Categoria: parole
Una poesia di Gioconda Belli…per dire…qualcosa… l’8 marzo
Sempre questa sensazione di inquietudine
di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile, la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che”non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare stella
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il mondo, la natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
ma devo ricordarmi che sono qui e che
continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.
Che ve ne pare ? come augurio a tutte le donne del blog, ma anche per tutti gli uomini che abbiano la sensisibilità per apprezzare per questa poesia.!
Sarà il mio nickname a condizionarmi..ma senza volere sono ricaduta ..nelle braccia di Gioconda Belli!!!
Borges, Calvino e l’elogio della brevità
La forma letteraria perfetta può essere soltanto il racconto, che permette di concentrarsi direttamente sull’essenziale, come fa la poesia…
Così ha dichiarato Borges in un’intervista.
Continua…
Poesia Dorsale – Un amore visionario per i libri
Quella sera dorata
Roseanna,
Calendar girl,
Lentamente prima di morire
Lasciami entrare
Un altro tempo un’altra vita
Una poesia? Sì, o meglio, una *poesia dorsale*.
Se vi domandate cos’è, basta leggere qui:
Mettere dei libri uno sopra l’altro in modo che i titoli si concatenino fino a formare dei versi. Questo è fare “poesia dorsale”. Si chiama così perché nasce dai dorsi dei libri, non dai titoli. La differenza è solo visiva; infatti l’ha inventata un graphic designer e fotografo, Silvano Belloni. Che non ha avuto l’ispirazione pensandoci su, ma fissando uno scaffale con dei libri ammucchiati. La giornalista Antonella Ottolina si è innamorata dell’idea e le ha dato vita componendo le poesie dorsali.
Accostando libri, si scopre che nascondono, nella loro vicinanza e casualità, un nuovo mondo. Il bello è anche fare una foto, io purtroppo per mancanza di spazio ho solo una piccola scorta qui con me, e mi sono accontentata di questi pochi versi farneticanti.
Che poesie suggeriscono i vostri libri?
*giuliaduepuntozero
Senza parole
Le parole che non ti ho detto, parole parole parole, è una parola, parole in libertà, e non disse nemmeno una parola, non ho parole. Le parole invecchiano? Il 26 aprile scorso, Stefano Bartezzaghi ha aperto un sondaggio sul sito di Repubblica dedicato ai vocaboli da salvare.
Quei termini che, proprio perché meno usati, stanno uscendo dai dizionari e vengono abbandonati al loro destino. In questo sondaggio, tra le prime 10 voci più votate, per fortuna ci sono: desueto (19%), missiva (12%), baloccarsi (9%), biascicapaternostri (5%), insomma delle parole bellissime. Non è molto più bello dire ti ho mandato una missiva invece di una lettera o di un messaggio? E non è molto più efficace dire biascicapaternostri (ma anche baciapile a me sembra imperdibile) invece di bigotto? E se i nostri figli rivedono l’Armata Brancaleone, come faranno a capire che Gassman sta invitando la combriccola a passare sul ponte quando urla: “trapassiamo il cavalcone!“, se questi vocaboli non esisteranno più?
Ma sembra che funzioni come in libreria, è un problema di spazio. O di tempo (per considerare una parola fuori uso, non deve essere usata per vent’anni). Visto che il problema riguarda le parole scritte (quelle dei dizionari e dei libri e dei giornali ecc.), forse la soluzione sta solo nella tradizione orale. Torniamo a Omero, dunque. Ognuno dovrebbe impegnarsi a usare ogni giorno almeno 10 parole antiche, ricercate, obsolete. Perché anche le parole, come tutto il resto, con il tempo si stratificano, si arricchiscono, assumono significati diversi, ma soprattutto perché come dice Nanni Moretti, le parole sono importanti. O no?
