Leggere – Calvino

via Wordle

Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro.

Italo Calvino


Riscoprire i classici – Emma e I Buddenbrook

Ultimamente sono un po’ latitante su questo blog, un po’ perché il lavoro assorbe _troppo_ tempo, un po’ perché mi sono data alla lettura di alcuni libri *cosiddetti classici*. E insomma, mi sono detta, mi metto a scrivere sul blog la recensione di un libro che tutti, letto o non letto, conoscono? Arrivo io, a dire cosa?

I libri in questione sono *Emma* di Jane Austen e *I Buddenbrook – Decadenza di una famiglia* di Thomas Mann.

Premetto che io, di *classici*, ne leggo, e ne ho letti, pochini nella mia vita (in percentuale sul totale di libri che leggo, forse in valore assoluto anche no). A pensarci, penso che sia dovuto al fatto che fin da piccola i miei genitori mi hanno spinta a leggere, passandomi quello che leggevano loro, che avendo già letto i *classici* da giovani, mi rimpinzavano di contemporanei. E così, a parte qualche eccezione, mi sento più forte sugli scrittori di oggi.

Ora per differenti motivi mi sono buttata su questi due titoli: *Emma* per colmare una lacuna ormai insostenibile visto che sono diventata zia di una nipotina che si chiama Emma. *I Buddenbrook*, invece, è una rilettura, di uno che annovero fra i miei libri preferiti, necessaria visto che ad agosto andrò in vacanza a Lubecca. Leggi il seguito di questo post »


Possiamo definire le caratteristiche di un libro usando la statistica?

E’ possibile usare la statistica per definire quanto un libro sia “leggibile”?
Amazon.com, sfruttando il programma Search inside a book, ci offre qualche strumento, ovviamente senza pretese di valore estetico, ma solo relativo a una (presunta) “facilità di lettura”.
Leggi tutto il post


Voglia di dettagli (letture organiche o frammentate?)

Così si potesse dimezzare ogni cosa intera, – disse mio zio coricato bocconi sullo scoglio, carezzando quelle convulse metà di polpo, – così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza. Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di vedere tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l’auguro, ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso la metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani.

Questo dice Italo Calvino a pagina 43 del Visconte dimezzato. Il pensiero di quanto la realtà risieda più nei dettagli e nei particolari che in una visione organica mi è venuta in questi giorni parlandone con una persona amica. Ma so che era un’idea latente da quando, meno di un mese fa, ho letto L’Urlo e il furore di William Faulkner, che è un’epopea della frammentazione, il trionfo della scissione. Come in un film incompiuto, le sequenze si susseguono una dentro l’altra senza mai ricomporsi in un’unità e in questo sta la genialità del libro. La domanda allora è questa: quanto contano i dettagli mentre leggete? Quanto vi soffermate a rileggere, a sottolineare, quante volte chiudete il libro perché quella pagina è troppo importante per essere voltata?

Spero di aver reso l’idea e di non essere l’unica perché come dice ancora il buon Medardo:

Non io solo, Pamela, sono un essere spaccato e divelto, ma tu pure e tutti.


È tutta una questione di ritmo

 Ogni libro ha un suo tempo (per essere scelto prima, per essere letto poi). Come in un orologio, riesci a percepirne il ticchettio ma non ne vedi il meccanismo. Alcuni libri corrono, altri camminano, altri sonnecchiano. E in modo diverso per ciascuno di noi. E tra noi e loro, come un’intercapedine invisibile, sta il tempo. Italo Calvino scrive nelle Lezioni Americane:

Non voglio dire che la rapidità sia un valore in sé: il tempo narrativo può essere anche ritardante o ciclico, o immobile. In ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo.

Il tempo per esempio può fermarsi del tutto, come nel castello della bella addormentata di Charles Perrault (gli esempi citati di seguito sono sempre di Calvino):

Perfino gli spiedi ch’erano nel camino, carichi di pernici e fagiani, si addormentarono, e si addormentò anche il fuoco. Tutto ciò avvenne in un attimo: le fate sono assai svelte nelle loro faccende.

E più sotto, parlando della dilatazione del tempo per proliferazione interna da una storia all’altra, cita anche le Mille e una notte:

Sheherazade racconta una storia in cui si racconta una storia in cui si racconta una storia e così via. L’arte che permette a Sheherazade di salvarsi la vita ogni notte sta nel saper incatenare una storia all’altra e nel sapersi interrompere al momento giusto: due operazioni sulla continuità e discontinuità del tempo. È un segreto di ritmo, una cattura del tempo che possiamo riconoscere dalle origini: nell’epica per effetto della metrica del verso, nella narrazione in prosa per gli effetti che tengono vivo il desiderio di ascoltare il seguito.

Dunque, è tutta una questione di ritmo. Nel Don Chisciotte ho camminato come in montagna, il passo era sicuro e cadenzato, anche se in salita. Nei Tre Moschettieri continuavo a cambiare andatura: acceleravo, rallentavo, mi fermavo. In Tenera è la notte ho corso sempre, per arrivare in fondo il prima possibile. Ho usato come esempio tre classici ma vale per qualunque libro. E, certamente, per qualunque genere.  Che ritmo ha il libro che state leggendo?


Leggere i classici

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

Italo Calvino, “Perchè leggere i classici”
Ora leggere i classici è più facile: tutti i libri classici italiani dal Duecento sono disponibili gratuitamente in pdf sul sito:

www.letteraturaitaliana.net


Gli uomini (giovani) non leggono

La ricerca in questione è stata presentata alla Fiera del Libro dal dipartimento di scienze Sociali dell’Università di Torino  a cura dei professori Lorenzo e Maria Grazia Fischer e dice che:

  • Dal ’97 a oggi la percentuale degli studenti che non ha letto nemmeno un libro durante l’anno è passata dal 5,1 al 9,5 per cento
  • Le ragazze leggono di più, i ragazzi – secondo le loro dichiarazioni – fino a 10 anni fa leggevano discretamente fino a 18 anni (ma l’estratto da cui ho preso i dati non dice quanto), mentre ora a 15 anni rinuncia.

Vi sembra plausibile? Sarebbe interessante conoscere l’opinione degli addetti ai lavori (bibliotecari, assidui dei gruppi di lettura, insegnanti e bibliofili di tutte le specie) che frequentano questo blog. Ma allora Calvino aveva torto quando diceva:

La gioventù comunica alla lettura come a ogni altra esperienza un particolare sapore e una particolare importanza; mentre in maturità si apprezzano (si dovrebbero apprezzare) molti dettagli e livelli e significati in più.

No, io rimango dell’idea che avesse ragione e leggere da giovani dà emozioni irripetibili. E’ interessante anche dare un’occhiata alla top ten dei libri più letti dai giovani nel ’97:

  1. Fred Uhlman L’amico ritrovato
  2. Hermann Hesse Siddharta
  3. Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal
  4. Susanna Tamaro Va’ dove ti porta il cuore
  5. Christiana F. Noi, i ragazzi dello zoo di berlino
  6. Alice Alice e i giorni della droga
  7. Italo Svevo La coscienza di Zeno
  8. Giovanni Verga I Malavoglia
  9. Jane Austen Orgoglio e Pregiudizio
  10. Primo Levi Se questo è un uomo

E ora i primi dieci libri letti dai ragazzi nel 2007:

  1. Federico Moccia tre metri sopra il cielo
  2. J.K. Rowling Harry Potter (tutta la saga)
  3. Dan Brown Il codice da Vinci
  4. Federico Moccia Ho voglia di te
  5. J.R.R. Tolkien Il signore degli anelli
  6. Niccolò Ammaniti Io non ho paura
  7. Christopher Paolini Eragon
  8. Fred Uhlman L’amico ritrovato
  9. Primo Levi Se questo è un uomo
  10. Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray

Allora, la prima cosa che salta agli occhi è: crollo dei classici (a parte Primo Levi e se volete mettercelo in termini di gradimento, Uhlman), fantasy e noir in pole position e poi c’è Moccia (che davvero merita un discorso a parte per pubblico e linguaggio).

La domanda quindi è: non pensate che la qualità della lettura si sia abbassata? O vale tutto? Ed è vero che i Clash cantavano negli anni Settanta the people must have something got to read on sunday ma non credo si riferissero a Moccia…


Marcovaldo, secondo Antonio P.

Appunti di lettura su  “Marcovaldo”

di  I. Calvino – nov. 2006

     Marcovaldo abita in città, ma non la conosce anche se la abita, ci lavora e l’attraversa tutti i giorni. Ci vive, ma non la vede; non la vede non solo quando c’è la nebbia e la neve, non la vede e non la vive perchè la ritiene un luogo dal quale fuggire alla ricerca della campagna dalla quale si aspetta quiete, tranquillità, aria buona, tutte cose che la città sembra non dargli.

In realtà anche la campagna che Marcovaldo idealizza non esiste, lo delude, racchiude le stesse trappole della città. Il fiume azzurro nel quale pescare le tinche è velenoso e terribilmente inquinato, il fiume, sulla riva del quale va a fare le sabbiature, si rileva una trappola potenzialmente mortale con le sue rapide; i funghi nati in città dalle spore venute dalla campagna sono velenosi e portano tutta la famiglia di Marcovaldo all’ospedale. Anche la tanto idealizzata vacanza di suo figlio Michelino tra gli alpeggi e le mucche in realtà si rivela per il bambino una faticaccia dalla mattina alla sera per accudire le bestie e fare i lavori assieme ai pastori.

Si può dire che Marcovaldo è un disadattato che non riesce a trovar pace né in città, né in campagna? Del resto, come definire un uomo che non comprende la realtà nella quale vive e che crede di essere in autostrada quando in realtà è sulla pista di un aeroporto in mezzo alla nebbia? Che confonde un autobus con un aeroplano?

La struttura dei racconti è spesso simile a quella di un fumetto per ragazzi, dove i fatti narrati sono come disegnati in una loro improbabilità che è accettabile e plausibile solo in un fumetto o in una fiaba; per esempio quando “atterra” sui bagnanti e sui loro canotti dopo la rapida sul fiume dove si reca a fare le sabbiature. O quando vaga senza sapere dove andare in una città sommersa dalla nebbia oppure quando Marcovaldo e la famiglia versano i carrelli della spesa nelle fauci di una gru che non si sa da dove venga e dove porti alla fine tutte le merci.

E sempre fumetto o fiaba per bambini è il racconto della città sotto la neve con lui trasformato in un pupazzo di neve che mangia addirittura la carota che deve servire da naso. Come pure fumettistica è la sua preoccupazione di continuare a stare sepolto nella sabbia sul barcone per finire la cura, mentre quest’ultimo si avvia ad una fine rovinosa sulla rapida. Solo che nelle fiabe c’è sempre un lieto fine che in molti dei racconti di Calvino invece manca sostituito dalla delusione o dall’amarezza.

Certo  Marcovaldo non si arrende mai nella sua ricerca di una felicità ideale che viene continuamente frustrata dagli accadimenti; è uno spirito candido e ingenuo che ricomincia da capo dopo ogni avventura.

Una nota sul linguaggio: ci si aspetterebbe che dando a molti racconti il sapore della fiaba, il linguaggio sia quello semplice delle fiabe; in molti casi invece si può dire che, se si tratta di fiabe, queste sono fiabe per adulti con un linguaggio letterario e  tutt’altro che semplice ( p.es. Luna e Gnac).

Una risposta agli amici di Guadalajara per quanto riguarda la Milano tra il 1957 e il 1963: il primo supermercato alimentare a Milano fu aperto nel 1956 ( Supermarket Esselunga ) in una zona centrale della città; in quel periodo la città si stava espandendo, ma era ancora circondata da vaste zone di campagna con campi coltivati e risaie. Oggi quelle zone sono tutte diventate parte della città. La descrizione di Calvino è certamente esagerata per quanto riguarda la frenesia dei consumi; forse può essere vera se si parla di una realtà americana, ma non certamente per Milano. Allora la quasi totalità delle famiglie si riforniva ancora nei negozi sottocasa e non c’era nessuna corsa ad acquisti compulsivi, se non altro perché il reddito delle famiglie era ancora molto basso se paragonato ad oggi.

A.Pezzotta


da Guadalajara: impressioni su Italo Calvino, Marcovaldo

ricordandovi che giovedì alle ore 19.00 in biblioteca si terrà l’annunciato incontro in videoconferenza con il GdL di Guadalajara (Spagna) sul libro Marcovaldo di Italo Calvino, qui sotto trovate il documento preparato per l’occasione dalla coordinatrice dei gruppi spagnoli, Concha Carlavilla.
A presto

Luca F.

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