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I morsi del buio, Karine Giebel

I morsi del buio, Karine Giebel
I morsi del buio, Karine Giebel

Nelle ultime spedizioni che ho fatto in libreria ho visto dovunque una serie di libri della Rizzoli, della collana BUR Scrittori Contemporanei.

Ho scritto già in passato qualche post su alcuni titoli di questa collana, come *Acqua di mare*  _capolavoro_ e *Le pieghe dei giorni* di Charles Simmons, *Un gioco e un passatempo* di James Salter e i due titoli di Maeve Brennan. Romanzi brevi, a volte raccolte di racconti, scrittori americani, irlandesi, ne lessi anche uno giapponese.

Ora come detto sui banconi della sezione gialli-noir fanno bella mostra i nuovi titoli usciti, copertine molto accattivanti, con foto a tutta pagina. Ne ho presi alcuni, e li sto iniziando a leggere.

Il primo è stato *I morsi del buio* di Karine Giebel. L’ho iniziato domenica pomeriggio, e l’ho finito domenica notte. D’accordo, sono 256 pagine, però è difficile staccarsene. Avvincente, intrigante, spaventoso, claustrofobico.

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Le pieghe dei giorni, Charles Simmons

Ho recensito qualche tempo fa (addirittura aprile 2007… come passa il tempo!) un altro libro di questo autore, *Acqua di mare*, e prima di scrivere questo post sono andata a rileggere quello che avevo scritto allora. Iniziavo così:

Oggi vi consiglio una piccola perla che ho appena finito di leggere, e che consiglio a tutti di non perdere. Per la verità, l’ennesima *piccola perla* regalatami dalla collona Scrittori Contemporanei Original della BUR.

Avrei potuto anche oggi iniziare nello stesso, identico modo, ma ripetersi è un po’ triste… Però sarebbe stato adattissimo, perché questo *Le pieghe dei giorni* di Charles Simmons, sempre edito da BUR nella sempre bella collana Contemporanei Original, è un’altra piccola perla.

Ancora un romanzo breve, anche se più che un romanzo nel senso tradizionale del termine, è una raccolta di pensieri e ricordi del protagonista, uno scrittore che immagino rappresentare Simmons stesso. La struttura del testo è geniale: tanti brevi capitoli, di 3 o 4 pagine massimo, ciascuno su un tema specifico, affrontato a partire dall’infanzia del protagonista, soffermandosi sull’adolescenza, sulla giovinezza e sugli anni della guerra, arrivando alla vita adulta fino al presente. E la genialità è che questo trascorrere del tempo è cadenzato dalla scelta dei tempi verbali: passato per la maggior parte del capitolo, una riga all’improvviso al tempo presente, passaggio repentino al futuro. Detto così non so mi spiego, ecco un passaggio che rende:

La sera le scriveva lunghe lettere e il mattino dopo le faceva consegnare da un corriere. Nel suo appartamento beveva e camminava avanti e indietro, alzando le mani al soffitto ed emettendo lamenti. Lei lasciò il marito e andarono a vivere insieme. Lei è infelice e rimpiange la sua vita precedente. Critica tutto quello che lui fa e tutto ciò che crede che lui sia. Si innamorerà di un giovane vedovo e lo lascerà. In seguito, i sentimenti più intensi che proverà saranno per le figlie e i giovani uomini che gli ricorderanno com’è stato in passato.

Insomma, un altro piccolo capolavoro che dovete leggere, anche perché vorrei discutere con qualcuno del finale, che lascia assolutamente a bocca aperta.

*giuliaduepuntozero

Acqua di mare

Oggi vi consiglio una piccola perla che ho appena finito di leggere, e che consiglio a tutti di non perdere. Per la verità, l’ennesima *piccola perla* regalatami dalla collona Scrittori Contemporanei Original della BUR, dopo i due titoli stupendi di Maeve Brennan, quello della Gallant, e quello di Zhang Ailing (*Un gioco e un passatempo* mi ha lasciata un po’ perplessa, gli altri non li ho letti, ma mi auguro che continuino a pubblicare libri così).

Cosa dire di *Acqua di mare* di Charles Simmons? Che è perfetto, come forse solo i romanzi brevi riescono ad esserlo. Ambientato nell’estate del 1963 (ma è stato scritto recentemente), in un’isola dell’Atlantico (non mi sono informata se esiste, ma io me la immagino come Martha’s Vineyard che ho visitato da bambina), dove un ragazzo, Michael, passa come sempre l’estate con la madre e l’amatissimo padre. La vacanza è *turbata* dalla presenza di due avvenenti vicine, madre e figlia, che sconvolgono gli equilibri (precari? non sembravano) della famiglia, sfociando in tragedia. E il libro inizia proprio facendo presagire lo sviluppo futuro, con un incipit tanto tagliente quanto geniale: “Nell’estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato”. Io mi sono innamorata subito di questo libro.

Scritto molto bene, triste e cinico allo stesso tempo, preciso e senza fronzoli, si ispira nella trama al racconto *Primo amore* di Turgenev, che però io non ho letto, ma correrò subito ai ripari. Indimenticabili i personaggi: il giovane Michael-Misha, nella sua innocenza, il fantastico e affascinante padre Peter, la piccola *principessa* diabolica Zina. Ma soprattutto il mare, presente quasi in ogni pagina, il vero protagonista e motore delle vicende.

*giuliaduepuntozero