il caso, suggerimenti di un assente

Aldo Maiorano

Gruppo di lettura “La musica del caso” 23/06/02

Non a caso Caos � anagramma di Cosa e di Caso (L. De Crescenzo, Panta rei, Milano, Mondadori, 1997)
Mi � molto dispiaciuto di non aver potuto, finora, partecipare agli incontri del vostro gruppo di lettura, causa impegni di lavoro (scrutini ed esami di maturit�), ma ho, comunque ed almeno, letto con attenzione ed interesse i resoconti da te inviatimi tramite posta.

Solo ora ho trovato un po’ di tempo, in questa torrida e quasi africana domenica di giugno, per provare a scrivere qualcosa e inviarvi il mio piccolo contributo. Il caso. Che cosa? Il caos! Per caso, dal caos dei miei ricordi, affiorano casualmente e caoticamente ma necessariamente associate tra loro le seguenti cose, mescolate e confuse, come nella vita o quasi metafora della vita, tra sacro e profano:

Una canzone di Ligabue: Quando tiri in mezzo Dio, il destino o chiss� che. Che nessuno te lo spiega perch� sia successo a te (Il giorno di dolore che uno ha); Un film leggero leggero: Sliding doors, nel suo lieve minimalismo non privo di qualche efficace riferimento a quel mondo delle coincidenze e di incontri casuali e fortuiti, pur destinati in qualche caso a segnare i destini delle esistenze quotidiane individuali; Un celebre aforisma di Nietzsche: Bisogna avere in s� il caos per partorire una stella che danzi; Un sempre valido suggerimento di Paulo Coelho: Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali (Veronika decide di morire, Bompiani);

Una storica lettera: quella di Epicuro a Meneceo, pi� nota come lettera sulla felicit�…di esse alcune avvengono per necessit�, altre per caso, altre a nostro arbitrio. La necessit� � irresponsabile, il caso � instabile; invece il nostro arbitrio � libero…

Com’� noto, caso in greco � tyche (quello che capita), in latino fortuna; in entrambe le lingue il termine assumeva valore sia positivo, sia negativo e tanto Tyche quanto Fortuna erano venerate come divinit�; Un romanzo filosofico per adulti-ragazzi e ragazzi-adulti: L’enigma del solitario di Jostein Gaarder, consigliatomi da una mia alunna e molto amato, in genere, dalle ragazze ed ottima introduzione, insieme al Mondo di Sofia, allo studio della filosofia;
Un romanzo, dal successo meritato, sulla poliedrica polarit� caso-destino: La casa degli spiriti di Isabel Allende, sugli eventi drammatici e coinvolgenti di una famiglia, di un paese e di un popolo che tanto hanno segnato – per caso o per destino?- anche la storia della mia adolescenza e della mia generazione, trascinandola all’impegno civile e politico;

Un bel corposo e sostanzioso percorso sulla storia del pensiero scientifico e filosofico contemporaneo, contrassegnato dal dileguarsi delle certezze metafisiche e dalla crisi dei fondamenti del sapere e delle grandi narrazioni otto-novecentesche e dall’emergere faticoso di una nuova visione globale, sistemica ed ecologica della realt�, nel tentativo di sintetizzare il meglio della tradizione spirituale dell’Occidente e dell’Oriente.

Alcuni autori e testi fondamentali: J. Monod, Il caso e la necessit�;
F. Capra, Il Tao della fisica;
G. Bateson, Verso un’ecologia della mente;
…Ma si potrebbe, forse pi� realisticamente e proficuamente, iniziare dalla lettura di un denso volumetto di E. Morin, La testa ben fatta, Cortina.

Per ricominciare a tessere, nella gigantesca e globale torre di Babele in cui siamo sempre pi� irretiti, disorientati e persi per l’esplosione incontrollata delle informazioni e delle conoscenze, la tela del nostro destino, senza arrendersi al caos delle cose e del caso. E con ci�, ricominciare a provare a dare una risposta ad alcune delle fondamentali domande del grande poeta Eliot: Dov’� la conoscenza che perdiamo nell’informazione? Dov’� la saggezza che perdiamo nella conoscenza?

Un saluto e tanti auguri di buon lavoro a tutti

Aldo Maiorano

vulcanici

Marilena Cortesini e Luca Ferrieri- incontro del gruppo, 20 giungo 2002

Care lettrici e cari lettori,

pausa estiva per il nostro gruppo “La musica del caso”, sicuramente foriera di nuove riflessioni e nuovi spunti di lettura.

L’ultima riunione, il 20 di giugno, e’ stata vulcanica. Pareri, suggestioni, stroncature, derive filosofiche e scientifiche, associazioni e
collegamenti casuali e causali, si sono avvicendati e accavallati. E alla fine un gioco divinatorio che ha lasciato … col fiato sospeso. Ma andiamo con ordine, anche se rapido e schematico, come sempre in questi appunti di verbale. Il gruppo ha addentato la tematica caso-destino, come da programma, e alla fine ha scoperto che in buona parte si tratta di un problema di significanza. Ossia cio’ che chiamiamo destino e’ un caso che riconosciamo dotato di significanza, anzi di un estremo, inappellabile significato. Ma allora… siamo noi a conferire un senso al caso, un ordine al caos? Che non possiamo fare a meno di un senso, di un ordine? E non e’ questo, per esempio, il caso delle cosiddette “profezie che si autoavverano” quali sono quelle studiate, in ambito didattico, dagli autori di “Pigmalione in classe” (Angeli, 1979)?.

Domande da lasciare in stato di rigorosa sospensione, mentre da parte del gruppo sono fioccate le nuove proposte di lettura. Serra (proposto e letto dal signor Pezzotta), Benni (interventi sui quotidiani), “Un indovino mi disse” di Terzani (Pezzotta), “La lettera scarlatta” di Hawtorne, “I figli della mezzanotte” di Rushdie e “Il te’ nel deserto” di Bowles (Recaldini),”Sei lezioni sulla storia” di Carr e “Significato e fine della storia” di Lowith (Gavazzi), “A caso” di Ivar Ekeland e “Confessioni di un artista di merda” di Dick (Mastromauro), “Destino” di Parks (Cangini), “Complessita’ e biologia” a cura di Biava (Merlo e Cortesini), “Caso e caos” di Ruelle e “Una catena di rose” di Moore (Mastromauro), l’opera omnia di James Hillman (Carlotta) e molti altri titoli sono stati gettati sul tavolo. Il proseguio del lavoro del gruppo si trova a questo punto di fronte a un nuovo bivio – che potrebbe diventare un trivio o anche un quadrivio (il vantaggio � che tutte le strade – magari una alla volta – possono essere
percorse). Il bivio:

1) strada “scientifica”: cercare di capirci qualcosa nei nuovi approdi della “scienza della complessit�” e della “fisica del caos” (qualcuno ha
proposto pure una digressione sul chaos management).
2) strada “critica”: analizzare criticamente l’ideologia del caso/destino e i suoi miti quotidiani (la schedina, il lotto, lo zodiaco, la scarogna…).

Il trivio:

3) strada “storica”: il ruolo del caso (e/o delle individualit�) nella storia; la storia come narrazione; la fine delle “grandi narrazioni”, ecc.

ecc.
Il quadrivio:

4) strada biblio-(auto)-biografica: ricerca della dimensione casuale/destinale nell’esperienza di lettura: libri aperti per caso, libri
che hanno cambiato la vita, libri che ci hanno atteso al varco per qualche decennio, libri che non leggeremo mai…
Pare ragionevole imboccare la prima strada. Dopo una prima riunione a settembre di ripresa di contatto (potremmo fare il 19 settembre: se qualcuno ha vivaci contrariet� inderogabili impossibilit� o proposte alternative ci faccia sapere che cerchiamo un’altra data) potremmo mettere a calendario una riunione con un esperto che ci aiuti a disegnare il percorso e poi, alla fine, un incontro con qualche studioso e/o divulgatore scientifico (ad esempio Franco Carlini, che � un fisico, un giornalista, un esperto di Internet e l’autore, tra l’altro, della “Fisica del caos”). Ma di queste proposte discuteremo con voi nel prossimo settembre. Confermeremo comunque via e-mail la data della riunione.

Ah… il gioco divinatorio. Al termine della riunione del 20 abbiamo democraticamente nominato una cavia (Carmen Carlotta) e due aruspici, uno con compiti di “indovino” e l’altro di “interprete del profondo”. Alla cavia abbiamo chiesto di porsi una domanda, ma di non comunicarcela. Dopodiche’ e’ stato aperto a caso il libro di Karl Kraus, “Detti e contraddetti” (Adelphi). Il brano che si e’ presentato agli occhi e alle orecchie dei presenti, sotto il titolo “L’artista”, e’ il seguente (pag. 119):

Cogliere con uno sguardo un’immagine del mondo e’ arte. Ma quante cose entrano in un occhio!

***

Aver talento – essere un talento: due cose che vengono sempre confuse.

***

Il talento e’ un giovane sveglio. La personalita’ dorme a lungo, si
sveglia da se’ e percio’ cresce tanto meglio”.

Al termine della lettura il Primo Aruspice, signor Pezzotta, ha emesso il seguente vaticinio: “vedo, a seguito del testo letto a caso, un futuro di riconoscimento di qualita’ artistiche oggi gia’ presenti, ma non compiutamente apprezzate in varie sedi; a seguito di cio’, una maggiore soddisfazione per la persona in possesso di queste qualita’”. Il Secondo Aruspice, Mauro Antelli, si e’ espresso piu’ o meno cosi’: “Carmen e’ un talento. Basta guardare il suo “verbale” visivo del gruppo di lettura per accorgersene: le parole dei lettori sono affiancate, illustrate, quasi spiegate con disegni dal tratto preciso e curato. Le invidio il suo talento, che tuttavia e’ anche una responsabilita’. Come nella parabola evangelica ognuno di noi riceve almeno un talento e il miglior modo per conservarlo non e’ quello di custodirlo gelosamente ma consiste nel saperlo coltivare con tenace memoria e cura amorevole di se'”.

A detta della nostra Cavia (Carlotta), molte e ragguardevoli coincidenze, alcune riferibili e altre irriferibili, si sono adunate nelle righe che il caso ha proposto alla lettura, a cominciare dal fatto che ella e’ un’artista, e lavora nel campo dell’immagine, della grafica, di tutto quanto (e quanto!) puo’ entrare in un occhio.

Sin qui le notizie del gruppo. Buone vacanze e buone letture. Vi aspettiamo per il racconto delle une e delle altre.

A settembre!

Luca Ferrieri e Marilena Cortesini

Biblioteca civica di Cologno Monzese

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le cause, la storia e il caso

Caso e destino
31 luglio 2002
Inoltrati nel labirinto dei confronti nel gruppo di lettura, provo un paio di punti di vista possibili.

IL CASO E LA STORIA (e il destino, il fato e la provvidenza)

-le cause e il caso-

Lo storico inglese ->Edward Carr, dedica, al tema del – caso- contrapposto a quello delle -causalità- degli avvenimenti storici uno dei suoi interventi in —Sei Lezioni sulla Storia— (Einaudi -la prima edizione e’ del 1961).

Per la storiografia moderna, da Montesquieu in poi dice Carr – “la storia consiste nel dominio degli avvenimenti del passato inquadrati in una connessione coerente di cause e effetti”.

A questa idea della causalità storica viene attribuito in alcuni contesti il nome di determinismo. Il quale, d’altra parte, ha spesso avuto cattiva stampa, con connotazioni spregiative che l’hanno un po’ screditato a favore di un’interpretazione della storia più legata al caso. A torto però. Almeno secondo Carr.

-causa e determinismo-

Perche’ il determinismo storico, spiega, “e’ la convinzione che tutto ciò che accade ha una o più cause, e avrebbe potuto accadere in modo diverso soltanto se la causa o le cause fossero state diverse. Il determinismo è un problema che non riguarda soltanto la storia , bensi’ ogni azione umana.”

E ancora, dice Carr, “l’assioma che tutto ha una causa è una delle condizioni che ci consentono di comprendere ciò che avviene attorno a noi. L’aspetto di incubo dei romanzi di ->Kafka consiste nel fatto che in essi ogni evento è apparentemente senza causa, o per lo meno, se una causa c’è, è impossibile scorgerla”.
(Parole, queste di Carr, che incidentalmente riprendono un po’ del disagio che alcuni componenti del gruppo hanno provato e manifestato nell’affrontare il mondo governato solo dal caso che ci racconta ->Paul Auster).
Cosa fa dunque lo storico? Di fronte a un avvenimento cerca di individuare le molteplici cause che lo hanno determinato. Poi stabilisce, sottolinea Carr, una gerarchia tra queste cause “stabilendo i rapporti che le legano, e decretando eventualmente quale causa, o quale tipo di causa debba essere considerata quella decisiva, la causa delle cause”.
Certo Carr non nega il -ruolo del caso-.
Si tratta però di collocarlo in un contesto adeguato all’indagine scintifica dello storico. O da chi analizza un qualsiasi avvenimento quotidiano. Nell’indagine di polizia relativa a un grave incidente stradale (investimento d un pedone) quali delle cause individuate sarà rilevante e quale no?

-Il malfunzionamento dei freni dell’automobile

-Lo stato di ubriachezza del guidatore

-L’asfalto scivoloso

-oppure il fatto che quella sera la vittima dell’investimento (abitualmente così sedentaria da non uscire mai dopo cena) avesse deciso di recarsi al bar di fronte a casa a bere una birra (un caso?)

La ricostruzione e l’interpretazione razionale impone ovviamente di trascurare l’ultima causa. (anche se il caso dell’abitudine modificata potrebbe essere ricca di suggestioni come punto di vista per una rappresentazione artistica dell’avvenimento). E’ in altre parole la differenza che c’e’ fra “cause razionali e cause accidentali”.

-la storia, la provvidenza e il destino-

Ma il dibattito degli storici sulla necessità di individuare le cause e gli effetti degli avvenimenti slitta presto verso una contesa sulla legittimit� dell’uso del concetto di causa e sul suo legame con le concezioni di tipo “storicistico”, colpevoli di determinismo estremo e qundi della negazione non solo del ruolo del caso ma anche di quello della volont� degli individui.

Riferimento principe di questo punto di vista � –>Karl Popper: —-La società aperta e i suoi nemici— (Armando, 2 voll. 1986 e 1994 ) e soprattutto —Miseria dello storicismo— (Feltrinelli,2002).

Ricco di stimoli e strumenti per difendersi comunque dagli eccessi delle filosofie che cercano senso e significato al processo storico.

Un altro testo importante in questo filone e’ quello di ->Karl Lowith —-Significato e fine della Storia—- (Edizioni di Comunita’ – uscito in America nel 1949) che esplicita il legame fra le filosofie della storia (il senso della storia) e la teologia. La filosofia della storia, secondo Lowith, anche nelle formulazioni di Hegel e Marx o in quelle dei profeti del progresso come Comte (il progresso come provvidenza), ha la propria base nella concezione giudaico-cristiana della storia e non e’ che la secolarizzazione di tale concezione. E perdendo la matrice religiosa individua comunque un fine del processo – il progresso oppure la societa’ senza classi – e da questo fine deriva il significato dei singoli avvenimenti.

Lowith affronta spesso anche i concetti di provvidenza (per esempio in ->Hegel: secondo il quale gli uomini realizzano con una “comprensione istintiva” il fine di cui sono strumento. E agiscono in quanto sono spinti dalla potenza e dall'”astuzia della ragione”, che e’ il concetto concetto razionale di provvidenza; oppure il progresso contro la provvidenza in ->Comte, ->Condorcet e ->Proudhon) di destino e fato.
La storia, dice Lowith, è contingenza. “Ciò che divenne possibile nel 1943 e probabile nel 1944, nel 1942 non era ancora palese e nel 1941 era assai improbabile. Hitler avrebbe potuto morire nella prima guerra mndiale o nel novembre 1939 o nel luglio 1944; avrebbe anche potuto vincere, poiche’ nella storia talvolta si verifica l’evento piu’ improbabile”.
E tutta la storia e’ cosi’: “Nella prospettiva della sapienza e dell’ignoranza umana, tutto avrebbe anche potuto accadere altrimenti in questo gioco incommensurabile di circostanze e di decisioni storiche, di sforzi e di fallimenti”. Dunque, “anziche’ dalla ragione e dalla provvidenza, la storia sembra governata dal caso e dal fato”. Ma il risultato della fede nella provvidenza e lo scetticismo (caso) hanno lo stesso risultato: la rassegnazione definitiva di fronte all’incalcolabilità e all’imprevedibilta’ dei processi storici. –Lowith ci ricorda tra l’altro come nessuno meglio di Agostino abbia “rilevato la coincidenza tra la valutazione pagana del destino e quella cristiana della provvidenza”.
Il mondo moderno (fede nel progresso), conclude Lowith, dipende ancora dal credo cristiano verso un compimento futuro, solo che a differenza del cristianesimo, dal quale si e’ separato, lo colloca nella storia; lo rende mondano.

ciao a tutti (scusate la lunghezza)

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il caso, e adesso il destino

Questo e’ il resoconto, a cura dei bibliotecari, del terzo incontro (giugno 2002) del gruppo di lettura “la musica del caso”

“L’ho iniziato. Mi sono fermata perche’ era senza speranza [il libro] e non sono piu’ riuscita ad andare avanti”

[Lettrice del gruppo a proposito de “L’invenzione della solitudine”]

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Cari co-lettori (che non significa collettori), il gruppo di lettura affronta il destino (cosi’, a brutto muso, senza nessuna titubanza ne’ creanza. A proposito, fa una certa impressione negli aeroporti dei paesi di lingua spagnola sentire annunciare voli con “destino” Milano, Roma o Parigi: � vero che in spagnolo destino significa pi� banalmente destinazione, ma la molla associativa per noi del gruppo di lettura � immediata…).

Nell’ultima riunione abbiamo commentato le nostre letture di e su Paul Auster. Il numero maggiore di “recensioni” favorevoli l’ha forse ottenuto “L’invenzione della solitudine” (si’, proprio quello che la nostra lettrice ha mollato a meta’); ma il rapporto padri-figli (soprattutto quando si e’ chiamati a diventare “padri dei padri”) ha suscitato qualche dibattito. Anche “La musica del caso” � piaciuto (per la fuga, per l’azzardo, per la costruzione narrativa) ma il suo finale inquietante e ansiogeno ha provocato qualche sintomo di rigetto.

Pollice verso e controverso per “Esperimento di verit�”: troppo costruito, iperletterario – anche se di storie rigorosamente “vere” si tratta. Stroncato “Citt� di vetro”, quasi salvo “Timbuctu'”, senza infamia senza lode “Sbarcare il lunario”. Insomma Auster ce lo siamo letto con aspettative e passioni qulche volta deluse. Capita, e se lo abbiamo scelto come capostipite e’ proprio perche’ si prestava come forse nessun altro a inoltrarci sulla via del caso. A questo punto grandi diramazioni si aprono avanti a noi: dal caso (attraverso il gioco?) al destino; dal caso (attraverso un’allitterazione che e’ anche uno slittamento semantico) al caos; dal caos alla complessit�; e via per altre mille biforcazioni possibili.

Il prossimo nodo, ed e’ un nodo maiuscolo, e’ quindi quello del passaggio caso-destino: due polarita’ (l’assolutamente contingente e l’assolutamente necessario) che spesso si sovrappongono. Dare piste di lettura sul tema non e’ facile. Anna Recaldini ci ha gia’ inviato una bella cinquina: – Cime tempestose, di Emily Bronte – La lettera scarlatta, di Nathaniel Hawthorne – Tess di Thomas Hardy – Il te’ nel deserto di Paul Bowles – I figli della mezzanotte, di Salman Rushdie Quest’ultima indicazione era gia’ uscita nel gruppo. Il visionario romanzo di Rushdie (prima che la sua vena letteraria, anche a seguito della grave persecuzione di cui � stato oggetto, si inaridisse) � senz’altro emblematico di un singolare destino: quello dei mille e uno bambini nati nella notte dell’indipendenza indiana, tutti uniti da straordinarie capacita’. Nel penultimo romanzo di Tim Parks, lo scrittore inglese trapiantato a Verona, che si intitola appunto “Destino”, e’ invece il caos a divenire destino attraverso la dura esperienza del dolore.

Ma se parliamo di terribilita’ del destino e’ Dostoevskij a venirci subito alla mente. O, rotolando indietro nel tempo, l’universo della tragedia greca. Quando si pone il tema del destino come necessita’ cieca si pone di sponda anche quello della ribellione a questa necessita’. Torna a far capolino la pietra miliare dell’Antigone, scritta e riscritta mille volte, sempre indimenticabile. Un’accezione piu’ lieve del destino e’ forse quella che esamina, con disincanto, il mondo ambiguo e affascinante delle “coincidenze”.

Lo ha fatto Milan Kundera ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere” (anche lui, come Rushdie, e’ un autore che, dopo i primi romanzi, sembra aver smarrito la propria pi� vera ispirazione: triste destino degli esuli??). Nelle pagine di questo bel romanzo (non tutto quello che ha successo fa schifo) l'”uccello delle coincidenze”, come lo chiama Kundera, si posa piu’ volte sulle spalle dei suoi personaggi. Del resto il destino e’ gia’ scritto, e in senso letterale, perche’ questo e’ uno dei pochi romanzi in cui la conclusione, tragica, e’ raccontata a meta’ dell’opera e non per questo ci passa la voglia di leggerlo.

A meta’ tra caso e destino e’ da collocare l’intera opera dell’argentino Marco Denevi (un autore ingiustamente sottovalutato la cui lettura e’ caldamente consigliata da Marilena). Denevi, che si definiva “scrittore per caso”, e’ autore ad esempio di “Rosaura alle dieci”, uno strano poliziesco senza poliziotti, senza enigmi, in cui un gioco del destino porta a uno scambio di persone che genera un delitto. La pluralit� dei punti di vista dei testimoni porta a quella dimensione di piani e universi paralleli che gi� abbiamo individuato come una delle caratteristiche ricorrenti (soprattutto in fantascienza!) della letteratura sul caso. Per quanto riguarda la saggistica le letture sono talmente tante da gelare ogni tentazione di dare qualche titolo.

Cediamo (alla tentazione) per proporre almeno questo: Maria Zambrano, “Delirio e destino”. Zambrano e’ una pensatrice spagnola, allieva di Unamuno e di Ortega y Gasset, che in tutte le sue opere (finalmente tradotte) ha cercato di intrecciare i fili di poesia e filosofia. Questo libro e’ un’autobiografia, ma nello stesso tempo � una storia di Spagna e d’Europa: il “delirio della purezza” conduce al destino tragico di un’Europa “incapace di amarsi”… Destino individuale e destino collettivo sono qui continuamente richiamati e intrecciati.

Ci suggeriva Mauro Antelli un’altra lettura importante: quella del paleontologo americano (recentemente scomparso) Stephen Jay Gould, che ha scritto libri affascinanti come “Il sorriso del fenicottero” “Risplendi grande lucciola” o “La vita meravigliosa”, e che ha cercato di portare alla luce le strane interferenze del caso nel processo evolutivo, con una lettura originale ed eretica della teoria di Darwin. Gi� che siamo in tema, perche’ non ricordare che Konrad Lorenz – il padre dell’etologia moderna – ha scritto un’opera intitolata “Natura e destino” sottolineando implicitamente che la natura � il primo e talvolta il pi� crudele dei destini che ci rinchiudono. Per finire questa sommaria carrellata – introduttiva ai vostri suggerimenti – ci sarebbe da ricordare che il destino � anche, a volte, il risultato di un’operazione metafisica (un’ipostasi, si potrebbe dire) che trasforma una realta’ storica in qualcosa di immodificabile: un destino, appunto. Come abbiamo detto nel gruppo di lettura, cio’ che ci appare come un caso spesso non e’ affatto casuale, solo ignoriamo le sue “cause”; e cosi’ cio’ che ci viene spacciato per destino e’ talvolta il risultato di precise scelte e volonta’.

Torna alla mente una preghiera (che e’ stata attribuita ad Agostino, ma di cui tanti altri si sono via via appropriati): “Dio, dammi l’umilt� sufficiente per sopportare le cose che non posso cambiare, dammi il coraggio sufficiente per cambiare le cose che posso cambiare, dammi l’intelligenza sufficiente per distinguere i due tipi di cose”

Ecco di quest’intelligenza abbiamo estremo bisogno per smascherare i falsi destini. Va in questa direzione anche l’invettiva di Antonin Artaud, il grande surrealista (a proposito, sono usciti le sue “Poesie della crudelta’” da NuoviEquilibri): “C’e’ una cosa che non ho mai smesso di sentir fremere in me, dacche’ sono al mondo, e questa cosa e’ l’idea di destino, l’idea di sorte, inflitta dalla macchina, questa infernale, perpetua, anonima macchina, chiamata societa’, a tutti quelli che non la pensano come lei, e che, qui e la’, attraverso, dopo, o durante la storia, hanno tentato di svelare i suoi complotti”. (http://www.muspe.unibo.it/period/pdd/num05/05_num5.htm)

Perfettamente in sincrono con il nostro lavoro di gruppo e’ una riflessione di Adriano Sofri (“Una fotografia tra la guerra e il destino”) pubblicata su “La Repubblica” di ieri: nella foto della kamikaze palestinese Ayat Akras, ritratta bambina da Tano d’Amico, e’ gia’ scritto il destino che la vedra’ diciassettenne farsi saltare in aria nel supermercato Supersol di Gerusalemme ovest? Sembrerebbe di si’ leggendo cio’ che nella fotografia non si vede: un campo circondato da un’altissima rete, bambini inseguiti da soldati, incarcerati in piccole celle per cani, dita calpestate da scarponi, le fotografie degli uccisi incollate sugli inutili quaderni di scuola.

Ma poi Sofri confronta altre due fotografie: quella celeberrima della bambina vietnamita che fugge dai marines con il corpo nudo ustionato dal napalm e la foto della signora Kim Phuc oggi, che vive a Toronto dopo diciassette operazioni di chirurgia ricostruttiva ed e’ Ambasciatrice di Pace per l’Unesco. In questo caso quel destino che poteva prevedibilmente avere lo stesso corso, ha preso invece un’altra strada: Kim Phuc non si e’ fatta esplodere in un supermercato. Il destino e’ cosa diversa (e piu’ seria) della predestinazione. Finiamo qui e siamo gia’ stati troppo lunghi. Ricordiamo a tutti che possono inviarci suggerimenti e indicazioni che noi rispediremo a tutti gli altri. Giovedi’ 20 alle 20.45 ci troviamo per proseguire il nostro percorso. Ognuno porti la sua lettura, il suo spunto sul destino.

E non dimenticate il gioco: stiamo cercando il Nostradamus colognese (ne abbiamo bisogno…)

I bibliotecari

Luca Ferrieri e Marilena Cortesini

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Paul Auster, Lettura di Leviatano

Paul Auster, Qualche nota sul romanzo del 1992 “Leviatano”.

6 giugno 2002

Il racconto è una re-invenzione di una realtà plausibile, capace di sedurre il lettore per gli indizi che la rendono credibile e per l’intreccio avvincente. Una realtà che però rivela presto tratti innaturali, di rappresentazione stilizzata dell’assurdo e piena di allegorie e simboli. E infatti qualche critico ha accostato i temi di Auster a quelli di Samuel Beckett: insomma appena si va oltre le apparenze, siamo lontani da una rappresentazione naturalistica.

La concatenazione di casi, coincidenze, circostanze improbabili che affollano Leviatano, costituisce un artificio che mostra, richiama, le trame complesse, le innumerevoli azioni che si intrecciano nella vita vera e alle quali disperatamente proviamo ad attribuire un senso, un percorso, un movimento con inizio, svolgimento e fine. E che facciamo fatica a trovare. L’impossibilità di scorgere il senso del reale viene superato nella narrazione, perché i frammenti – attraverso le coincidenze casuali – si combinano e creano senso e significato.

Lo fanno in una cornice filosofica, con evidente intento allegorico. In Leviatano alcune allegorie riguardano per esempio la relazione fra la scrittura (i protagonisti di Leviatano sono due scrittori) e l’azione quotidiana nel mondo reale, contrapposta a quella astratta dello scrivere. Il ruolo dello spsotarsi, il trasferimento da un luogo all’altro come forma di azione. Il rapporto tra individuo e Stato.

Un resoconto del primo incontro del gruppo di lettura “la musica del caso” – 27 maggio 2002

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a cura dei bibliotecari marilena cortesini e luca ferrieri

“io la maggior parte degli scrittori che ho letto li ho conosciuti per caso, girando a caso le biblioteche, magari aprendo a caso e leggendo le prime pagine. io questo paul auster non lo conosco. pero’ stasera casualmente l’ho conosciuto. un giorno che vado in biblioteca me lo vado a cercare, preciso”. […] “nella lettura bisogna un po’ lasciarsi andare”.

Questi sono due frammenti dell’intervento di un partecipante alla riunione di martedi’ 21 che mettiamo in esergo a questa nota perche’ ci sembrano rappresentativi dell’andamento della serata.


D’ora in avanti useremo ancora (col vostro permesso, che anticipatamente chiediamo) incorniciare una frase o una citazione significativa delle riunioni per riprodurne la musica in questi scarni verbali che vi inviamo. La riunione del 21 e’ stata, come previsto, introduttiva e “acclimatoria”, anche in considerazione di un certo ricambio di presenze. Abbiamo subito deciso di unificare i gruppi perche’ per le “scrittrici ispanoamericane” si e’ presentata una sola persona. Per ora quindi contiamo di proseguire con il gruppo de “La musica del caso”; se si riformera’ un drappello minimamente consistente di persone interessate alle scrittrici ispanoamericane riattiveremo anche quel gruppo.

Ci siamo poi posti il problema di scegliere tra due possibili direttrici: a) lavorare sul caso dal punto di vista tematico, e quindi prendere in considerazione opere che affrontano, narrativamente o saggisticamente, questo argomento; b) lavorare sul caso dal punto di vista “metodologico” e associativo, provando a riportare dei “casi di lettura” che ci sono personalmente capitati e che hanno visto protagonista il caso.

Ha prevalso la prima ipotesi, senza togliere che a un certo punto del percorso possiamo riprendere in considerazione la seconda e dedicarvi qualche esplorazione. (Non vi riassumiamo tutti gli interessanti e piacevoli interventi, ma solo le conclusioni cui siamo giunti). Abbiamo poi deciso di partire da lui, Paul Auster. Sara’ un caso se e’ lui che ci ha dato il pretesto, lo spunto, il titolo del gruppo, ma il caso dobbiamo seguirlo, almeno in questo caso.

Quindi faremo cosi’: ognuno scegliera’ un libro di Paul Auster, quello che vuole e se vuole, e riportera’ alla prossima riunione un’impressione, un’emozione, una citazione. Poi potremo proseguire cosi’ (queste sono prime proposte da discutere, possibilita’ tra cui scegliere): – accostare ai libri di narrativa uno o piu’ libri di saggistica per affrontare anche i risvolti “scientifici” e filosofici della materia – scegliere un autore da accostare ad alcune tematiche presenti nelle opere di Auster e proseguire la catena associativa; – invitare per un incontro il traduttore italiano di Auster – cercare un “esperto” di qualche aspetto della tematica che ci interessa e invitarlo al gruppo; – dedicare una serata a un gioco di “estrazione casuale” di citazioni e di “divinazione” attraverso la lettura; – riprendere il filone delle nostre esperienze di lettura e dei molteplici e variopinti “casi” che ci hanno portato a fare certe scoperte. Infine una considerazione di metodo (per cui chiediamo un piccolo mandato, revocabile, si intende…): per il buon funzionamento del gruppo e’ necessario che le digressioni (che sono il sale e il piacere della lettura e della narrazione) siano pero’ ragionevolmente e sensatamente contenute.

E’ quindi necessario che ogni tanto la catena associativa che si instaura tra un intervento e l’altro sia riportata all’anello di partenza. Noi proveremo ad assumerci l’onere di “resettare” ogni tanto la discussione. Inoltre e’ importante che nessuno invada eccessivamente il palcoscenico. Un gruppo di lettura attiva una serie importante di reazioni e relazioni personali, e’ importante che sia cosi’ perche’ non siamo a scuola e non stiamo facendo relazioni o schede di lettura, ma queste debbono essere misurate ed evitare di schiacciare altre testimonianze o di rendere ripetitiva e noiosa la serata. Cercheremo di fare da moderatori anche in questo senso e scusateci per il lavoro “sporco” che ci carichiamo e per cui chiediamo collaborazione e comprensione. Grazie di tutto.

A gioved� 6 giugno alle ore 20.45. I bibliotecari Luca Ferrieri e Marilena Cortesini

Biblioteca civica di Cologno Monzese Piazza Mentana 1 – 20093 Cologno M.se (Mi) ITALIA

Tel. +39 02 25308359;

+39 02 25308363;

+39 02 25308317

Fax: +39 02 27300890

E-mail: lferrieri@comune.colognomonzese.mi.it

http://www.biblioteca.colognomonzese.mi.it

83671526

PAUL AUSTER, INCONTRO E SCONTRO

Un gruppo di lettura “aperto” (in tutti i sensi: alla partecipazione e alle scelte di lettura) dedicato al caso, al destino, alla causalit� nella storia, organizzato dalla e vissuto alla Biblioteca civica di Cologno Monzese.
Si � cominciato con le letture dello scrittore americano Paul Auster.
Una buona introduzione ai romanzi e ai lavori per il cinema del nostro autore la propone il New York Times: Featured Author: Paul Auster.
Informazioni, interviste, discussioni di lettori si trovano invece sul sito Web personale dell’autore. La trascrizione di un’altra intervista del 1996 l’abbiamo grazie alla sezione interview di Worldguide.