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Strage, Loriano Macchiavelli

bologna, 2 agosto 1980 - foto: ho visto nina volare, flickr

bologna, 2 agosto 1980 - foto: ho visto nina volare, flickr

Questo libro ha una storia un po’ particolare. Pubblicato per la prima volta nel 1990 per i tipi di Rizzoli, nella trilogia che doveva “raccontare, in forma di romanzo, storie di un’Italia sconosciuta ai più, ma destinata a lasciare il segno nel futuro del paese” [dalla prefazione dell'autore]. L’anno prima era uscito *Funerale dopo Ustica*, mentre il terzo titolo *Un triangolo a quattro lati* finì per prendere una strada diversa. Il progetto, infatti, prevedeva l’utilizzo di uno pseudonimo, Jules Quicher, perché secondo l’editor della Rizzoli che seguiva il progetto uno scrittore italiano non sarebbe stato credibile. *Strage*, dunque, uscì in libreria il 28 maggio 1990, ma venne ritirato esattamente 7 giorni dopo. Continua a leggere

La bellezza e l’inferno, Roberto Saviano

saviano continua... a lecce / salento / italia / italy - foto: Paolo Màrgari, flickr

saviano continua... a lecce / salento / italia / italy - foto: Paolo Màrgari, flickr

*La bellezza e l’inferno* è il titolo dell’ultimo libro di Roberto Saviano, pubblicato _come *Gomorra*_ da Mondadori Strade Blu, da cui prende nome anche lo spettacolo teatrale, che ho avuto la fortuna di vedere, al Piccolo Teatro di Milano. Lo stesso spettacolo è stato messo in scena nella puntata speciale di Che tempo che fa dell’11 novembre 2009 _che si può rivedere sul sito di Rai.tv.

Il volume è una raccolta di scritti, pubblicati su varie testate _fra cui Repubblica, L’Espresso, il manifesto, Nazione Indiana_ fra il 2004 e il 2009 e rielaborati per questa occasione.

Una carrellata di vicende e soprattutto di persone, fatti collegati alla camorra che con *Gomorra* Saviano ci ha fatto conoscere bene, ma non solo: anche scrittori, musicisti, calciatori, giornalisti, uomini e donne che, per un motivo o per l’altro diventano degli eroi e un esempio per tutti.

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Spartacus e Saviano

Sto seguendo Blunotte – Misteri italiani, il programma di Carlo Lucarelli, puntata sul clan dei Casalesi.

Parla Roberto Saviano (nel video sopra a L’Era glaciale di Daria Bignardi del 25 settembre 2009 _la puntata di Blunotte non è ancora stata caricata su YouTube), racconta la sua storia.

Inizia dal processo Spartacus, e dice che è stato chiamato così perché lì il diritto è la vera rivolta.
Continua

Siamo salpati da Napoli…

“Gomorra” di Roberto Saviano è stato il libro su cui ha discusso venerdì scorso il nostro GdL casalingo: serata di tempesta improvvisa a Milano, adatta al tema che inevitabilmente scuote il lettore.

Mi è sembrato un incontro diverso dal solito. C’è stata un po’ di reticenza all’inizio, forse perchè in questo contesto non è facile trovare delle parole per dire, forse perchè le emozioni smosse da Saviano sono molteplici e disomogenee. Molti non erano arrivati alla fine, data la sua “densità” e quindi la concentrazione necessaria alla lettura, non sempre compatibile con i mille impegni di ognuno, soprattutto di chi oltre a lavorare fa anche la mamma o il papà. Una voce, di solito abbastanza riservata, si è levata per sottolineare invece che la sua è stata una scelta di non proseguire. Mai come questa volta il libro è stato un punto di partenza, un pretesto per poi parlare di noi, in modo esplicito o implicito, ognuno secondo il proprio essere.

E Napoli è diventata Milano e le guerre tra clan le viviamo anche al nord, magari senza kalashnikov e morti ammazzati, ma nella quotidianità dell’incontro con lo straniero, col diverso, con quello che ci sembra un delinquente e quindi fa paura. E la legalità spesso la freghiamo anche noi, pur senza spacciare o ricattare o sentirci criminali.

Ci si è chiesti che fare, concretamente, per cambiare il marcio in cui siamo immersi. Non mi sembra siamo arrivati a conclusioni, ma il dibattito è stato molto acceso, a volte con posizioni radicalmente differenti. E’ stata forse l’occasione per conoscere un po’ di più noi stessi, e i compagni di questo avvincente percorso di lettura. 

“Il contrario della morte”, Roberto Saviano

Non ho letto *Gomorra* di Roberto Saviano, di cui si è parlato spesso in questo blog, anche perché il mio ragazzo me ne ha letti diversi brani a voce alta, e riassunto il resto. Per questo, però, alla fine mi sembra di conoscerlo.

Per conoscerlo meglio, settimana scorsa ho preso *Il contrario della morte*, il breve racconto pubblicato come prima uscita della bella iniziativa di Corriere *Corti di carta*. La storia è dura come quella di Gomorra, considerando che è storia vera. Parla di Maria, ragazza diciassettenne ma divenuta adulta per forza, con la morte del suo fidanzato e futuro sposo nella guerra in Afghanistan. Colpisce la scrittura di Saviano, dura ma nello stesso dolce nel parlare di Maria, la sua forte empatia nei confronti della vicenda, che è una delle tante di casa sua.

Commovente e penetrante.

*giuliaduepuntozero

Gruppo di lettura su “Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel desiderio di dominio della camorra” (direttamente dal lontano 8 febbraio 2007) – di Ilaria

Siamo stati tutti concordi nell’approvare a pieni voti questo libro, Gomorra di Roberto Saviano,  che è innovativo sia dal punto di vista dei contenuti che da quello stilistico. Ecco alcune delle riflessioni che sono uscite dal nostro incontro:

  • Disvelamento, è questa la sensazione che si prova dopo aver letto questo libro. Le informazioni che ci fornisce Saviano nella sua narrazione sono cose che tutti noi sappiamo, anche se non in modo così approfondito e dettagliato. L’autore non fa altro che metterci di fronte alla realtà pura, elimina ogni senso di distacco e ci rende consapevoli della responsabilità che ognuno di noi ha o può avere su questa situazione.
  • Abbiamo tutti sentito una forte compartecipazione dell’autore con le persone di cui racconta nel suo libro. Non c’è il freddo distacco dell’analisi, ma è molto forte il senso di appartenenza al proprio territorio e di “sim-patia” per le vittime, anche inconsapevoli, dei meccanismi che lo abitano.
  • L’episodio che è risultato più poetico ed incisivo è stato quello del “pellegrinaggio” alla tomba di Pasolini e la successiva enunciazione del “io so” dello scrittore. In queste pagine è molto forte il senso di sdegno civile e del valore che ancora la parola può avere.

            Pier Paolo Pasolini. Il nome uno e trino, come diceva Caproni, non è il mio santino laico, né un Cristo letterario. Mi andava di trovare un posto. Un posto dove fosse ancora possibile riflettere senza vergogna sulla possibilità della parola. La possibilità di scrivere dei meccanismi del potere, al di là delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi, spogliare i corpi dei reati e renderli elementi dell’architettura dell’autorità. Se era ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale, l’affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni,  con la sola lama della scrittura.
    (R. Saviano, Gomorra, Milano, Mondadori, 2006, p. 233)

  • I protagonisti delle vicende raccontate sentono il destino come qualcosa di ineluttabile (esempio Pasquale), da cui è impossibile sfuggire.
  • Antonio ci ha fatto notare che solitamente si considera ci siano due economie: una legale e una illegale. Questo libro è una piena conferma che non sia così: c’è una sola economia che intreccia la legalità all’illegalità. Ormai l’intreccio è talmente stretto che è molto difficile distinguere l’una dall’altra…e poi una distinzione esiste davvero? La speranza che ci sia è messa molto in dubbio…
  • Alla trasmissione di radiotre Fahreneit, in cui si è discusso del libro, si è detto che, con questo libro, è stato inaugurato un nuovo genere letterario: la “non fiction novel”. Abbiamo trovato tutti sia un’ottima definizione.
  • Lo scrittore ripone ancora speranza nella comunicazione
  • Ci siamo chiesti infine se esiste uno strumento per contrastare questa situazione disastrosa, e siamo giunti alla conclusione che una delle vie da intraprendere è quella della conoscenza, della cultura. Forse si tratta di un’utopia, ma la conoscenza rimane l’unico mezzo pensabile per innestare un processo di miglioramento, una inversione di tendenza
  • E’ stato sottolineato come lo Stato, le istituzioni e la politica siano lontane mille miglia dall’interessarsi a questi problemi, quando non ne sono addirittura la causa. In questi territori lo stato non esiste, le uniche sacche di resistenza al degrado completo sono le associazioni a base volontaria che cercano di fare quello che possono per migliorare la situazione e cercano responsabilmente di sopperire alla totale assenza di servizi in cui versano queste zone. Le associazioni, come in molti altri paesi, si sono sostituite alle istituzioni, ma da sole non possono farcela.
  • Un’ultima osservazione è stata fatta sullo stile di scrittura, il giudizio è stato unanime: pur essendo un libro dai contenuti molto forti e complessi, scorre veloce come fosse un romanzo. La compartecipazione dell’autore alle vicende aiuta a sentirsi più vicini a quello che si racconta e avviene un processo di immedesimazione che solitamente i saggi non innestano.

Insomma, leggetelo perché è bello e importante!!!!

Buona lettura!

-Ilaria-

Appunti di lettura su Gomorra di Roberto Saviano – di Antonio P.

Giovedì 9 febbraio uno dei gruppi di lettura di Cologno Monzese discuterà di Roberto Saviano, Gomorra (Mondadori). Di seguito gli appunti di uno dei lettori, Antonio P.

Una premessa: dicono i quotidiani d’informazione che il libro di Saviano ha venduto finora circa trecentomila copie e ciò pare, a detta di molti, essere, in un paese di non lettori come il nostro, un vero successo letterario. Penso invece che per la materia trattata “Gomorra” avrebbe la necessità di essere diffuso in tre o trenta milioni di copie, dovrebbe essere letto da tutti, compresi gli studenti per le infinite verità e informazioni che contiene. Tutti i mezzi di informazione dovrebbero parlarne, e di continuo, dato ciò che il libro ci dice e invece anche le maggiori testate intrattengono i lettori con stupidaggini come “Chi sarà l’erede di Berlusconi? ”. Veniamo informati dal libro dettagliatamente della situazione drammatica per violenza,illegalità,crudeltà e omicidi in cui affogano milioni di cittadini e chi ci governa e ci ha governato, chi stampa quotidiani o prepara i palinsesti delle TV nazionali parla d’altro. Del resto uguale sorte è toccata negli anni scorsi ai libri di denuncia del crimine scritti da Giorgio Bocca.

Che società è ormai la nostra?: Saviano ci dice che non possiamo più pensare che il crimine sia confinato nelle solite quattro regioni del sud, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ma che le attività criminali sono parte integrante dell’Italia a tutte le latitudini e che ciò che ci sembra legale è probabilmente molto spesso solo una copertura del malaffare e del crimine più efferato. Di più: le attività legali e che ci sembrano “pulite” come p.es. la moda sono in verità il supporto del malaffare e ne vengono supportate a loro volta senza possibilità di scampo. E’ di ieri una nota apparsa sul supplemento del venerdì di “Repubblica” dove si documenta ampiamente come Milano sia divenuta da tempo la piazza più importante d’Europa per lo spaccio e il consumo di cocaina con tutto quello che di illegale e criminale ciò vuole dire. Sembra evidente che la dimensione raggiunta dal crimine organizzato, il suo livello di “imprenditorialità” sono tali che i pubblici poteri possono, di tanto in tanto,solo tentare di arginarne l’espansione ulteriore, ma che la speranza di averne ragione è pura illusione. E sono solo patetiche, per esempio, le dichiarazioni del presidente della Campania Bassolino che per tentare una difesa del suo operato dichiara che gli omicidi in Campania sono scesi da 150 a 90 dal 2005 al 2006 come se novanta morti ammazzati fossero niente e il calo non dipendesse invece da una tregua temporanea delle lotte interne alla camorra.

Resta da chiedersi con paura se questa società vuole veramente limitare il crimine: se l’assunzione di droga in tutti gli ambienti sia di svago che di lavoro è funzionale al mantenimento dei ritmi di vita che la società impone, non si vede come possa calare la richiesta di stupefacenti e quindi la forza del crimine organizzato.

Denaro e potere: Questa accoppiata contagia in modo agghiacciante anche i ragazzi; per essere visibili e rispettati ( potere) serve denaro e l’illegalità è la scorciatoia più rapida per ottenere entrambi. Gioventù senza futuro non molto diversa da quella dei bambini soldato dell’Africa nera.

Il libro: a tratti la prosa è molto simile a quella di un mattinale di polizia e l’elenco dei morti, dei loro nomi e dei diversi clan di appartenenza è difficile da seguire e da collegare. L’effetto complessivo è quello di un mare senza limiti di malaffare, di violenza e di criminalità che non può che lasciare senza fiato. Grande è il merito dello scrittore che ha avuto il coraggio, l’ostinazione e le conoscenze per mettere allo scoperto tutto questo marcio che molti ignorano e che sembra impossibile da guarire.

*Antonio P.

febbraio 2007

Paul Ginsborg, La democrazia che non c’è

Paul Ginsborg, La democrazia che non c’è (Einaudi) potrebbe essere uno dei libri candidati alla lettura del gruppo di lettura sull’etica, la partecipazione, la democrazia, l’identità ecc., insomma il gruppo che ha appena letto Amartya Sen, Identità e violenza (Laterza), e che sta leggendo in questi giorni, Roberto Saviano, Gomorra (Mondadori).
Del libretto di Ginsborg scriveva martedì, tra l’altro, Gustavo Zagrebelsky su Repubblica, in un bell’articolo sulla democrazia, la libertà, la responsabilità, la rappresentanza politica, e la selezione delle istanze della società che le classi politiche scelgono di rappresentare.
Questa la scheda Einaudi del libro:

La democrazia è un sistema politico mutevole e insieme vulnerabile. Per rivitalizzarla oggi è indispensabile connettere rappresentanza e partecipazione, economia e politica, famiglia e istituzioni.

Come si fa a proteggere il dono politico piú prezioso dei nostri tempi, quello della democrazia? Certamente non con la sua esportazione forzata, né con la difesa miope di un modello rappresentativo già antiquato, né con l’assegnazione del potere politico a una sfera separata, dominata dai politici e dai partiti. No, per proteggere la democrazia bisogna rianimarla e ripopolarla. Bisogna creare una democrazia all’altezza del momento storico – una democrazia partecipata, di genere, economica e non solo politica, che esce dal «palazzo» ed entra nella cultura della gente.
Partendo da un confronto tra Karl Marx e John Stuart Mill, due voci che percorrono l’intero saggio, Ginsborg ci spinge a immaginare una democrazia diversa, piú quotidiana e incisiva.

Propongo al Gdl di leggere Roberto Saviano, Gomorra – di Bianca V., da Cervia

Gomorra di Roberto Saviano: ne ho letto un centinaio di pagine e lo ritengo molto interessante sia per l’argomento sia per la qualità della scrittura.
Questo libro mi fa venire in mente un altro libro che ho letto la scorsa estate: La città distratta, di Antonio Pascale che parla di Caserta.
Anche in questo caso la scrittura ha una sua peculiarità stilistica che combina la narrazione e la riflessione su fenomeni sociali affini ed attualissimi.

Un saluto, bverri

Ps. aggiungo io che Gomorra è stato anche scelto da uno dei gdl di Cologno