Ala Al-Aswani, Palazzo Yacoubian

Come mi è già capitato di scrivere, oggi sono numerosi i romanzi ambientati in una casa, per esempio Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (e/o) dell’algerino Amara Lakhous o Amiche per la pelle dell’indiana Laila Wadia: due romanzi, scritti in italiano, per farci riflettere sul tema dell’emigrazione e ciò che accade in un quartiere di Roma o di Trieste è la metafora concreta di questo mondo globalizzato, appunto il mondo in una casa.

Anche lo scrittore egiziano, Ala Al-Aswani, ha ambientato il suo romanzo Palazzo Yacoubian, in un palazzo di dieci piani, costruito negli anni trenta al centro del Cairo.
Pubblicato nel 2002, suscitò molte polemiche nel mondo arabo, ma pare che oggi sia l’opera più letta dopo il Corano. In questo caso non è il tema dell’emigrazione al centro, ma  il romanzo ci permette di conoscere il Cairo  di oggi e di ieri e potremmo anche dire l’Egitto prima e dopo Nasser.

Al-Aswani, non ha inventato questo palazzo, anzi è il luogo dove ha iniziato la sua attività di dentista, attività che – come ha dichiarato a Torino alla Fiera del libro – continua a svolgere, nonostante il grande successo come scrittore, perchè è un modo per stare a contatto con la gente, per poi scrivere, parlando di fatti  e problemi reali.

E anche questo romanzo ci racconta, al tempo della Guerra del Golfo, con crudo realismo tante umanissime microstorie, di tanti personaggi, per documentare quanto sia sviluppata la corruzione, indagando all’interno di temi come  prostituzione, fanatismo religioso, omosessualità, condizione della donna, spesso vista con bieco maschilismo.

Continua…


Fiera del Libro di Torino 2009

Quest’anno sbaglio o nessuno ha scritto niente sulla Fiera del Libro di Torino (parlo di questo blog, ovviamente)?

Io ci sono andata, come sempre ormai, ma ho avuto la sensazione come se fosse un po’ sottotono… e anche questo silenzio sul blog contribuisce.

Innanzitutto, mancavano gli stand di alcune case editrici che negli anni passati erano presenti; ad esempio, quello della Fernandel, che ci eravamo segnati di visitare.
Altri mi sono sembrati più piccoli (e/o, Neri Pozza) o vuoti di libri (IlSaggiatore, aveva pochissimi titoli di narrativa…).
I corridoi, di contro, mi sono sembrati così ampi… forse erano più vuoti?

Non so, forse è stata solo una mia sensazione, anche perché chiacchierando con qualcuno nei vari stand mi sono sentita dire che non hanno mai venduto tanto come quest’anno.

Per la cronaca, come sempre ecco l’elenco dei miei acquisti:

- il giallo *I segreti dei giardini Hanbury*, Andrea Becca, ed. Fratelli Frilli;
- il giallo *Assassinio nel labirinto*, J. J. Connington, ed. Polillo;
- il graphic novel *9/11. Il rapporto illustrato sull’11 settembre*, Ernie Colon e Sid Jacobson, ed. Alet;
- il primo numero del nuovo Animals, giornale a fumetti;
- traduzione e commenti delle canzoni del boss *Springsteen. Talk about a dream. Testi commentati (1973-1988)*, Ermanno Labianca, ed. Arcana.

Rileggendo, sono stata un po’ monotematica, fra gialli e fumetti.

Qualcuno di voi è venuto? Sensazioni?

*giuliaduepuntozero


Perché non sei venuta prima della guerra? di Lizzie Doron

Venire via da Torino e avere una voglia matta- più di sempre- di leggere…leggere e di entrare dentro alle mille storie incontrate in quei cinque giorni di Fiera del libro. L’ultimo incontro è stato con l’israeliana LIZZIE DORON, incontro interessante e commovente come il libro ( romanzo? raccolta di racconti? quasi diario? ) di chi dice di essersi trovata -suo malgrado- scrittrice per un incidente- nel tentativo di scoprire il grande segreto della sua infanzia.
continua


Lansdale e Carofiglio, Torino, Fiera del Libro

Domenica ho fatto l’annuale gita alla Fiera del Libro di Torino, e ho avuto la fortuna di ascoltare una bella conferenza, Joe R. Lansdale presentato da Gianrico Carofiglio.

Simpaticissimi entrambi, Lansdale ha fatto molto ridere il pubblico quando ha detto che non sa neanche cosa sia il blocco dello scrittore, lui ha tante cose da dire, e soprattutto viene pagato per farlo!

Ha anche raccontato della sua infanzia e della sua vita nell’East Texas, spiegandoci la differenza fra un uragano e un tornado, raccontandoci aneddoti sulla figura *eroica* di suo padre (punitore dei vicini violenti che osavano prendersela con il cane del piccolo Joe) e su quella della madre che inventava il sonoro dei film che vedevano al drive-in sull’altro lato della strada dalla finestra di casa (come nel romanzo *Echi perduti*).

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Fiera del libro di Torino: idee e cronache di Gaia

Gaia ci ha scritto queste sue impressioni/cronaca del passaggio alla Fiera del Libro a Torino. Gaia ha un suo blog, molto interessante e creativo: A caccia di Gaia. Grazie Gaia

Sono stata a Torino, per la mia prima volta alla Fiera, proprio sabato nell’orario del delirio. L’autista è riuscito a metterci tre ore da Milano. Alle dodici siamo entrati, io e i miei compagni del corso di “editoria”, sparpagliandoci subito.

La mia prospettiva sull’evento è molto laterale, molto piegata al mio chiodo fisso degli ultimi mesi: trovare un lavoro in questo campo. Ero quindi partita munita della cartuccera dei biglietti da visita (con faccine da lemure e personaggi stilizzati) e da un pacchetto di curricula, che si spiegazzano sempre allegramente…

Gli spazi della fiera sono molto piacevoli, a patto che si sia disposti ad accettare il caos, le distanze minime e la comunicazione persuasiva.

Sarei molto curiosa di sapere chi ha visto funzionare la grande macchina organizzativa del Bookstock, lo spazio 0-20, con curatore Culicchia che pontificava molto saggiamente sull’inserto de “La Stampa” qualche settimana fa di un ritorno ai classici con brio (di rimbalzo pop). Gli ambienti di questa zona erano molto accattivanti, luminosi e frequentati, tanti macintosh, qualche telecamera in un gabbiottino del tipo “lascia il tuo video su..”. Un papà e un bambino li ho sbirciati farlo in diretta: sembravano allegri e a loro agio.
Passando ho anche notato un’arena piena di bambini vocianti a cui lo speaker chiedeva di stare attenti: brutto segno.

A parte qualche sorriso tirato delle signorine degli stand  [non ti aspettare niente, sii creativa quando lo invii (:-?), e che cosa ti interesserebbe fare?] e un briciolo di dialettica da Stampa Alternativa ( Farsi un libro) e Alet (chiacchieratissimo il penultimo di Philippe Forest), l’unico evento a cui ho assistito è stata la premiazione di Susanna Basso.
Io non lo sapevo e un po’ me ne vergogno, ma “la Susanna” è una esimia traduttrice a cui veniva consegnato il premio dedicato a Mimi? (Maria Luisa) Castellani Agosti, altra (storica) figura dell’editoria italiana.
Soprassediamo sull’intervento di Paolo Collo. Nell’affolatissima Sala Madrid una slendida “lecture” della nostra ci ha letteralmente incollati alle serie.
Sulla scia di un sufficientemente brillante messaggio di Guido Davico Bonino, la Basso, una bella donna autoironica ed estremamente professionale, ci ha ammaliati. Nessuno fiatava, mentre leggeva un monologo lirico sul suo lavoro, sulle emozioni e la guerra della traduzione letteraria.
Non sono in grado di sintetizzare, ma vi propongo alcune suggestioni…mutuate dal suo pensiero musicale e sobrio. [Sembra un po' "love is"]
Un traduttore è:
un traghettatore…
un coautore…
un maestro silenzioso…
un narratore di seconda mano…

Una traduzione è…un fidanzamento di parole.

Quanti e quali aggettivi sareste capaci di attribuire a una traduzione?
Occorre dimenticare la limitante dicotomia infedele/fedele e avventurarsi…anche verso traduzioni “eversive”, per esempio.

“La traduzione mette in luce il sonno della lingua e la agita, la desta” Ezra Pound

Con un accento impeccabile, un po’ di emozione e il ritmo serrato di chi ha molte cose ancora da raccontare ma detesta la prolissità, la Basso ha concluso l’intervento leggendo una poesia di Gerald Hopkins e la sua traduzione di Eugenio Montale.

Vi confesso che in questi giorni l’ho già usata più volte con fini terapeutici.

La fiera un supermercato? Sì, ma anche un incubatore. Simpatiche quelle di Untitled!

Scusate, ho scritto troppo!


Fiera del libro inutile?

Domenica sera, in fila per un panino, ho ascoltato una ragazza che lamentava l’inutilità della Fiera del Libro:

come andare in una libreria supermercato, tipo Feltrinelli o Mondadori. Solo che a Torino paghi l’ingresso: E ti sei pagata il treno e l’autobus.

Sono 17 anni che non vado alla Fiera del Libro. Non ho potuto replicare.


Torino, Fiera del libro 2007, altre osservazioni

ecco il secondo mini-reportage.
Prima osservazione.
Strano che i cataloghi siano ancora cartacei. Su 30 stand in cui ho chiesto le novità, soltanto due mi hanno dato un cd (il Saggiatore e Felici editore) che mi sono infilato nella tasca della giacca. Il resto del materiale invece è finito in una pesantissima borsa che mi sono portato appresso per 51mila metri quadri della Fiera.
Altre ossrvazioni a casaccio.
- Bello e raffinato lo stand della casa editrice milanese Excelsior1881. Nata pochi mesi fa senza fare troppo rumore, ha già un bel catalogo, edizioni eleganti e una recente chicca: Sfogliar verze, di Giorgio Conte (fratello del più noto Paolo). L’ho letto tra Torino p.ta Nuova e Milano centrale, e devo dire che corre via come un treno. Bello, leggero, e con un’ironia tutta piemontese tra lo snob e il godereccio.
- Curiosa la campagna reclutamento scrittori promossa da Toilet.
- Più in generale, a parte gli editori grandi e medi, alla Fiera si trovano sempre personaggi che vale la pena di incontrare anche solo per la loro storia, per capire che c’è anche un volto umano dell’editoria. Ho conosciuto una coppia sui 50/60, friulani, titolari (credo) di Campanotto editore. Fanno questo mestiere da trent’anni, pubblicano cose tipo ricette e ricordi della cuoca (friulana) dei Kennedy, tra polenta, coniglio e pettegolezzi. Hanno voglia di chiacchierare. Comunicano una bella passione per i libri. Cercano nuovi autori.


Torino, Fiera del Libro 2007


Torino, Fiera del Libro 2007

Originally uploaded by halighalie.

Ed eccoci arrivati alla ventesima edizione della Fiera del Libro di Torino, per quanto mi riguarda la settima a cui partecipo.
Niente di nuovo, a dir il vero. Non ho notato che fosse più grande, come ho letto da qualche parte. Unica differenza, il tanto discusso padiglione *Torino Comics*, dove mi sono precipitata per interesse, ma da cui sono subito sfuggita: sembrava un luna park, con banchetti di peluche, magliette, cd, dvd. Tutto fuorché fumetti.
Premio come miglior stand anche quest’anno alla casa editrice e/o: pareti viola con scaffali colorati, divani e tavolini tipo salotto, foto dell’editore con Stephen King alla premiazione dell’Edgar Allan Poe Price (e/o concorreva con Massimo Carlotto, presente oggi allo stand).
Il più deludente, Il Saggiatore: 10 titoli a dir tanto, io cercavo quelli introvabili di Joyce Carol Oates, neanche a dirlo ne ho più io a casa.
Il più originale: Iperborea, con il concorso *Compra 2 libri, puoi vincere un viaggio fra i fiordi norvegesi o una cena con i nostri autori*.
I più simpatici: Crocetti, editore greco; ogni anno prendo qualcosa, ma quest’anno a malincuore mi sono trattenuta. Se mi state leggendo, sono quella ragazza che ha promesso di tornare più tardi a prendere *Tre estati*, mi spiace, sarà per l’anno prossimo.
Ho invece preso due titoli della e/o (e ho avuto in regalo *I Lament*); *Come sei bella stasera*, un thriller mozzafiato della scrittrice americana Carlene Thompson, della Marcos y Marcos, e *Disobbediente* della Nottetempo, della scrittrice ebrea ortodossa Naomi Alderman.
Insomma, come ogni anno, alla fine grande soddisfazione.
*giuliaduepuntozero


LitCamp a Torino, insieme con la Fiera del Libro

Caino ci ricorda, giustamente, che a Torino, in concomitanza con la Fiera del libro, c’è anche il Litcamp. LitCamp è un BarCamp letterario. :) Leggi il resto


Fiera del Libro di Torino: chi vuole fare da reporter per il blog?

Giovedì 1o maggio comincia la Fiera del libro a Torino: sarebbe bello se i frequentatori di questo blog che vanno a Torino diventassero anche corrispondenti: per scrivere cronache, impressioni, racconti; scattare fotografie e riprendere video.

CHI VUOLE FARLO??? SCRIVA A gruppodilettura@gmail.com che ci organizziamo.

Be’ sia chiaro, il lavoro è volontario e ovviamente gratuito; unico premio la popolarità ;) (Del resto ormai “l’economia della reputazione” è stata promossa a movente della produzione culturale anche da un bestseller come The Long Tail).

Ricordo anche che la nostra amica Jomarch aveva proposto un incontro dei frequentatori del blog che vanno a Torino.


Torino Lingotto Fiera del libro 10 – 14 maggio 2007: ci vediamo lì?

Che ne dite di darci un appuntamento o anche più di uno nello stesso giorno, in giorni diversi..segno distintivo un “button” artigianale con su scritto WordPress.com (oppure i moderatori ci possono aiutare e fornirci un allegato da scaricare e stampare).

E chiacchierare per una volta almeno dal vivo per poi ritrovarci ancora più motivati qui sopra..

Jo


Impressioni da Torino

Anche quest’anno, per il quinto di fila, non siamo riusciti a resistere alla tentazione della Fiera del Libro di Torino.
Anche quest’anno, ci sono andata due giorni, sabato per piacere, lunedì per lavoro.
Ecco un po’ di impressioni sparse.
Innanzitutto, gran ressa. Buon segno, per l’editoria italiana? Non so, forse sì, speriamo, anche se vedendo dove era concentrata la maggior parte della gente, non so. Un esempio fra tutti, stand della Feltrinelli: pile sterminate e in continuo rifornimento di Moccia, *Tre metri sopra al cielo* e *Ho voglia di te*. Ragazzine in coda allo stand della Fabbri per Melissa P. Mah.
Vuoto nei numerossimi stand di Regioni e Comuni, ma mi vien da domandare cosa ci stessero a fare.
Ogni anni cerco di fare il solito fioretto: compro solo libri veramente indispensabili: scontatissimi, o introvabili.
Dopo un’ora e mezza, ne avevo già comprati tre, quando Andrea ha sottolineato la mia media di acquisto, e mi son dovuta contenere.
Comunque, tutti acquisti giustificati:
*Equatore*, di Miguel Sousa Tavares, ed. Cavallo di Ferro: introvabile, chi l’ha mai vista in libreria questa casa editrice? E poi, Portogallo Paese ospite, io amante del Portogallo, glielo dovevo.
*Una famiglia americana*, di Joyce Carol Oates, Marco Tropea Editore: introvabile. L’ho visto una volta alla Feltrinelli, poi son quasi sicura che non ci fosse più, io amante della Oates. Glielo dovevo.
*The jasmine isle*, di Ioanna Karystiani, Europa Editions: avventura americana della grande casa editrice e/o (ne parlerò), scontato causa conoscenza dellespositore.
Insomma, converrete che erano tutti indispensabili.
Ogni anno, poi, cado nell’acquisto compulsivo del libro che mi chiama come se fosse indispensabile (appunto), e poi giace sul comodino per anni. Nel 2003 è stato *Underworld* di DeLillo, nel 2005 *Infinite jest* di David Foster Wallace, nel 2004 non ricordo, ma sicuramente ci sarà stato. Quest’anno temo che sia *Equatore*.
Ci sono rimasta un po’ male, come ogni anno, che non ci fossero grandi offerte e sconti fiera. Solo Andrea ha trovato un Meridiano Zero del vecchio cataloo al 50% (Robert Wilson, bellissimo in *Una piccola morte a Lisbona*). Lunedì, però, molti stand avevano il cartello 20% di sconto, ma non ho potuto usifruirne.
Come ogni anno, poi, sembra che a ogni stand che mi avvicino gli espositori tampinino solo me (mai Andrea). Stavo per cedere alla tentazione da Crocetti editore (autori greci, bellissimi, l’anno scorso ne ho preso uno stupendo), ma per fortuna hanno cercato di rifilarmi quello che avevo appena preso in inglese, e ho avuto la scusa.
Da ultimo, lunedì frotte di scolaresche, bambini anche piccolo, che bello.

*giuliaduepuntozero


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