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Articoli taggati ‘Carofiglio Gianrico’

Lansdale e Carofiglio, Torino, Fiera del Libro

Domenica ho fatto l’annuale gita alla Fiera del Libro di Torino, e ho avuto la fortuna di ascoltare una bella conferenza, Joe R. Lansdale presentato da Gianrico Carofiglio.

Simpaticissimi entrambi, Lansdale ha fatto molto ridere il pubblico quando ha detto che non sa neanche cosa sia il blocco dello scrittore, lui ha tante cose da dire, e soprattutto viene pagato per farlo!

Ha anche raccontato della sua infanzia e della sua vita nell’East Texas, spiegandoci la differenza fra un uragano e un tornado, raccontandoci aneddoti sulla figura *eroica* di suo padre (punitore dei vicini violenti che osavano prendersela con il cane del piccolo Joe) e su quella della madre che inventava il sonoro dei film che vedevano al drive-in sull’altro lato della strada dalla finestra di casa (come nel romanzo *Echi perduti*).

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Ad occhi chiusi: incipit

Non c’è nessuno che smetta di fumare.
Si sospende, al massimo. Per giorni. O per mesi; o per anni. Ma nessuno smette. La sigaretta è sempre lì, in agguato.
Qualche volta salta fuori nel bel mezzo di un sogno, magari cinque, o dieci anni dopo aver “smesso”.
Allora senti il contatto delle dita sulla carta; senti il leggero, sordo, rassicurante rumore che fa quando la batti sul piano della scrivania; senti il contatto delle labbra sul filtro ocra; senti lo scratch del fiammifero e vedi la fiamma gialla, con la base azzurra.
Senti addirittura la botta nei polmoni, e vedi il fumo che si diffonde fra le carte, i libri, la tazzina di caffè.
È allora che ti svegli. E pensi che una sigaretta, una sola non può fare nessuna differenza. Che te la potresti accendere, perché hai sempre quel pacchetto di emergenza chiuso nel cassetto della scrivania, o da qualche altra parte. E poi, naturalmente, ti dici che non funziona così; che se ne accendo una ne accenderai un’altra, e poi un’altra eccetera, eccetera. A volte funziona; altre volte no. Comunque vada, in quei momenti capisci che l’espressione smettere di fumare è un concetto astratto. La realtà è diversa. E poi ci sono occasioni più concrete dei sogni. Gli incubi, per esempio.

Da “Ad occhi chiusi”, Gianrico Carofiglio, ed. Sellerio, pp. 11-12

*giuliaduepuntozero

Ritrovarsi in Carofiglio

Che bello quando leggendo ti imbatti in qualcosa che conosci e adori.
In questo caso, Bruce Sprigsteen nelle pagine di *Ad occhi chiusi*, di Gianrico Carofiglio, ed. Sellerio.

Mi mossi alle dieci della mattina dopo e ci misi quasi un’ora, fra traffico cittadino ed errori di percorso in campagna. Al momento di partire avevo messo nel lettore cd The ghost of Tom Joad; quando arrivai il compact era finito e avevo appena ricominciato ad ascoltarlo. Davanti ai miei occhi la strada sterrata di campagna su cui procedevo lentamente si confondeva con le immagini noturne delle highway americane, popolate di disperati.

Shelter line stretchin’ round the corner
Welcome to the news line order
Families sleepin’ in their cars in the Southwest
No home no job no peace no rest.

Ma in questo libro ho trovato anche tanti altri passaggi che me l’hanno fatto sentire molto vicino.
Come quando Guido regala a Margherita un libro di poesie di Kavafis, leggendole Itaca (la conosco, e la adoro), lasciandoci intuire nella descrizione del volume che è della Crocetti editore.
O ancora quando Guido legge in inglese *La mia famiglia e altri animali* di Gerald Durrel (pubblicato in Italia da Adelphi), penso uno dei libri più spiritosi e da leggere tutto d’un fiato che io conosca.

*giuliaduepuntozero