Foto: la biblioteca di Alberto Manguel

Per i tanti fan di Alberto Manguel [I libri di Alberto Manguel] che frequentano questo blog, segnalo il servizio fotografico sulla sua biblioteca in un casolare restaurato nella valle della Loira, pubblicato da “Diari d’un libre vell“. Mi permetto di “rubare” una foto per mostrarla qui:

La biblioteca di Alberto Manguel

La biblioteca di Alberto Manguel. Foto - Ana Obiols

Manguel ci ha raccontato la sua biblioteca in un articolo scritto per il New York Times nel 2008.


Il lettore ideale (8, fine)

Il lettore ideale non va confuso con il lettore effettivo.
[...]
La letteratura non dipende dai lettori ideali, ma solo da lettori sufficientemente bravi.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto.


Il lettore ideale (7)

Il lettore ideale non si preoccupa degli anacronismi, della veridicità documentale, dell’esattezza storica, della precisione topografica. Il lettore ideale non è un archeologo.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto.


Il lettore ideale (6)

Scrivere sui margini è segno distintivo del lettore ideale.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto.


Il lettore ideale (5)

I lettori che si suicidarono dopo aver letto il Werther non erano lettori ideali, ma solo sentimentali.
I lettori ideali di rado sono sentimentali.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto.


Il lettore ideale (4)

Il lettore ideale è un lettore cumulativo: ogni volta che legge un libro aggiunge un nuovo strato di memoria alla narrazione.
Ogni lettore ideale è un lettore associativo. Legge come se tutti i libri fossero opera di un unico autore eterno e fecondo.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto.

Ps. Vado in vacanza per una decina di giorni; lascio il blog in buone mani :)

a presto


Il lettore ideale (3)

Il lettore ideale percorre il sentiero battuto. “Un buon lettore, gran lettore, un lettore attivo e creativo è un rilettore.” Vladimir Nabokov.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto

Ps. Non perdetevi il finale di questa serie sul lettore ideale; perché, ovviamente, il finale del saggio di Manguel è sorprendente (chi lo ha già letto non lo riveli!, vi prego! :)


Il lettore ideale (2)

Il lettore ideale sa quel che lo scrittore intuisce soltanto.
Il lettore ideale sovverte il testo. Il lettore ideale non dà per scontata la parola dello scrittore.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto


Il lettore ideale (1)

Il lettore ideale non conta mai i suoi libri.

Alberto Manguel, “Appunti per una definizione del lettore ideale”, in Al tavolo del cappellaio matto, Archinto


Che libro starà leggendo?


foto da flickr, luiginter.
Ditemi che non vi è mai capitato di avvicinare una lettrice o un lettore in un parco, su un autobus, su una panchina in piazza, solo per capire che libro stesse leggendo. Vedere la copertina, la cosa migliore.

Quando invece non ci si riesce, si diventa goffi, si gira intorno, ci si piega. Se è possibile ci si mette dietro. Si scrutano le righe di quella pagina per carpire un nome, una frase, un dialogo: un segno che ci illumini.
Se scopriamo che il libro che lo sconosciuto legge appartiene alla nostra sfera di vita e di lettura, allora ci pare di scoprire un segreto di quel lettore, sembra che ci si apra una porta su un pezzo di anima. Sentiamo che qualcosa di discretamente importante ci accomuna.
Chi non è troppo timido accenna persino a un dialogo su quel libro. Che è anche un modo per mettere subito alla prova quella comunanza.
Ho due amiche completamente prese dal ciclo di romanzi gialli di Petra Delicado (di Alicia Giménez Bartlett, Sellerio) : son sicuro che inviterebbero una eventuale lettrice o lettore di uno di quei romanzi, incontrati per caso in metropolitana, a bere una birra e a discuterne (meglio se lettore uomo, ovviamente, anche perché pare che Petra sia terribile con gli uomini: quindi la motivazione di questa lettura sarebbe ancora più avvincente da capire): insomma un gruppo di lettura così costruito al volo e sciolto quasi subito (ma anche no).
Alberto Manguel nel suo Una Storia della lettura ci ricorda di come ancora anni dopo l’episodio, sentisse vicina una donna che un giorno in metropolitana a Toronto leggeva i racconti di Borges nell’edizione Penguin. Più vicina di tante persone che per anni ha visto e con cui ha parlato quotidianamente. (Da quanto ne scrive sembra di capire che con la lettrice lui non ci avesse parlato). Manguel ci dice anche dell’anziana lettrice fotografata da André Kertész. Chissà cosa legge? Se fosse un libro di preghiera (probabile) sarebbe solo una devota vecchina. Ma se leggesse, dice Manguel, Racine, Corneille o Voltaire o, ancor più strano, Cocteau?
Non apparirebbe qualcosa lontanissimo dalla “banale vecchietta” per diventare un personaggio capace di suscitare il nostro interesse? Una ribelle.
Una lettrice in un ospizio, 1929
Foto di André Kertész
Leggere un libro piuttosto che un altro può rendere interessante una persona che non avremmo mai notata senza libro o alla quale gireremmo alla larga se leggesse il libro “sbagliato”.
Insomma potrebbe essere anche un modo interessante di passare qualche ora delle vacanze: avvicinare lettori e lettrici nelle spiagge o in un parco o in un prato in montagna, o in un caffè durante una pausa nella visita di una città, per capire cosa leggono e magari persino scoprire le carte, le loro e le nostre

La libreria di Alberto Manguel


Sul New York Times, Alberto Manguel ci parla della sua libreria: oltre 30mila volumi in una stalla ristrutturata accanto alla sua casa del 15 secolo in un villaggio nella Valle della Loira.
Manguel definisce la sua libreria

un animale fantastico creato di differenti librerie costruite e poi abbandonate nel corso della mia vita


Memoria, tracciate un segno deciso e ricordate!

Lunedì notte, colto da insonnia, dopo aver vagato distrattamente fra le pagine del romanzo che a fatica sto leggendo, son capitato in un articolo della rivista National Geographic di novembre 2007: un articolo dedicato alla memoria.
Non sto qui a dirvi cosa stava in quell’articolo: solo che al mattino mi è venuta l’idea di dedicare qualche post alla memoria nella lettura.
Continua…


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