I thriller venuti dal freddo, da Internazionale

Segnalo un articolo molto interessante uscito sul numero 779 di Internazionale, in edicola dal 23 al 29 gennaio: *I thriller venuti dal freddo – I romanzi gialli scandinavi hanno conquistato l’Europa. L’inchiesta di uno scrittore francese. Alla ricerca delle ragioni di un successo inatteso*.

Patrick Raynal, scrittore francese di libri noir, intervista una serie di autori scandinavi di gialli, per cercare di spiegare il fenomeno dei gialli del Nord, fortissimo in Francia, come anche in Italia.

Da Bergen a Oslo, da Reykjavik a Helsinki, da Stoccolma a Copenaghen, Raynal incontra numerosi scrittori (alcuni tradotti anche in Italia, altri non ancora), e discute con loro del successo di questo genere letterario, non solo in Scandinavia, ma in tutta Europa. Gunnar Staalesen, Stig Holmas, Jo Nesbø, Kjell Ola Dahl, Arnaldur Indridason,  Arni Thorarinsson, Jon Hallur Stefansson, Karin Alvtegen, fino alla mitica Maj Sjöwall , tutti hanno un’ipotesi, più o meno poetica. Manca solo Henning Mankell, che però si è trasferito in Mozambico, un po’ fuori rotta in questo tour.

I tentativi di spiegazione sono molti: si va dall’ipotesi legata al particolare clima nordico_La gente è depressa per più di sei mesi all’anno perché non vede il sole. Poi, quando arriva, tutti impazziscono, in attesa che tramonti di nuovo. Il nostro carattere è bipolare, come quello dei maniaci depressivi_, a chi lega il successo alla capacità di questo genere di spiegare meglio degli altri una società che ha sostituito i valori tradizionali con quelli legati al denaro. C’è poi chi si spiega questo fenomeno con la particolarità dei gialli scandinavi, noir tradizionali, così diversi da molti giallisti europei _Asbjorn fa il paragone con Fred Vargas_: nei libri nordici, le inchieste sono ancora vere inchieste poliziesche, complesse, con un inizio e una fine, e un vero investigatore. Anche se c’è chi aggiunge che i noir scandinavi sono ancora più veri perché non hanno una fine, ogni crimine ne nasconde un altro, ancora più terribile.

Qualcuno _ Arnaldur Indridason_, poco modestamente, trova la chiave del successo nella maggiore capacità degli autori del Nord _Abbiamo successo probabilmente perché siamo i migliori_.

Qualcun’altro ridimensiona il fenomeno, classificandolo come una moda passeggera, come una trovata di marketing degli editori scandinavi ed europei, che hanno trovato un filone che piace al pubblico _soprattutto femminile_, con un modello ben preciso: Un po’ di esotismo, di natura, di neve e di ghiaccio e delle trame semplici che seguono il modello di Sjöwall e Wahlöö: poliziotti dalla vita privata difficile, con problemi sociali e politici [...] Nel romanzo scandinavo i personaggi sono più importanti della trama. Mankell lo ha capito bene: servono storie semplici e un poliziotto con una vita complicata.

Per un motivo o per l’altro, tutti gli intervistati, alla fine, trovano un punto in comune: l’eredità di Maj Sjöwall e Per Wahlöö, capostipiti del genere, inluenza per tutti loro.

C’è anche chi _Karin Alvtegen_ cerca di spiegare il fenomeno Stieg Larsson con la presenza di Lisbeth Salander, personaggio che tiene in piedi la trilogia, ispirata a Pippi Calzelunghe, per questo tanto amata dai lettori di tutto il mondo.

Insomma, articolo molto bello, con tanti spunti e stimoli di riflessione, il tutto condito da foto dell’Islanda, che non guastano mai.

*giuliaduepuntozero

L’uso sapiente delle buone maniere, Alexander McCall Smith

Ho finito il 2008 e iniziato il 2009 con *L’uso sapiente delle buone maniere*, l’ultimo libro di Alexander McCall Smith, ed. Guanda.
Il libro fa parte della collana ambienta a Edimburgo, protagonista la filosofa Isabel Dalhousie. Avevo scritto qualche mese fa dell’episodio precedente della serie, *Il piacere sottile della pioggia*.
Ribadisco che i libri non sono dei classici gialli, come invece la serie dell’ispettrice del Botswana Precious Ramotswe. Però hanno un loro perché, e comunque una parvenza di mistero e di indagine per tutto il corso del libro.
In questo episodio, Isabel, che abbiamo lasciata incinta nel libro precedente, è diventata mamma, ha problemi di lavoro (la vogliono far fuori dalla rivista si cui è responsabile…), ed è divorata dal dilemma se spendere fior fior di quattrini per acquistare il quadro di un pittore scozzese.
Ho letto un po’ di recensioni in giro, alcune molto negative, altre così così. Dipende come si prende il libro: sono d’accordo che come trama lascia un po’ di perplessità, però trovo molto belle le ambientazioni, interessanti e curiose le digressioni filosofiche, simpatici i personaggi. In particolare, poi, in quest’ultimo, bella la parte sull’arte scozzese.
Un’altra critica che ho letto è che i libri di questa serie finiscono sempre bene e a Isabel non va nulla di storto. E’ un problema secondo voi? Per me meglio, a dire il vero, sono una convinta sostenitrice dell’happy end, almeno nei libri che vada tutto come deve andare!
Insomma, si lascia leggere, e con piacere.

*giuliaduepuntozero

Il commissario Wallander in TV da sabato 6 dicembre

Scopro che da sabato 6 dicembre in tv (Rete4) parte una serie ispirata ai romanzi e ai personaggi di Henning Mankell e al commissario Kurt Wallander (libri molto amati da tanti lettori/autori di questo blog).
Mediaset aveva acquistato la serie dalla Svezia un paio di anni fa e ha deciso di trasmetterla ora sull’onda del successo dei libri di Mankell, pubblicati in Italia da Marsilio.

Su youtube un promo di un episodio:
http://www.youtube.com/watch?v=tX23dZATB_c

info sulla serie:
http://www.inspector-wallander.org/mysteries/yellowbird-series/index.html

Ringrazio Marsilio per la segnalazione ;)

Perché si leggono i gialli e i noir? Perché rassicurano

università chiusa, originally uploaded by luiginter.

Non capisco se siano solo coincidenze o se sia una tendenza: un sacco di persone intorno a me leggono prevalentemente libri gialli-noir.
Anche a me piace il genere; insomma non ho niente contro i gialli! Posso allora fare la domanda senza timore di mostrare ostilità: perché si leggono tanto le storie di crimine e di investigatori e poliziotti?

Una risposta che spesso viene data dice: perché la crime story è la forma di narrativa realista che meglio racconta il nostro tempo (o una qualsiasi delle versioni di questa risposta).

Una risposta più suggestiva me l’ha data una amica (non so se l’ha letta da qualche parte o l’ha pensata lì al momento): “Il giallo e il noir mi rassicurano”, ha detto. “Non so esattamente perché, ma si sta in un universo comprensibile. Si porta dentro una storia ciò che è sfilacciato e frammentato e inspiegabile; diventa una sequenza di atti e responsabilità e conseguenze. Come nelle fiabe, il male incanalato in una storia fa meno paura, si esorcizza, diventa spiegabile. In genere i romanzi invece sono più aperti, in certi momenti della vita sono ‘troppo’ aperti”.

Che ne dite, regge come spiegazione? Per questo si leggono tanti gialli?

Tony Hillerman, la detective story nella riserva Navajo

Se ne è andato Tony Hillerman, il padre del detective Joe Leaphorn, della Navajo Tribal Police, autore di una serie di romanzi noir ambientati nella grande riserva fra Arizona e Utah.
Alcuni suoi libri erano pubblicati da Mondadori nella collana dei gialli (sì quelli da edicola): li avevo presi in qualche bancarella. Ora mi sa che da noi sono fuori catalogo… :(

Hillerman aveva 83 anni. Un po’ di informazioni dal New York Times.

Tony Hillerman ci ha lasciati, originally uploaded by luiginter.

La leonessa bianca, Henning Mankell

Un po’ di giorni fa ho scritto che stavo leggendo *La leonessa bianca*, terza avventura del commissario Wallander, dello scrittore Henning Mankell (ed. Marsilio, che ha pubblicato alcuni fra i migliori gialli scandinavi).

In effetti Mankell è stato fra i padri del genere (beh, non ho studiato approfonditamente la storia, ma perlomeno in Italia è stato il primo acquistato da Marsilio, a dare il via ai libri GialloSvezia), e io non ne ho mai parlato. Ho fatto male, perché con tutto lo scrivere che si è fatto di Stieg Larsson, Anne Holt, Asa Larsson, Leif GW Persson, ci si dimentica che c’è anche lui, il più grande, forse.

Nove i libri incentrati sul commissario Kurt Wallander (nell’ordine _io me lo dimentico sempre_ *Assassino senza volto*, *I cani di Riga*, *La leonessa bianca*, *L’uomo che sorrideva*, *La falsa pista*, *La quinta donna*, *Delitto di mezza estate*, *Muro di fuoco*, e *Piramide*, una raccolta di racconti cronologicamente anteriori alle altre vicende, anche se scritto per ultimo), un uomo tormentato, complicato, molto umano, ma geniale nel suo lavoro. Ambientati a Ystad, nel sud della Svezia, non mancano di quell’atmosfera un po’ triste, sottomessa direi, tipica dei gialli scandinavi, nonché di una forte attenzione a vicende di carattere sociale (il problema dell’immigrazione, della malavita organizzata, in questo terzo volume l’apartheid in Sudafrica). Oltre a un occhio particolare su Kurt, sui suoi _tanti_ problemi personali e famigliari (un divorzio, un rapporto un po’ tormentato con la figlia, e molto difficile con il padre), nonché sulle vicende del commissariato di Ystad. Insomma, una serie a cui ci si appassiona.

Oltre a Kurt, altri due gialli: *Prima del gelo* (pubblicato da Mondadori), in cui protagonista  è la figlia Linda, neodiplomata alla scuola di polizia, e *Il ritorno del maestro di danza* (ed. Marsilio) in cui invece le indagini sono nelle mani dell’ispettore Stefan Lindman, già comparso in *Prima del gelo*.

Marsilio completa poi la gamma con la serie dei libri africani, che però ammetto di non conoscere; so solo che lo scrittore vive parte dell’anno in Mozambico.

*giuliaduepuntozero

I romanzi mattone e altro

Due interessanti articoli sul numero di oggi, 31 agosto, dell’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, entrambi a pagina 32, collegati fra loro.

Nel primo, *Così è risorto Stieg*, Cesare de Michelis, editore, racconta l’ultima, fenomenale scoperta della Marsilio, Stieg Larsson, e la storia dei rapporti fra la sua casa editrice e il giallo svedese prima e più in generale scandinavo poi, nato con l’acquisto dei diritti di Henning Mankell (di cui io, proprio in questi giorni, sto leggendo *La leonessa bianca*, terza avventura dell’ispettore Kurt Wallander).

In *Il mattone che trionfa in libreria* Giovanni Pacchiano parte proprio dal recente successo di *Uomini che odiano le donne* e di *La ragazza che giocava con il fuoco*, i due mattoni di 700 pagine ciascuno di Stieg Larsson, per interrogarsi sulla diffusione e soprattutto sul successo di quelli che definisce romanzi-fiume. Non solo Stieg Larsson, ma anche lo stesso Mankell e Leif G.W. Persson, per rimanere alla Marsilio, o ancora l’ultimo titolo della Fallaci.

Scrive Pacchiano:

[...] Il protagonista, almeno così crediamo, è un lettore colto. Ha più di quarant’anni (ma può averne anche settanta e passa). E’ deluso dalla vita pubblica e dal crollo dei valori di un mondo perbene ormai scomparso. Si sente, inoltre, accerchiato dalla cattiva letteratura e prova il bisogno di abbandonarsi a una narrativa totalizzante e chilometrica. Come le grandi letture della sua giovinezza. Sostitutiva della vita? Forse sì, almeno per il non breve tempo della lettura. Paradossalmente, anastetizzante e insieme esaltante. [...] Ma non basta: i buoni romanzi-fiume sono, sempre, avvincenti. “Avvincente”, cioè qualcosa che ti lega. Sei fatalmente e strettamente legato al tuo libro sino alla conclusione della storia. [...]

E voi cosa ne pensate? Qual è il vostro rapporto con i romanzi-fiume? Vi ritrovate in questa descrizione?

*giuliaduepuntozero

La ragazza che giocava con il fuoco, Stieg Larsson

Ho parlato del primo libro di Stieg Larsson, *Uomini che odiano le donne*, qualche tempo fa, scrivendo di quanto mi fosse piaciuto e quanto mi avesse entusiasmata.

Se possibile, *La ragazza che giocava con il fuoco*, secondo volume di quella che è stata chiamata la Millennium Trilogy, edito da Marsilio, mi è piaciuto ancora di più. Mi ha tenuta legata alle sue oltre 750 pagine, facendomi spaventare, arrabbiare, sospirare di sollievo, rabbrividire.

Rispetto al primo libro, l’attenzione è maggiormente concentrata su Lisbeth, la giovane hacker, geniale, dotatissima per la matematica e i computer, asociale ma con una sua moralità molto rigida, gracile ma con capacità di difesa insospettabili. La rtroviamo all’inizio in un viaggio sabbatico in giro per il mondo, alle prese con quesiti matematici, e, come sempre, uomini che odiano le donne. Con Mikael Blomqvist non vuole avere più nulla a che fare, con grande dispiacere del giornalista, che si consola con una nuova, esplosiva inchiesta, questa volta sul trafficking di giovani prostitute. Ma tre omicidi arrivano a sconvolgere la storia, tanto più quando Lisbeth viene ritenuta colpevole e inizia una caccia all’uomo per trovarla in tutta la Svezia. Non voglio svelare oltre, ma solo consigliarvi di leggere *La ragazza che giocava con il fuoco* e, se non l’aveste ancora fatto, *Uomini che odiano le donne*.

Proprio mentre lo stavo leggendo, fra l’altro, è uscito un articolo sul Corriere della Sera che parlava della nuova *moda* turistica diffusa a Stoccolma: un itinerario letterario per la città in visita ai luoghi citati da Stieg Larsson nei suoi libri.
La mania è partita da Flickr, fino a quando il Museo della Città ha organizzato visite guidate di un’ora e mezza, da Södermalm (dove vive Mikael) a Fiskargatan (dove vive invece Lisbeth, a partire dal secondo episodio), da Goetgatan (sede della rivista Millennium) al bar Kvarnen (bazzicato un po’ da tutti i personaggi).

*giuliaduepuntozero

Quello che ti meriti, Anne Holt

Il secondo libro che ho letto nella prima tranche delle mie vacanze, come anche *Tre vite* di Penelope Lively, merita un ottimo voto.

Hanno parlato tanto di *Quello che ti meriti* di Anne Holt, ed. Einaudi. Ho letto diverse recensioni, tutte decisamente positive, molte sull’onda della moda dei gialli scandinavi che sta avendo il suo massimo esponente in Stieg Larsson (mi sono portata il secondo libro della Millennium Trilogy nella seconda parte delle mie vacanze, al mare, ne parlerò nei prossimi giorni); sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore di qualche settimana fa un unico articolo presentava il giallo della Holt e *La ragazza che giocava con il fuoco*.

Come scrivevo, il libro mi è piaciuto molto, un giallo che mi ha tenuta legata alle pagine e che mi ha fatto rimpiangere l’averlo finito così presto. Molto riuscito il protagonista, l’investigatore Yngvar Stubø; bella come sempre l’atmosfera nordica che traspare dai gialli scandinavi; un po’ macchinosa la trama, e forse in alcuni tratti non così verosimile, ma comunque giudizio molto positivo.

Speriamo vengano pubblicate anche le vicende successive.

Nel frattempo, Anne Holt sarà a Mantova al Festivaletteratura, il 6 settembre alle 10.30 al Cortile della Cavallerizza di Palazzo Ducale, presentata da Gianrico Carofiglio.

*giuliaduepuntozero

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, Amara Lakhous

Parviz Mansoor Samadi, iraniano. Benedetta Esposito, napoletana. Iqbal Amir Allah, bengalese. Elisabetta Fabiani _con il cane Valentino. Maria Cristina Gonzalez, peruviana. Antonio Marini, milanese. Johan Van Marten, olandese. Sandro Dandini, romano. Stefania Massaro. Abdallah Ben Kadour, algerino. Mauro Bettarini, commissario. E poi Lorenzo Manfredini, detto il Gladiatore, il morto, e Amedeo, nazionalità incerta, su cui tutti i personaggi del libro discutono, che si svelerà pagina dopo pagina, fino allo svelamento finale.

Questi i personaggi che si presentano man mano in *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* _titolo stupendo e immagine in copertina fantastica_ di Amara Lakhous, ed. e/o, nell’azzeccata collana Assolo _nella quale è stato pubblicato, ad esempio, *Aglio, menta e basilico*, raccolta di articoli di Jean-Claude Izzo.

Amara Lakhous è nato in Algeria, ma vive a Roma da anni. *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* è un giallo, un giallo corale. Ciascun personaggio presenta la sua storia e la sua versione dei fatti riguardo l’omicidio di Lorenzo Manfredini detto il Gladiatore, trovato accoltellato nell’ascensore del condominio di piazza Vittorio in cui vivono. L’ascensore è al centro delle discussioni e dei litigi, ed è il vero protagonista del romanzo. C’è chi vuole vietarne l’uso ai condomini stranieri o troppo grassi _come la povera Maria Cristina. E chi ancora, come Amedeo, che non lo usa del tutto. E proprio Amedeo è il secondo protagonista al centro del libro, accusato di essere l’assassino del Gladiatore, amato da tutti, italiani e stranieri, nessuno lo crede colpevole.

Il libro è organizzato in capitoli in prima persona per ciascun personaggio, intervallati ogni volta dal diario di Amedeo che presenta la sua versione dei fatti. Si va dal professore milanese leghista e razzista, al barista romanista anti-laziale, dalla colf peruviana che sconfigge la nostalgia con cibo e telenovelas,  all’aspirante cuoco iraniano che odia la pizza e la pasta, dall’amante dei cani sconvolta per la scomparsa dell’amato Valentino, all’artista olandese amante del cinema italiano con velleità di realizzare un film sul condominio di piazza Vittorio, e sui suoi scontri di civilità per un ascensore.

La trama è originale a carina, e lascia di sicuro con il fiato sospeso fino alla conclusione finale del giallo. Mi è piaciuta anche l’idea del romanzo corale con le voci _spesso un po’ stereotipate, ma anche questo è il suo bello_ diverse e in conflitto, legate dall’interpretazione sempre umana e ottimistica di Amedeo.

Bello.

*giuliaduepuntozero

Itinerario Izziano parte 9: Marsiglia

(Per leggere la tappa precedente clicca qui)

Vorrei chiudere questo itinerario sulle tracce di Izzo con le sue parole, tratte dal capitolo “Marsiglia tra luce e mare” di *Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo*, ed. e/o (l’articolo è molto bello ma molto lungo, quindi consiglio di acquistarlo per leggerlo interamente).

Per il momento al Vieux-Port , sulla terrazza della Samaritaine, ci beviamo fino all’ultimo minuto, spensieratamente come sempre, la splendida luce autunnale che piove dal cielo fin dalle cinque del pomeriggio. Non capirete niente di questa città se rimarrete indifferenti alla sua luce. […] Marsiglia è città di luce. E di vento. Il famoso mistral, che si infiltra in cima alle stradine e spazza via tutto fino al mare. Fino al largo di Pomègues e Ratonneau, le isole del Frioul. Fin dopo Planier, il faro oggi spento trasformato in una scuola di immersioni […] Marsiglia, a dire il vero, potete amarla solo così, arrivando dal mare. La mattina presto. All’ora in cui il sole, sorgendo dietro il massiccio di Marseilleveyre, bacia le colline e regala di nuovo un po’ di rosa alle vecchie pietre. Allora vedrete Marsiglia come la scoprì Protis il focese. […] Continua a leggere