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Schiavo d’amore, W. Somerset Maugham

“Ma tu pensi di avere una mente così grande da comprendere lo scrittore più profondo alla prima lettura?”
“Non voglio comprenderlo, non sono un critico. Non mi interessa per sé, ma per me”.
“Perché leggi, allora?”
“In parte per piacere, perché è un’abitudine, e non leggere mi indispone come non fumare, e in parte per conoscermi. Quando leggo un libro mi pare di leggerlo solo con gli occhi, ma di tanto in tanto mi imbatto in una pagina, magari solo una frase, che ha un significato per me, e diventa parte di me; e allora dal libro ho cavato tutto quello che mi serve, e non potrei cavarne altro se lo leggessi una dozzina di volte. Vedi, a me pare che ognuno di noi sia un po’ come un bocciolo chiuso, e il più di quello che legge e fa non ha nessun effetto; ma ci sono certe cose che per lui hanno un significato particolare, e fanno schiudere un petalo; e i petali si schiudono uno ad uno, e alla fine ecco un fiore”.

tratto da *Schiavo d’amore* di W. Somerset Maugham, ed. Adelphi, pag. 330

*giuliaduepuntozero

Hornby e i mortiferi gruppi di lettura

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Giovedì 7 giugno uno dei gruppi di lettura di Cologno si riunirà per discutere di Nick Hornby, Non buttiamoci giù (Guanda).
Giusto per prenderci un po’ in giro, noi dei Gdl sparsi per l’Italia, vi offro questa citazione dal libro di Hornby (l’evidenziatore giallo, ovviamente, l’ho passato io):

Qualche anno fa Cindy era entrata in uno di quei mortiferi gruppi di lettura in cui alcune lesbiche borghesi infelici e represse parlano per cinque minuti di un romanzo che non hanno capito, e poi passano il resto della serata a lamentarsi degli uomini e di quanto sono orrendi. Insomma, aveva letto un libro su un lui e una lei che erano stati innamorati ma non riuscivano a mettersi insieme per una vita e poi, finalmente, ce la facevano quando avevano circa cento anni. Le era piaciuto alla follia e mi aveva obbligato a leggerlo: io a finirlo ci ho messo più o meno lo stesso tempo che ci avevano messo i protagonisti ad accoppiarsi.

Nick Hornby, Non buttiamoci giù – pagina 90, è Martin che parla_: chi l’ha letto sa che tipo sia :)
buone letture a tutti

Leggere di notte

Una volta finito di studiare, amava leggere per diletto: le letture che faceva di notte acquistavano un’aura, un valore, una sorta di fascino misterioso che solitamente non appartenevano al giorno. Erano una cosa illecita, preziosa al di là di ogni previsione. In quei momenti, le sembrava di poter scivolare via dalla propria coscienza per entrare in quella dello scrittore… nei ritmi stessi della prosa di un altro. Senza corpo, senza peso, totalmente assorta, attraversava il paesaggio di un’altra mente scoprendola identica e al tempo stesso del tutto diversa dalla sua – una mente che la sorprendeva e la scuoteva, che l’allettava e la stimolava. Era un processo segreto ma non criminoso, né proibito – Marya avanzava con la cautela di un ladro, euforica, soggiogata, attraverso l’immaginazione di un altro, senza alcun rischio, senza alcun pericolo di essere punita. Più era tardi e si sentiva stanca, più grande, stranamente, era la sua capacità di concentrazione; non c’era niente in lei che opponesse resistenza, niente che si tirasse da un lato con atteggiamento dubbioso o beffardo; i libri che leggeva avidamente sembravano prendere vita attraverso di lei, grazie a lei, senza in pratica alcuno sforzo da parte sua. Pareva quasi che non contasse ciò che leggeva, o chi – Nietzsche, William James, le Bronte, Wallace Stevens, Virginia Wolf, Stendhal, i primi filosofi greci – l’esperienza della lettura era elettrizzante, assolutamente ipnotica, superiore a qualsiasi cosa avesse sperimentato prima d’allora.
[...] L’autentica personalità dello scrittore, pensava, era racchiusa in ciò che scriveva e non nella sua vita; era il paesaggio dell’immaginazione a rimanere, quello sì che era davvero reale. La vita pura e semplice era la buccia, l’interpretazione di un attore, a lungo andare trascurabile… Come era possibile considerarla altro se non il mezzo tramite cui determinate opere d’arte venivano trascritte…? L’idea la spaventava, la stimolava.

da *Marya*, Joyce Carol Oates, ed. e/o

*giuliaduepuntozero