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Articoli taggati ‘Noir’

I blogger amano i gialli

5 Febbraio 2009 luiginter Lascia un commento

Liquida Magazine racconta dell’amore dei blogger per i libri gialli e noir. E cita anche il nostro blog…

Il commissario Wallander in TV da sabato 6 dicembre

3 Dicembre 2008 luiginter Lascia un commento

Scopro che da sabato 6 dicembre in tv (Rete4) parte una serie ispirata ai romanzi e ai personaggi di Henning Mankell e al commissario Kurt Wallander (libri molto amati da tanti lettori/autori di questo blog).
Mediaset aveva acquistato la serie dalla Svezia un paio di anni fa e ha deciso di trasmetterla ora sull’onda del successo dei libri di Mankell, pubblicati in Italia da Marsilio.

Su youtube un promo di un episodio:
http://www.youtube.com/watch?v=tX23dZATB_c

info sulla serie:
http://www.inspector-wallander.org/mysteries/yellowbird-series/index.html

Ringrazio Marsilio per la segnalazione ;)

Perché si leggono i gialli e i noir? Perché rassicurano

13 Novembre 2008 luiginter 10 commenti

università chiusa, originally uploaded by luiginter.

Non capisco se siano solo coincidenze o se sia una tendenza: un sacco di persone intorno a me leggono prevalentemente libri gialli-noir.
Anche a me piace il genere; insomma non ho niente contro i gialli! Posso allora fare la domanda senza timore di mostrare ostilità: perché si leggono tanto le storie di crimine e di investigatori e poliziotti?

Una risposta che spesso viene data dice: perché la crime story è la forma di narrativa realista che meglio racconta il nostro tempo (o una qualsiasi delle versioni di questa risposta).

Una risposta più suggestiva me l’ha data una amica (non so se l’ha letta da qualche parte o l’ha pensata lì al momento): “Il giallo e il noir mi rassicurano”, ha detto. “Non so esattamente perché, ma si sta in un universo comprensibile. Si porta dentro una storia ciò che è sfilacciato e frammentato e inspiegabile; diventa una sequenza di atti e responsabilità e conseguenze. Come nelle fiabe, il male incanalato in una storia fa meno paura, si esorcizza, diventa spiegabile. In genere i romanzi invece sono più aperti, in certi momenti della vita sono ‘troppo’ aperti”.

Che ne dite, regge come spiegazione? Per questo si leggono tanti gialli?

Tony Hillerman, la detective story nella riserva Navajo

27 Ottobre 2008 luiginter 2 commenti

Se ne è andato Tony Hillerman, il padre del detective Joe Leaphorn, della Navajo Tribal Police, autore di una serie di romanzi noir ambientati nella grande riserva fra Arizona e Utah.
Alcuni suoi libri erano pubblicati da Mondadori nella collana dei gialli (sì quelli da edicola): li avevo presi in qualche bancarella. Ora mi sa che da noi sono fuori catalogo… :(

Hillerman aveva 83 anni. Un po’ di informazioni dal New York Times.

Tony Hillerman ci ha lasciati, originally uploaded by luiginter.

Il commissario Spada: la Milano anni settanta che non si dimentica

24 Maggio 2008 luiginter 1 commento

Negli anni settanta avevo l’abbonamento a Il Giornalino, un settimanale per ragazzi edito dalle Paoline (ho scoperto che esiste ancora) con fumetti molto belli. Uno di questi fumetti era Il Commissario Spada: storie noir coraggiose di un poliziotto nella Milano della mala ma soprattutto nella Milano percorsa dai cortei, dai primi accenni di terrorismo, dalla ferocia della lotta politica di strada; ma anche la Milano degli slanci di ribellione ideale, della ricerca di dimensioni di libertà, personali e non solo pubbliche.
Atmosfere da Scerbanenco mixate con i racconti di cronaca politica e soprattutto il feeling di una città in grande fermento, ricca di pulsioni e emozioni, idee, violenza e passioni.
Insomma, per me ragazzino Spada è stato come un lungo romanzo di formazione.
Ora Mondadori (un paio di anni fa anche La Repubblica in una delle sue serie sui fumetti aveva pubblicato alcune storie del Commissario Spada) ha stampato una raccolta – Gli anni di piombo – con quattro storie pubblicate in origine, la prima nel 1972, l’ultima nel 1979 (“Terroristi”, il racconto più denso e forte, dentro il cuore e la pancia di quegli anni vissuti con lo sfondo della politica fatta a colpi di pistola).
Vi assicuro che ancora oggi i racconti a fumetti di Spada mi ricordano il mondo della Milano della adolescenza, non solo negli eventi ma anche nei disegni delle strade, nei dialoghi, nei vestiti, nei capelli, nei pensieri di Spada, nelle relazioni con il figlio (la mamma non c’è, per esplicita richiesta dell’editore che non voleva tra i piedi una storia sentimentale per il comissario). Gli autori del Comissario Spada erano Gianluigi Gonano e il disegnatore Gianni De Luca. Tutte le storie di Spada sono state ripubblicate da Black Velvet di Bologna.

L’immagine qui sopra è di ubc fumetti.

Tre quadrati rossi su fondo nero, Tonino Benacquista

Tre quadrati rossi su fondo neroLa copertina e il titolo.

Entrambi mi hanno colpito, *Tre quadrati rossi su fondo nero* (Tonino Benacquista, ed. Ponte alle Grazie), molto musicale, quasi una poesia. Per non parlare dell’immagine in copertina, bellissima.

Un giallo, un po’ noir, il mio genere.

Ambientato a Parigi, descritta bene, un punto a suo favore.

La trama del giallo invece è un po’ debole, si risolleva però verso la fine con un colpo di coda (c’è stato un momento in cui mi son chiesta _ma siam matti? ma finisce veramente così?_) che lo posiziona bene nella mia classifica personale dei gialli/noir.

E soprattutto è tutto il contorno che lo rende un libro da leggere: il mondo un po’ corrotto e un po’ snob dell’arte contemporanea, delle gallerie, degli artisti; sale fumose e buie, *luce rosa su fondo verde*, delle sale da biliardo; sangue, immagini pulp, mani mozzate e mannaie. E soprattutto Antonio, il protagonista, strappa un sorriso quasi a ogni pagina.

Dimenticavo la trama: Antonio è un apprendista appendiquadri, con la passione per il biliardo, la sua vera vita. Ma un giorno mentre allestisce una mostra entra uno strano personaggio che ruba una tela, cambiando per sempre la sua vita…

*giuliaduepuntozero

Riletture (ma quanto conta l’intreccio?)

5 Novembre 2007 theleeshore 13 commenti

Cesare De Marchi, 58 anni, genovese, scrittore, traduttore, ha appena pubblicato per Feltrinelli il libro Romanzi (leggerli, scriverli) e si rivolge ai lettori e agli scrittori che hanno voglia di interrogarsi sul futuro del romanzo. Una delle tesi contenute nel libro sostiene il predominio della trama nella narrativa italiana. Lo scopo della predominanza dell’intreccio secondo l’autore sarebbe quello di mantenere “il lettore in un perenne stato di eccitazione emotiva“.

Con il procedere dell’arte del romanzo la trama avrebbe dovuto perdere importanza: la neoavanguardia italiana, per esempio, mostrava di disprezzarla. Invece oggi accade il contrario: i narratori più giovani non nascondono i loro debiti verso il cinema, e in effetti i loro testi procedono per brevi sequenze e dissolvenze come di macchine da presa.

A questo punto De Marchi cita Veronesi e Ammaniti:

Un romanzo come Io non ho paura ti prende indubbiamente, ma non hai voglia di rileggerlo: sono libri che impongono di essere divorati senza soffermarsi sui dettagli in cui dovrebbe consistere la vera arte narrativa”. (…) non essendoci più le grandi trame ottocentesche costruite su fatti irripetibili e straordinari, si producono trame inconsuete che non esorbitano dalla quotidianità. Da qui nasce il predominio del giallo, che è il modo più semplice di costruire un intreccio: cioè un filo di eventi esterno al movimento verbale in sé, un filo narrativo che non richiede rappresentazioni veramente drammatiche né personaggi a tutto tondo. (…) Alla seconda lettura i grandi libri rivelano nuove sfumature espressive e stilistiche e perfezionano i caratteri dei personaggi.

In due parole, io sono completamente d’accordo con De Marchi, amo gli affreschi ottocenteschi perché sono così complessi da rendere l’intreccio superfluo, e se dovessi indicare cosa avrei voglia di rileggere, direi L’Urlo e il furore di Faulkner, che è la disgregazione del romanzo, non ha principio né fine né alcun intento morale. E infine, sul romanzo giallo, lascio concludere a Umberto Eco:

“In fondo la domanda base della filosofia (come quella della psicanalisi) è la stessa del romanzo poliziesco: di chi è la colpa? (…) Il gruppo dell’Oulipo ha costruito una matrice di tutte le possibili situazioni poliziesche e ha scoperto che rimane solo un romanzo da scrivere: quello in cui l’assassino è il lettore“.

Quindi: la trama è accessoria, contano solo i buoni libri, e i particolari che vanno a costruire l’affresco narrativo e i veri colpevoli siamo noi.

Voi (e dico soprattutto a voi amanti del noir) che dite? Cosa rileggereste?