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Articoli taggati ‘Racconti’

Flavio Soriga, i racconti di L’amore a Londra e in altri luoghi

4 Maggio 2009 milla 1 commento

Flavio Soriga, il 34enne scrittore sardo di Sardinia blues (Bompiani 2008), ripiega sulla nostalgia e lo sradicamento negli otto racconti di L’amore a Londra e in altri luoghi (Bompiani, 2009). Una specie di story book, questo libro, visto che personaggi e situazioni – inaspettatamente per il lettore – si rincorrono tra un racconto e l’altro (ed è una delusione, alla fine, quando la giostra si interrompe).

Non spensierate, ma nemmeno senza speranza, le avventure dei protagonisti, che sono sempre avventure della memoria perché il protagonista vero di ogni storia è il ricordo e con esso l’attaccamento alle radici. Si alternano varie ambientazioni: Sardegna, Toscana, Londra, Sudamerica e il filo conduttore è la proiezione all’indietro di qualcuno sempre in cerca di un altrove ma incapace di staccarsi dall’”isolotto” che gli dette i natali.

E forse è per questo che il racconto che a me è piaciuto di più è Aprile, quello che apre la raccolta e che parla di Sardegna. Quello dove Soriga respira aria di casa e ce ne fa partecipe. Ricorda “in rima, in poesia e in immagini di sole” di quanto gli piacesse “l’isolotto nostro, solo non bastava ai nostri anni, le domande erano troppe, pochi i compaesani che sapessero rispondere”. E così “sono cresciuto e sono andato via, dopotutto non era così difficile, dopotutto bastava crescere”.

O forse sono io troppo fissata con l’autobiografia a-ogni-costo, e il racconto più bello è l’ultimo, El Presidente, quello che, se lo leggi e non sai che Flavio Soriga è sardo, scommetteresti che è nato tra “amor y guitarras”, tra il traffico e i poveri, il caldo, la polvere e il fango di un qualche non ben precisato Paese sudamericano. Perché anche mentre racconta le peripezie del presidente fedifrago e spodestato e della sua hermosa amante italiana (è lei qui la sradicata) il camaleonte Soriga si mimetizza così bene in quell’atmosfera umida e afosa che non sospetteresti mai che è nato qualche meridiano più in là (uffa, sono proprio fissata, mi arrendo).

Paura della matematica, Peter Cameron

Premessa: il genere del racconto non è fra i miei preferiti, come forse ho già avuto modo di scrivere su questo blog.
Forse perché è qualcosa troppo fugace, finisce subito, e non ti consente di addentrarti troppo in profondità in un mondo diverso, nuovo. Giri la pagina, ed è già finito. Inizia subito il successivo, e allora cosa fai, li leggi di fila uno dopo l’altro? Difficile, ci vuole un po’ di tempo per smaltire una lettura, per ripensarci e tornarci sopra. Rimanere nelle atmosfere di ciò che hai letto. E quindi cosa fai? Smetti di leggere, per quella sera? Ogni volta che mi capita, mi vengono i nervi. E così mi succede che, fra un mattone di 1.000 pagine e un racconto breve di 10, io mi butti più facilmente sul primo.

Nonostante questo, però, ogni tanto mi capita di leggere qualche raccolta di racconti, quasi sempre, devo ammetere, ora che ci penso, con esiti veramente positivi _non ricordo se ho mai parlato dei racconti di Joyce Carol Oates, se così non fosse rimedierò presto: sono semplicemente superbi_.

Oggi vorrei quindi parlare di *Paura della matematica* di Peter Cameron, ed. Adelphi. Terzo libro pubblicato in Italia, dopo l’esordio di *Quella sera dorata* e dell’ancora più bello _secondo me, anche se forse non ci saranno molte persone d’accordo, comunque mi è rimasto dentro_ *Un giorno questo dolore ti sarà utile*, *Paura della matematica* è una raccolta _appunto_ di 7 racconti, il primo scritto quest’anno, gli altri 6 più datati, del 1986.

Che dire? Dei piccoli capolavori. Non mi dilungo sulle trame, che non penso interessino né contino più di tanto. Le atmosfere, quelle sono fondamentali. Infatti, in molti di questi racconti non succede proprio nulla, non ci sono azioni, ma giornate normali, banali. E questo è il loro bello. La quotidianità e la semplicità dei temi descritti, l’atmosfera come rarefatta. E il bello arriva sui finali, che quasi sempre finiscono così, senza una conclusione, come rimanendo in bilico su un baratro.

Molto bella anche questa volta, come negli altri due volumi precedenti, la copertina scelta da Adelphi.

Bellissimi, tutti e 7 _il primo forse meno, il migliore Memorial Day, degno di menzione il finale di Compiti a casa.

Da leggere assolutamente.

*giuliaduepuntozero

Raymond Carver, l’umanità nelle righe dei racconti

23 Giugno 2008 luiginter 1 commento

Sabato 21 giugno, La Repubblica aveva un’intervista di Curzio Maltese a Tess Gallagher, scrittrice e poetessa, compagna e moglie di Raymond Carver.

Il due agosto di quest’anno saranno passati venti anni dalla morte di Carver. L’intervista è piena di cose interessanti. A me è piaciuto soprattutto questo, fra quanto detto da Tess Gallagher:

La cosa migliore è lasciare che il lettore si accorga di essere davanti a uno scrittore che non nega o sminuisce mai l’umanità di un’altra persona perché quest’ultima soffre o ha perduto il controllo della propria vita o ha preso una decisione sbagliata ed è finita nei guai. Ray ne racconta la storia con tutto il rispetto e dopo che la si è letta si è costretti ad abbandonare quella posizione di facile giudizio in cui c’è chi è degno e chi non lo è.

Carver è sulla stessa strada dove camminava Cechov, i loro racconti sono gioielli proprio perchè la sensibilità artistica è tutt’uno con la forza di abbracciare l’umano presente ogni giorno davanti a noi e che spesso ci sfugge.

Novità in libreria

Ieri ho fatto un salto in libreria, e ho notato alcune novità molto appetitose, di scrittori che mi piacciono.
Innanzitutto, *La figlia dello straniero* di Joyce Carol Oates, ed. Mondadori (20 €). Non mi dilungo ulteriormente sulle immense doti di questa scrittrice, di cui tanto ho parlato e che tanto ho elogiato e di cui tanto parlerò ancora. Consiglio solo a tutti di leggerla. L’occasione buona potrebbe essere quest’ultimo titolo pubblicato da Mondadori, questa la quarta di copertina:

Rebecca è una donna dai molti segreti. Mentre si sposta lungo l’America tenendo stretto per mano il figlio Niley, lascia dietro di sé pezzi enormi del suo passato. Una famiglia giunta dall’Europa carica degli orrori della Seconda guerra Mondiale, un marito che trova sfogo alla durezza della vita quotidiana nella violenza sulla propria moglie, una lettera da un lontano cugino, sopravvissuto all’Olocausto, che le rivela dei suoi genitori più di quanto essi avrebbero mai voluto confessare. L’unica soluzione, per Rebecca e Niley, sembra dunque quella di partire. Partire e reinventarsi. In fondo l’America, è anche questo. Ma riuscirà quel giovane, immenso e violento paese a proteggere una madre e un figlio?

In un’intervista pubblicata qualche settimana fa su IoDonna, Joyce Carol Oates disse che il romanzo è ispirato alla storia della madre di suo padre, in America all’inizio del Ventesimo secolo.

Seconda uscita da segnalare, *Paura della matematica* di Peter Cameron, ed. Adelphi (15€). Anche Cameron è uno scrittore niente niente male, che consiglio di leggere, sia con *Quella sera dorata*, il romanzo che l’ha fatto scoprire in Italia, sia con *Un giorno questo dolore ti sarà utile*, che personalmente mi ha presa ancora di più. *Paura della matematica* è una raccolta di racconti.

In libreria da qualche giorno anche il secondo capitolo della Millennium Trilogy del giallista svedese Stieg Larsson, intitolato *La ragazza che giocava con il fuoco*, edito anche questo da Marsilio (19,50€).  Negli ultimi tempo ho tanto sentito parlare dell’eredità dello scrittore e dei litigi fra i famigliari e la compagna. Lascerei da parte queste vicende, e consiglierei invece, a chi non l’avesse ancora fatto, di prendere in mano *Uomini che odiano le donne*, e di proseguire poi la lettura con quest’ultima uscita.

Infine, scendiamo sul Mediterraneo con un’altra raccolta di racconti, *I labirinti di Atene* di Petros Markaris, ed. Bompiani (16€). Otto raccolti con al centro storie di immigrati e immigrazione. Il commissario Charitos, consueto protagonista dei gialli dello scrittore greco-armeno (un altro degli scrittori che consiglio caldamente), compare solo nel primo racconto, mi sembra di capire, comunque da parte mia penso di comprarlo anche solo per quelle poche pagine.

*giuliaduepuntozero

“Le seduzioni dell’inverno” di Lidia Ravera

Un “Le amicizie pericolose” di piccolissima taglia, di piccolissimi ambienti, di piccolissimi fremiti. Non c’è amicizia tra quest’uomo e queste donne, tutti si aspettano qualcosa in cambio di qualcosaltro che non hanno, che non hanno avuto, che credono sia loro dovuto da un uomo o da una donna. Ben descritti il felice innamoramento e lo smarrimento amoroso di Stefano, che però, da autentico vero rappresentante di questa nostra epoca ingorda, non si accontenta, non è frugale: perciò non è grato del luminoso inciampo esistenziale, dell’innamoramento in sè.

Ci serve più ironia, quella dei romanzi

11 Marzo 2008 luiginter 7 commenti

L’ironia è una figura alla quale penso molto spesso. E  da tempo ho collocato l’ironia al primo posto fra le attitudini necessarie per vivere bene.
Grazie anche ai romanzi e ai racconti e ai film.
Cominciamo con l’aiuto di Milan Kundera. Ne I testamenti traditi (in verità lo fa anche in altre pagine di altri suoi libri) ci ricorda che il rapporto del romanziere con i suoi personaggi è ironico. Le affermazioni dei personaggi “vengono collocate in uno spazio di gesti, di azioni e di parole che le relativizzano”. E sottolinea:

L’ironia implica: nessuna delle affermazioni contenute in un romanzo può essere presa isolatamente, poiché ciascuna è inserita in una serie di confronti complessi e contraddittori con altre affermazioni, altre situazioni, altri gesti, altre idee, altri eventi. Solo una lettura lenta, ripetuta due o più volte, metterà in luce all’interno del romanzo tutti i rapporti ironici senza i quali il romanzo non verrà capito.

Ecco: anche noi dovremmo fare con noi stessi e con la vita quel che il romanziere fa con i personaggi. Insomma non facciamo come i personaggi, che spesso faticano a sentirsi relativi e si “assolutizzano”. Facciamo con noi stessi quello che il romanziere fa con i suoi personaggi, relativizziamoci… O no?
Leggiamo lentamente e ripetutamente la nostra vita e mettiamo in luce, in essa, tutti i rapporti ironici, senza i quali non riusciremmo a capirla.

Ancora i narratori di racconti secondo il Guardian

9 Dicembre 2007 luiginter 8 commenti

Nel frattempo, il blog the books del Guardian prosegue con l’analisi di alcuni grandi scrittori di racconti: a parte lo scontato, ma ovviamente dovuto, omaggio all’arte di Raymond Carver, altrettanto ovviamente paragonato al sommo Cechov, ecco alcuni nomi interessanti a proposito dei quali sono completamente al buio: Julian Maclaren-Ross, Ryunosuke Akutagawa, Mavis Gallant. Qualcuno conosce e consiglia questi tre?

Racconti, alcuni maestri

4 Novembre 2007 luiginter 1 commento

A proposito di racconti, il books blog del Guardian ha avviato una serie di interventi su alcuni maestri della short story. Come dice l’autore, si tratta di un percorso parziale e di parte. Senza pretese di obiettività. Si comincia (ovviamente) con Anton Cechov. Prossimo turno: Lovecraft. Sarà che i racconti sono la forma narrativa che ci è più vicina?

Il libro che avreste voluto scrivere

3 Febbraio 2007 theleeshore 21 commenti

Bisogna pur scegliersi dei modelli, diceva Woody Allen. Io oggi avrei voluto scrivere questo racconto di Kafka.

 Gli alberi

Infatti noi siamo come tronchi di alberi nella neve. In apparenza giacciono raso terra, e con una piccola spinta si dovrebbe poterli smuovere. No, non si può, ché sono saldamente legati a terra. Ma vedete, anche questa è soltanto apparenza.

Voi quale libro (o racconto) avreste voluto scrivere tra tutti quelli che avete letto? Va bene anche solo una parola se puntate alla rarefazione, perché tanto è un gioco.