Categoria: Libri

Digital Public Library of America: buone notizie per i libri e la cultura

La Digital Public Library of America – ufficialmente nata il 18 aprile scorso – è un bel progetto che aiuta a pensare in modo ottimistico al futuro dei libri e delle informazioni.
Il modo migliore per avvicinarla è consultarne il sito web, che è la porta attraverso la quale entrare in questa grande avventura del sapere.

DPLA

In breve, la DPLA è un archivio di archivi, una *”federazione” digitale di biblioteche. L’obiettivo è rendere raggiungibile sul Web, gratuitamente, i patrimoni digitalizzati di tutte le bilblioteche degli Usa. Continua a leggere

Libri bruciati dai nazisti, 80 anni dopo

Il 10 maggio è stato l’ottantesimo anniversario del rogo dei libri voluto da Goebbels nel 1933.
Il rogo dei libri da parte dei nazisti è stato uno degli episodi più importanti, denso di conseguenze e di significato dell’intero XX secolo. Ed è stato una anticipazione di quello che succede in una società il cui potere decide di bruciare i libri.

In queste immagini si vede il comizio di Goebbels, il 10 maggio 1933 a all’Opernplatz di Berlino e i giovani nazisti che bruciano i libri.

Il ministro del Reich, dottor Goebbels si rivolge agli studenti con queste parole: Continua a leggere

E poi, Paulette…, Barbara Constantine

Look at that! - foto: Gabriel Rocha (a.k.a. BRIEL), flickr

Look at that! – foto: Gabriel Rocha (a.k.a. BRIEL), flickr

Me l’ha consigliato il mio libraio di fiducia, ed è stato un buon consiglio. E poi, Paulette… di Barbara Constantine, edito da Einaudi, è un beli libro, che si legge con piacere, e ti lascia un sorriso.

La trama: Ferdinand, l’anziano protagonista da cui ha inizio la vicenda, vive in una fattoria, ormai troppo grande per lui, rimasto vedovo, con il figlio, la nuora e i nipotini andati a vivere in paese. Un giorno, passando vicino alla casa della vicina di casa Marceline, scopre che anche lei è sola, e che si trova in difficoltà, quando una forte pioggia fa crollare il tetto della sua casa. Ferdinand prende coraggio, e la invita a stabilirsi nella sua fattoria, insieme al gatto e all’asino.

Ma dove si sta in due, si sta anche in tre, e un altro amico, appena rimasto vedovo, e sulla strada della depressione senza l’amata moglie, si aggiunge ai due vecchietti, seguito in breve da due vecchiette, le sorelle Lumiere, per anni proprietarie del negozio di elettricista del paese, e ora accerchiate dai parenti che le vogliono sfrattare.

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James Joyce, Ulisse: la lettura “liberata” di Gianni Celati

È possibile e sensato leggere Ulisse di James Joyce senza note, guide, apparato critico?

Leopold Bloom da jamesjoyce.ie

Leopold Bloom da jamesjoyce.ie

In questo lento e incerto cammino dentro il grande romanzo, ho provato a inlcudere nel mio tracciato anche un’altra strada: la nuova traduzione di Gianni Celati, pubblicata qualche mese fa da Einaudi.

Allora entriamo nel pub di Barney Kierman e là nel suo angolo, potevi scommetterci, c’era il cittadino che baccagliava da solo, aspettando che venisse giù dal cielo qualcosa nel reparto bevute, insieme a quel bastardo d’un cane rognoso, Garryowen.
- Eccolo là, dico io, nel suo buco di gloria, col suo boccale di birra irlandese e un mucchio di scartoffie, che sta lavorando per la causa.
Qua il can bastardo caccia fuori un ringhio, da farti venire freddo giù per la schiena. Che sarebbe un’opera di carità mica poco se uno si prende la briga di mandarlo all’altro mondo ‘sto canchero d’un cagnaccio. M’han detto per sicuro che a Santry con un morso s’è strippato il fondo delle braghe d’uno sbirro che passava di lì per una convocazione.

- Fermi là e dite cosa volete, fa lui.
- Niente paura, cittadino, gli fa Joe. Amici.
- Gli amici avanti, fa lui.
poi si frega le mani sugli occhi e baccaglia:
- Cosa ne pensate voi della situazione?

Il cittadino incarnava la parte del fuorilegge come Rory l’eroe delle colline. E vigliacca miseria, qui Joe s’è messo a fare uguale. (Ulisse, Episodio 12, traduzione di Gianni Celati, Einaudi)

Per esempio: se si legge l’episodio n.12 (“Ciclopi”; riferimenti all’Odissea che, peraltro, come voleva Joyce, Einaudi non ha inserito) senza averlo già letto in altre edizioni, non viene spontaneo chiedersi, fra l’altro:
Chi è il narratore?
Oppure: il “cittadino” chi è?
Oppure, ancora: come comprendere i fulminei cambi di linguaggio, per esempio quelli che introducono in una sorta di saga eroica irlandese?
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Gianfranco Ravasi, Albert Camus e l’ateismo che cerca la trascendenza

Il nuovo Papa Francesco, mi interessa molto (da ateo e laico). E mi sorprende. Anche se non ho dimenticato del tutto le ombre che forse ci sono sul suo passato argentino ma che, sembra, il tempo e alcune dichiarazioni di persone coinvolte hanno dissolto.

Albert Camus

Albert Camus

Mi attirano le sue parole e i suoi gesti. In modi e stili differenti prolungano ed estendono l’interesse e l’ammirazione che suscita un altro cardinale, Gianfranco Ravasi @CardRavasi.
Personalità davvero ricca e illuminata, e per molti una porta aperta sul pensiero e la prassi della Chiesa, Ravasi traccia sentieri per attraversare le divisioni fra la cultura atea e quella religiosa e favorire le conoscenze, il dialogo, la consapevolezza della complessità della condizione umana. Continua a leggere

Il ponte invisibile, Julie Orringer

Librairie, Rue des Rosiers - foto: giuliaduepuntozero, flickr

Librairie, Rue des Rosiers – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Il ponte invisibile di Julie Orringer, edito da Einaudi, è un bel librone di oltre 750 pagine, ma non si sentono. Le pagine scorrono veloci, e non vorresti mai essere arrivato alla fine.

Il libro inizia presentandoci i fratelli András e Tibor Lévi, poco più che ventenni, ebrei ungheresi. András ha vinto una borsa di studio, grazie a dei disegni pubblicati su un giornale, e andrà a studiare architettura a Parigi, alla Ecole Spéciale d’Architecture; Tibor, il fratello maggiore, rimarrà a Budapest: nonostante il suo sogno di studiare medicina in Italia, non è ancora riuscito a ottenere i permessi. E così, passano un’ultima serata insieme a teatro, ignari di quello che riserverà loro il futuro. Continua a leggere

La lettura è davvero un’esperienza di vita?

Per i lettori accaniti è un fatto noto, anche non se ne parla quasi mai, forse per pudore. Mi riferisco al fatto che la lettura sia una esperienza di vita, vera. Non (solo) vicaria, non voyeristica. Esperienza di grande qualità, valida in sè, non tanto e non solo in quanto “intrattenimento”.

luiginter, flickr, pixlr

luiginter, flickr, pixlr

Il lettore non prende nemmeno in considerazione il presunto dualismo fra vivere e leggere (quello del «Leggere? No, preferisco vivere».) È banale, dunque, ma ci tocca ricordarlo a volte: leggere è vivere, e vivere di grande qualità. Ci tocca ricordarlo perché troppo spesso abbiamo davanti persone che se lo dimenticano.

Ce lo ha ricordato qualche settimana fa anche Paolo Di Paolo sul domenicale del Sole 24 Ore (24 febbraio 2013): ci porta come esempio grandi narratori “puri” che negli ultimi loro romanzi inseriscono personaggi che leggono grande letteratura: «è la volontà», nota Di Paolo, «di dimostrare che Orgoglio e pregiudizio, Cime tempestose o Grandi speranze, possono, ancorati al vissuto dei personaggi, diventare a tutti gli effetti “azioni narrative”».[...] «Eugenides, Irving, McEwan ci parlano di una letteratura che produce esperienza, che la determina».
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Gli innamoramenti di Javier Marías e la trappola della memoria

Jack-vettriano

Non ho il coraggio di proseguire. Così mi ha detto un’anima grande tenendo tra le mani la sua copia dell’ultimo romanzo di Javier Marías, Gli innamoramenti (Einaudi). In effetti un po’ la capisco. Aprirlo (e riuscire ad arrivare alla fine) è un po’ come sedersi e poi uscire da una seduta di analisi.
Il lettore è il paziente. Marías uno dei migliori analisti, in grado di sbattergli in faccia il suo flusso di pensiero. Di farglielo toccare con mano. Di trascinarlo nelle sue vertigini, di presentarlo parola dopo parola. Di lasciarlo fluttuare libero nelle pagine che riescono a ospitare riflessioni che (forse) nessuno di noi avrebbe mai il coraggio di ammettere di aver fatto (magari anche con se stesso).
Per me è stata una bellissima ma difficile lettura. Pagine che rimangono dentro e di cui è difficile liberarsi. Continua a leggere

L’ultima fuggitiva, Tracy Chevalier

Quilt - The Occidental Hotel - foto: giuliaduepuntozero, flickr

Quilt – The Occidental Hotel – foto: giuliaduepuntozero, flickr

Ho appena finito di leggere L’ultima fuggitiva, edito da Neri Pozza, di Tracy Chevalier, l’autrice de La ragazza con l’orecchino di perle e di La dama e l’unicorno, e di vari altri, tutti pubblicati da Neri Pozza. Me l’ha consigliato mia mamma, gli altri libri di Tracy Chevalier ci erano piaciuti molto, e la trama di quest’ultimo sembrava fatta per me.

Ambientato nel 1850, inizia con la partenza di Honor e di sua sorella Grace da Bridport, in Inghilterra, alla volta dell’America; Grace è promessa in sposa a un Amico quacchero, come loro, trasferito nel Nuovo Mondo, e Honor, appena lasciata dal fidanzato, decide di seguirla e iniziare, anche lei, una nuova vita al di là dell’Oceano.

Fin dalle prime righe, si parla di trapunte e patchwork (nella foto sopra, un quilt antico che ho fotografato l’estate scorsa in un hotel storico a Buffalo, Wyoming; ho una vera passione per quest’arte): Honor, come da tradizione quacchera, è bravissima a cucire e trapuntare, parte per la sua avventura con le coperte che le ha regalato la comunità che si è riunita prima della loro partenza per cucirle una Trapunta degli Affetti, e anche arrivata in Ohio sarà il cucito a mantenerla stabile e salda nelle disavventure che la aspettano.

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Teju Cole, lo scrittore; Obama, il presidente-lettore e la guerra dei droni

Il presidente-lettore che autorizza la guerra dei droni dimostra l’inefficacia della letteratura nel migliorare il mondo

Teju Cole è un giovane scrittore (e fotografo) americano figlio di genitori nigeriani. Scrive su varie riviste prestigiose e ha pubblicato nel 2011 un romanzo ambientato a New York, Open City, che ne ha rivelato il talento originale e lo stile narrativo-introspettivo che molti hanno associato a W.G. Sebald. Ora sta scrivendo un libro non-fiction sulla Nigeria.

Teju Cole

Teju Cole visto dal New Yorker

In un articolo pubblicato dal New Yorker la scorsa settimana, Cole si interroga indignato su come sia possibile che Barack Obama autorizzi l’uso dei droni per l’uccisione di “un gran numero di persone”: le vittime fino a oggi vengono stimate fra “alcune centinaia e tremila”, nella guerra al terrore che gli Stati Uniti stanno combattendo in varie forme in tutto il mondo.

Sicurezza nazionale la chiamano. Cole ricorda come queste uccisioni con i droni siano state decise senza tentativi di fermare in altro modo i presunti terroristi e senza nessuna autorizzazione o controllo giudiziario e come l’imprecisione di questi velivoli comandati a distanza o la semplice potenza dell’esplosivo caricato finisca per uccidere molti altri individui oltre al bersaglio previsto.
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I libri più belli, letti nel 2013

Libri: un flusso creativo ininterrotto di titoli, autori, consigli, sconsigli, analisi, emozioni, discussioni sulle emozioni. Ma anche digressioni e tante tante richieste di consigli o di pareri. Siamo dunque di nuovo al momento di dare il via alla grande festa dei libri più belli letti nel corso dei quest’anno. Il post dedicato a quelli del 2012 ha superato i mille commenti (sì 1000) ed è – come quelli degli anni precedenti – un enorme giacimento di ragionamenti e idee sulla lettura. La lettura e i libri; i lettori e i libri, i lettori con i lettori.
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