Archivio

Articoli taggati ‘Giallo-Noir’

Hans Tuzzi, La morte segue i Magi

17 Novembre 2009 pietro46 2 commenti
La via dei tarocchi - foto: mafe, flickr

La via dei tarocchi - foto: mafe, flickr

Avevo “scoperto” Hans Tuzzi anni fa con il suo primo romanzo “Il maestro dalla testa sfondata”, un giallo milanese, ambientato nel mondo dei collezionisti di libri antichi, edito da Sylvestre Bonnard, una piccola casa editrice specializzata in libri che parlano di libri. Una buona storia, anche se a volte troppo insistita nella trattazione dei libri antichi, ben scritta, un buon personaggio, il vice commissario Melis, malinconico, misurato, profondo.

Ho poi continuato a seguire Tuzzi nei suoi successivi romanzi, “Perché Yellow non correrà”, uscito nel 2003, e poi “Come il cielo sull’Annapurna” uscito nel 2004, e ancora i tre romanzi brevi di “Tre delitti un’estate” del 2005, tutti editi da Sylvestre Bonnard, protagonista sempre il vice commissario Melis.
Continua a leggere…

Un peana per le zebre, Alexander McCall Smith

27 Ottobre 2009 giuliaduepuntozero 4 commenti
Giant baobab - foto: Lee Otis, flickr

Giant baobab - foto: Lee Otis, flickr

Ho già parlato di Alexander McCall Smith, a proposito di alcuni titoli del Club dei filosofi dilettanti, serie ambientata a Edimburgo, che vede come protagonista Isabel Dalhousie, filosofa e curiosa della natura umana.

*Un peana per le zebre*, ed. Guanda, fa invece parte dell’altra serie, quella dell’investigatrice privata Precious Ramotswe, titolare dell’agenzia Ladies Detective Agency n° 1. E’ il terzo titolo, dopo *Le lacrime della giraffa* e *Morale e belle ragazze*; li ho trovati tutti molto carini, leggeri e un po’ naive, ma allo stesso tempo molto profondi.
Continua

Chi muore si rivede, Andrea Fazioli

Pioggia sul lago (foto di mio papà) - foto: halighalie, flickr

Pioggia sul lago di Lugano (foto di mio papà) - foto: halighalie, flickr

La pioggia, di solito, non aiuta a guarire un cuore infranto. Francesca Besson spalancò la finestra immaginando un cielo grigio. Vide un cielo grigio. Sospirò. Si passo una mano sugli occhi e ripensò a Lorenzo. Era stato lui ad annunciarle che tutto era finito, ma lei aveva annuito con espressione saggia, sono d’accordo, aveva detto, sono d’accordo. [...] Uscì sul marciapiede e aprì l’ombrello. Pensò di non guardare il lago: avrebbe soltanto peggiorato le cose. Naturalmente non poté farne a meno e lo sguardo le sfuggì sulla distesa grigia, quasi soffocata dal cielo. Che giornata.

Inizia così *Chi muore si rivede*, primo romanzo di Andrea Fazioli, pubblicato nel 2005 da Armando Dadò, editore svizzero. Eh sì, perché Andrea Fazioli è uno scrittore svizzero, del Canton Ticino, un giallista. Ma ormai dovreste conoscerlo, perché chi legge spesso questo blog ormai saprà che è una mia fissa: ho scoperto per caso il suo secondo libro, *L’uomo senza casa*, il primo pubblicato in Italia, e mi è talmente piaciuto che l’ho votato uno dei libri più belli che ho letto nel 2008; ho fatto e brigato, e sono riuscita a intervistare Andrea; e proprio oggi ho acquistato il suo terzo libro, *Come rapinare una banca svizzera*, che leggerò prossimamente.

Continua…

In uscita il terzo romanzo di Andrea Fazioli, “Come rapinare una banca svizzera”

Con grande gioia annuncio la prossima uscita, prevista per il 1 ottobre, del terzo volume di Andrea Fazioli, *Come rapinare una banca svizzera*, per i tipi di Guanda.

Il nuovo giallo esce dopo *Chi muore si rivede*, edito da Armando Dadò, che guarda caso sto leggendo in questi giorni e recensirò a breve, e *L’uomo senza casa*, edito da Guanda, di cui abbiamo parlato un po’ di tempo fa su questo blog. Ricordo anche che avevo avuto il piacere di intervistare Andrea!

Dalla presentazione sul sito di Andrea Fazioli:

Tutti hanno sognato di farlo. Ma pochi ci sono riusciti. Rapinare una banca è una fantasia, un gesto di sfida o una pazzia? Lo scoprirete leggendo Come rapinare una banca svizzera, un romanzo avventuroso che si svolge nella Svizzera italiana, in Provenza e a Zurigo.
Come mai un rapinatore pentito, un detective privato e alcuni distinti borghesi sono coinvolti nel progetto della più sofisticata rapina a una banca svizzera? Nella Confederazione delle banche silenziose, dei laghi calmi e dei prati ben tosati può succedere di tutto. E di nuovo Elia Contini, l’investigatore ticinese già protagonista di L’uomo senza casa, finisce nei guai. Al suo fianco, in una storia ricca di suspense e d’ironia, c’è Jean Salviati, ladro a riposo che riprende in mano i ferri del mestiere per salvare la figlia in pericolo. Inguaribile giocatrice di Casinò, la figlia è infatti scivolata nella rete di un losco e ambizioso avventuriero che ha messo gli occhi su una favolosa transazione di denaro. Anche in tempi di turbolenze finanziarie, una banca svizzera resta sempre sinonimo di forziere ben custodito. Svaligiarne una esige dal rapinatore la stessa precisione diligente e metodica applicata dai banchieri elvetici nella difesa della propria sicurezza: un piano dall’architettura raffinatissima, costruito come un geniale puzzle. Ma niente è mai come sembra in questo romanzo dove i colpi di scena, scanditi da un inesorabile meccanismo a orologeria, non smettono di agitare una superficie solo in apparenza ordinata e tranquilla.
Dopo il successo di Chi muore si rivede (2005) e L’uomo senza casa (2008, Premio Stresa di narrativa), ecco il terzo romanzo di Andrea Fazioli. L’editore Guanda di Milano presenta un romanzo che vi terrà col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina!

Dico solo che non vedo l’ora di leggerlo.

*giuliaduepuntozero

Corpo morto, Marco Polillo

Positano - foto: MorBCN, flickr

Positano - foto: MorBCN, flickr

L’editoria è al centro di questo romanzo: innanzitutto perché l’autore di *Corpo morto*, ed. Piemme, è Marco Polillo, fondatore dell’omonima casa editrice _ di cui io personalmente ho letto un solo titolo, *Assassinio nel labirinto* di J.J. Connington, pubblicato nella meritevolissima collana I Bassotti, che raccoglie gialli scritti all’inizio del 1900.

Continua…

Il cinese, Henning Mankell

5 Settembre 2009 giuliaduepuntozero 2 commenti
Il cinese, Henning Mankell, ed. Marsilio

Il cinese, Henning Mankell, ed. Marsilio

Sulla copertina, sopra all’immagine stilizzata _parecchio minacciosa_ di un guerriero cinese, occhieggia la scritta “Il migliore thriller di Mankell”, citazione dallo Svenska Dagbladet.

Questo ultimo romanzo dello scrittore svedese, il *Il cinese*, pubblicato da Marsilio, non ha nulla a che fare con la celeberrima serie di Kurt Wallander, il commissario della polizia di Ystad che l’ha reso famoso. Ormai quello _purtroppo_ è un capitolo chiuso, ma Mankell continua a sfornare libri avvincenti.

Thrillerone di quasi 600 pagine, ambientato fra Helsingborg e Hesjovallen, nel nord della Svezia, con puntatine anche a Copenhagen, Pechino e nello Zimbabwe, affronta più temi che si intrecciano a formare la trama.

La narrazione inizia con il ritrovamento di 19 cadaveri in un paesino nella Svezia settentrionale: tutti anziani, tutti parenti, il piccolo borgo con solo 3 superstiti. La polizia indaga, la violenza dell’attacco fa credere all’opera di un pazzo. Della vicenda si interessa anche Birgitta Roslin, giudice di Helsingborg, quando realizza che quello è il paese in cui è vissuta sua madre. Complice un congedo per malattia, Birgitta si reca sul luogo del massacro e inizia a ficcare il naso nelle indagini della polizia.

Continua…

Rossoamaro, Bruno Morchio

[Fj] Creuza - foto: bliyrskel, flickr

Creuza - foto: bliyrskel, flickr

E’ da tanto che devo parlare di questo libro, da quando a maggio ho raccontato dell’intervista fatta all’autore Bruno Morchio alla libreria Cattaneo di Lecco. All’epoca non avevo ancora letto il libro, in ostaggio da mio papà, poi per un motivo o per l’altro ho tirato per le lunghe…

Ma ora, prima di partire (domani) per le vacanze, voglio raccontarvi qualcosa di questo *Rossoamaro*, sesto libro dello scrittore con protagonista il detective privato Bacci Pagano, terzo pubblicato da Garzanti (dopo i primi tre titoli editi da Fratelli Frilli).

Senza dilungarmi troppo, però, perché è uno di quei libri che vanno letti e non discussi troppo, secondo me. Uno di quei libri che mi è rimasto dentro e a cui penso ogni tanto, su cui mi è difficile esprimere un pensiero razionale, ma solo delle sensazioni…

Molto bello, molto malinconico, ti entra dentro. Il più bello dei tre della Garzanti, torna agli splendori dei titoli della Frilli.

Due storie si intrecciano, una ambientata oggi, molto dolce: Bacci e Jasmine, la sua amica prostituta nera, che ha salvato per un pelo da una banda di sadici che volevano ucciderla. L’altra ci riporta indietro di sessant’anni, nella Genova del 1944 popolata di tedeschi, fascisti e partigiani.

Ed è proprio nel mondo dei partigiani che si muovono le indagini di Bacci e i ricordi degli ex partigiani che scova, sulle tracce del fratellastro di un tedesco che lo contatta nella corsia dell’ospedale, desideroso di rintracciare l’altro figlio della madre partigiana.

Con finale a bocca aperta.

Un grandissimo autore _Bruno Morchio_ e un grandissimo personaggio _Bacci Pagano_, che aggiungo ai miei personaggi gialli preferiti: Fabio Montale, Kurt Wallander, Kostas Charitos, Salvo Montalbano, Martin Beck, Erlendur.

*giuliaduepuntozero

La balia, Petros Markaris

My city - foto: Atilla1000, flickr

My city - foto: Atilla1000, flickr

Un giallo di Petros Markaris si legge sempre a prescindere.
Luca Mastrantonio, Il Riformista, dalla quarta di copertina de *La balia*

Sottoscrivo pienamente  e consiglio a tutti di leggere *La balia*, l’ultima avventura del commissario “Kostas Charitos, sbirro greco” _così definito dalla moglie Adriana, personaggio incredibile_ edito da Bompiani.

Kostas, appunto, è un commissario della polizia di Atene, e si trova in vacanza a Istanbul _Costantinopoli per loro_ con la moglie e una comitiva di greci per riprendersi dalla delusione del matrimonio della figlia Caterina, testarda e cocciuta come il padre, che ha deciso di sposarsi in comune e non in chiesa, deludendo genitori e suoceri.

Il padre e la madre decidono di cambiare un po’ aria, e la vacanza nella Città è la giusta occasione. La compagnia è un po’ stramba, fra un generale in pensione che snocciola pillole di saggezza da stratega, la moglie che chiama dieci volte al giorno a casa per sapere come sa la cava la sua cagnolina, la signora Mouratoglou, fuggita da Istanbul anni prima in occasione dei pogrom che viene eletta a guida dal commissario e personal shopper da Adriana.

Ma sarebbe troppo bello se tutto filasse liscio… Charitos viene fermato da uno scrittore della comunità dei romei _i greci che vivono in Turchia_ preoccupato per le sorti della sua balia novantanne, partita da Salonicco giorni prima e mai arrivata in Turchia. Sulle prime il commissario decide di tenersi ben lontano dalla strana storia, ma una serie di omicidi compiuti con torte salate infarcite di veleno lo costringono a mettersi a disposizione della polizia turca e collaborare con loro. Sulle prime con un po’ di diffidenza, alla lunga con un crescendo di amicizia, rispetto e partecipazione.

Quello che mi piace di più in questa serie di gialli è l’umorismo che pervade tutte le pagine: gli screzi fra Kostas e Adriana sono davvero spassosi, e come anche per gli altri libri mi capitava di ridere a ogni pagina. Non è facile unire una trama gialla ben costruita a una buona scrittura nonché a un divertente umorismo.

*giuliaduepuntozero

Gialli scandinavi: alcune segnalazioni

Gialli scandinavi, originally uploaded by halighalie (foto scattata però da mio papà).

Scrivo questo post come promemoria anche per me, perché c’è parecchio fermento in questo periodo con nuove uscite di gialli scandinavi, e si rischia di perderne qualcuno.

Nei miei giri in libreria e su Internet ho visto:

- *Non deve accadere* di Anne Holt, ed. Einaudi, secondo volume dopo *Quello che ti meriti*  con la “profiler” Johanne Vik e il detective Yngvar Stubø; segnalo sul sito della casa editrice una bella videointervista;

- *Misterioso* di Arne Dahl, ed. Marsilio, anche in questo caso un secondo volume, dopo *La linea del male*, molto bello, ma che per qualche scherzo del destino non mi è capitato di recensire su questo blog; protagonista il gruppo A, speciale unità della polizia di Stoccolma per crimini violenti, del genere Criminal Minds (uno dei miei telefilm preferiti, fra l’altro);

- di prossima uscita *Sentiero nero* di Asa Larsson, sempre ed. Marsilio, autrice de *Il sangue versato* e *Tempesta solare*, ambientati tutti nel Nord della Svezia, a Kiruna;

- anche questo di prossima uscita *Il giardino di pietra* di Kjell Eriksson, ed. Marsilio, new entry;

- *L’uomo che andò in fumo* di Maj Sjöwall e Per Wahlöö, ed. Sellerio, i gloriosi capostipiti del genere giallo scandinavo con la serie di Martin Beck, avevo parlato di Roseanna tempo fa, ma ne sono stati pubblicati tanti altri (devo mettermi alla pari, nell’ordine sono: *Roseanna*, *Un assassino di troppo*, *L’uomo al balcone*, *Il poliziotto che ride*, *L’autopompa fantasma*, *Omicidio al Savoy*.

*giuliaduepuntozero

Intervista a Bruno Morchio

Bruno Morchio, originally uploaded by halighalie.

Beh, il titolo di questo post forse è un po’ fuorviante, perché _purtroppo_ l’intervista non l’ho fatta io, ma semplicemente ho partecipato a una conferenza sabato 16 maggio alla Libreria Cattaneo di Lecco. Chi lo sa però che un domani non ci sia l’occasione di fare una vera intervista, io me lo auguro…

Comunque, sabato come detto ho assistito alla presentazione del nuovo libro del giallista genovese Bruno Morchio, di cui ho già parlato in questo blog a proposito dei primi libri che ha scritto, pubblicati dalla casa editrice ligure Fratelli Frilli. Sabato presentava invece il suo sesto libro, il terzo pubblicato con la casa editrice Garzanti, intitolato *Rossoamaro*.
Continua…

La regina dei castelli di carta, Stieg Larsson

E’ uscito il 9 gennaio, ma l’ho letto solo ora, un po’ perché in famiglia era molto ambito, un po’ perché è molto lungo (quasi 900 pagine) e ultimamente il tempo è un bene più che scarso, un po’ perché, sapendo che era l’ultimo volume della serie, volevo tenerlo da parte il più possibile. Poi dovunque mi girassi fra amici, colleghi e persone incontrate per caso mi imbattevo in lui, e non ho più resistito.

alcuni dicono larsson abbia scritto romanzi da sala daspetto... (text img hosted on flickr)

alcuni dicono larsson abbia scritto romanzi da sala d'aspetto... (text img hosted on flickr)

E così qualche settimana fa mi sono lanciata su *La regina dei castelli di carta*, terzo _e come detto_ ultimo volume della Millennium Trilogy di Stieg Larsson, edito da Marsilio.

Bellissimo, inutile dirlo. Ero rimasta affascinata subito da *Uomini che odiano le donne* e ancora più conquistata da *La ragazza che giocava con il fuoco*. Il primo ti prende, il secondo ti avvince, conosci ormai i personaggi, ti sei affezionata a loro, Lisbeth era diventata la mia eroina.

Non ha senso leggere il terzo volume senza aver letto prima gli altri due. *La regina* incomincia dove *La ragazza* finisce _non lo dico per non guastare la festa ai _pochi_ che ancora non li avessero letti_ dove vediamo come Lisbeth e gli altri riescono a togliere le castagne dal fuoco. Leggi tutto il post

Omicidio a Road Hill House, Kate Summerscale

14 Febbraio 2009 giuliaduepuntozero 3 commenti

Omicidio a Road Hill HouseDodici persone vivono nella casa, una è la vittima, chi è il colpevole?

La trama è degna della migliore tradizione della letteratura gialla, e invece quella narrata è una storia vera: 1860, Inghilterra, nel Wiltshire, nella villa di Samuel Kent, ricco ispettore del lavoro. Tutti dormono, il padrone di casa, la seconda moglie, incinta all’ottavo mese, i quattro figli del primo matrimonio, i 3 figli del secondo, i domestici. In tutto dodici persone, appunto, ma una di loro viene uccisa.

La mattina successiva la famiglia piano piano si sveglia, si accorgono che manca dal suo lettino Saville, il bimbo più piccolo, iniziano le ricerche, che si concludono drammaticamente con la scoperta del cadavere. La polizia locale viene chiamata a investigare, ma con scarso successo, tanto che si rende necessario l’arrivo di Jack Wicher, della squadra investigativa di Scotland Yard nata a Londra da poco.

L’ispettore Wicher indaga su questa storia non facile, in cui i sospetti fanno parte di una ricca famiglia borghese, in vista ma anche odiata, iniziano pettegolezzi e supposizioni. Arriva a una conclusione, ma nessuno vuole credergli, fino alla confessione dell’assassino che darà ragione all’ispettore Wicher.

Detto così sembra un giallo, ma in verità andrebbe definto saggio o cronaca storica, l’autrice ricostruisce le vicende attraverso articoli, testimonianze, resoconti dei processi, romanzi e racconti dell’epoca, ispirati all’omicidio di Road Hill House e archetipi dei romanzi gialli che tanto ci piacciono oggi.

Un po’ noisetto a tratti, anche se a me è piaciuto molto. Per mio gusto personale, avrei preferito un romanzo tratto dalla trama molto avvincente, ma almeno così è molto originale.

Dimenticavo: *Omicio a Road Hill House – ovvero Invenzione e rovina di un detective* di Kate Summerscale, edito da Einaudi.

*giuliaduepuntozero

I thriller venuti dal freddo, da Internazionale

Segnalo un articolo molto interessante uscito sul numero 779 di Internazionale, in edicola dal 23 al 29 gennaio: *I thriller venuti dal freddo – I romanzi gialli scandinavi hanno conquistato l’Europa. L’inchiesta di uno scrittore francese. Alla ricerca delle ragioni di un successo inatteso*.

Patrick Raynal, scrittore francese di libri noir, intervista una serie di autori scandinavi di gialli, per cercare di spiegare il fenomeno dei gialli del Nord, fortissimo in Francia, come anche in Italia.

Da Bergen a Oslo, da Reykjavik a Helsinki, da Stoccolma a Copenaghen, Raynal incontra numerosi scrittori (alcuni tradotti anche in Italia, altri non ancora), e discute con loro del successo di questo genere letterario, non solo in Scandinavia, ma in tutta Europa. Gunnar Staalesen, Stig Holmas, Jo Nesbø, Kjell Ola Dahl, Arnaldur Indridason,  Arni Thorarinsson, Jon Hallur Stefansson, Karin Alvtegen, fino alla mitica Maj Sjöwall , tutti hanno un’ipotesi, più o meno poetica. Manca solo Henning Mankell, che però si è trasferito in Mozambico, un po’ fuori rotta in questo tour.

I tentativi di spiegazione sono molti: si va dall’ipotesi legata al particolare clima nordico_La gente è depressa per più di sei mesi all’anno perché non vede il sole. Poi, quando arriva, tutti impazziscono, in attesa che tramonti di nuovo. Il nostro carattere è bipolare, come quello dei maniaci depressivi_, a chi lega il successo alla capacità di questo genere di spiegare meglio degli altri una società che ha sostituito i valori tradizionali con quelli legati al denaro. C’è poi chi si spiega questo fenomeno con la particolarità dei gialli scandinavi, noir tradizionali, così diversi da molti giallisti europei _Asbjorn fa il paragone con Fred Vargas_: nei libri nordici, le inchieste sono ancora vere inchieste poliziesche, complesse, con un inizio e una fine, e un vero investigatore. Anche se c’è chi aggiunge che i noir scandinavi sono ancora più veri perché non hanno una fine, ogni crimine ne nasconde un altro, ancora più terribile.

Qualcuno _ Arnaldur Indridason_, poco modestamente, trova la chiave del successo nella maggiore capacità degli autori del Nord _Abbiamo successo probabilmente perché siamo i migliori_.

Qualcun’altro ridimensiona il fenomeno, classificandolo come una moda passeggera, come una trovata di marketing degli editori scandinavi ed europei, che hanno trovato un filone che piace al pubblico _soprattutto femminile_, con un modello ben preciso: Un po’ di esotismo, di natura, di neve e di ghiaccio e delle trame semplici che seguono il modello di Sjöwall e Wahlöö: poliziotti dalla vita privata difficile, con problemi sociali e politici [...] Nel romanzo scandinavo i personaggi sono più importanti della trama. Mankell lo ha capito bene: servono storie semplici e un poliziotto con una vita complicata.

Per un motivo o per l’altro, tutti gli intervistati, alla fine, trovano un punto in comune: l’eredità di Maj Sjöwall e Per Wahlöö, capostipiti del genere, inluenza per tutti loro.

C’è anche chi _Karin Alvtegen_ cerca di spiegare il fenomeno Stieg Larsson con la presenza di Lisbeth Salander, personaggio che tiene in piedi la trilogia, ispirata a Pippi Calzelunghe, per questo tanto amata dai lettori di tutto il mondo.

Insomma, articolo molto bello, con tanti spunti e stimoli di riflessione, il tutto condito da foto dell’Islanda, che non guastano mai.

*giuliaduepuntozero

L’uso sapiente delle buone maniere, Alexander McCall Smith

12 Gennaio 2009 giuliaduepuntozero 8 commenti

Ho finito il 2008 e iniziato il 2009 con *L’uso sapiente delle buone maniere*, l’ultimo libro di Alexander McCall Smith, ed. Guanda.
Il libro fa parte della collana ambienta a Edimburgo, protagonista la filosofa Isabel Dalhousie. Avevo scritto qualche mese fa dell’episodio precedente della serie, *Il piacere sottile della pioggia*.
Ribadisco che i libri non sono dei classici gialli, come invece la serie dell’ispettrice del Botswana Precious Ramotswe. Però hanno un loro perché, e comunque una parvenza di mistero e di indagine per tutto il corso del libro.
In questo episodio, Isabel, che abbiamo lasciata incinta nel libro precedente, è diventata mamma, ha problemi di lavoro (la vogliono far fuori dalla rivista si cui è responsabile…), ed è divorata dal dilemma se spendere fior fior di quattrini per acquistare il quadro di un pittore scozzese.
Ho letto un po’ di recensioni in giro, alcune molto negative, altre così così. Dipende come si prende il libro: sono d’accordo che come trama lascia un po’ di perplessità, però trovo molto belle le ambientazioni, interessanti e curiose le digressioni filosofiche, simpatici i personaggi. In particolare, poi, in quest’ultimo, bella la parte sull’arte scozzese.
Un’altra critica che ho letto è che i libri di questa serie finiscono sempre bene e a Isabel non va nulla di storto. E’ un problema secondo voi? Per me meglio, a dire il vero, sono una convinta sostenitrice dell’happy end, almeno nei libri che vada tutto come deve andare!
Insomma, si lascia leggere, e con piacere.

*giuliaduepuntozero

Il commissario Wallander in TV da sabato 6 dicembre

3 Dicembre 2008 luiginter Lascia un commento

Scopro che da sabato 6 dicembre in tv (Rete4) parte una serie ispirata ai romanzi e ai personaggi di Henning Mankell e al commissario Kurt Wallander (libri molto amati da tanti lettori/autori di questo blog).
Mediaset aveva acquistato la serie dalla Svezia un paio di anni fa e ha deciso di trasmetterla ora sull’onda del successo dei libri di Mankell, pubblicati in Italia da Marsilio.

Su youtube un promo di un episodio:
http://www.youtube.com/watch?v=tX23dZATB_c

info sulla serie:
http://www.inspector-wallander.org/mysteries/yellowbird-series/index.html

Ringrazio Marsilio per la segnalazione ;)

Perché si leggono i gialli e i noir? Perché rassicurano

13 Novembre 2008 luiginter 10 commenti

università chiusa, originally uploaded by luiginter.

Non capisco se siano solo coincidenze o se sia una tendenza: un sacco di persone intorno a me leggono prevalentemente libri gialli-noir.
Anche a me piace il genere; insomma non ho niente contro i gialli! Posso allora fare la domanda senza timore di mostrare ostilità: perché si leggono tanto le storie di crimine e di investigatori e poliziotti?

Una risposta che spesso viene data dice: perché la crime story è la forma di narrativa realista che meglio racconta il nostro tempo (o una qualsiasi delle versioni di questa risposta).

Una risposta più suggestiva me l’ha data una amica (non so se l’ha letta da qualche parte o l’ha pensata lì al momento): “Il giallo e il noir mi rassicurano”, ha detto. “Non so esattamente perché, ma si sta in un universo comprensibile. Si porta dentro una storia ciò che è sfilacciato e frammentato e inspiegabile; diventa una sequenza di atti e responsabilità e conseguenze. Come nelle fiabe, il male incanalato in una storia fa meno paura, si esorcizza, diventa spiegabile. In genere i romanzi invece sono più aperti, in certi momenti della vita sono ‘troppo’ aperti”.

Che ne dite, regge come spiegazione? Per questo si leggono tanti gialli?

Stieg Larsson: esce il terzo libro!

7 Novembre 2008 giuliaduepuntozero 7 commenti

Finalmente, grande notizia: il 9 gennaio 2009 è prevista l’uscita del terzo volume della Millennium Trilogy di Stieg Larsson. *La regina dei castelli di carta* sarà il titolo.

Per saperne di più, visitate il sito della Marsilio.

*giuliaduepuntozero

Tony Hillerman, la detective story nella riserva Navajo

27 Ottobre 2008 luiginter 2 commenti

Se ne è andato Tony Hillerman, il padre del detective Joe Leaphorn, della Navajo Tribal Police, autore di una serie di romanzi noir ambientati nella grande riserva fra Arizona e Utah.
Alcuni suoi libri erano pubblicati da Mondadori nella collana dei gialli (sì quelli da edicola): li avevo presi in qualche bancarella. Ora mi sa che da noi sono fuori catalogo… :(

Hillerman aveva 83 anni. Un po’ di informazioni dal New York Times.

Tony Hillerman ci ha lasciati, originally uploaded by luiginter.

La leonessa bianca, Henning Mankell

25 Settembre 2008 giuliaduepuntozero 3 commenti

Un po’ di giorni fa ho scritto che stavo leggendo *La leonessa bianca*, terza avventura del commissario Wallander, dello scrittore Henning Mankell (ed. Marsilio, che ha pubblicato alcuni fra i migliori gialli scandinavi).

In effetti Mankell è stato fra i padri del genere (beh, non ho studiato approfonditamente la storia, ma perlomeno in Italia è stato il primo acquistato da Marsilio, a dare il via ai libri GialloSvezia), e io non ne ho mai parlato. Ho fatto male, perché con tutto lo scrivere che si è fatto di Stieg Larsson, Anne Holt, Asa Larsson, Leif GW Persson, ci si dimentica che c’è anche lui, il più grande, forse.

Nove i libri incentrati sul commissario Kurt Wallander (nell’ordine _io me lo dimentico sempre_ *Assassino senza volto*, *I cani di Riga*, *La leonessa bianca*, *L’uomo che sorrideva*, *La falsa pista*, *La quinta donna*, *Delitto di mezza estate*, *Muro di fuoco*, e *Piramide*, una raccolta di racconti cronologicamente anteriori alle altre vicende, anche se scritto per ultimo), un uomo tormentato, complicato, molto umano, ma geniale nel suo lavoro. Ambientati a Ystad, nel sud della Svezia, non mancano di quell’atmosfera un po’ triste, sottomessa direi, tipica dei gialli scandinavi, nonché di una forte attenzione a vicende di carattere sociale (il problema dell’immigrazione, della malavita organizzata, in questo terzo volume l’apartheid in Sudafrica). Oltre a un occhio particolare su Kurt, sui suoi _tanti_ problemi personali e famigliari (un divorzio, un rapporto un po’ tormentato con la figlia, e molto difficile con il padre), nonché sulle vicende del commissariato di Ystad. Insomma, una serie a cui ci si appassiona.

Oltre a Kurt, altri due gialli: *Prima del gelo* (pubblicato da Mondadori), in cui protagonista  è la figlia Linda, neodiplomata alla scuola di polizia, e *Il ritorno del maestro di danza* (ed. Marsilio) in cui invece le indagini sono nelle mani dell’ispettore Stefan Lindman, già comparso in *Prima del gelo*.

Marsilio completa poi la gamma con la serie dei libri africani, che però ammetto di non conoscere; so solo che lo scrittore vive parte dell’anno in Mozambico.

*giuliaduepuntozero

I romanzi mattone e altro

Due interessanti articoli sul numero di oggi, 31 agosto, dell’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, entrambi a pagina 32, collegati fra loro.

Nel primo, *Così è risorto Stieg*, Cesare de Michelis, editore, racconta l’ultima, fenomenale scoperta della Marsilio, Stieg Larsson, e la storia dei rapporti fra la sua casa editrice e il giallo svedese prima e più in generale scandinavo poi, nato con l’acquisto dei diritti di Henning Mankell (di cui io, proprio in questi giorni, sto leggendo *La leonessa bianca*, terza avventura dell’ispettore Kurt Wallander).

In *Il mattone che trionfa in libreria* Giovanni Pacchiano parte proprio dal recente successo di *Uomini che odiano le donne* e di *La ragazza che giocava con il fuoco*, i due mattoni di 700 pagine ciascuno di Stieg Larsson, per interrogarsi sulla diffusione e soprattutto sul successo di quelli che definisce romanzi-fiume. Non solo Stieg Larsson, ma anche lo stesso Mankell e Leif G.W. Persson, per rimanere alla Marsilio, o ancora l’ultimo titolo della Fallaci.

Scrive Pacchiano:

[...] Il protagonista, almeno così crediamo, è un lettore colto. Ha più di quarant’anni (ma può averne anche settanta e passa). E’ deluso dalla vita pubblica e dal crollo dei valori di un mondo perbene ormai scomparso. Si sente, inoltre, accerchiato dalla cattiva letteratura e prova il bisogno di abbandonarsi a una narrativa totalizzante e chilometrica. Come le grandi letture della sua giovinezza. Sostitutiva della vita? Forse sì, almeno per il non breve tempo della lettura. Paradossalmente, anastetizzante e insieme esaltante. [...] Ma non basta: i buoni romanzi-fiume sono, sempre, avvincenti. “Avvincente”, cioè qualcosa che ti lega. Sei fatalmente e strettamente legato al tuo libro sino alla conclusione della storia. [...]

E voi cosa ne pensate? Qual è il vostro rapporto con i romanzi-fiume? Vi ritrovate in questa descrizione?

*giuliaduepuntozero

La ragazza che giocava con il fuoco, Stieg Larsson

Ho parlato del primo libro di Stieg Larsson, *Uomini che odiano le donne*, qualche tempo fa, scrivendo di quanto mi fosse piaciuto e quanto mi avesse entusiasmata.

Se possibile, *La ragazza che giocava con il fuoco*, secondo volume di quella che è stata chiamata la Millennium Trilogy, edito da Marsilio, mi è piaciuto ancora di più. Mi ha tenuta legata alle sue oltre 750 pagine, facendomi spaventare, arrabbiare, sospirare di sollievo, rabbrividire.

Rispetto al primo libro, l’attenzione è maggiormente concentrata su Lisbeth, la giovane hacker, geniale, dotatissima per la matematica e i computer, asociale ma con una sua moralità molto rigida, gracile ma con capacità di difesa insospettabili. La rtroviamo all’inizio in un viaggio sabbatico in giro per il mondo, alle prese con quesiti matematici, e, come sempre, uomini che odiano le donne. Con Mikael Blomqvist non vuole avere più nulla a che fare, con grande dispiacere del giornalista, che si consola con una nuova, esplosiva inchiesta, questa volta sul trafficking di giovani prostitute. Ma tre omicidi arrivano a sconvolgere la storia, tanto più quando Lisbeth viene ritenuta colpevole e inizia una caccia all’uomo per trovarla in tutta la Svezia. Non voglio svelare oltre, ma solo consigliarvi di leggere *La ragazza che giocava con il fuoco* e, se non l’aveste ancora fatto, *Uomini che odiano le donne*.

Proprio mentre lo stavo leggendo, fra l’altro, è uscito un articolo sul Corriere della Sera che parlava della nuova *moda* turistica diffusa a Stoccolma: un itinerario letterario per la città in visita ai luoghi citati da Stieg Larsson nei suoi libri.
La mania è partita da Flickr, fino a quando il Museo della Città ha organizzato visite guidate di un’ora e mezza, da Södermalm (dove vive Mikael) a Fiskargatan (dove vive invece Lisbeth, a partire dal secondo episodio), da Goetgatan (sede della rivista Millennium) al bar Kvarnen (bazzicato un po’ da tutti i personaggi).

*giuliaduepuntozero

Quello che ti meriti, Anne Holt

Il secondo libro che ho letto nella prima tranche delle mie vacanze, come anche *Tre vite* di Penelope Lively, merita un ottimo voto.

Hanno parlato tanto di *Quello che ti meriti* di Anne Holt, ed. Einaudi. Ho letto diverse recensioni, tutte decisamente positive, molte sull’onda della moda dei gialli scandinavi che sta avendo il suo massimo esponente in Stieg Larsson (mi sono portata il secondo libro della Millennium Trilogy nella seconda parte delle mie vacanze, al mare, ne parlerò nei prossimi giorni); sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore di qualche settimana fa un unico articolo presentava il giallo della Holt e *La ragazza che giocava con il fuoco*.

Come scrivevo, il libro mi è piaciuto molto, un giallo che mi ha tenuta legata alle pagine e che mi ha fatto rimpiangere l’averlo finito così presto. Molto riuscito il protagonista, l’investigatore Yngvar Stubø; bella come sempre l’atmosfera nordica che traspare dai gialli scandinavi; un po’ macchinosa la trama, e forse in alcuni tratti non così verosimile, ma comunque giudizio molto positivo.

Speriamo vengano pubblicate anche le vicende successive.

Nel frattempo, Anne Holt sarà a Mantova al Festivaletteratura, il 6 settembre alle 10.30 al Cortile della Cavallerizza di Palazzo Ducale, presentata da Gianrico Carofiglio.

*giuliaduepuntozero

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, Amara Lakhous

Parviz Mansoor Samadi, iraniano. Benedetta Esposito, napoletana. Iqbal Amir Allah, bengalese. Elisabetta Fabiani _con il cane Valentino. Maria Cristina Gonzalez, peruviana. Antonio Marini, milanese. Johan Van Marten, olandese. Sandro Dandini, romano. Stefania Massaro. Abdallah Ben Kadour, algerino. Mauro Bettarini, commissario. E poi Lorenzo Manfredini, detto il Gladiatore, il morto, e Amedeo, nazionalità incerta, su cui tutti i personaggi del libro discutono, che si svelerà pagina dopo pagina, fino allo svelamento finale.

Questi i personaggi che si presentano man mano in *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* _titolo stupendo e immagine in copertina fantastica_ di Amara Lakhous, ed. e/o, nell’azzeccata collana Assolo _nella quale è stato pubblicato, ad esempio, *Aglio, menta e basilico*, raccolta di articoli di Jean-Claude Izzo.

Amara Lakhous è nato in Algeria, ma vive a Roma da anni. *Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio* è un giallo, un giallo corale. Ciascun personaggio presenta la sua storia e la sua versione dei fatti riguardo l’omicidio di Lorenzo Manfredini detto il Gladiatore, trovato accoltellato nell’ascensore del condominio di piazza Vittorio in cui vivono. L’ascensore è al centro delle discussioni e dei litigi, ed è il vero protagonista del romanzo. C’è chi vuole vietarne l’uso ai condomini stranieri o troppo grassi _come la povera Maria Cristina. E chi ancora, come Amedeo, che non lo usa del tutto. E proprio Amedeo è il secondo protagonista al centro del libro, accusato di essere l’assassino del Gladiatore, amato da tutti, italiani e stranieri, nessuno lo crede colpevole.

Il libro è organizzato in capitoli in prima persona per ciascun personaggio, intervallati ogni volta dal diario di Amedeo che presenta la sua versione dei fatti. Si va dal professore milanese leghista e razzista, al barista romanista anti-laziale, dalla colf peruviana che sconfigge la nostalgia con cibo e telenovelas,  all’aspirante cuoco iraniano che odia la pizza e la pasta, dall’amante dei cani sconvolta per la scomparsa dell’amato Valentino, all’artista olandese amante del cinema italiano con velleità di realizzare un film sul condominio di piazza Vittorio, e sui suoi scontri di civilità per un ascensore.

La trama è originale a carina, e lascia di sicuro con il fiato sospeso fino alla conclusione finale del giallo. Mi è piaciuta anche l’idea del romanzo corale con le voci _spesso un po’ stereotipate, ma anche questo è il suo bello_ diverse e in conflitto, legate dall’interpretazione sempre umana e ottimistica di Amedeo.

Bello.

*giuliaduepuntozero