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Il buon soldato Sc'vèik

L’attentato di Sarajevo secondo Il buon soldato Sc’vèik

Il buon soldato Sc’vèik di Jaroslav Hasek è fra i libri indispensabili sulla prima guerra mondiale. Lo è per vari motivi: per esempio perché usa l’umorismo, l’ironia malinconica e la mestizia sorridente per smascherare l’idiozia burocratico-militarista che portò l’Europa alla catastrofe.

Lo è perché è un romanzo pacifista, antimilitarista e antiautoritario il cui obiettivo principale però è il valore artistico e non il suo portato politico. E lo è perché è divertente, bello e trasmette una carica che potremmo tradurre in un “non lasciare che gli stronzi abbiano la meglio su di te”.

Hasek, che era di Praga come Kafka, aveva un’idea assai forte del pericolo che rappresentavano la burocrazia, le polizie, i militari, le spie, per gli individui e la società.

Ma Il buon soldato Sc’vèik è anche il romanzo che respira, senza  apparenti rimpianti ma con scettica nostalgia, la fine dell’Impero degli Asburgo.
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La prima guerra mondiale, 100 anni. Altri libri

Aggiornamenti  9-6-14

Allora, aggiungo altri testi che nella versione originale del post avevo tralasciato

- Jaroslav Hasek, Il buon soldato Sc’vèik (ovviamente su questo torniamo, perché secondo me è il miglior libro sulla Grande Guerra).
– Józef Wittlin, Il sale della terra
La grande guerra in Galizia. Un piccolo uomo della provincia orientale dell’Impero asburgico scaraventato nelle braccia della burocrazia che prepara al macello una generazione.
– Max Hastings, Catastrofe 1914
I mesi iniziali della prima guerra mondiale
Lo storico britannico ci porta in una parte del conflitto spesso trascurata. Affascinante narrazione piena di testimonianze di soldati di ogni ordine e paese.
– Federico De Roberto, La paura e altri racconti della grande guerra
Quattro racconti – il primo dei quali è un vero gioiello – dell’autore de I Viceré, con storie di soldati italiani sul fronte della Prima guerra mondiale

Questo post è stato pubblicato la prima volta l’1 aprile 2014.
Questo che segue è il testo originale del post:

D’altra parte, non possiamo dimenticare che questo è l’anno del centenario della prima guerra mondiale. Dieci anni fa, quando raggiungemmo i 90 anni, già parlammo di libri, alcuni dei quali rispolveriamo adesso.
La Grande guerra fu un evento decisivo: la civiltà europea svoltò bruscamente, l’industria e la produzione di massa applicata alla guerra e alla produzione di morte inaugurò il secolo breve, completò il processo della violenza colonialista applicandolo al nemico vicino di casa e aprì la strada ai totalitarismi di sterminio totale.
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In Viaggio (anche con libri) nella Somme e nelle Fiandre, nella memoria della Grande Guerra

Soldati canadesi sul fronte occidentale
Soldati canadesi sul fronte occidentale

Ieri sera un amico mi ha guardato un poco stupito mentre gli dicevo che la prossima settimana, girando per le strade di Francia, voglio fermarmi per uno o due giorni nella valle della Somme e magari poco più a Nord, al confine (di qua e di là)  con il Belgio: nelle zone cruciali, insomma, del ‘fronte occidentale’ durante la Grande Guerra.

SOLO UN PAIO DI GIORNI, l’ho rassicurato. Certo lo stupore è da capire. Se non hai in testa tutta l’elaborazione della ‘memoria’ di quella guerra, fatta da romanzi, libri di storia, fotografie, monumenti, cimiteri, guide; se non ti porti questo strato di parole e idee e emozioni, quella è solo ‘campagna e villaggi’.

Oltre a quello che ho letto in passato (per esempio l’irrinunciabile Paul Fussel, La Grande Guerra e la memoria moderna, il Mulino; Terra di nessuno di Eric J. Leed o l’altrettanto irrinunciabile Eric Maria Remarque) in questo pellegrinaggio nell’idea di memoria legata al 1914-1918 mi faccio accompagnare da un libro scritto proprio su questo tema da Geoff Dyer, The Missing of the Somme (Phoenix). Continua a leggere

Mark Thompson, La guerra bianca e i ricordi del nonno

Mio nonno Peppino (classe 1898) mi portò, quando ero ragazzino, due o tre volte sulla Bainsizza, a Redipuglia e sul Carso, e poi a Vittorio Veneto. Il ricordo della Grande Guerra per lui era ancora vivo e forte e presente, quasi sessanta anni dopo l’armistizio del 4 novembre del 1918.

Sarà forse per questi ricordi passatimi dal nonno che la Grande Guerra è una mia fissazione, che ritorna spesso nelle letture.
In queste settimane mi accompagna un saggio del 2008 dello storico inglese Mark Thompson, La guerra bianca, Vita e morte sul fronte italiano, 1915-1918 (Il Saggiatore).
Credo che fra i numerosi pregi di questo libro bellissimo, il più incisivo sia la sua capacità di farmi ripensare a mio nonno nel modo più affettuoso e allo stesso tempo comprensivo e razionale, regalandomi forse più di tutte le mie precedenti letture sulla prima guerra mondiale la sensazione di poter avvicinare sia l’esperienza umana dei soldati sia il quadro generale del conflitto. Continua a leggere

La storia dell’ultimo francese della prima guerra mondiale

Reeve 011400, originally uploaded by otisarchives1.

Si chiamava Lazare Ponticelli, ed è morto a 110 anni.
L’ultimo dei francesi che combatté nella grande guerra (1914-1918, I soldati nella foto non sono dell’esercito francese).
In verità era italiano, ed era passato a combattere sul fronte austriaco con l’uniforme dei Savoia, quando il Regno entrò in guerra nel 1915. Visto che era diventato cittadino francese, in Francia se lo sono collocato come l’ultimo depositario della memoria degli oltre 8 milioni di soldati che parteciparono al massacro che ha dato il via al Novecento, il secolo breve (quest’anno in novembre saranno 90 anni dalla fine di quel conflitto).
La storia di Ponticelli (qui sotto in una foto recente) l’ho letta in uno degli obituary dell’Economist.
L’obituary (in realtà un obituary è molto più dell’idea di necrologio cui siamo abituati noi, e decisamente diverso anche dai coccodrilli della stampa nazionale) dell’Economist è da anni una delle mie letture preferite: prima di tutto per la scelta delle persone di cui occuparsi (ovviamente devono avere la sventura di morire nella settimana per avere il diritto di finire sulla pagina di chiusura del numero) e poi per il taglio degli articoli: pieno di informazioni, mai retorico e mai semplicemente celebrativo (celebrare i morti, qualsiasi cosa abbiano fatto da vivi è un po’ un vizio italiano no?). Fra gli obituary recenti vi consiglio quello di Marie Smith, l’ultima persona a conoscere la lingua Eyak: una lingua di una regione del sud est dell’Alaska.
Per tornare alla prima guerra mondiale: consiglio di seguire la storia, “in diretta” di William Henry Bonser Lamin su wwar1.blogspot.com. William era in servizio nel 32507/9 Batt York and Lanc Regt, . Company 2 Platoon L.G.S.
Un nipote pubbica in questo blog le lettere di William esattamente 90 anni dopo che vennero scritte. Non conosciamo il destino di William, la sua vita al fronte è per noi quella delle sue lettere…

La grande guerra. Novant’anni!

Novant’anni. Sono 90 le estati passate da quella fatale del 1914. Comincio’ la grande guerra e il secolo ‘breve’ [Eric Hobsbawm, Il secolo breve, Rizzoli].

Fini’ la grande illusione della vecchia Europa [Stefan Zweig, Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo, Mondadori] trascinata nel conflitto epocale in quest’estate cominciata a Sarajevo e perduta nei primi giorni d’agosto dalle dichiarazioni di guerra a catena.

Ora tutto ci appare come ineluttabile: sappiamo invece che non fu cosi’, che le possibilita’ di fermare la macchina inesorabile prima delle mobilitazioni generali ci furono, [Barbara Tuchman, Cannoni d'agosto, Bompiani. || Niall Ferguson, La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il piu' grande errore della storia mondiale, Corbaccio].

La guerra fu lunga complicata e terribile [Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori] con conseguenze catastrofiche sulle condizioni materiali e mentali delle popolazioni coinvolte [Eric J Leed, Terra di nessuno: Esperienza bellica e identita' personale nella prima guerra mondiale, Il Mulino || Paul Fussel, La prima guerra mondiale e la memoria moderna, Il Mulino].

Anche per l’Italia [Antonio Gibelli, La Grande guerra degli italiani, Sansoni || Antonio Gibelli, L'officina della guerra. La grande guerra e le trasformazioni del mondo mentale, Bollati Boringhieri] l’esperienza fu il passaggio epocale che apri’ le porte al fascismo [Emilio Lussù, Marcia su Roma e dintorni, Laterza].

La guerra inauguro’ anche il secolo dei genocidi: in Turchia si compi’ quello degli armeni [Franz Werfel, I quaranta giorni del Mussa Dagh, Corbaccio || Yves Ternon, Gli armeni. 1915-1916: il genocidio dimenticato, Rizzoli].

Naturalmente i romanzi scritti _dopo_ riflettono tutto il cambio di prospettiva e di visione del mondo: o in senso nostalgico [Joseph Roth, La marcia di Radetzky] o nel rappresentare tutto il disorientamento [Joseph Roth, Fuga senza fine || Joseph Roth, Destra e sinistra || Joseph Roth, La Ribellione] della vecchia Europa.