Buon compleanno Bob!
Una mia amica mi ha ricordato che oggi è un giorno importante: il 6 febbraio, infatti, Bob Marley avrebbe festeggiato il suo 63esimo compleanno.
Per tutti quelli che nel mondo lo amano, No Woman No Cry:
Una mia amica mi ha ricordato che oggi è un giorno importante: il 6 febbraio, infatti, Bob Marley avrebbe festeggiato il suo 63esimo compleanno.
Per tutti quelli che nel mondo lo amano, No Woman No Cry:
So che ci sono springstiniani fra i lettori del blog. Ecco, le ossessioni, si diceva.
Bruce è una nostra grande, magnifica ossessione. Ieri sera è stato ancora una volta immenso: ha proposto i pezzi di Magic ma soprattutto ha scovato titoli sorprendenti del passato ed esecuzioni da brividi, in particolare: “Incident On 57th Street” e “The E Street Shuffle” da The Wild the Innocent and The E Street Shuffle, il suo secondo incredibile album (1973); ma anche “Tenth Avenue Freeze Out” e “She’s the One”, da Born to run, due pezzi meravigliosi ma un po’ difficili per il palco. E poi i pezzi da Darkness…, su tutti “Badlands” e “Adam Raised A Cain” che accendono il pubblico meraviglioso: quello speciale, unico, solo di Bruce.
Io ovviamente mi son liquefatto quando ha sparato in sequenza “Thunder road” e “Born to run”. Altro che ossessioni.
qui sotto un video di un concerto di Bruce lo scorso settembre a New York; canta un pezzo di Magic, Living in the future, che che ha fatto anche ieri sera
Non me ne ero reso conto: A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum ha 40 anni. Ecco un piccolo omaggio: a me fa un certo effetto sentirla e vederli in questo video , d’epoca.
Vi farò una confessione: Thunder road è secondo me la migliore canzone in assoluto; visto che è la migliore canzone di Bruce Springsteen. Prima di andare in vacanza segno il territorio dei lettori (le canzoni di Bruce sono grandi storie narrate e Bruce è ovviamente il più grande sul palco). Qui sotto un video con Thunder road cantata a Los Angeles, il 30 settembre del 1985.
Quell’anno Bruce venne anche in Italia, in un memorabile concerto a San Siro in giugno (mi viene ancora da piangere quando ci penso
.
Buone vacanze a tutti. Ci si legge fra un paio di settimane. Silenzio signori, Bruce racconta:
In un lungo saggio sul New York Times, lo scrittore giapponese Haruki Murakami spiega come quasi tutto quello che conosce sulla scrittura lo abbia imparato grazie alla musica.
Practically everything I know about writing, then, I learned from music. It may sound paradoxical to say so, but if I had not been so obsessed with music, I might not have become a novelist. Even now, almost 30 years later, I continue to learn a great deal about writing from good music. My style is as deeply influenced by Charlie Parker’s repeated freewheeling riffs, say, as by F. Scott Fitzgerald’s elegantly flowing prose. And I still take the quality of continual self-renewal in Miles Davis’s music as a literary model.
Jazz Messenger – Haruki Murakami- Books – Review – New York Times
Ecco sì, anche questa volta non so come giustificarlo… eppure lo metto lo stesso: E’ l’immenso Bruce Springsteen che canta Born to run tutta acustica. E’ un concerto del 1988. Silenzio amici ascoltiamo e guardiamolo.
Bruce Springsteen – Born to Run (Live and acoustic)
[via FoxyTunes / Bruce Springsteen]
Il blog del Gdl augura a tutti gran belle giornate! Vi regalo un video celeberrimo: Bob Marley e One Love. Sì è vero: sono un po’ vintage con queste canzoni e un sottofondo Peace&LOVE che, mi dicono, mi porto sempre appresso.
Pazienza, ciao a tutti
Immagini dalla beat generation e bob dylan che canta; per il video di oggi
Dopo il bel post (qui sotto) di giuliaduepuentozero che ci ricorda i sette anni dalla morte di Jean Claude Izzo, aggiungo solo un omaggio al grande marsigliese: Solea di Miles Davis, inutile dire quanto Miles fosse importante per la scrittura e la vita di Izzo. Eccolo, ascoltatelo:

Denny Doherty, 1940-2007
Nostalgia? Nei Feltrinelli/Ricordi ho visto che offrono per qualcosa come nove euro The Velvet Underground & Nico, il mitico album con la copertina di Andy Warhol. Siamo infatti a quaranta anni dalla pubblicazione (1967) di questo che è una delle espressioni più alte dell’arte del ‘900 (anche per la copertina).
Il vinile girò in casa mia per un po’ per poi sparire -si sa allora i dischi sparivano
– allora mi accontento di questo surrogato in formato ridotto.
Lo so non c’entra molto con questo blog (ma diciamolo, i testi di queste canzoni e tutti i testi di Lou Reed sono anche dei racconti) ma questi 40 anni dalla banana dei Velvet meritano almeno un accenno. Scusate se ho esagerato.
Qui si possono ascoltare Lou Reed e Nico che provano Femme fatale
Qui invece una Sunday morning (la prima canzone del disco) live da Lou Reed senza i Velvet (molto più recente) ![]()
James Brown, originally uploaded by kingpinphoto.
Segnalo un libro uscito da poco nella collana della Rizzoli 27/7: *Playlist* di Luca Sofri.
L’idea è carina, e ricorda un po’ *Trentuno canzoni* di Nick Hornby: Sofri classifica cantanti e gruppi italiani e stranieri, in un’enciclopedia della musica con biografia del personaggio e presentazione di alcune sue canzoni, secondo il suo imponderabile giudizio.
Lo cito semplicemente perché mi è stato detto che nomina anche Bright Eyes, parlandone pure bene.
Bella anche la dedica alla moglie Daria Bignardi:
A Daria, che ogni canzone parla di lei
*giuliaduepuntozero
Creare una compilation è un’attività decisamente difficile che richiede le stesse doti di un mosaicista: creatività, senso estetico, pazienza, minuziosità e precisione.
Si parte con una vaga idea del progetto che è necessario mettere a fuoco, sin dall’inizio, per non correre il rischio di disperdere energie e tempo in direzioni non proficue.
Le domande fondamentali da tenere sempre a mente sono: chi è il destinatario e qual è l’occasione/l’obiettivo della compilation.
È altresì importante l’apporto creativo ed emotivo del creatore che deve mettere nella scelta antologica dei brani un po’ di se stesso, senza tenere esclusivamente conto dei gusti musicali del destinatario, tanto più se non li conosce alla perfezione.
In questo modo la compilation non sarà un freddo collettame di canzoni, ma una rappresentazione viva in musica di personalità, aspirazioni e sentimenti differenti.
Creare una compilation è un’attività decisamente difficile che richiede le stesse doti di un mosaicista: creatività, senso estetico, pazienza, minuziosità e precisione.
Si parte con una vaga idea del progetto che è necessario mettere a fuoco, sin dall’inizio, per non correre il rischio di disperdere energie e tempo in direzioni non proficue.
Le domande fondamentali da tenere sempre a mente sono: chi è il destinatario e qual è l’occasione/l’obiettivo della compilation.
È altresì importante l’apporto creativo ed emotivo del creatore che deve mettere nella scelta antologica dei brani un po’ di se stesso, senza tenere esclusivamente conto dei gusti musicali del destinatario, tanto più se non li conosce alla perfezione.
In questo modo la compilation non sarà un freddo collettame di canzoni, ma una rappresentazione viva in musica di personalità, aspirazioni e sentimenti differenti.
Mio papà ha appena finito di leggere A sangue freddo di Truman Capote. Mentre me lo restituiva, mi diceva che l’aveva letto ascoltando Bruce Springsteen, “The Ghost of Tom Joad” e “Devils and Dust”. Ho pensato che mi avesse tolto le parole di bocca, se avessi dovuto scegliere la colonna sonora di quel libro, avrei indicato gli stessi dischi.
Nei film, la musica è fondamentale, è una componente fortissima della narrazione, e uno degli strumenti a mio parere più importanti nel creare piacere ed empatia, se ben scelta.
Anche per i libri si potrebbe provare a fare lo stesso gioco.
A partire da questo episodio, ho pensato un po’ alle colonne sonore ideali di alcuni libri che ho appena letto.
- Trilogia marsigliese (Casino totale, Chourmo, Solea), Jean-Claude Izzo: “Sketches of Spain” di Miles Davis, e tutti i dischi di Abdullah Ibrahim (è stato proprio Izzo a farcelo conoscere)
- Le vergini suicide, Jeffrey Eugenides: “Fevers and Mirror” di Bright Eyes e “11:11” di Maria Taylor
- Vita, Melania Mazzucco: Rino Gaetano, “Piazza, New York Catcher” dei Belle and Sebastian e “Dalla Pace del Mare Lontano” di Sergio Cammariere
- La ballata di John Reddy Heart, Joyce Carol Oates: Ryan Adams, Counting Crows e The Eagles
- La confraternita dell’uva, John Fante: Vinicio Capossela e Tom Waits
- Un complicato atto d’amore, Miriam Toews: “I’m Wide Awake, It’s Morning” di Bright Eyes e “Nebraska” di Bruce Springsteen
- Le correzioni, Jonathan Franzen: “Digital Ash in a Digital Urn” di Bright Eyes, “Gold” di Ryan Adams, “Franz Ferdinand” dei Franz Ferdinand e “First Impression On Earth” dei The Strokes
- Il senso di Smilla per la neve, Peter Hoeg: “Takk” dei Sigur Ros e “When I Said I Wanted to Be Your Dog” di Jens Lekman
- Rosso, Uwe Timm: “Storia di un impiegato” e “Non al denaro non all’amore né alla morte” di Fabrizio De Andrè
Aspetto le vostre, di colonne sonore.
*giuliaduepuntozero
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