Paris versus New York, Vahram Muratyan

Paris versus New York - Le roman

Paris versus New York – L’ecrivain

A inizio giugno sono stata qualche giorno in vacanza a Parigi. In molte delle numerose (meglio, numerossissime, una pacchia) librerie che abbiamo incrociato e visitato, faceva bella mostra di sé questo libro: Paris vs New York, a tally of two cities, di Vahram Muratyan, edito da 10/18.

Il libro, bellissimo, è un confronto fra Parigi e New York, considerando alcuni aspetti che vanno dal caffè, ai quartieri, al cielo, alle superstar, alle ossessioni, alle facciate, ai turisti, agli stilisti, agli scrittori, appunto. Il tutto, in grafica.

Ho poi scoperto che l’idea è nata da un blog, che trovate qui, dove ci sono alcune delle immagini del libro, e che si possono anche acquistare qui.

Il libro è stato pubblicato anche in inglese, dalla Penguin.

L’idea è molto carina, i disegni molto belli e originali, molte pagine fanno anche ridere, e per me, che amo queste due città, è diventato un libro del cuore!

*giuliaduepuntozero

Cronache di Gerusalemme, Guy Delisle

Mur 3 - Gerusalemme - 3 Marzo 2009 - dal blog di Guy Delisle

Mur 3 - Gerusalemme - 3 Marzo 2009 - dal blog di Guy Delisle

Come era stato anticipato, addirittura con un’anteprima su Corriere.it, il 4 aprile è uscito il nuovo libro del graphic novelist canadese Guy Delisle, Cronache di Gerusalemme, edito da Rizzoli Lizard (i volumi precedenti, invece, da Fusi Orari), e io mi sono precipitata subito a leggerlo, per la grande ammirazione che ho per questo autore, e per proseguire il mio filotto di fumetti isrealo/palestinese, iniziato con Palestina di Joe Sacco e Capire Israele in 60 giorni di Sarah Gliden.

Così come Cronache birmane, anche il volume appena uscito è frutto della sua esperienza di vita a seguito della compagna Nadège, che lavora con Medici Senza Frontiere, e per un anno è stata trasferita con tutta la famiglia in Israele. Si è aggiunta anche Alice, la seconda figlia, ma la vita di Guy è rimasta simile all’esperienza in Birmania: a spasso per la città con carrozzine, alla ricerca di parchi giochi e di supermercati, alle prese con tate che raramente parlano la sua lingua, in compagnia di altri padri occidentali come lui. La famiglia Delisle vive a Gerusalemme Est, a Beit Hanina, un villaggio arabo annesso nel 1967 dopo la Guerra dei Sei Giorni. Dalle prime tavole si capisce subito che non è la Gerusalemme descritta dalla guide turistiche: bambini che giocano nelle discariche, desolazione, case fatiscenti, spesso manca l’acqua. E sempre il muro, che incombe in tutti gli spostamenti, e attira Guy che si ferma spesso, nel suo peregrinare, a disegnarlo, quando qualche militare ragazzino israeliano a un check point non lo caccia.

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In anteprima su Corriere.it “Cronache di Gerusalemme” di Guy Delisle

In uscita in libreria il 4 aprile per Rizzoli Lizard il nuovo libro di Guy Delisle, Cronache di Gerusalemme.

Dopo Shenzhen, Pyongyang e Cronache birmane (di quest’ultimo abbiamo parlato qui), tutte pubblicate da Fusi Orari, la casa editrice di Internazionale, Delisle ci racconta questa volta la sua vita a Gerusalemme, dove è arrivato a seguito della moglie, che lavora per Medici Senza Frontiere, e i due bimbi.

Su Corriere.it l’anteprima esclusiva, con un capitolo al giorno per un mese, in attesa dell’uscita in libreria. Qui la presentazione dell’iniziativa e qui il primo capitolo.

Da non perdere per gli appassionati di graphic novel.

*giuliaduepuntozero

Palestina, Joe Sacco

Joe Sacco

Dici reportage a fumetti, e pensi a Joe Sacco. E’ il primo suo libro che leggo, questo Palestina, pubblicato da Mondadori, e mi ha conquistata.

Joe Sacco ha passato 2 mesi, fra il 1991 e il 1992, viaggiando in Israele e in Palestina, vivendo fra la gente, abitando a casa loro, chiacchierando, bevendo del gran tè, patendo le stesse condizioni di vita precaria dei suoi ospiti, con l’unico scopo di raccogliere materiale di prima mano per descrivere all’Occidente quello che significa vivere nei Territori Occupati.

“Ha visto che vita facciamo?” gli chiede una donna in un’auto che viaggia come un taxi carica di persone. “E’ stato nei campi? Con l’acqua che piove dentro casa? Gli americani possono anche essere informati di questi problemi, ma stanno dalla parte di chi ha i soldi, e i palestinesi non ne hanno. Perché hanno reagito con tanta forza per il Kuwait? E anche se lei è uno di quel 10% o 1% di giornalisti che vogliono dire la verità sulla Palestina, non gliela pubblicheranno perché gli Ebrei sono i padroni dei giornali, possiedono tutto in America.”

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Happy living, Jean-Claude Götting

Happy Living, Jean-Claude Götting

Mio marito ha visto questo libro in libreria, e ha subito pensato che fosse il libro giusto per me. Gli ingredienti sono: è un giallo, è un graphic novel, è ambientato negli Stati Uniti, si muove nel mondo del jazz.

Il titolo è Happy living, l’autore è Jean-Claude Götting, è pubblicato da Coconino Press.

Un giornalista, François Merlot, sta intervistando un pianista jazz, Slatters, reso famoso dalla canzone Happy living. Slatters gli fa spegnere il registratore, e gli confessa che non ha scritto lui quella canzone. L’autore si chiama Treviso, un batterista molto bravo ma alcolizzato. Durante una sessione Treviso compone la canzone, ma è troppo ubriaco per ricordarsene, e Happy living viene rubata da Slatters.

Slatters vuole ritrovare Treviso, o la sua famiglia, per rimediare in qualche modo, se possibile, al furto che ha fatto, che gli ha consentito, per tutti questi anni, di vivere grazie alle royalties sulla celebre canzone.

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Cinquemila chilometri al secondo, Manuele Fior

Cinquemila chilometri al secondo, Manuele Fior

La prima volta che ho sentito parlare di Manuele Fior era in un articolo sul Corriere, a proposito dell’assegnazione al Festival di Angoulême (la più prestigiosa manifestazione di fumetti in Europa, e solo una delle seconde più importanti al mondo) del Premio al Miglior Fumetto 2011, con il graphic novel Cinquemila chilometri al secondo, edito in Italia da Coconino Press.
Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975, ma ha già girato il mondo, vivendo in Germania, in Norvegia e a Parigi, dove si è stabilito attualmente. L’Italia, infatti, non è il posto migliore per un giovane ragazzo che vuole vivere facendo l’illustratore e il disegnatore di fumetti.

In un’intervista a Lettera43 (qui nella versione integrale) Manuele Fior dice che per lui il fumetto è “lo strumento principale con cui comunicare, il mio modo di rappresentare la mia opinione, il mio sguardo sul mondo. Io penso a fumetti, non riuscirei a scrivere e basta. Narrare per me è un’esigenza pressante, per questo sono riuscito a fare del fumetto la mia attività principale.” Per fare ciò, però, si è trovato costretto a emigrare a Parigi, in Francia, dove “si pubblicano 5 mila libri di fumetti all’anno, tante persone li leggono e partono da questi lavori per aprire dibattiti sulle tematiche rappresentate. C’è un bel feedback. È un genere letterario che stimola la discussione.”
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Scene da un matrimonio imminente, Adrian Tomine

Allora, per una volta vi racconterò qualcosa di me. Lo scorso giugno mi sono sposata, e siamo andati in viaggio di nozze negli Stati Uniti, sulla costa nord-occidentale. A Seattle sono capitata per caso, mentre mio marito si abbuffava di cd in un negozio di musica a fianco, in una libreria, la Elliott Bay Book.

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Spettacolare (un po’ come tutte le numerose librerie che abbiamo visitato negli USA, prima o poi scriverò un post sull’argomento). Affascinante, una bellissima atmosfera. Un grande spazio, tutto in legno, parquet al pavimento, travi al soffitto, tubi di metallo, lampadari pendenti, scaffali in legno. Era una bellissima giornata domenicale, la gente giocava a basket nel parchetto fuori, e dalle finestre della libreria entrava un bel sole.

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Elliott Bay Book, Seattle - foto: halighalie, flickr

Dopo un po’ di girovagare (prima tappa in ciascuna delle librerie visitate lo scaffale dedicato a Joyce Carol Oates, una pacchia, quanti libri suoi negli Stati Uniti…), sono finita nella zona dei graphic novel. Fra i vari titoli, mi è caduto l’occhio su un libricino, quadrato, piccolo, meno di una spanna di lato, azzurro mare. Il titolo: Scenes from an Impending Marriage, a prenuptial memoir,  di Adrian Tomine.

Sulla copertina, un omino e una donnina, lui in abito elegante, lei in abito da sposa e velo, che corrono mano nella mano. Caspita, sembra fatto per me, mi dico. Inizio a sfogliarlo, a leggerlo sempre più catturata, e finisco per pagarlo alla cassa. Il graphic novel racconta i mesi di preparazione che precedono il matrimonio di Adrian Tomine e della sua futura moglie Sarah, e affronta tutti i passi che ogni sposo e sposa conosce bene: la scelta degli invitati, il luogo del ricevimento, le partecipazioni, la musica, la lista nozze, il fiorista, le bomboniere. Con tanta ironia, e con un quasi-colpo di scena, che spiega un po’ di cose.

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Capire Israele in 60 giorni (e anche meno), Sarah Glidden

Sarah ha 27 anni, è di New York, disegna fumetti. Ha origini ebraiche, ma non è religiosa, anzi, è piuttosto critica nei confronti di Israele, e se deve prendere una posizione, sicuramente è dalla parte dei Palestinesi. E’ talmente convinta di questa sua opinione, che la madre le consiglia di fare un viaggio in Israele, prima di chiudersi in convinzioni così forti.

E così Sarah approfitta dei “viaggi alla scoperta” di Taglit, un’organizzazione governativa israeliana che offre viaggi a ragazzi ebrei fino ai 27 anni, per conoscere Israele.

Sarah segue il consiglio della madre, ma con molte perplessità: il fatto che il viaggio sia completamente pagato dal governo israeliano, la porta a pensare che lo scopo sia quello di fare il lavaggio del cervello ai giovani americani.

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Cronache birmane, Guy Delisle

La Home Page del sito di Guy Delisle

La Home Page del sito di Guy Delisle

I lettori di Internazionale forse conosceranno Guy Delisle, che ogni tanto è comparso nelle pagine del settimanale con i suoi fumetti.

Con Fusi Orari, la casa editrice di Internazionale, ha pubblicato 3 volumi, *Pyongyang*, *Shenzhen* e *Cronache birmane*, resoconti dei suoi viaggi in Corea del Nord, Cina e Birmania, appunto.

Io ho incominciato dalla lettura dell’ultimo volume, e ne sono rimasta letteralmente conquistata.

*Cronache birmane* è il diario dell’anno che Guy Delisle ha passato nel Paese asiatico, al seguito della compagna Nadège, attivista di Medici Senza Frontiere.

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Stitches, David Small

Oggi vi propongo un graphic novel. *Stitches*, ed. Rizzoli Lizard, è un’autobiografia e un romanzo di formazione. Racconta l’infanzia dell’illustratore David Small, un’infanzia difficile e dura.

Una famiglia i cui membri sono soli e lontani uno dall’altro, una madre cattiva, un padre distante, un fratello dispettoso, per non parlare della nonna violenta e pazza. Una famiglia che non si parla, ma nella quale ciascuno ha un suo proprio linguaggio: lo sbattere violento degli armadi della cucina per la madre, i pugni sul punching ball del padre, la batteria di Ted, il fratello maggiore. Il linguaggio di David, invece, è la malattia.

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La strage di Bologna, Alex Boschetti e Anna Ciammitti

 

La strage di Bologna, BeccoGiallo

 

Sulla scia della lettura di *Confine di stato* e *Settanta* di Simone Sarasso, e soprattutto di *Strage* di Loriano Macchiavelli, romanzi che potremmo definire di docu-fiction _nel senso che narrano vicende reali, in questo caso legate alla storia dell’Italia che ha tanto da svelare degli anni ’60-’80, romanzando personaggi e in parte vicende_, ho scoperto la collana Cronaca storica – I casi della memoria collettiva della casa editrice BeccoGiallo.

Casa editrice tutta dedicata ai graphic novel, genere che è fra quelli che prediligo _per la cronaca, insieme ai gialli-noir e alla letteratura nord-americana.

Il fumetto ha inizio alle 10.25 del 2 agosto 1980, giorno della strage di Bologna, per ripercorrere poi le ore e i giorni successivi, i tentativi di nascondere la verità _prima con l’idea che fosse stata una caldaia, poi con il terrorismo internazionale_, le indagini e i processi.

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Prove tecniche di megalomania, Silvia Ziche

Prove tecniche di megalomania, Silvia Ziche

Fumetti parte seconda. Oggi parlerò di *Prove tecniche di megalomania* di Silvia Ziche, ed. Rizzoli Lizard.

Mi sono imbattuta in questo fumetto per caso navigando sul sito della casa editrice, alla ricerca di un graphic novel da regalare a Natale (la destinataria non ama molto leggere, ma io amo regalare libri, ho pensato che un fumetto fosse un giusto compromesso). Conoscevo già l’autrice per aver letto due suoi titoli che consiglio caldamente: *Olimpo Spa* e *Olimpo Spa – Caccia grossa*, scritti con Vincenzo Cerami e pubblicati da Einaudi, che, come si intuisce dal titolo, narrano le esilaranti avventure degli dei dell’Olimpo, in crisi per la mancanza di fede degli indifferenti umani.

In *Prove tecniche di megalomania* Silvia Ziche abbandona l’Olimpo per presentare una molto più umana, umanissima, Lucrezia, così descritta nella quarta di copertina:

Cercava il principe azzurro, e non l’ha trovato; voleva fare la scrittrice, e non c’è riuscita; di sicuro è un genio, e allora perché il mondo si ostina a non capirla? Ma Lucrezia lo sa, il suo quarto d’ora di celebrità è dietro l’angolo, e se non vuole farselo scappare non deve distrarsi: ci vuole pazienza e preparazione: ci vogliono delle prove tecniche di megalomania.

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