Prestiti scaduti, Petros Markaris

Night falls over Athens - foto: MarcelGermain, flickr

Night falls over Athens - foto: MarcelGermain, flickr

Mentre leggevo questo libro, avevo la sensazione che stessi leggendo le pagine di un quotidiano, per l’attualità dell’ambientazione.

L’ultima indagine del commissario Kostas Charitos, in Prestiti scaduti di Petros Markaris, ed. Bompiani, è ambientato nella Grecia dell’estate del 2010, fra Mondiali sudafricani e lo scoppio della crisi economica.

Non manca certo, come nei precedenti, tanta ironia, grazie alle numerose e spassose gag fra il commissario e la moglie Adriana, dispensatrice di massime e filosofa di strada. Ma lo sfondo è dei più neri: scioperi, cortei, crisi economica, riforma pensionistica. Leggi il seguito di questo post »


La verità dell’alligatore, Massimo Carlotto

La verità dell'Alligatore, Massimo Carlotto

La verità dell'Alligatore, Massimo Carlotto

Non so come ho fatto, io che ho come genere preferito quello giallo e una predilezione particolare per i gialli mediterranei, a stare 30 anni senza aver mai letto nulla di Massimo Carlotto.

Per fortuna ho rimediato, e mi metterò sotto nei prossimi mesi/anni per recuperare. L’ho incontrato alla Fiera del Libro di quest’anno, allo stand della casa editrice e/o, ho comprato *La verità dell’Alligatore*, il primo della serie  dell’Alligatore, me lo sono fatta autografare, e l’ho divorato in un fine settimana.

Bello, proprio bello. L’Alligatore è un investigatore privato, un po’ borderline, ex detenuto, è stato in carcere 7 anni per un delitto che non ha commesso, dalla cui esperienza ha però ricavato un forte rispetto nei suoi confronti, considerato un giudice imparziale e giusto da tutti i detenuti, e rispettato da tutti. Amante del blues e del calvados _tanto quanto Fabio Montale lo è del jazz e del Lagavulin_, vive a Padova, dove conosce i migliori locali.

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Le perfezioni provvisorie, Gianrico Carofiglio

I Love You So Much It Hurts - foto: Señor Codo, flickr

I Love You So Much It Hurts - foto: Señor Codo, flickr

Arrivammo in piazza Cavour senza trovare un solo ingorgo. Il mio amico tassista lettore si fermò, spense il motore e si girò verso di me. Pensai stesse per dirmi quanto dovevo e portai la mano al portafoglio.
“C’è una frase di Paul Valéry…”.
“Sì?”.
“Dice, più o meno, così: il modo migliore per realizzare i propri sogni è svegliarsi”.
Rimanemmo qualche istante a guardarci. C’era qualcosa di più complicato della timidezza, negli occhi di quell’uomo. Come un’abitudine alla paura, una disciplina per governarla, sapendo che era e sarebbe stata sempre lì, in agguato. Nei miei occhi credo ci fosse stupore. Mi chiesi se avessi mai letto qualcosa di Valéry. Non ne ero sicuro.
“Ho pensato che questa frase potesse ispirarla, per via di quello che ha detto prima. Sul cambiamento. Non so se agli altri capita la stessa cosa, ma io ho voglia di condividere quello che leggo. Quando ripeto una frase che ho letto, o un concetto, o una poesia, mi sembra un po’ di esserne l’autore. Mi piace molto”.
Disse le ultime parole con un tono quasi di scusa. Come se si fosse reso conto d’un tratto che poteva essere stato invadente. Così mi affrettai a rispondere.
“Grazie. Capita anche a me, da quando ero un ragazzino. Non ero mai stato capace di dirlo così bene, però”.
Prima di scendere dall’auto gli diedi la mano e mentre me ne andavo a fare l’avvocato pensai che invece avrei preferito restare lì, a parlare di libri e di altre cose.

tratto da *Le perfezioni provvisorie*, Gianrico Carofiglio, ed. Sellerio, pagg. 14-15


Mele marce. Marbella noir, Juan Madrid

Marbella Beach - foto: Two Steps Behind, flickr

Marbella Beach - foto: Two Steps Behind, flickr

Sentii parlare per la prima volta di *Mele marce. Marbella noir* di Juan Madrid, ed. e/o, in una recensione l’anno scorso de *Il potere del cane* di Don Winslow, in cui avvicinavano i due libri.

E in effetti *Mele marce*, pur essendo un giallo mediterraneo, mi ha fatto venire in mente spesso *Il potere del cane*: per gli accenni al Sudamerica, per il mondo della droga, e soprattutto per la sovrabbondanza di protagonisti e di storie che si intrecciano, anche in questo caso in brevi spezzoni di narrazione che si succedono uno dopo l’altro.

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Intervista a Petros Markaris, Parolario, Como

Petros Markaris, Parolario, Como - foto: halighalie

Petros Markaris, Parolario, Como - foto: halighalie, flickr

Venerdì 11 settembre sono stata  a Como a Parolario, la manifestazione letteraria di cui avevamo già parlato su questo blog.

19.00 Como, Piazza Cavour
Incontro con l’autore: Petros Markaris “La Balia, il commissario Charistos a Istanbul“.
Dialoga con Severino Colombo. Sarà presente Andrea Di Gregorio, traduttore dei libri di Markaris. Interprete dall’inglese Emanuela Gini

Inutile dire che l’incontro è stato bellissimo, interessantissimo, lui simpaticissimo e spiritosissimo, e complice un temporale furibondo, si è pure protratto per due ore.

Riporto l’intervista di quella serata.

Severino Colombo: Lei è nato a Istanbul ma è greco. Si sente turco o greco?

Petros Markaris: Mio padre era armeno, mia madre greca di Istanbul. Quando parlo di Istanbul, parlo della minoranza greca. Ho frequentato una scuola austriaca per studiare il tedesco, perché mio padre voleva che continuassi la sua attività e pensava che il tedesco sarebbe diventato la lingua commerciale. Mio padre si è sbagliato su entrambi i punti! Grazie a questi studi, però, sono diventato traduttore dal tedesco al greco. Mi sento di appartenere a Istanbul, anche se per me la parola “patria” non significa nulla, ma se ci deve essere un posto che considero la mia patria, questo è Istanbul.

Continua…


Corpo morto, Marco Polillo

Positano - foto: MorBCN, flickr

Positano - foto: MorBCN, flickr

L’editoria è al centro di questo romanzo: innanzitutto perché l’autore di *Corpo morto*, ed. Piemme, è Marco Polillo, fondatore dell’omonima casa editrice _ di cui io personalmente ho letto un solo titolo, *Assassinio nel labirinto* di J.J. Connington, pubblicato nella meritevolissima collana I Bassotti, che raccoglie gialli scritti all’inizio del 1900.

Continua…


Rossoamaro, Bruno Morchio

[Fj] Creuza - foto: bliyrskel, flickr

Creuza - foto: bliyrskel, flickr

E’ da tanto che devo parlare di questo libro, da quando a maggio ho raccontato dell’intervista fatta all’autore Bruno Morchio alla libreria Cattaneo di Lecco. All’epoca non avevo ancora letto il libro, in ostaggio da mio papà, poi per un motivo o per l’altro ho tirato per le lunghe…

Ma ora, prima di partire (domani) per le vacanze, voglio raccontarvi qualcosa di questo *Rossoamaro*, sesto libro dello scrittore con protagonista il detective privato Bacci Pagano, terzo pubblicato da Garzanti (dopo i primi tre titoli editi da Fratelli Frilli).

Senza dilungarmi troppo, però, perché è uno di quei libri che vanno letti e non discussi troppo, secondo me. Uno di quei libri che mi è rimasto dentro e a cui penso ogni tanto, su cui mi è difficile esprimere un pensiero razionale, ma solo delle sensazioni…

Molto bello, molto malinconico, ti entra dentro. Il più bello dei tre della Garzanti, torna agli splendori dei titoli della Frilli.

Due storie si intrecciano, una ambientata oggi, molto dolce: Bacci e Jasmine, la sua amica prostituta nera, che ha salvato per un pelo da una banda di sadici che volevano ucciderla. L’altra ci riporta indietro di sessant’anni, nella Genova del 1944 popolata di tedeschi, fascisti e partigiani.

Ed è proprio nel mondo dei partigiani che si muovono le indagini di Bacci e i ricordi degli ex partigiani che scova, sulle tracce del fratellastro di un tedesco che lo contatta nella corsia dell’ospedale, desideroso di rintracciare l’altro figlio della madre partigiana.

Con finale a bocca aperta.

Un grandissimo autore _Bruno Morchio_ e un grandissimo personaggio _Bacci Pagano_, che aggiungo ai miei personaggi gialli preferiti: Fabio Montale, Kurt Wallander, Kostas Charitos, Salvo Montalbano, Martin Beck, Erlendur.

*giuliaduepuntozero


La balia, Petros Markaris

My city - foto: Atilla1000, flickr

My city - foto: Atilla1000, flickr

Un giallo di Petros Markaris si legge sempre a prescindere.
Luca Mastrantonio, Il Riformista, dalla quarta di copertina de *La balia*

Sottoscrivo pienamente  e consiglio a tutti di leggere *La balia*, l’ultima avventura del commissario “Kostas Charitos, sbirro greco” _così definito dalla moglie Adriana, personaggio incredibile_ edito da Bompiani.

Kostas, appunto, è un commissario della polizia di Atene, e si trova in vacanza a Istanbul _Costantinopoli per loro_ con la moglie e una comitiva di greci per riprendersi dalla delusione del matrimonio della figlia Caterina, testarda e cocciuta come il padre, che ha deciso di sposarsi in comune e non in chiesa, deludendo genitori e suoceri.

Il padre e la madre decidono di cambiare un po’ aria, e la vacanza nella Città è la giusta occasione. La compagnia è un po’ stramba, fra un generale in pensione che snocciola pillole di saggezza da stratega, la moglie che chiama dieci volte al giorno a casa per sapere come sa la cava la sua cagnolina, la signora Mouratoglou, fuggita da Istanbul anni prima in occasione dei pogrom che viene eletta a guida dal commissario e personal shopper da Adriana.

Ma sarebbe troppo bello se tutto filasse liscio… Charitos viene fermato da uno scrittore della comunità dei romei _i greci che vivono in Turchia_ preoccupato per le sorti della sua balia novantanne, partita da Salonicco giorni prima e mai arrivata in Turchia. Sulle prime il commissario decide di tenersi ben lontano dalla strana storia, ma una serie di omicidi compiuti con torte salate infarcite di veleno lo costringono a mettersi a disposizione della polizia turca e collaborare con loro. Sulle prime con un po’ di diffidenza, alla lunga con un crescendo di amicizia, rispetto e partecipazione.

Quello che mi piace di più in questa serie di gialli è l’umorismo che pervade tutte le pagine: gli screzi fra Kostas e Adriana sono davvero spassosi, e come anche per gli altri libri mi capitava di ridere a ogni pagina. Non è facile unire una trama gialla ben costruita a una buona scrittura nonché a un divertente umorismo.

*giuliaduepuntozero


Intervista a Bruno Morchio

Bruno Morchio, originally uploaded by halighalie.

Beh, il titolo di questo post forse è un po’ fuorviante, perché _purtroppo_ l’intervista non l’ho fatta io, ma semplicemente ho partecipato a una conferenza sabato 16 maggio alla Libreria Cattaneo di Lecco. Chi lo sa però che un domani non ci sia l’occasione di fare una vera intervista, io me lo auguro…

Comunque, sabato come detto ho assistito alla presentazione del nuovo libro del giallista genovese Bruno Morchio, di cui ho già parlato in questo blog a proposito dei primi libri che ha scritto, pubblicati dalla casa editrice ligure Fratelli Frilli. Sabato presentava invece il suo sesto libro, il terzo pubblicato con la casa editrice Garzanti, intitolato *Rossoamaro*.
Continua…


Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, Amara Lakhous

Parviz Mansoor Samadi, iraniano. Benedetta Esposito, napoletana. Iqbal Amir Allah, bengalese. Elisabetta Fabiani _con il cane Valentino. Maria Cristina Gonzalez, peruviana. Antonio Marini, milanese. Johan Van Marten, olandese. Sandro Dandini, romano. Stefania Massaro. Abdallah Ben Kadour, algerino. Mauro Bettarini, commissario. E poi Lorenzo Manfredini, detto il Gladiatore, il morto, e Amedeo, nazionalità incerta, su cui tutti i personaggi del libro discutono, che si svelerà pagina dopo pagina, fino allo svelamento finale.

Questi i personaggi che si presentano man mano in *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* _titolo stupendo e immagine in copertina fantastica_ di Amara Lakhous, ed. e/o, nell’azzeccata collana Assolo _nella quale è stato pubblicato, ad esempio, *Aglio, menta e basilico*, raccolta di articoli di Jean-Claude Izzo.

Amara Lakhous è nato in Algeria, ma vive a Roma da anni. *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* è un giallo, un giallo corale. Ciascun personaggio presenta la sua storia e la sua versione dei fatti riguardo l’omicidio di Lorenzo Manfredini detto il Gladiatore, trovato accoltellato nell’ascensore del condominio di piazza Vittorio in cui vivono. L’ascensore è al centro delle discussioni e dei litigi, ed è il vero protagonista del romanzo. C’è chi vuole vietarne l’uso ai condomini stranieri o troppo grassi _come la povera Maria Cristina. E chi ancora, come Amedeo, che non lo usa del tutto. E proprio Amedeo è il secondo protagonista al centro del libro, accusato di essere l’assassino del Gladiatore, amato da tutti, italiani e stranieri, nessuno lo crede colpevole.

Il libro è organizzato in capitoli in prima persona per ciascun personaggio, intervallati ogni volta dal diario di Amedeo che presenta la sua versione dei fatti. Si va dal professore milanese leghista e razzista, al barista romanista anti-laziale, dalla colf peruviana che sconfigge la nostalgia con cibo e telenovelas,  all’aspirante cuoco iraniano che odia la pizza e la pasta, dall’amante dei cani sconvolta per la scomparsa dell’amato Valentino, all’artista olandese amante del cinema italiano con velleità di realizzare un film sul condominio di piazza Vittorio, e sui suoi scontri di civilità per un ascensore.

La trama è originale a carina, e lascia di sicuro con il fiato sospeso fino alla conclusione finale del giallo. Mi è piaciuta anche l’idea del romanzo corale con le voci _spesso un po’ stereotipate, ma anche questo è il suo bello_ diverse e in conflitto, legate dall’interpretazione sempre umana e ottimistica di Amedeo.

Bello.

*giuliaduepuntozero


Itinerario Izziano parte 9: Marsiglia

(Per leggere la tappa precedente clicca qui)

Vorrei chiudere questo itinerario sulle tracce di Izzo con le sue parole, tratte dal capitolo “Marsiglia tra luce e mare” di *Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo*, ed. e/o (l’articolo è molto bello ma molto lungo, quindi consiglio di acquistarlo per leggerlo interamente).

Per il momento al Vieux-Port , sulla terrazza della Samaritaine, ci beviamo fino all’ultimo minuto, spensieratamente come sempre, la splendida luce autunnale che piove dal cielo fin dalle cinque del pomeriggio. Non capirete niente di questa città se rimarrete indifferenti alla sua luce. […] Marsiglia è città di luce. E di vento. Il famoso mistral, che si infiltra in cima alle stradine e spazza via tutto fino al mare. Fino al largo di Pomègues e Ratonneau, le isole del Frioul. Fin dopo Planier, il faro oggi spento trasformato in una scuola di immersioni […] Marsiglia, a dire il vero, potete amarla solo così, arrivando dal mare. La mattina presto. All’ora in cui il sole, sorgendo dietro il massiccio di Marseilleveyre, bacia le colline e regala di nuovo un po’ di rosa alle vecchie pietre. Allora vedrete Marsiglia come la scoprì Protis il focese. […] Leggi il seguito di questo post »


La prima impronta, Xavier-Marie Bonnot

Marsiglia, originally uploaded by halighalie.

Quando è uscito questo libro, la prima domanda che mi sono fatta è stata: come scrivere un noir, oggi, ambientato a Marsiglia, senza rapportarsi a Izzo?
E per capire queste ragioni l’ho comprato, anche se nutrivo scarse aspettative.
Dopo Jean-Claude Izzo, dal mio personale punto di vista, non ha più senso scrivere noir su Marsiglia.

E invece *La prima impronta* di Xavier-Marie Bonnot (Einaudi Stile Libero) non delude per niente, anzi (ovviamente senza paragoni al suo predecessore, ma di Izzo ne nasce uno nella storia).

La trama è abbastanza originale e complessa: tre omicidi, tre donne uccise, tutte con la stessa firma, un’impronta di una mano accanto al cadavere, come i disegni rupestri degli uomini primitivi.

A investigare, il commissario Michel De Palma.
Molta musica, come per Fabio Montale (in questo caso opera, non jazz), molto sbruffone, ma simpatico, il Barone, come viene soprannominato.

Forse un limite nella troppa complessitò della trama, sono arrivata alla fine con alcuni dubbi su dei passaggi chiave, un po’ me li sarò persi, ma anche Bonnot ci ha messo del suo per non farsi capire.

Fra le righe, ho voluto leggere un omaggio a Izzo:

[...]Dimenticò il suo appartamento alla Capelette, mise a posto il lampeggiante e continuò a guidare sulla litoranea fino alla punta di Les Goudes, di fronte all’isola di Maire.
Quello per lui era il centro, l’ombelico del mondo.[...]

*giuliaduepuntozero


“La lunga estate calda del commissario Charitos”, Petros Markaris

Qualche mese fa avevo scritto dell’imminente pubblicazione del nuovo libro del giallista greco Petros Markaris, creatore di Kostas Charitos, commissario della polizia ateniese.
Ai tempi avevo letto che il nuovo sforzo si sarebbe chiamato *L’azionista*, invece è poi uscito un mesetto fa come *La lunga estate calda del commissario Charitos* . Titolo ridondante, ma rende sicuramente l’idea delle vicende narrate in queste quasi 400 pagine di indagini del commissario nella calda e infiammata Atene.
Due casi tormentano il commissario, apparentemente slegati fra loro, ma che poi si intracceranno (un po’ forzatamente, a mio giudizio): il dirottamento di un traghetto, con a bordo la figlia Caterina, e una catena di asassini a freddo di personaggi del mondo della pubblicità.
Come al solito il libro si legge d’un fiato, grazie all’umorismo del commissario, ironico e pungente nella sua visione del mondo. Molti accenni alla contemporaneità ellenica (fin troppi per chi non è greco), e alla realtà ateniese, in primo luogo nella dettagliatissima descrizione dei luoghi.
In copertina ammicca il giudizio di Camilleri:

C’è la Marsiglia di Jean-Claude Izzo, c’è il mio Montalbano e c’è la Grecia di Markaris. Questo è stato il grosso passo in avanti fatto fare al romanzo giallo.

*giuliaduepuntozero


Mediterranean Noir Comes to New York

Per chi, per sua fortuna, fosse a New York dal 24 al 28 aprile, segnalo questa interessante iniziativa organizzata dalla Europa Editions (la *figlia* americana della e/o): *Mediterranean Noir comes to New York*.

E’ un ciclo di conferenze sull’apprezzatissimo genere (ormai possiamo definirlo così) del giallo mediterraneo, che Europa Editions ha contribuito a diffondere oltreoceano pubblicando e traducendo autori memorabili come Jean-Claude Izzo (a cui è dedicata l’iniziativa), Massimo Carlotto, Alicia Gimenez-Bartlett, Carlo Lucarelli.

Per chi fosse interessanto all’argomento, sul sito di Europa Editions ci sono ulteriori, interessanti approfondimenti.

Da segnalare, infine, la presenza come special guest della grande Alice Sebold, autrice del bello e commovente *Amabili resti*.

*giuliaduepuntozero


Jean-Claude Izzo

Sette anni fa, il 26 gennaio del 2000, moriva Jean-Claude Izzo. Stroncato da un cancro ai polmoni, lui che girava sempre con l’eterna Gouloise fra le labbra.

Nato il 20 giugno del 1945 da padre barista, italiano, e madre sarta, spagnola, amava definirsi _un vero marsigliese_: “Mi considero un vero marsigliese: un terzo italiano, un terzo spagnolo, un terzo il resto del mondo.”

Ed è proprio Marsiglia il grande amore della sua vita e la vera protgonista dei suoi romanzi. Di lei dice:

Nascere a Marsiglia non è mai un caso. Marsiglia è, è sempre stata il porto degli esìli, degli esìli mediterranei, degli esìli delle nostre antiche vie coloniali, anche. [...] Marsiglia è familiare. Fin dal primo sguardo. Ed è per questo che amo questa città, la mia città.

Arriva alla scrittura dopo anni di giornalismo e di vita vagabonda. Ma è sempre a Marsiglia che torna, a Marsiglia dove “Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice”.

Nel 1995 scrive, in soli 5 mesi, *Casino totale*, che spedisce a capitoli al figlio, lontano sotto le armi, per tenergli compagnia. A *Casino totale* seguiranno *Chourmo* e *Solea*, i tre capolavori noir del giallo mediterraneo, raccolti nella *Trilogia marsigliese*, che vedono come protagonista Fabio Montale. Di lui Izzo ha detto:

Sì, come Montale sono pessimista. Il futuro è disperato. Ma non sono io a essere disperato, è il mondo… Io dico che possiamo resistere, trasformare, migliorare, ma in ogni caso siamo in trappola. Non possiamo cambiare niente, fondamentalmente. Invece, nello spazio che abbiamo possiamo essere felici.

Pessimista? Non so, forse solo realista. Ma nel leggere i suoi libri si coglie la speranza sotto la tragedia. Scrivere, per lui,

non è un altro modo di militare. E’ solo una maniera di trasmettere i miei dubbi, le mie angosce, le mie felicità, i miei piaceri. E’ una maniera di condividere.

Ma in fondo Jean-Claude Izzo era innamorato della vita, della cucina, del buon mangiare e del buon bere, della musica (jazz, soprattutto) e del suo mare:

Mi ero voltato e avevo lasciato vagare lo sguardo sull’orizzonte. Lì dove il mare diventa più scuro. Più denso. Mi ero detto che la soluzione a tutte le contraddizioni dell’esistenza era lì, in quel mare. Il mio Mediterraneo. E mi ero visto fondermi in lui, sciogliermi e risolvere, finalmente, tutto ciò che non avevo mai risolto nella vita, e che non avrei mai risolto.

*giuliaduepuntozero

Alcuni brani sono tratti dagli articoli e dai pensieri di Jean-Claude Izzo raccolti in *Aglio, menta e basilico – Marsiglia, il noir e il Mediterraneo*, ed. e/o Assolo.


5 è il numero perfetto

Oggi voglio parlare di un noir. Un fumetto noir.

*5 è il numero perfetto*, si intitola, graphic novel scritto e disegnato da Igort, e pubblicato da Rizzoli nella collana 24/7, che sta sfornando diversi fumetti molto interessanti (*V per vendetta* di Alan Moore e David LLoyd, *Appunti per una storia di guerra* di Gipi e *In una lontana città* di Jiro Taniguchi), oltre ad alcuni titoli non male.

Colpisce subito il disegno e lo stile di questo fumetto, difficile da dimenticare una volta visto. Igort ha scelto la bicromia per rendere meglio le atmosfere di questo noir napoletano, con tanto tanto nero (è sempre notte, piove sempre), e parecchio blu (carta di zucchero, direi).

Dice Igort, a questo proposito, nell’interessante postfazione:

Però, tassello dopo tassello, veniva fuori che, per esempio, mi interessava sviluppare una tecnica strana, che avevo in mente da almeno quindici anni.

BICROMIA.

Avevo fatto un pallido tentativo ma non ci avevo veramente lavorato. Volevo aggiungere, al bianco e nero, un colore.

Il blu suggerisce atmosfere notturne ma usato su un disegno chiaro rende bene anche la luce lirica del sud dell’Italia.

Bicromia.

A me, per quella storia, non interessava il colore, volevo qualcosa che lo suggerisse e che contribuisse a sviluppare delle atmosfere, piuttosto.

Peppino è il nome del protagonista, un guappo in pensione, che passa il tempo a pescare e a pensare al figlio, che ha seguito le sue orme. Il romanzo si apre su una _scenetta famigliare_, Peppino che prepara il caffè (non si conta quante volte compare il disegno di una caffettiera nel libro) al figlio Nino prima che questo esca per _andare al lavoro_, ovvero per uccidere un uomo, un rivale. Nino ci lascia le penne, e Peppino riprende in mano la pistola per fare un po’ di giustizia, o almeno così crede. Ma non vi dico altro.

Un libro assolutamente da leggere.

*giuliaduepuntozero


Petros Markaris

Sbirciando fra l’elenco dei titoli che verranno pubblicati nel 2007, scopro con piacere il nome di Petros Markaris, giallista greco, creatore del commissario Charitos. Secondo Wuz è prevista per marzo l’uscita del quarto volume delle avventure del commissario ateniese, *L’Azionista*.

Consiglio Markaris a tutti gli amanti del genere: storie simpatiche e avvincenti, ben scritte e interessanti nella loro ambientazione ad Atene. Il commissario Charitos è un simpatico personaggio che si fa piacere da subito, con la sua aria burbera e burrascosa, e i suoi bisticci con la moglie.

Lo aspettavo da un bel po’, e son sicura che non deluderà neanche questo volume, dopo *Ultime della notte*, *Difesa a zona*, *Si è sucidato il Che*.

*giuliaduepuntozero


La creuza degli ulivi

CREUZA: dicesi quella strada fuori di città, che traversando dalla strada principale mena per le ville (Giovanni Casaccia, Vocabolario Genovese-Italiano).

Passata qualche mese dalla scorpacciata estiva di Bruno Morchio con il suo investigatore privato Bacci Pagano, esaltata dalla nuova uscita con Garzanti (*Con la morte non si tratta*), ho ripreso in mano il terzo volume dello scrittore genovese, pubblicato ancora con Frilli Editori: *La creuza degli ulivi. Le donne di Bacci Pagano*.

Ancora estate, ancora Genova, soffocata dal caldo e dalla maccaia. Finiti da poco gli scontri del G8, si respira molta politica in questo giallo. Un omicidio misterioso che coinvolge un noto chirurgo milanese, invischiato in loschi affari di corruzione. La donna uccisa è una conoscente di Bacci, amica della sua fidanzata, collega della sua amante, amante a sua volte del marito di una sua cliente. Insomma, una storia ricca di donne (da cui il titolo).

Tante citazioni letterarie (la morta era un’appasionata di gialli e poesie spagnole) e musicali, in primis, ovviamente, De Andrè. La morta, guarda caso, abitava in una creuza a Sant’Ilario (da cui il titolo), come Bocca di Rosa.

Nonostante tutto, però, lo sto trovando un po’ noioso. Troppa politica, da sessantottino, un po’ lento, troppi pensieri e riflessioni del povero Bacci, che alle prese con tutte queste donne è un po’ alle strette. Non mi sta convincendo come gli altri due.

*giuliaduepuntozero


Giallo mediterraneo

Ecco un link utile per gli amanti dei libri gialli: un elenco di titoli e scrittori mediterranei, suddivisi per paese:

Letture da brivido sulle onde del Mediterraneo, con i profumi, i sapori e gli odori che dal Mare Nostrum traggono ispirazione.

Ci sono tanti consigli, molti scrittori conosciuti e altri che non ho mai sentito, ma sui quali mi è venuta voglia di informarmi.
Sempre per il discorso che l’ambientazione è fondamentale in un libro, e moltissimo in quelli gialli.

*giuliaduepuntozero


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