Quella sera dorata e James Ivory a Sabato Libri, Radio Popolare

Oggi a Sabato Libri, il programma di Radio Popolare dedicato come dice il nome alla lettura, fra le altre cose (come il Nobel a Vargas Llosa) si è parlato anche di *Quella sera dorata*, del libro di Peter Cameron e del film di James Ivory, uscito ieri in Italia.

Con una presentazione dell’opera, un interessante confronto fra libro e film, e un’intervista al regista, fatta in occasione di una lezione al cinema Anteo a Milano.

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Amabili resti, Alice Sebold

Cielo - foto di giuliaduepuntozero

Cielo - foto di giuliaduepuntozero

Non ci si accorge che i morti se ne vanno, una volta che hanno deciso di partire. Non è previsto. Al massimo li si avverte come un sussurro o come l’onda di un sussurro che si placa piano piano. Lo paragonerei a una donna in fondo a una sala conferenza o a un teatro, che nessuno nota finché non sgattaiola fuori. E anche allora, solo quelli più vicini alla porta, come nonna Lynn, ci fanno caso, per gli altri è come una brezza inspiegabile in una stanza chiusa.

Susie ha 14 anni quando viene violentata e assassinata da un vicino di casa, un serial killer che si scopre aver ucciso già molte volte. Il corpo di Susie non verrà mai trovato, né l’assassino mai catturato, e la famiglia _il padre, la madre, la sorella minore Lindsey e il fratellino Buckley_ non riescono a darsene pace. Ma Susie è ancora vicino a loro, anche se in modo diverso: li guarda dal suo Cielo, un luogo davvero speciale dove vanno le persone dopo la morte: Leggi il seguito di questo post »


Don Chisciotte, Terry Gilliam ci riprova

Gli amanti della letteratura e del suo meraviglioso rapporto d’amore/odio con il cinema saranno contenti: Terry Gilliam ha confermato oggi che farà un film tratto dal Don Chisciotte. Il protagonista sarà Robert Duvall insieme a “tanti amici attori che reciteranno gratis proprio perché credono in questa idea”.
Gilliam ha già scelto anche la location in Spagna dove girerà il film.
Il regista di Brasil, de Le Avventure del Barone di Munchausen, La Leggenda del Re pescatore e di Parnassus ecc è al quarto tentativo con il romanzo di Cervantes: speriamo sia la volta buona dopo i precedenti fallimenti.
Fallimenti che hanno dato comunque vita a quel meraviglioso documentario/film che è Lost in La Mancha (2002). (Da qualche settimana Imdb assegna anche un titolo provvisorio al film di Gilliam: The Man Who Killed Don Quixote).
Lost in La Mancha, Terry Gilliam


Jack Torrance: il libro che (non) visse più volte

“Il mattino ha l’oro in bocca”.
Per qualcuno questa frase richiama un proverbio popolare, che ha anche una variante in “Le ore del mattino hanno l’oro in bocca”.
A molti altri però fa subito venire in mente Shining, il film di Kubrick tratto dal romanzo di Stephen King.

Il protagonista, Jack Torrence, è uno scrittore che accetta un lavoro stagionale come guardiano di un albergo isolato e chiuso d’inverno, con l’idea di approfittarne per scrivere un romanzo. Le cose però non vanno per il verso giusto: Jack va fuori di testa e cerca di massacrare moglie e figlio.

Nel film c’è una scena popolarissima nella quale si rivela il delirio di Torrance: la moglie scopre che il libro che il marito sta scrivendo da mesi riporta una sola frase battuta a macchina all’infinito. Questa frase nella versione italiana è appunto “il mattino ha l’oro in bocca“, mentre nella versione in lingua inglese è “all work and no play makes Jack a dull boy“.

Qualcuno ha avuto l’idea geniale di dare alla luce quel libro.

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Dobbiamo reinventare il modo in cui si raccontano le storie?

Il modo in cui le storie si raccontano deve essere reinventato, cambiato, rivoluzionato?
Se lo chiede il Media Lab del Mit (Massachussets Institute of Technology) che ha creato il Center for Future Storytelling (sì, storytelling è un tema ricorrente, anche sul nostro blog).

Il Center for Future Storytelling dovrebbe capire come la tecnologia diffusa  (la rete, i siti di social networking, i telefoni cellulari dell’ultima generazione, le connessioni senza fili, ma anche le fotocamere e videocamere ei videogiochi interattivi) possa cambiare il modo di ideare e raccontare le storie, soprattutto in quello che chiamiamo cinema o televisione, riducendo o annullando la distanza e la separazione fra creatore e fruitore. Capire la trasformazione e favorire l’uso delle tecnologie da parte di chi ha storie da raccontare, verso una potenziale democratizzazione delle opportunità di narrazione visiva

Capire come si trasformerà il modo di raccontare storie significa anche pensare a un futuro in cui le storie al cinema come le conoscianoi noi – con un inizio, una parte centrale e una fine (i tre atti delle sceneggiature tradizionali) – non ci saranno più? Se lo chiede il New York Times la cui interpretazione dell’iniziativa dei Media Lab del Mit sembra un po’ preoccupata. Ne parla anche La Repubblica.

Al Mit sottolineano parecchio come il lavoro del centro riguardi soprattutto il cinema e la comunicazione elettronica. Il direttore del Media Lab, Frank Moss, ha spiegato come la tecnologia abbia sempre determinato il modo in cui raccontiamo le storie: “dalla stampa a Internet”. Viene da aggiungere che se l’attenzione è per il cinema, forse è perché la tecnologia del libro non è facile da migliorare. Va benissimo così com’è. O no?


La terra degli uomini rossi, gli indigeni e la recita del rapporto con la natura nel cinema

Mario Bechis, regista di La terra degli uomini rossi – Birdwatchers, ha detto (intervista su Lifegate Radio questa mattina) che nel dirigere gli indios che hanno interpretato il film, ha lavorato per spiegare loro l’importanza e la forza della sola presenza fisica dei corpi nell’immagine, anche senza la necessità dei dialoghi.
Per rafforzare l’idea ha mostrato loro sequenze di Uccelli di Alfred Hitchcock e di C’era una volta il west  di Sergio Leone.
Mi ha colpito questa relazione, fra gli indigeni, il loro territorio da una parte e gli spazi rielaborati dei film, con attori che interpretano il loro rapporto con la natura…


Andrea Vitali, “Il segreto di Ortelia” diventa un film

L\'aria del lago

Una gradevole sorpresa. “L’aria del lago“, così si intitola il film che Alberto Rondalli ha tratto da “Il segreto di Ortelia“, il penultimo libro (l’ultimo è “La modista“, uscito da poco) di Andrea Vitali, scrittore prolifico nei cui romanzi si respira aria di lago.

Alla presentazione del film (che per il momento purtroppo viene distribuito solo in Lombardia) il regista ha confessato che trattasi di produzione low budget. Direi proprio che ha fatto buon uso di tutto quello che aveva a disposizione. Intrigante e vivace, “L’aria del lago” non è mai scontato e rende benissimo lo stile frizzante, piacevolmente campanilista, del libro. Tra bordelli di provincia, macellerie, pizzi e stalle, dipinge (come aveva fatto il libro) un quadro divertente anche se non sempre spensierato della vita di un paesino sul lago di Como – Bellano (terra natale dell’autore), provincia di Lecco (città natale del regista) – dagli anni ’20 allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Poche cose il film tralascia del libro. Vengono trascurati solo alcuni snodi minori dell’intreccio. Unico punto in cui Rondalli si discosta maggiormente da Vitali è il finale: il libro riserva una bella chiusura di rivincita alle donne protagoniste. E così le mogli tradite, le servette ingravidate e le figlie non riconosciute stringono alleanze consolatorie in barba a quei bastardi che ci ha pensato e ci penserà il destino (sotto forma di colpo apoplettico, morte o guerra) a punire.

Ps. Una nota sul libro: la quarta di copertina riporta non le recensioni di Repubblica o del Corriere della Sera, ma i commenti (su “Olive comprese“, altro romanzo di Vitali, uscito nel 2006) lasciati dai lettori sul sito di Ibs. Anche la carta inizia a sentire odore di user generated content.


L’eleganza del riccio…e altro

Una piacevole lettura per un romanzo di grande successo soprattutto in Francia nel 2007: L’ELEGANZA DEL RICCIO. Autrice MURIEL BARBERY alla sua seconda esperienza letteraria. Docente di filosofia e si sente anche nel romanzo, dove non mancano digressioni su Marx, Kant o Husserl, ma non è noiosa teoria. Anzi, se si fanno accenni a questi filosofi, non viene meno quella vena di ironia e disincanto, che è una costante del romanzo, che fa spesso sorridere o ridere, pur trattando di questioni serie, ma sempre con leggerezza e pensosità.
Continua…


McCarthy e i Coen, Non è un paese per vecchi

Il 21 novembre esce in tutte le sale degli Stati Uniti il nuovo film dei fratelli Coen, No country for old men (Non è un paese per vecchi, tratto dal romanzo di Cormac McCarthy. Ovviamente sull’accoppiata McCarthy-Coen ci scommetterei un bel gruzzolo.


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