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Articoli taggati ‘Oates Joyce Carol’

Acqua nera, Joyce Carol Oates

Mi è tornato in mente questo libro l’altro giorno, ero ancora al mare e sul giornale due paginone raccontavano della morte del senatore Ted Kennedy.

Tutti gli articoli e le interviste, compresa quella a Jonathan Safran Foer, lo dipingevano come un grand’uomo, la cui mancanza si sarebbe fatta sentire.

Pur facendo riferimento agli scandali che hanno costellato la sua vita, l’uomo politico e il legislatore hanno indubbiamente lasciato il segno.

L'incidente di Chappaquiddick

L'incidente di Chappaquiddick

Una foto ha attirato la mia attenzione, quella relativa a una delle vicende personali più dubbie: l’incidente di Chappaquiddick, avvenuto nel luglio 1969, in cui l’auto guidata da Ted uscì di strada; Kennedy fuggì, lasciando intrappolata la sua segretaria per oltre 10 ore prima di dare l’allarme, quando ormai era troppo tardi.

Continua…

Appunti per uno studio del cuore umano, Penelope Lively

Appunti per uno studio del cuore umano Penelope Lively è stata una delle mie scoperte recenti più soddisfacenti, grazie a *Tre vite* di cui ho parlato un annetto fa. Una di quelle scrittrici _come Joyce Carol Oates o Ann-Marie MacDonald o Anne Tyler_ che mi stupiscono e mi affascinano non solo per le loro narrazioni, ma anche, e soprattutto, per la loro abilità nello scrivere.

Questo *Appunti per uno studio del cuore umano*, edito recentemente da Guanda, non è stato all’altezza di *Tre vite*, ma merita comunque una lettura, e una recensione.

E’ ambientato nell’Inghilterra sudoccidentale, dove Stella Brentwood, antropologa in pensione, si ritira dopo anni in giro per il mondo _a Malta, sul Delta del Nilo, nelle Orcadi_ a studiare culture diverse, e in particolare le relazioni fra famiglie all’interno di piccole civiltà.

Molto belli i punti in cui narra il passato, accenna i suoi studi, ricorda i suoi amori; un po’ meno il presente, che ho trovato un po’ confuso e poco approfondito, come anche la psicologia dei personaggi.

Anche se ho apprezzato lo stile narrativo, con passaggi dall’oggi a ricordi di ieri, narrazione dal punto di vista di Stella a quello dei due ragazzini _psicopatici e pure troppo inquietanti_ vicini di casa, intermezzi presi da quatidiani locali.

Come sempre, un applauso a Guido Scarabottolo per la copertina, e molto bella anche la traduzione italiana dell’originale *Spiderweb*, che trovo molto poetica e musicale.

*giuliaduepuntozero

My sister, my love, Joyce Carol Oates

Ho finito di leggere questo libro qualche settimana fa, e mi sono subito detta: devo parlarne sul blog, è da troppo tempo che non recensisco un libro di Joyce Carol Oates! Poi ci ho pensato, e ho capito che era da troppo tempo che non recensivo un libro di Joyce Carol Oates perché era da troppo tempo che non uscivano libri di Joyce Carol Oates.

Per chi non avesse letto le puntate precedenti, ho scoperto anni fa, assolutamente per caso questa scrittrice in una libreria reminder con *La ballata di John Reddy Heart*, è stato un colpo di fulmine, e man mano sono andata a cercare tutti i libri pubblicati in Italia, fino ad arrivare all’ultima chicca trovata qualche mese fa al Libraccio, *Nel buio dell’America*, due testi teatrali pubblicati da Sellerio che sfido chiunque ad avere nella propria libreria.

Comunque, finita la scorpacciata con relative recensioni, mi sono buttata sugli originali in inglese, di cui però mi sembra solitamente difficile parlarne qui.

Ma guarda un po’, nel frattempo vado in libreria e vedo fra le novità *Sorella, mio unico amore*, edito da Mondadori. My sister, my loveFinalmente! A parte per la pessima copertina scelta (molto più bella quella della Harper che ho letto io), grazie Mondadori! (anche la traduzione del titolo però non mi fa impazzire….)

Il romanzo è di finzione, ma è _dichiaratamente_ basato sulla storia vera dell’omicidio della reginetta di bellezza JonBenet Ramsey, avvenuto nel 1996, e rimasto ancora irrisolto.

Il sottotitolo del romanzo è The Intimate Story of Skyler Rampike: il romanzo è tutto narrato dalla voce del fratello maggiore della piccola Bliss, che, con una struttura fra l’autobiografia, il giallo, il flusso di coscienza e _a tratti_ la quasi farneticazione, racconta la storia della sua famiglia, dell’omicio della sorellina, fino ad arrivare, in un crescendo di suspance, alla risoluzione del mistero e al difficile futuro dopo la tragedia.

Skyler help me          Skyler I am so lonely in this place Skyler I am so afraid          I hurt so Skyler       you won’t leave me in this terrible place will you          Skyler?

Nine years, ten months, five days.
This child-voice in my head. 

*giuliaduepuntozero

Romantica, Barbara Gowdy

Barbara Gowdy, salutata da Alice Munro e Joyce Carol Oates come una stupenda scrittrice [...]

E’ bastata questa presentazione per farmi acquistare *Romantica* della canadese Barbara Gowdy, edito da e/o. In effetti la sua scrittura ricorda molto quella della Oates, senza arrivare alle vette per me inavvicinabili della scrittrice americana.

Questo romanzo racconta la storia tormentata e infinita fra Abel e Louise (detti dal padre di lei “Abelard e Hell-Louise”). Entrambi con delle storie un po’ tormentate (lui figlio adottato di una coppia un po’ strampalata, lei figlia di una madre andatasene via di casa lasciando un unico messaggio sul frigo: “Louise sa lei come funziona la lavatrice”), vicini di casa da bambini, diventano piano piano amici fra giri notturni e spedizioni nella gola vicino a casa. I ragazzi diventano grandi, la famiglia di Abel si trasferisce, l’amore di Louise cresce sempre di più, mentre Abel si allontana da lei andando verso una vita sregolata che lo porterà alla distruzione.

Fin dall’inizio del libro incombe la tragedia, la morte di Abel, e con continui flashback e ritorni al presente. Presente, ovvero gli anni Sessenta, in Canada.

Il libro mi è piaciuto, un po’ crudo come la Otes insegna, ben scritto, belli i personaggi (non solo Abel e Louise, a me è piaciuta molto la zia di Louise e la domestica). Non male.

L’ultimo libro pubblicato da e/o, *Senza via di uscita*, ha vinto il premio canadese Trillium Book Award.

*giuliadepuntozero

 

Novità in libreria

Ieri ho fatto un salto in libreria, e ho notato alcune novità molto appetitose, di scrittori che mi piacciono.
Innanzitutto, *La figlia dello straniero* di Joyce Carol Oates, ed. Mondadori (20 €). Non mi dilungo ulteriormente sulle immense doti di questa scrittrice, di cui tanto ho parlato e che tanto ho elogiato e di cui tanto parlerò ancora. Consiglio solo a tutti di leggerla. L’occasione buona potrebbe essere quest’ultimo titolo pubblicato da Mondadori, questa la quarta di copertina:

Rebecca è una donna dai molti segreti. Mentre si sposta lungo l’America tenendo stretto per mano il figlio Niley, lascia dietro di sé pezzi enormi del suo passato. Una famiglia giunta dall’Europa carica degli orrori della Seconda guerra Mondiale, un marito che trova sfogo alla durezza della vita quotidiana nella violenza sulla propria moglie, una lettera da un lontano cugino, sopravvissuto all’Olocausto, che le rivela dei suoi genitori più di quanto essi avrebbero mai voluto confessare. L’unica soluzione, per Rebecca e Niley, sembra dunque quella di partire. Partire e reinventarsi. In fondo l’America, è anche questo. Ma riuscirà quel giovane, immenso e violento paese a proteggere una madre e un figlio?

In un’intervista pubblicata qualche settimana fa su IoDonna, Joyce Carol Oates disse che il romanzo è ispirato alla storia della madre di suo padre, in America all’inizio del Ventesimo secolo.

Seconda uscita da segnalare, *Paura della matematica* di Peter Cameron, ed. Adelphi (15€). Anche Cameron è uno scrittore niente niente male, che consiglio di leggere, sia con *Quella sera dorata*, il romanzo che l’ha fatto scoprire in Italia, sia con *Un giorno questo dolore ti sarà utile*, che personalmente mi ha presa ancora di più. *Paura della matematica* è una raccolta di racconti.

In libreria da qualche giorno anche il secondo capitolo della Millennium Trilogy del giallista svedese Stieg Larsson, intitolato *La ragazza che giocava con il fuoco*, edito anche questo da Marsilio (19,50€).  Negli ultimi tempo ho tanto sentito parlare dell’eredità dello scrittore e dei litigi fra i famigliari e la compagna. Lascerei da parte queste vicende, e consiglierei invece, a chi non l’avesse ancora fatto, di prendere in mano *Uomini che odiano le donne*, e di proseguire poi la lettura con quest’ultima uscita.

Infine, scendiamo sul Mediterraneo con un’altra raccolta di racconti, *I labirinti di Atene* di Petros Markaris, ed. Bompiani (16€). Otto raccolti con al centro storie di immigrati e immigrazione. Il commissario Charitos, consueto protagonista dei gialli dello scrittore greco-armeno (un altro degli scrittori che consiglio caldamente), compare solo nel primo racconto, mi sembra di capire, comunque da parte mia penso di comprarlo anche solo per quelle poche pagine.

*giuliaduepuntozero

Occhi di tempesta, Joyce Carol Oates

E’ da un po’ che non parlo di libri di Joyce Carol Oates, non perché non ne stia leggendo, ma per non essere monotona.

Però visto che la mia media di lettura di libri oatesiani è di 1 al mese, di questo vi devo proprio parlare. Si chiama *Occhi di tempesta. Vuoi davvero conoscere la verità?*. Sotto al titolo, la scritta: un thriller di Joyce Carol Oates.

Quindi, non mi sfugge la combinazione scrittrice preferita-genere di libri preferito, e lo faccio mio. Non mi accorgo, invece, del fatto che è un libro per ragazzi, ma questo non è un difetto né un problema, a conti fatti, anzi.

Trama: Francesca detta Franky, quattordicenne di Seattle, figlia di un ex giocatore di rugby, star della televisione, vede la fine del matrimonio dei suoi genitori. Ma questa fine nasconde qualcosa, soprattutto quando la madre scompare e il padre diventa sempre meno convincente.

Fra nebbia del Pacifico, comunità di hippies, case stile Frank Lloyd Wright, crisi adolescenziali, un thriller non solo per ragazzi, che a me ha anche strappato qualche lacrima.

*giuliaduepuntozero

Joyce Carol Oates sul dimenticare, dalla New York Review of Books

16 Luglio 2007 luiginter 2 commenti

Sulla New York Review of Books  un saggio/recensione molto bello di Joyce Carol Oates dedicato all’amnesia, all’oblio, al dimenticare. Fra i libri recensiti, Austeriltz di W.G. Sebald. Lest We Forget – The New York Review of Books  - Joyce Carol Oates

Ancora racconti

18 Gennaio 2007 giuliaduepuntozero 5 commenti

Ultimamente abbiamo parlato spesso di racconti.

Anche io ne sto leggendo di più.

Ho finito *La moglie di Don Giovanni* di Irene Nemirovsky, autrice-scoperta dell’Adelphi (a proposito, avete letto *Suite francese*?). Pubblicato nella simpatica collana Biblioteca Minima, che raccoglie una serie di racconti e brevi saggi in un piccolo formato,  è un racconto in forma epistolare, con un minimo di suspance e una buona scrittura. Penso che la Nemirovsky abbia fatto di molto meglio, ma è sicuramente carino. Non pensate a Mozart, però, come ho fatto subito io.

Il secondo titolo che ho letto è l’ennesima raccolta di Joyce Carol Oates, *Notturno*, pubblicato dalla e/o. Nella quarta di copertina si dice: “Fra i libri che Stephen King considera fondamentali del genere noir c’è Notturno (Night-side in inglese) di Joyce Carol Oates”. Non lo definirei tanto noir nel significato che intendo io, quanto piuttosto gotico. In questi quattro racconti emerge, come in molte opere della scrittrice americana, il lato buio della vita umana, gli spazi di oscurità e spesso di _disumaninità_ di uomini e donne. Mi ha colpito soprattutto l’ultimo racconto, *Daisy*, che leggo essere ispirato al rapporto fra James Joyce e la figlia schizofrenica Lucy. Un pugno allo stomaco, come tutti gli altri suoi racconti.

*giuliaduepuntozero

Regali di Natale

Ogni volta ci ricadiamo: a Natale io e il mio ragazzo regaliamo una quantità esagerata di libri.
Stranamente, quest’anno ci sono numerosi titoli ricorrenti.
Ciascuno con due copie, vincono la palma d’oro dei titoli che più regaleremo:
Jean-Claude Izzo, con *Marinai perduti* che ha egregiamente presentato luiginter su queste pagine virtuali, e con *Casino totale*, il primo volume della trilogia marsigliese di Fabio Montale (vedi sopra).
Marisha Pessl, con *Teoria e pratica di ogni cosa*, in assoluto la mia scoperta per il 2006, e quasi quasi anche il mio libro preferito dell’anno.
Igort con *5 è il numero perfetto*, sempre un noir , ma questa volta sotto forma di fumetto, nella Napoli del crimine.
*Greetings from E Street. La storia di Bruce Springsteen e della E Street Band*, che non può mai mancare nelle librerie di ogni buon intenditore di musica.
Joyce Carol Oates, della quale non smetterò mai di parlare e di leggere libri (ne ha scritti parecchie decine, per mia fortuna, anche se ormai ho letto tutti quelli pubblicati in Italia), la più grande scrittrice esistente, a mio avviso.
Come auto-regalo, per concludere, due libri di Lansdale, che tanto mi è piaciuto in *Echi perduti*. Sotto al mio alberello metterò due titoli dell’Einaudi, *La sottile linea scura* e *Tramonto e polvere*.

*giuliaduepuntozero

Dedica – di giuliaduepuntozero

1 Ottobre 2006 luiginter Lascia un commento

Ieri in libreria ho comprato l’ennesimo libro di Joyce Carol Oates. Ormai potrete pensare che sia maniaca, ed è vero: voglio averli tutti.
Comunque, scrivo qui per riportarvi la bellissima dedica di questo libro, *Mother, missing”:

last time
Last time you see someone and you don’t know it will be the last time. And all that you know now, if only you’d known then. But you didn’t know, and now it’s too late. And you tell yourself How could I have known, I could not have known.
You tell yourself.

This is my story of missing my mother. One day, in a way unique to you, it will be your story, too.

Commovente, non è vero?
Il libro è edito da Harper Perennial, in una bellissima collana con una ricca appendice di informazioni: interviste con l’autrice, biografia, bibliografia, libri simili, eccetera.
C’è anche l’elenco degli undici libri preferiti di Joyce Carol Oates, che per la cronaca sono:
1. The collected poems of Emily Dickinson
2. Ulysses, James Joyce
3. Moby Dick, Herman Melville
4. Walden, Henry David Thoreau
5. Madame Bovary, Gustave Flaubert
6. The sound and the fury, William Faulkner
7. The Odyssey, Homer
8. The turn of the screw, Henry James
9. Collected stories of Franz Kafka
10. King Lear, William Shakespeare
11. Collected stories of D.H. Lawrence

E’ *confortante* constatare che ne ho letti solo 2 su 11…

*giuliaduepuntozero

Blonde

19 Settembre 2006 giuliaduepuntozero 5 commenti

Tanto per cambiare, sto leggendo un libro di Joyce Carol Oates, *Blonde*. E’ la storia di Norma Jeane Baker, in arte Marilyn Monroe. Biografia romanzata, ci tiene a sottolineare la Oates nella prefazione. Io non me ne rendo conto, perché della Monroe, mi sono accorta, non so proprio nulla, se non qualche immagine nei ricordi.
Bellissimo, comunque, come al solito. Ogni libro che leggo, mi stupisco di quanto sia brava questa scrittrice (e non ha ancora vinto il Nobel per la letteratura, accipicchia).
La cosa che mi soprende di più, se ci devo riflettere, è la sua capacità di presentare la realtà (perché di realtà si tratta, anche se è un romanzo) da punti di vista diversi. Detto così, sembra banale. Però in *Blonde* ti presenta la narrazione di volta in volta con gli occhi di persone diverse: la piccola Norma Jeane nel capitolo *Bambina*, la ragazzina orfana e spaurita quando diventa adolescente, la donna matura più avanti. Ma non finisce qui. Ogni tanto, ci sono dei capitoli corali (che tanto ho apprezzato in *La ballata di John Reddy Heart*), quando ad esempio Norma si presenta in pubblico; in questo caso, è con la gente comune che ci immedesimiamo, sembra quasi di essere lì anche noi in mezzo alla folla in delirio.
Grandioso.
Poi, ovviamente, un altro merito va per la bravura della Oates di scrivere di donne. Norma Jeane ci viene presentata come un vero e proprio essere umano, con le sue debolezze, ma anche i suoi pregi e i suoi talenti, al di là del suo essere pubblico. Senza però adularla o metterla su un piedistallo. La storia di Norma Jeane-Marilyn potrebbe essere quella di qualsiasi donna alle prese con una madre pazza e un padre inesistente, una gran voglia di essere amata e l’incapacità di trovare qualcuno che ne sia veramente capace, il desiderio di essere accettata, che sia da poche persone, come da tutto il mondo.
Da leggere.

*giuliaduepuntozero

Storie americane

17 Luglio 2006 luiginter Lascia un commento

A costo di annoiare, recensisco un altro libro della Oates. Del resto, ne ha scritti un sacco, ne ho letti solo quattro, ma piano piano leggerò anche gli altri.
Questa è una raccolta di racconti, di cui la Oates è una prolifica e a mio parere ottima produttrice.
Pubblicati dalla Marco Tropea Editore con il titolo di *Storie americane* (nell’edizione originale prendono il titolo di uno dei racconti, *Where are you going, where have you been?*), sono un primo ottimo assaggio delle capacità della Oates, che nei romanzi, a mio parere, è il massimo.
Quasi in tutti ci sono storie di donne, ambientati nella pigra provincia americana, fra motociclette, Cadillac, distributori di benzina, drive-in, villette prefabbricate con veranda. Mentre li leggo, ho sempre in mente qualche canzone di Bruce Springsteen, Bright Eyes, o un quadro di Hopper.
Storie spesso, anzi quasi sempre, triste, piene di violenza, disillusione della vita, crudeltà. Donne in difficoltà, a una svolta nella propria vita, alle prese con uomini spesso bambini.
Non l’ho ancora finito, ma finora mi sono piaciuti un sacco *Primi avvistamenti del nemico (*First views of the enemy*), in cui Annette e il figlioletto Tommy, famiglia borghese nel sud degli USA, sono alle prese con un gruppo di immigrati clandestini messicani che li fermano per strada al ritorno alla loro bella villetta arancione con rose rosse e gialle. Annette rimane sconvolta nell’affacciarsi a una realtà a lei sconosciuta e lontana.
Bello anche *Dove vai, dove sei stata?* (*Where are you going, where have you been?*, appunto), in cui la protagonista è Connie, una ragazzina di famiglia per bene, desiderosa di conoscere un mondo diverso dal suo, addescata da un teppistello per strada.
Dalla postfazione dell’autrice:

Come affluenti in corsa verso un unico fiume, che a sua volta confluisce nel
mare, le singole opere di uno scrittore giungono a sembrare, dalla prospettiva
impersonale del tempo, un unico sforzo; proprio come la personalità individuale,
pure attraversando inevitabili modulazioni nel corso del tempo, è
fondamentalmente unica.

*giuliaduepuntozero

Una famiglia americana – Joyce Carol Oates

Vorrei spezzare l’ennesima lancia a favore di Joyce Carol Oates, questa volta per *Una famiglia americana* (titolo originale, molto più bello: *We were the Mulvaneys*), ed. Marco Tropea.

Tutte le volte che leggo qualcosa di suo, ho come la sensazione che finalmente qualcuno sia riuscito a die quello che _anche io_ volevo dire, ma senza riuscirci. Ad esempio, quando parla il figlio minore, Judd, il piccolino della famiglia Mulvaney:

[...] Ho sempre avuto quella sensazione. Per quanto mi sforzassi non potevo sperare di arrivare a condividere i loro bei giorni, i segreti, le battute. I ricordi. Che cos’è una famiglia, dopo tutto, se non ricordi? Casuali e preziosi come il contenuto del cassetto che in cucina serve da ripostiglio generico. [...]

Anche io sono la figlia più piccola…

*Una famiglia americana* racconta le vicende dei Mulvaney, una tipica famiglia americana, appunto, considerata dagli altri perfetta: una bella fattoria nello stato di New York, con animali e piante, quattro figli che sembrano perfetti, tutti si amano e si vogliono bene. Fino a quando una tragedia colpisce la bella figlia Marianne, e la famiglia si disgrega.

Mi ha colpito fin dall’inizio, “Eravamo i Mulvaney, vi ricordate di noi?”, con la carrellata sui sei famigliari, sul paese di Chautauqua, vicino al lago Ontario, fino alla fattoria High Point Farm, proprio come se fosse una cinepresa che si avvicina sempre più al centro dell’azione.

Unica critica contro la Marco Tropea, che ha pubblicato anche i bellissimi *La ballata di John Reddy Heart* e *Storia americane*, la copertina: simile a quella degli altri due (se uno non è attento, pensa che sia lo stesso libro), e che non rende per nulla l’ambientazione della fattoria. Ma amen.

*giuliaduepuntozero

La ballata di John Reddy Heart

In questo periodo ho voglia di leggere scrittori americani.

In una libreria remainder, mi sono imbattuta in *La ballata di John Reddy Heart* di Joyce Carol Oates, ed. Tropea.

È un libro avvincente, scritto molto bene, corale. Mi sto immedesimando nel gruppo di ragazzi del liceo di Willowsville. Mi sembra di essere tornata al liceo.

Ma soprattutto, mi sono _innamorata_ di John Reddy Heart. Mi capita con cantanti, calciatori, magari attori.

Con un personaggio di un libro – un personaggio fittizio, insomma – mai.

Forse è un merito in più per Joyce Carol Oates.
 
 
*giuliaduepuntozero

Leggere di notte

Una volta finito di studiare, amava leggere per diletto: le letture che faceva di notte acquistavano un’aura, un valore, una sorta di fascino misterioso che solitamente non appartenevano al giorno. Erano una cosa illecita, preziosa al di là di ogni previsione. In quei momenti, le sembrava di poter scivolare via dalla propria coscienza per entrare in quella dello scrittore… nei ritmi stessi della prosa di un altro. Senza corpo, senza peso, totalmente assorta, attraversava il paesaggio di un’altra mente scoprendola identica e al tempo stesso del tutto
diversa dalla sua – una mente che la sorprendeva e la scuoteva, che l’allettava e la stimolava. Era un processo segreto ma non criminoso, né proibito – Marya avanzava con la cautela di un ladro, euforica, soggiogata, attraverso l’immaginazione di un altro, senza alcun rischio, senza alcun pericolo di essere punita. Più era tardi e si sentiva stanca, più grande, stranamente, era la sua capacità di concentrazione; non c’era niente in lei che opponesse resistenza, niente che si tirasse da un lato con atteggiamento dubbioso o beffardo; i libri che leggeva avidamente sembravano prendere vita attraverso di lei, grazie a lei, senza in pratica alcuno sforzo da parte sua. Pareva quasi che non contasse ciò che leggeva, o chi – Nietzsche, William James, le Bronte, Wallace Stevens, Virginia Wolf, Stendhal, i primi filosofi greci – l’esperienza della lettura era elettrizzante, assolutamente ipnotica, superiore a qualsiasi cosa avesse sperimentato prima d’allora.
[...] L’autentica personalità dello scrittore, pensava, era racchiusa in ciò che scriveva e non nella sua vita; era il paesaggio dell’immaginazione a rimanere, quello sì che era davvero reale. La
vita pura e semplice era la buccia, l’interpretazione di un attore, a lungo andare trascurabile… Come era possibile considerarla altro se non il mezzo tramite cui determinate opere d’arte venivano trascritte…? L’idea la spaventava, la stimolava.

da *Marya*, Joyce Carol Oates, ed. e/o

*giuliaduepuntozero

Impressioni da Torino

Anche quest’anno, per il quinto di fila, non siamo riusciti a resistere alla tentazione della Fiera del Libro di Torino.
Anche quest’anno, ci sono andata due giorni, sabato per piacere, lunedì per lavoro.
Ecco un po’ di impressioni sparse.
Innanzitutto, gran ressa. Buon segno, per l’editoria italiana? Non so, forse sì, speriamo, anche se vedendo dove era concentrata la maggior parte della gente, non so. Un esempio fra tutti, stand della Feltrinelli: pile sterminate e in continuo rifornimento di Moccia, *Tre metri sopra al cielo* e *Ho voglia di te*. Ragazzine in coda allo stand della Fabbri per Melissa P. Mah.
Vuoto nei numerossimi stand di Regioni e Comuni, ma mi vien da domandare cosa ci stessero a fare.
Ogni anni cerco di fare il solito fioretto: compro solo libri veramente indispensabili: scontatissimi, o introvabili.
Dopo un’ora e mezza, ne avevo già comprati tre, quando Andrea ha sottolineato la mia media di acquisto, e mi son dovuta contenere.
Comunque, tutti acquisti giustificati:
*Equatore*, di Miguel Sousa Tavares, ed. Cavallo di Ferro: introvabile, chi l’ha mai vista in libreria questa casa editrice? E poi, Portogallo Paese ospite, io amante del Portogallo, glielo dovevo.
*Una famiglia americana*, di Joyce Carol Oates, Marco Tropea Editore: introvabile. L’ho visto una volta alla Feltrinelli, poi son quasi sicura che non ci fosse più, io amante della Oates. Glielo dovevo.
*The jasmine isle*, di Ioanna Karystiani, Europa Editions: avventura americana della grande casa editrice e/o (ne parlerò), scontato causa conoscenza dellespositore.
Insomma, converrete che erano tutti indispensabili.
Ogni anno, poi, cado nell’acquisto compulsivo del libro che mi chiama come se fosse indispensabile (appunto), e poi giace sul comodino per anni. Nel 2003 è stato *Underworld* di DeLillo, nel 2005 *Infinite jest* di David Foster Wallace, nel 2004 non ricordo, ma sicuramente ci sarà stato. Quest’anno temo che sia *Equatore*.
Ci sono rimasta un po’ male, come ogni anno, che non ci fossero grandi offerte e sconti fiera. Solo Andrea ha trovato un Meridiano Zero del vecchio cataloo al 50% (Robert Wilson, bellissimo in *Una piccola morte a Lisbona*). Lunedì, però, molti stand avevano il cartello 20% di sconto, ma non ho potuto usifruirne.
Come ogni anno, poi, sembra che a ogni stand che mi avvicino gli espositori tampinino solo me (mai Andrea). Stavo per cedere alla tentazione da Crocetti editore (autori greci, bellissimi, l’anno scorso ne ho preso uno stupendo), ma per fortuna hanno cercato di rifilarmi quello che avevo appena preso in inglese, e ho avuto la scusa.
Da ultimo, lunedì frotte di scolaresche, bambini anche piccolo, che bello.

*giuliaduepuntozero