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Goodreads Vs Anobii: perché preferisco il primo

Da un po’ di tempo ho chiuso il mio profilo su Anobii e ne ho aperto uno su Goodreads.

Mi piace tenere traccia su internet dei libri che leggo, mi aiuta a ricordare e a comporre uno storico della mia vita, perché sono sicura che le letture influiscano sul periodo vissuto.
Credo che un social network dedicato ai libri sia sempre una bella cosa, ma Anobii non mi soddisfa, malgrado l’abbia usato per molti anni.
A fasi alterne soffre di lentezze e per quelle che sono le mie necessità, c’è “troppa roba”: interfaccia non sempre immediata, tante opzioni spesso nascoste o macchinose.

Anche Goodreads ne ha molte, ma è talmente pulito che lo si può usare piacevolmente anche ignorandone la gran parte, senza darti un’idea di confusione generale. Ed è velocissimo!

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Anobii, le cose migliori sono quasi nascoste

Qualche mese fa dissi che Anobii mi sembrava sopravvalutato. In sostanza, quello che volevo dire (anche se non usavo questo paragone) è che mi pareva una specie di Facebook dei libri.

Ora, alcuni scambi di pareri mi hanno convinto a ritornare su Anobii per provare a capire se veramente mi ero sbagliato.

Ho dunque riprovato a usare Anobii per fare quello che secondo me dovrebbe fare: rendere facile l’interazione fra i lettori, la condivisione delle letture e dei pensieri sulle letture. Non l’esibizione – un po’ compiaciuta e narcisista e come raccolta delle figurine – dei libri che si hanno in casa o di quelli letti.

Il mio giudizio di allora era un po’ esagerato, ma non del tutto sbagliato, mi sembra. Anobii in effetti aiuta l’interazione, la condivisione della lettura (per il concetto preciso di lettura condivisa cfr. Luca Ferrieri).
Però non lo fa abbastanza. Lo fa poco. Resta l’impressione che sia favorito sopprattutto l’effetto “raccolta figurine”. Alcune delle cose migliori stanno un po’ nascoste. Leggi tutto il post

BooKerang: un nuovo sito tutto italiano per appassionati di libri

Esiste da aprile 2008 ed è stato presentato alla Fiera del Libro di Torino a maggio 2008, ma l’ho scoperto solo ora,  grazie ad un breve articolo a pag 155 dell’ESPRESSO ( N.35, 4 settembre 2008 ).

E’ un social network non solo per lettori, ma anche per librai: ha come obiettivo la promozione della lettura e l’acquisto di libri in libreria attraverso la condivisione di libri letti, di libri che si desidera acquistare o che si vorrebbe ricevere in regalo. La novità rispetto ad altri siti analoghi e di cui si è molto parlato in questo blog  mi pare sia proprio in questa volontà di essere anche  un sito aggregatore di desideri.

Oltre a creare una lista di libri preferiti e condividerla, arricchendola di commenti, recensioni, immagini, citazioni, la comunità virtuale dei lettori sarebbe connessa a strutture esistenti nel territorio, in particolare le librerie, che possono consultare le liste in rete e suggerire titoli da regalare o acquistare.

Vado in libreria, dico il nome di un amico e, se presente in rete,  il libraio accede alla sua wishlist, salvata su Bookerang, conosco i suoi desideri e il mio acquisto avrà successo. Pare che ci siano già 40 librerie affiliate,destinate a moltiplicarsi in tempi brevi.

Sarebbe un modo nuovo, adeguato ai tempi,  del passaparola e forse per i librai per adeguarsi ai cambiamenti e promuovere prodotti editoriali meno propagandati ed esporre su scaffali titoli che avrebbero ignorato.

Naturalmente la novità mi interessa in primis come lettrice ed anche perchè si presenta come un sito tutto italiano: che ne pensate voi, amici del blog, abituali frequentatori di aNobii e di Library Thing?

Per chi vuol saperne di più: www.bookerang.it

Librarything è meglio di Anobii, lo sa persino La Repubblica (dopo la spiegazione del Wsj)

UPDATE: visto l’interesse per il tema, segnalo una parziale revisione del mio punto di vista su Anobii. 28.02.2009

La Repubblica di oggi dedica un articolo (di Enrico Franceschini) a un altro articolo che lo scrittore Luc Sante sul Wall Street Journal ha dedicato a Librarything, il sito web di archiviazione di libri e di socializzazione attorno ai libri e di intreccio tematico relativo ai libri (esiste anche una versione in italiano).

A parte la curiosità del fatto che La Repubblica abbia dovuto attendere che lo facesse il Wall Street Journal per apprezzare la qualità e originalità di Librarything. A parte questo, dicevo, a me fa molto piacere che finalmente anche in Italia ci si sia accorti delle grandi possibilità che stanno dentro i concetti messi in pratica da Librarything.

Tranquilli, mica voglio provare a spiegarli. Vi invito solo a povare, partendo dalla mia pagina preferita, lo zeitgeist. Però provate, prima di giudicare. L’ultima volta che ho invitato qualcuno di questo blog a farlo mi risposero che era piatto graficamente. E basta. ;) E giù con elogi a Anobii. Vi assicuro non c’è paragone fra il narcisismo fighetto il facile autocompiacimento di Anobii e il mondo di intrecci possibili di Librarything. E la sobrietà della grafica, in questo caso, vi assicuro, è funzionale alla scoperta di quel che non sappiamo.

Ps Uno dei blog di librarything, Thingology, è dedicato alle idee attorno all’uso dei tag e agli altri metodi di “descrizione” dei libri. E delle idee (quindi). Merita

Ps (2) Non volevo offendere nessuno descrivendo in quel modo Anobii: in effetti è un giudizio un po’ superficiale. Preciso però che io un po’ di libri (pochi) li ho su Anobii, mica su Librarything. Insomma era per provocare un poco

I gruppi di lettura dentro anobii

Ancora non ho capito se Anobii sia una creatura che mi piace veramente. L’elenco dei libri che possiedi (parziale per altro, inserirli in quantità richiede, mi pare, troppo tempo: ne ho messi un po’ poi mi sono quasi stufato), vedi chi altri li possiede, poche parole dedicate ai singoli libri…
Sono invece promettenti i gruppi. In particolare, il gruppo che si chiama (appunto) Gruppo di lettura. Una parte degli iscritti a questo gruppo per esempio sta leggendo e dovrebbe discutere Il dottor Zivago di Boris Pasternak; altri dovrebbero cimentarsi con Guerra e Pace.

Nel tunnel di aNobii

Non fatevi ingannare dal titolo di questo post, non sto per propinarvi una recensione dell’ultimo libro sui Faraoni scritto da Valerio Massimo Manfredi. Voglio solo condividere con voi il mio status mentale degli ultimi giorni, status che non ha nulla a che vedere con divinità perdute dell’antico Egitto… ma con un piccolo sito che mi ha completamente posseduto nel giro di una settimana.

Sto parlando di aNobii il luogo internettiano in cui condividere la propria biblioteca. Si, avete capito bene. Un sito unicamente dedicato ai vostri libri, ma anche un social network che vi permette di trovare le vostre “anime gemelle letterarie”. Praticamente una droga per bibliofili.

aNobiiPiù libri inserisco, più aNobii mi trova persone con “Similar tastes” e mi permette di sbirciare tra i loro “scaffali”, alla ricerca del libro che avrei sempre voluto leggere ma che nessuno mi ha mai consigliato.

In effetti, la curiosità per questo tool mi è venuta nella disperata ricerca di un tomo in grado di sostituire l’esperienza mistica che l’estate scorsa mi aveva regalato “The Magus” di Fowles (peraltro se avete consigli, fatevi sotto!). Così, da 10 giorni passo le mie notti a ripensare ai romanzi che ho amato di più – impresa non facile per una smemorata che ha traslocato 4 volte tra States e Europa negli ultimi 2 anni, disperdendo inevitabilmente tutti i suoi libri – ad inserirli in aNobii, emettere giudizi, stillare classifiche, lasciare commenti e a scoprire “more like-minded people” alla ricerca del “libro perfetto”.

Inutile dire che aNobbi è integrato con Amazon e potete ordinare al volo i vostri libri preferiti, così come downloadare la vostra wish list, ma non voglio svelarvi di più. Fateci un giro e ditemi la vostra. Vi avviso, però, può dare dipendenza.

E se poi, anche voi doveste entrare nel tunnel, sappiate che potete sempre trovarmi qui per un po’ di conforto tra uno scaffale e l’altro.