Etichettato: Tolstoj
Resurrezione di Lev Nikolaevic Tolstoj
Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra in cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d’erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era prmavera anche in città.
L’ultimo romanzo scritto da Tolstoj è una storia d’amore e insieme un pamphlet di denuncia; ma, ancora di più, un percorso di rassegnazione, a dispetto del titolo. Senza troppi preamboli, eccoci in carcere. La telecamera inquadra subito la protagonista del libro, la Maslova, una prostituta ingiustamente accusata di aver avvelenato un cliente che sta per essere condotta in tribunale.
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Scene da un matrimonio (come diventare una scrittrice di successo)
Sofia Tolstoj ha copiato ben sette volte (sì 7, avete letto bene) Guerra e Pace, cosa che ha creato non pochi malumori nella coppia. Alla fine, pensava di aver scritto lei stessa questo capolavoro della letteratura russa (e la guerra Lev poteva anche pensare fosse contro Napoleone, ma l’aveva prima di tutto in casa).
Dostoevskij, pressato dai creditori, deve scrivere al mattino Il giocatore e al pomeriggio Delitto e Castigo (quando si dice la potenza del talento): decide perciò di assumere una copista, Anna Griegor’evna Snitkin, all’inizio dell’ottobre 1866. Il 15 febbraio del 1867 le chiede di sposarlo.
Vera Nabokov (la sua “aiutante, come lui stesso la presenta) copia incessantemente i romanzi del marito, è la donna-simbiotica, la-moglie-del-genio, la sua ombra.
In questa categoria di donna-copista rientra anche Felice Bauer, la donna di Kafka o meglio la sua lettrice ideale, il suo salvacondotto verso la realtà, con cui instaura un meccanismo di controllo e seduzione che arriverà (per il tempo in cui rimarranno legati) a una sorta di schiavitù epistolare. Una forma di bovarismo esasperato: la donna deve fare ciò che legge.
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Rivoluzione culturale e libri… che ti cambiano la vita
Ogni anno nuove commemorazioni. La più importante del 2008 è certamente il sessantotto. Anno dei portenti o annus terribilis? nessuno può rimanere indifferente rispetto ad un evento che ci ha certamente cambiato la vita in bene o in male, sempre secondo i punti di vista.
Per una esplorazione attenta e approfondita niente di meglio che leggere i due grossi volumi pubblicati in queste ultime settimane dall’ Espresso.
Cè un evento dentro il 68 che mi incuriosisce in modo particolare: il mito costruito in Occidente intorno alla Rivoluzione Culturale, in un momento in cui per taluni la Cina era un modello ineguaguagliabile di egualitarismo rispetto all’Urss burocratizzata e in pieno revisionismo.
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Possiamo definire le caratteristiche di un libro usando la statistica?
E’ possibile usare la statistica per definire quanto un libro sia “leggibile”?
Amazon.com, sfruttando il programma Search inside a book, ci offre qualche strumento, ovviamente senza pretese di valore estetico, ma solo relativo a una (presunta) “facilità di lettura”.
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Guerra e pace, in tv
Se sia meglio o peggio delle precedenti trasposizioni cinematografiche o televisive, non lo so e del resto non le ho viste. Certamente, nonostante l’impianto corale sia d’impatto, la scelta dei personaggi non mi convince… Insomma, semplificando, è chiaro che un libro così complesso non regge il piccolo schermo (o almeno, io la penso così) e questo è normale. Dico però che leggi il resto del post
Dettagli e scene, le metafore che abbiamo per descrivere la vita
Si è parlato di dettagli, alcune volte su questo blog.
La forza dei dettagli e delle scene in un romanzo o in un racconto. La forza che ci sfugge, con il tempo: quando sembra restarci solo il filo, debole e troppo scarno, di una “storia” fatta da eventi sfocati, quasi senza pieghe e sfumature.
I dettagli, i particolari, i momenti unici son quelli che ci fanno amare i personaggi dei libri. Li amiamo perché in loro vediamo quel che succede a tutti noi: in ogni istante della loro (e nostra) vita siamo quel che una matrice complicatissima di azioni (parole, soprattutto) compiute e subite ci ha portati a essere; e queste sono tutte azioni particolari, precise, uniche: insomma i dettagli che contano. E sempre particolari e dettagli sono, in fondo, le azioni (parole e simboli e fantasie compresi) che compiamo qui è ora e che ci portano ad andare oltre quel che siamo stati fino al momento prima, per diventare quel che stiamo diventando, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno.
La forza e l’importanza di questi particolari, ce l’ha spiegata Freud ma ce l’hanno raccontata gli scrittori. Tra l’altro questo è quello che ci fa detestare i romanzi di secondo livello dove i dettagli, i particolari e le scene non sono di qualità e i personaggi sembrano rozze e banali incarnazioni di idee generali, per quanto nobili.
Ed è quello che fa sorridere alcuni di noi quando ci chiedono di riassumere un romanzo: di un romanzo posso solo evocare scene, fatte di dettagli e particolari. Metafore, potremmo dire, della storia e della vita. Perchè la vita la possiamo descrivere solo con le metafore.
Come dice Tolstoj in una lettera a un critico (citazione trovata nella introduzione a Anna Karenina di Igor Sibaldi, nell’edizione Oscar Mondadori) parlando dei concatenamenti di pensieri della sua scrittura, che l’immagine metaforica vuol cogliere in blocco, e le cui fila vengono da lontano:
[...] esprimere immediatamente con parole il fondamento di questo concatenarsi è del tutto impossibile; esprimerlo si può solo in modo mediato: adoperando le parole per descrivere immagini, scene, situazioni.
Il riassunto di Tolstoj
Eh bien mon prince, Genes et Luques ne sont plus que des apanages, des proprietà, de la famille Bonaparte.
Scordatevi questo incipit. L’editore inglese Harper & Collins ha annunciato una versione “snella” di Guerra e pace (l’articolo è apparso su Repubblica lunedì scorso) per agevolare la lettura (e le vendite). Nello specifico, dalle millequattrocento pagine del capolavoro di Lev Tolstoj si passerebbe a meno di seicento, , eliminando tutte le parti in francese (la lingua internazionale di quel periodo) e i capitoli più strettamente filosofici in cui lo scrittore russo riflette sulla guerra, sul determinismo della storia, sulla fede e sull’amore. Ma c’è di più: Andrej Bolkonskij non muore. Ma entriamo nel dettaglio. Si può leggere questo libro senza pagine come questa:
Ogni volta che vedo il movimento di una locomotiva, odo il fischio, vedo la valvola aprirsi e le ruote girare, ma da questo non ho il diritto di concludere che il fischio e il moto delle ruote sono la causa del movimento della locomotiva. I contadini dicono che a tarda primavera soffia un vento freddo perché si aprono le gemme delle querce, ed effettivamente a primavera soffia un vento freddo quando le querce germogliano; Ma benché la causa del soffiare del vento al tempo del germogliare delle querce mi sia ignota, non posso essere d’accordo con i contadini nel credere che l’aprirsi delle gemme delle querce sia la causa del vento freddo, poiché la forza del vento non è causata dallo schiudersi delle gemme. Vedo soltanto la concomitanza delle condizioni che avvengono in ogni fenomeno della vita; e vedo che per quanta attenzione io ponga nell’osservare la lancetta delle ore, la valvola e le ruote della locomotiva, e la gemma schiusa della quercia, non riesco in nessun modo a conoscere la causa dello scampanare, , del movimento della locomotiva e del vento primaverile. Per questo devo cambiare il mio punto di osservazione e studiare le leggi del movimento, del vapore, della campana e del vento. E lo stesso deve fare la storia.
E ora, via anche le pagine sulla morte di Andrej:
E per la prima volta nella sua vita gli si presentava il pensiero della morte, non più considerato nei suoi riferimenti con le altre persone, non più accompagnato dalla preoccupazione che la sua morte avrebbe prodotto sugli altri: l’idea della morte gli si presentava riferita a sé stesso, alla sua anima. Ed era un’idea chiara, certa, semplice e tremenda. Dall’alto di queste considerazioni, tutto ciò che prima lo tormentava e lo interessava si illuminò ad un tratto di una luce fredda, bianca, senza ombre, senza prospettive, senza contorni definiti. Tutta la vita gli appariva ora come se egli a lungo l’avesse osservata attraverso il vetro di una lanterna magica, alla luce di un’illuminazione artificiale. Improvvisamente la vedeva non più attraverso il vetro dell’illusione, ma alla chiara luce del giorno, e ciò che vedeva erano quadri sbiaditi. “Sì, sì, eccole le immagini menzognere, che per tanto tempo mi hanno agitato, esaltato e tormentato – si diceva svolgendo nella sua immaginazione i quadri principali della sua lanterna magica e guardandoli ora alla luce diurna, fredda e bianca del chiaro pensiero della morte.
E allora va bene, facciamo invecchiare Emma insieme a Charles Bovary, cancelliamo i sogni di Don Chisciotte, riconduciamo Raskolnikov a più miti pensieri, impediamo il suicidio di Lucien De Rubempré e gli altri aggiungeteli voi… Siete d’accordo?