MISURARSI CON L’AUTORE

E lo scambio fra lettore e critico

l.f., Cologno

sugli spunti proposti da Bianca Verri del Gdl di Cervia
(cfr. nell’indice: “Insieme con Cervia”, oppure i seguenti link:
+DIALOGO CON IL TESTO;

+SUGGERIMENTO
PER LA LETTURA CRITICA
;

+LE MAPPE; LA LETTURA CRITICA
DEL GDL
;

+PICCOLI ABUSI;

+MOON PALACE, DA CERVIA)

Cara Bianca,

innanzitutto grazie per i tuoi preziosi stimoli sul tema della qualit� della lettura, della crescita e della responsabilit� del lettore.
Quanto dici mi conferma che l’elaborazione del vostro GdL � probabilmente un po’ pi� avanti della nostra; ma ci siamo prontamente buttati all’inseguimento e abbiamo deciso di dedicare la prossima riunione all’analisi dei comportamenti di lettura… Ti mander� presto la “griglia” che prepareremo per le interviste e la discussione.

Sono pi� che d’accordo sulla necessit� di conoscere e valutare la poetica dell’autore, soprattutto quando la lettura � praticata nell’ambito (o in vista) di un GdL (e quindi una componente di metalettura � presente e indispensabile).

Credo che questo sia un elemento su cui cercare di marcare qualche differenza rispetto all’esperienza angloamericana: in Italia la realt� dei GdL � assolutamente minoritaria ma si sta caratterizzando per una maggiore criticit� rispetto alla pratica di pura e semplice immersione e immedesimazione nel testo tipica dei book group. Conoscere l’intenzionalit� autoriale e misurarsi con essa, come giustamente dici, non significa affatto subirla. La storia della ricezione � piena di libri che sono stati riscritti dai lettori, che vi hanno trovato direzioni di senso e di sensi non previste o addirittura non volute dall’autore.
Quanti libri vengono letti nonostante l’autore! Ma quest’operazione non si compie in un vuoto pneumatico e soprattutto non senza responsabilit�: il lettore � libero di fare il suo testo, ma non di farlo arbitrariamente…

La dialettica autore/lettore � al cuore dell’esperienza di lettura. Non dico che essa possa essere interamente assunta/sussunta/messa in scena dal GdL, ma neanche che questo possa disinteressarsene e occuparsi d’altro (delle sole sensazioni, ad esempio, che pure sono fondamentali).

L’interscambiabilit� e la omeostasi critico/lettore sono un altro punto cruciale. Dire che il lettore � (a volte) il miglior critico e che il critico deve essere un (vero) lettore non basta. Nel rapporto con il testo sta la differenza: non sar� irriducibile ma va colta in tutta la sua portata. Riporto sintetizzate alcune considerazioni che su questa differenza traccia Steiner:

1) il critico � un epistemologo, ha bisogno di porre il testo a distanza [31]
2) il critico oggettivizza e intenziona [32] �… se i critici sono husserliani, i “lettori” sono heideggeriani�.

3) … �Forse il contrasto tra teleologico e teologico � un terzo modo di definire lo scarto tra il “critico” e il “lettore”� [32].

4) Il critico tende a un programma (di studi), il lettore a un “canone” [34].

5) �Il postulato fondamentale dell’atto critico � di tipo realistico�, … anzi, �materialistico� [il postulato dell’atto di lettura � idealistico?]

6) �Il critico � un “genetista” (laddove forse il “lettore” � un “ontologo”)� [35].

“Nel grande critico c’�, intrinsecamente, il pregiudizio di leggere per noi” [42].

[tratto da George Steiner, Critico/Lettore, “Linea d’ombra”, (1993), 80, p. 31-44. Forse ripubblicato in volume, ma ora non trovo in quale]

Lettura critica e lettura di godimento non sono e non vanno contrapposte, mai (per questa via finiremmo a fare l’elogio non del piacere di leggere, ma delle letture facili).
Tuttavia esse possono richiedere luoghi e momenti diversi, hanno un diverso rapporto con la temporalit�, possono marciare per lunghi tratti insieme e poi improvvisamente separarsi, possono avere percorsi carsici, ecc. Nei GdL dobbiamo seguirle tutte e due queste grandi correnti, lasciare che emergano e che qualche volta, pure, confliggano. Ci siamo accorti, per esempio, che ci� che soprattutto praticano i GdL (i nostri GdL, non i book group) non � la lettura, ma la rilettura? E questa constatazione non sar� senza significato per la legittimit� dell’istanza critica all’interno di un GdL. Sul come si debba esprimere questa istanza il dibattito � aperto e le soluzioni sono tante, ma probabilmente diverse da quelle che si richiamano al ruolo e alla figura canonica del critico.

“Ora io so bene che sempre al buon lettore s’avvinghia un critico, come all’inverso sempre il buon critico deve conservare in s� l’immediatezza, la non-determinazione del libero lettore”.

Pier Vincenzo Mengaldo, Antologia personale, Torino, Bollati Boringhieri, 1995, p. 9.

“Si � generalizzata tanto questa inibizione che stanno scomparendo i lettori, nel senso ingenuo della parola, giacch� tutti sono critici potenziali”.

Jorge Luis Borges, Opere, vol. 1, Milano, Mondadori, 1994, p. 321-2.

A presto.

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MISURARSI CON L’AUTORE

E lo scambio fra lettore e critico

l.f., Cologno

sugli spunti proposti da Bianca Verri del Gdl di Cervia
(cfr. nell’indice: “Insieme con Cervia”, oppure i seguenti link:
+DIALOGO CON IL TESTO;

+SUGGERIMENTO
PER LA LETTURA CRITICA
;

+LE MAPPE; LA LETTURA CRITICA
DEL GDL
;

+PICCOLI ABUSI;

+MOON PALACE, DA CERVIA)

Cara Bianca,

innanzitutto grazie per i tuoi preziosi stimoli sul tema della qualit� della lettura, della crescita e della responsabilit� del lettore.
Quanto dici mi conferma che l’elaborazione del vostro GdL � probabilmente un po’ pi� avanti della nostra; ma ci siamo prontamente buttati all’inseguimento e abbiamo deciso di dedicare la prossima riunione all’analisi dei comportamenti di lettura… Ti mander� presto la “griglia” che prepareremo per le interviste e la discussione.

Sono pi� che d’accordo sulla necessit� di conoscere e valutare la poetica dell’autore, soprattutto quando la lettura � praticata nell’ambito (o in vista) di un GdL (e quindi una componente di metalettura � presente e indispensabile).

Credo che questo sia un elemento su cui cercare di marcare qualche differenza rispetto all’esperienza angloamericana: in Italia la realt� dei GdL � assolutamente minoritaria ma si sta caratterizzando per una maggiore criticit� rispetto alla pratica di pura e semplice immersione e immedesimazione nel testo tipica dei book group. Conoscere l’intenzionalit� autoriale e misurarsi con essa, come giustamente dici, non significa affatto subirla. La storia della ricezione � piena di libri che sono stati riscritti dai lettori, che vi hanno trovato direzioni di senso e di sensi non previste o addirittura non volute dall’autore.
Quanti libri vengono letti nonostante l’autore! Ma quest’operazione non si compie in un vuoto pneumatico e soprattutto non senza responsabilit�: il lettore � libero di fare il suo testo, ma non di farlo arbitrariamente…

La dialettica autore/lettore � al cuore dell’esperienza di lettura. Non dico che essa possa essere interamente assunta/sussunta/messa in scena dal GdL, ma neanche che questo possa disinteressarsene e occuparsi d’altro (delle sole sensazioni, ad esempio, che pure sono fondamentali).

L’interscambiabilit� e la omeostasi critico/lettore sono un altro punto cruciale. Dire che il lettore � (a volte) il miglior critico e che il critico deve essere un (vero) lettore non basta. Nel rapporto con il testo sta la differenza: non sar� irriducibile ma va colta in tutta la sua portata. Riporto sintetizzate alcune considerazioni che su questa differenza traccia Steiner:

1) il critico � un epistemologo, ha bisogno di porre il testo a distanza [31]
2) il critico oggettivizza e intenziona [32] �… se i critici sono husserliani, i “lettori” sono heideggeriani�.

3) … �Forse il contrasto tra teleologico e teologico � un terzo modo di definire lo scarto tra il “critico” e il “lettore”� [32].

4) Il critico tende a un programma (di studi), il lettore a un “canone” [34].

5) �Il postulato fondamentale dell’atto critico � di tipo realistico�, … anzi, �materialistico� [il postulato dell’atto di lettura � idealistico?]

6) �Il critico � un “genetista” (laddove forse il “lettore” � un “ontologo”)� [35].

“Nel grande critico c’�, intrinsecamente, il pregiudizio di leggere per noi” [42].

[tratto da George Steiner, Critico/Lettore, “Linea d’ombra”, (1993), 80, p. 31-44. Forse ripubblicato in volume, ma ora non trovo in quale]

Lettura critica e lettura di godimento non sono e non vanno contrapposte, mai (per questa via finiremmo a fare l’elogio non del piacere di leggere, ma delle letture facili).
Tuttavia esse possono richiedere luoghi e momenti diversi, hanno un diverso rapporto con la temporalit�, possono marciare per lunghi tratti insieme e poi improvvisamente separarsi, possono avere percorsi carsici, ecc. Nei GdL dobbiamo seguirle tutte e due queste grandi correnti, lasciare che emergano e che qualche volta, pure, confliggano. Ci siamo accorti, per esempio, che ci� che soprattutto praticano i GdL (i nostri GdL, non i book group) non � la lettura, ma la rilettura? E questa constatazione non sar� senza significato per la legittimit� dell’istanza critica all’interno di un GdL. Sul come si debba esprimere questa istanza il dibattito � aperto e le soluzioni sono tante, ma probabilmente diverse da quelle che si richiamano al ruolo e alla figura canonica del critico.

“Ora io so bene che sempre al buon lettore s’avvinghia un critico, come all’inverso sempre il buon critico deve conservare in s� l’immediatezza, la non-determinazione del libero lettore”.

Pier Vincenzo Mengaldo, Antologia personale, Torino, Bollati Boringhieri, 1995, p. 9.

“Si � generalizzata tanto questa inibizione che stanno scomparendo i lettori, nel senso ingenuo della parola, giacch� tutti sono critici potenziali”.

Jorge Luis Borges, Opere, vol. 1, Milano, Mondadori, 1994, p. 321-2.

A presto.

DIALOGO CON IL TESTO

Ma la lettura � un esercizio di libert�

b.v., Cervia

Come anticipavo nel mio resoconto del GdL, mi sono convinta che la qualit� della lettura non possa prescindere dal dialogo con il testo e quindi con l’autore: il dialogo, l’incontro e quindi anche lo scontro, devono partire dall’individuazione della poetica dell’autore, sia essa dichiarata esplicitamente come nel caso di Javier Marias a cui vi rimando ( Appendice, pag. 321-325 ediz. Einaudi tascabili, 1999 di “Un cuore cos� bianco”) sia implicita come era in Auster.
(E sono pure scettica sul fatto che sia implicita in Auster). Una volta tentata la comprensione di quel mondo che le parole del testo ci “indicano”, non c’� nessun obbligo a condividerlo, ad assecondarlo, ad assoggettarsi alla volont� dell’autore: la lettura � e deve restare un esercizio di libert�, un’esperienza eticamente non asservita.

Un altro riferimento che mi sta aiutando a mettere in fila i miei pensieri � il “libretto” di Romano Luperini : precisamente il cap. VI, La critica, la lettura, il canone , in “Breviario di critica”, Guida, 2002 . Appena prima riporta una citazione da Debenedetti a proposito della funzione della critica ” Orfeo non riporta nel mondo la viva Euridice, riporta vivo invece il racconto di come l’ha perduta, e la bellezza del proprio pianto. II critico ( ed io aggiungerei anche il lettore , in una prospettiva auspicabile e possibile, n.d.r.)rif� il cammino di Orfeo, guidato da quel racconto e da quel pianto, e riconduce viva Euridice, per aiutare se stesso e gli uomini a capire perch� sempre si rinnovino quella perdita, quel racconto, quel pianto, e valgano per tutti, e ciascuno vi ritrovi il proprio mito che ricomincia” ( pp. 74-75)

In questa logica accolgo e stimolo le letture nel senso di interpretare/ analizzare la funzione dei personaggi e di tutti gli altri strumenti del raccontare e non al di fuori di una logica estetica: da questo punto di vista alludevo ai piccoli abusi ( ideologici) dei lettori, quando trascinano in malo modo i personaggi, le situazioni ecc. fuori dalla scena e dalla sceneggiatura.

DIALOGO CON IL TESTO

Ma la lettura � un esercizio di libert�

b.v., Cervia

Come anticipavo nel mio resoconto del GdL, mi sono convinta che la qualit� della lettura non possa prescindere dal dialogo con il testo e quindi con l’autore: il dialogo, l’incontro e quindi anche lo scontro, devono partire dall’individuazione della poetica dell’autore, sia essa dichiarata esplicitamente come nel caso di Javier Marias a cui vi rimando ( Appendice, pag. 321-325 ediz. Einaudi tascabili, 1999 di “Un cuore cos� bianco”) sia implicita come era in Auster.
(E sono pure scettica sul fatto che sia implicita in Auster). Una volta tentata la comprensione di quel mondo che le parole del testo ci “indicano”, non c’� nessun obbligo a condividerlo, ad assecondarlo, ad assoggettarsi alla volont� dell’autore: la lettura � e deve restare un esercizio di libert�, un’esperienza eticamente non asservita.

Un altro riferimento che mi sta aiutando a mettere in fila i miei pensieri � il “libretto” di Romano Luperini : precisamente il cap. VI, La critica, la lettura, il canone , in “Breviario di critica”, Guida, 2002 . Appena prima riporta una citazione da Debenedetti a proposito della funzione della critica ” Orfeo non riporta nel mondo la viva Euridice, riporta vivo invece il racconto di come l’ha perduta, e la bellezza del proprio pianto. II critico ( ed io aggiungerei anche il lettore , in una prospettiva auspicabile e possibile, n.d.r.)rif� il cammino di Orfeo, guidato da quel racconto e da quel pianto, e riconduce viva Euridice, per aiutare se stesso e gli uomini a capire perch� sempre si rinnovino quella perdita, quel racconto, quel pianto, e valgano per tutti, e ciascuno vi ritrovi il proprio mito che ricomincia” ( pp. 74-75)

In questa logica accolgo e stimolo le letture nel senso di interpretare/ analizzare la funzione dei personaggi e di tutti gli altri strumenti del raccontare e non al di fuori di una logica estetica: da questo punto di vista alludevo ai piccoli abusi ( ideologici) dei lettori, quando trascinano in malo modo i personaggi, le situazioni ecc. fuori dalla scena e dalla sceneggiatura.

85170603

INCONSAPEVOLE
Un suggerimento per la lettura critica

l.g., Cologno
A proposito di quanto ci invita a fare Bianca Verri, credo che un aiuto “propedeutico” al ragionare sulla lettura critica possa essere un libro nel quale Cesare Segre ha raccolto molti suoi scritti relativi ai ferri del mestiere del critico:
“Avviamento all’analisi del testo letterario”, Einaudi.
L’ho scoperto sedici anni fa ma ancora oggi lo consulto quando mi pare che il mio atteggiamento come lettore si avvicini troppo alla (beata?) inconsapevolezza.

85170603

INCONSAPEVOLE
Un suggerimento per la lettura critica

l.g., Cologno
A proposito di quanto ci invita a fare Bianca Verri, credo che un aiuto “propedeutico” al ragionare sulla lettura critica possa essere un libro nel quale Cesare Segre ha raccolto molti suoi scritti relativi ai ferri del mestiere del critico:
“Avviamento all’analisi del testo letterario”, Einaudi.
L’ho scoperto sedici anni fa ma ancora oggi lo consulto quando mi pare che il mio atteggiamento come lettore si avvicini troppo alla (beata?) inconsapevolezza.

85169726

LE MAPPE, LE LETTURE
Un Gruppo di Lettura deve leggere in modo “critico”?

b.v., da cervia
Le mappe a cui accennavo sono le coordinate o meglio gli indizi disseminati, in forme pi� o meno organiche e consapevoli, da chi veste il ruolo di maestro di gioco nel nostro gruppo di lettura: sono le tracce della lettura fatta da chi d� inizio alla lettura, � la sua lettura critica… E qui spunta di nuovo la domanda fatidica: la lettura dei GdL deve tendere alla lettura critica?
Sto scovando, quasi fosse per caso, alcune pagine di grande lucidit� scritte in un recente libretto da Romano Luperini e una frase di Javier Marias in Appendice al suo romanzo “Un cuore cos� bianco” che mi stanno aiutando ad entrare nel vivo del discorso su cui mi sollecitavi (lettore, testo/ lettore, testo, comunit� ). Intendo infatti interrogarci sulle differenze, teoriche e/o pratiche, tra la lettura di un gruppo di lettura, la lettura individuale e la lettura/critica. Adesso mi ritiro. buona notte e a presto
Bianca

85169726

LE MAPPE, LE LETTURE
Un Gruppo di Lettura deve leggere in modo “critico”?

b.v., da cervia
Le mappe a cui accennavo sono le coordinate o meglio gli indizi disseminati, in forme pi� o meno organiche e consapevoli, da chi veste il ruolo di maestro di gioco nel nostro gruppo di lettura: sono le tracce della lettura fatta da chi d� inizio alla lettura, � la sua lettura critica… E qui spunta di nuovo la domanda fatidica: la lettura dei GdL deve tendere alla lettura critica?
Sto scovando, quasi fosse per caso, alcune pagine di grande lucidit� scritte in un recente libretto da Romano Luperini e una frase di Javier Marias in Appendice al suo romanzo “Un cuore cos� bianco” che mi stanno aiutando ad entrare nel vivo del discorso su cui mi sollecitavi (lettore, testo/ lettore, testo, comunit� ). Intendo infatti interrogarci sulle differenze, teoriche e/o pratiche, tra la lettura di un gruppo di lettura, la lettura individuale e la lettura/critica. Adesso mi ritiro. buona notte e a presto
Bianca

84865674

ANCORA DA CERVIA:
quei piccoli abusi (ad uso personale del lettore)

l.g.
Moon Palace Walking on the moon, pubblicato ieri, � il “racconto” di Bianca Verri, del Gdl “gemello” di Cervia, con alcuni spunti validi (credo) anche per il Gdl di Cologno e, in generale, per la lettura. Ecco qui sotto alcune osservazioni di Bianca che arricchiscono ulteriormente le considerazioni del suo “racconto semiserio”.
(ATTENZIONE: Bianca Verri tiene a ribadire e precisare che quanto scritto “non � il pensiero condiviso dal Gdl di Cervia”.)
nota: i grassetti sono miei; domanda per Bianca: cosa sono le mappe cui si fa cenno?

b.v.
… mi riferisco al punto di vista che spesso si ripresenta maggioritario nei vari nostri gruppi: ovvero l’indisponibilit� a cogliere la strategia poetica dell’autore a favore di una tendenza a prescindere dalle dichiarazioni di poetica in corso d’opera dell’autore, a favore di una facilit� a chiamare “lettura” una serie di piccoli abusi (ad uso personale del lettore). Non mi nascondo che sotto c’� un problema fondamentale ma non sono propensa ad avvallare letture troppo al di sotto dello stato dell’arte.
Vi viene in mente una idea per affrontare in modo incoraggiante (per il lettore) il caso in cui il lettore non trova da s�/in s� la motivazione per cercare il tesoro nascosto?
Che sia sempre e solo questione di saper usare con grande sapienza il gioco della mappa ? Oppure bisogna saper accettare il fatto che la lettura come la vita � plurima e che ci si pu� perdere di vista … ?
in sintesi: � un caso che capiti quando si incontra scrittori come Auster (oppure Calvino, Biamonti) oppure � un sintomo da decifrare?
un abbraccio
>Bianca

84865674

ANCORA DA CERVIA:
quei piccoli abusi (ad uso personale del lettore)

l.g.
Moon Palace Walking on the moon, pubblicato ieri, � il “racconto” di Bianca Verri, del Gdl “gemello” di Cervia, con alcuni spunti validi (credo) anche per il Gdl di Cologno e, in generale, per la lettura. Ecco qui sotto alcune osservazioni di Bianca che arricchiscono ulteriormente le considerazioni del suo “racconto semiserio”.
(ATTENZIONE: Bianca Verri tiene a ribadire e precisare che quanto scritto “non � il pensiero condiviso dal Gdl di Cervia”.)
nota: i grassetti sono miei; domanda per Bianca: cosa sono le mappe cui si fa cenno?

b.v.
… mi riferisco al punto di vista che spesso si ripresenta maggioritario nei vari nostri gruppi: ovvero l’indisponibilit� a cogliere la strategia poetica dell’autore a favore di una tendenza a prescindere dalle dichiarazioni di poetica in corso d’opera dell’autore, a favore di una facilit� a chiamare “lettura” una serie di piccoli abusi (ad uso personale del lettore). Non mi nascondo che sotto c’� un problema fondamentale ma non sono propensa ad avvallare letture troppo al di sotto dello stato dell’arte.
Vi viene in mente una idea per affrontare in modo incoraggiante (per il lettore) il caso in cui il lettore non trova da s�/in s� la motivazione per cercare il tesoro nascosto?
Che sia sempre e solo questione di saper usare con grande sapienza il gioco della mappa ? Oppure bisogna saper accettare il fatto che la lettura come la vita � plurima e che ci si pu� perdere di vista … ?
in sintesi: � un caso che capiti quando si incontra scrittori come Auster (oppure Calvino, Biamonti) oppure � un sintomo da decifrare?
un abbraccio
>Bianca

84809463

MOON PALACE
Camminando sulla luna / walking on the Moon

Da Cervia (ricordate la proposta di gemellaggio con Cervia!!!)
bianca verri

Racconto semiserio di una serata di luna nebbiosa con gruppo di lettori

Alessandro, Marco, Massimo, Silvia, Elena, Giancarlo, Anna, Cristina ed io, Bianca: siamo intorno ad un tavolo, tra gli scaffali della biblioteca; sul piano chiaro una stesa di libri di Paul Auster ed i miei fogli colorati di post�it rosa; fuori si percepisce una sera silenziosa. E� la prima sera di nebbia dopo un autunno primaverile.
Si comincia senza preavviso, trapassando inavvertitamente dai saluti alla conversazione. So che il gruppo dei lettori, alla prova della lettura di Moon Palace, non ha Trovato la molla per saltare sulla luna. Solo in tre abbiamo letto almeno un altro libro di Auster ed in particolare La trilogia di N.Y. , gridando al capolavoro. Comincio puntando sulla storia di vita vissuta e racconto un po� dello scrittore, delle sue vicissitudini , delle sue passioni, dei suoi viaggi . Punto il dito sulla luna, il palazzo luminoso, la prima passeggiata sulla luna, la nuova illusoria frontiera , la testa calva e lucida del padre non ancora svelatosi e intanto la luna, la luna cervese fora la coltre nebbiosa e si affaccia al di l� dei vetri sulla piazza vuota.
Poi mi soffermo a leggere una pagina di una mia traccia di lettura, scaturita in modo irrefrenabile, a margine di una rilettura recente della Trilogia di Auster : leggo ad alta voce due facciate manoscritte nel pomeriggio per fermare quella profonda emozione, una vertigine di parole , suscitata proprio dalle pagine de La stanza chiusa � il terzo dei racconti della Trilogia. Dopo aver scelto di aprire inopinatamente il mio cuore di lettrice � forse nel tentativo disperato di commuovere i miei reticenti compagni di lettura – non oso guardarli in faccia per timore di leggere nei loro sguardi quello che so gi�.
Stoicamente , ricomincio da un�altra parte. Leggo dei passi di Moon Palace in cui si fa riferimento ai libri, al rapporto tra scrittore , lettore e libri , in questo come in altre sue opere. Segnalo come la scrittura di Auster non usi il colore n� ha un ritmo cinematografico: cos� so di sconcertarli ancor di pi� , ma cerco di portarli con me a passeggiare sulla faccia della luna , oltre la consuetudine, oltre la lettura/scrittura mimetica, oltre le facili lusinghe della scrittura che rinuncia alle parole per farsi pi� facilmente ascoltare e cos� si finge cinema o pittura. Imperterrita, attacco l�ultima illusione, smaschero la New York di Auster che non si trova sulle guide dei turisti colti, quella di Woodie Allen per intenderci, e non accolgo i tentativi dei miei compagni di ritagliare i personaggi dalla narrazione e costringerli a scendere tra noi , a sedersi di fianco a noi come se fossero persone. No, con i personaggi di Paul Auster , no, questo gioco parapsicologico, para sociologico pure, proprio no! Mi irrito irrimediabilmente quando ci si accanisce a svelare i personaggi e farli uscire dalla loro vita cio� dalla loro storia narrata perch� sento subito puzza di bruciato� tre secondi e vedrai che arriva la ricerca del messaggio . oddio , no, il messaggio , no!
Rincaro invece la dose elogiando in Auster il gusto della parola, i giochi dei nomi, delle coincidenze, delle storie telescopiche, del gioco della memoria e delle identit�, della ricerca del padre, il gioco delle sparizioni volontarie, delle apparizioni accidentali, del caso, ma rimango da sola a giocare. E sar� ancora io, difensore di parte, a porgere in un attacco di autolesionismo gli indizi e forse le prove del reato che i giudici popolari avvertivano solo vagamente senza riconoscerli : ecco che lo scrittore americano, che aveva tutte le carte in regola per piacere ai nostri – quel che di familiare, di europeo, quella bella faccia dallo sguardo vagamente orientale, quella bella storia di povert� e anticonformismo � ecco che diventa colui che scrive in modo troppo artificioso, non sa commuovere, non trascina il cuore, le storie sono pi� ingarbugliate di una ilaro-tragedia classica, e poi quello spaesamento pirandelliano, e poi, quante sono le storie, non si tiene il filo .
�Condannato� , a cadere � cos� ha deciso la sorte � del buffalo � e firmai , firmai con il mio nome firmai, e il mio nome era Bufalo Bill.

84809463

MOON PALACE
Camminando sulla luna / walking on the Moon

Da Cervia (ricordate la proposta di gemellaggio con Cervia!!!)
bianca verri

Racconto semiserio di una serata di luna nebbiosa con gruppo di lettori

Alessandro, Marco, Massimo, Silvia, Elena, Giancarlo, Anna, Cristina ed io, Bianca: siamo intorno ad un tavolo, tra gli scaffali della biblioteca; sul piano chiaro una stesa di libri di Paul Auster ed i miei fogli colorati di post�it rosa; fuori si percepisce una sera silenziosa. E� la prima sera di nebbia dopo un autunno primaverile.
Si comincia senza preavviso, trapassando inavvertitamente dai saluti alla conversazione. So che il gruppo dei lettori, alla prova della lettura di Moon Palace, non ha Trovato la molla per saltare sulla luna. Solo in tre abbiamo letto almeno un altro libro di Auster ed in particolare La trilogia di N.Y. , gridando al capolavoro. Comincio puntando sulla storia di vita vissuta e racconto un po� dello scrittore, delle sue vicissitudini , delle sue passioni, dei suoi viaggi . Punto il dito sulla luna, il palazzo luminoso, la prima passeggiata sulla luna, la nuova illusoria frontiera , la testa calva e lucida del padre non ancora svelatosi e intanto la luna, la luna cervese fora la coltre nebbiosa e si affaccia al di l� dei vetri sulla piazza vuota.
Poi mi soffermo a leggere una pagina di una mia traccia di lettura, scaturita in modo irrefrenabile, a margine di una rilettura recente della Trilogia di Auster : leggo ad alta voce due facciate manoscritte nel pomeriggio per fermare quella profonda emozione, una vertigine di parole , suscitata proprio dalle pagine de La stanza chiusa � il terzo dei racconti della Trilogia. Dopo aver scelto di aprire inopinatamente il mio cuore di lettrice � forse nel tentativo disperato di commuovere i miei reticenti compagni di lettura – non oso guardarli in faccia per timore di leggere nei loro sguardi quello che so gi�.
Stoicamente , ricomincio da un�altra parte. Leggo dei passi di Moon Palace in cui si fa riferimento ai libri, al rapporto tra scrittore , lettore e libri , in questo come in altre sue opere. Segnalo come la scrittura di Auster non usi il colore n� ha un ritmo cinematografico: cos� so di sconcertarli ancor di pi� , ma cerco di portarli con me a passeggiare sulla faccia della luna , oltre la consuetudine, oltre la lettura/scrittura mimetica, oltre le facili lusinghe della scrittura che rinuncia alle parole per farsi pi� facilmente ascoltare e cos� si finge cinema o pittura. Imperterrita, attacco l�ultima illusione, smaschero la New York di Auster che non si trova sulle guide dei turisti colti, quella di Woodie Allen per intenderci, e non accolgo i tentativi dei miei compagni di ritagliare i personaggi dalla narrazione e costringerli a scendere tra noi , a sedersi di fianco a noi come se fossero persone. No, con i personaggi di Paul Auster , no, questo gioco parapsicologico, para sociologico pure, proprio no! Mi irrito irrimediabilmente quando ci si accanisce a svelare i personaggi e farli uscire dalla loro vita cio� dalla loro storia narrata perch� sento subito puzza di bruciato� tre secondi e vedrai che arriva la ricerca del messaggio . oddio , no, il messaggio , no!
Rincaro invece la dose elogiando in Auster il gusto della parola, i giochi dei nomi, delle coincidenze, delle storie telescopiche, del gioco della memoria e delle identit�, della ricerca del padre, il gioco delle sparizioni volontarie, delle apparizioni accidentali, del caso, ma rimango da sola a giocare. E sar� ancora io, difensore di parte, a porgere in un attacco di autolesionismo gli indizi e forse le prove del reato che i giudici popolari avvertivano solo vagamente senza riconoscerli : ecco che lo scrittore americano, che aveva tutte le carte in regola per piacere ai nostri – quel che di familiare, di europeo, quella bella faccia dallo sguardo vagamente orientale, quella bella storia di povert� e anticonformismo � ecco che diventa colui che scrive in modo troppo artificioso, non sa commuovere, non trascina il cuore, le storie sono pi� ingarbugliate di una ilaro-tragedia classica, e poi quello spaesamento pirandelliano, e poi, quante sono le storie, non si tiene il filo .
�Condannato� , a cadere � cos� ha deciso la sorte � del buffalo � e firmai , firmai con il mio nome firmai, e il mio nome era Bufalo Bill.