto dal New Yorker

In un articolo pubblicato dal New Yorker la scorsa settimana, Cole si interroga indignato su come sia possibile che Barack Obama autorizzi l’uso dei droni per l’uccisione di “un gran numero di persone”: le vittime fino a oggi vengono stimate fra “alcune centinaia e tremila”, nella guerra al terrore che gli Stati Uniti stanno combattendo in varie forme in tutto il mondo.

Sicurezza nazionale la chiamano. Cole ricorda come queste uccisioni con i droni siano state decise senza tentativi di fermare in altro modo i presunti terroristi e senza nessuna autorizzazione o controllo giudiziario e come l’imprecisione di questi velivoli comandati a distanza o la semplice potenza dell’esplosivo caricato finisca per uccidere molti altri individui oltre al bersaglio previsto.
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I libri più belli, letti nel 2013

Libri: un flusso creativo ininterrotto di titoli, autori, consigli, sconsigli, analisi, emozioni, discussioni sulle emozioni. Ma anche digressioni e tante tante richieste di consigli o di pareri. Siamo dunque di nuovo al momento di dare il via alla grande festa dei libri più belli letti nel corso dei quest’anno. Il post dedicato a quelli del 2012 ha superato i mille commenti (sì 1000) ed è – come quelli degli anni precedenti – un enorme giacimento di ragionamenti e idee sulla lettura. La lettura e i libri; i lettori e i libri, i lettori con i lettori.
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Baol, concorso per scrittori esordienti

di Enza Moscaritolo

Si scrive Baol, si legge concorso per scrittori esordienti.
Non di quelli classici, di quelli impomatati o con la puzza sotto al naso. Baol è estro, fantasia allo stato puro al servizio dei lettori. writer-wretch

Come il suo nome richiede. Come il suo dna prescrive. E per questa quarta edizione, che si è appena conclusa, Baol ha in serbo una grossa novità: una raccolta dei migliori racconti – selezionati dalla giuria – pervenuti sul tema prescelto per quest’anno “L’amore ai tempi dell’Ikea”, come suggerisce una canzone della band “Lo Stato Sociale” che a breve sarà pubblicata.  Continua a leggere

Il libro, l’e-book e il corpo a corpo del lettore

Perché è meglio non sottovalutare il rapporto fisico con i libri e perché, anche se dobbiamo abituarci agli e-book, è meglio pensare di farlo con molta tolleranza per chi invece fatica a farlo, e soprattutto senza supponenza d’avanguardisti; e, d’altra parte, chi è diffidente davanti al libro digitale dovrebbe almeno mettere da parte un po’ di snobismo e provare. 

Manuel Fior - illustrazione per "Una certa idea del mondo"

Manuel Fior – illustrazione per “Una certa idea del mondo”

In una delle ultime riunioni del gruppo di lettura di Cologno Monzese mi sono presentato per la prima volta con il libro letto che stava dentro il Kindle invece che in volume. Quell’incontro mi ha lasciato con la sgradevole sensazione che in questi mesi avessi sottovalutato le privazioni fisiche che la lettura dell’e-book infligge. Continua a leggere