Austerlitz e Sefarad

due romanzi
e l’angoscia

a.p.

A proposito dei due libri oggetto principale della serata: Austerlitz e Sefarad; tutti hanno provato un sentimento forte di angoscia legato intimamente alla lettura dei due testi: naturale pensare che questo sentimento era ed � legato alle vicende tremende narrate.

Mi sono per� chiesto perch� fatti tragici cos� distanti da noi (sono passati almeno sessanta anni e probabilmente nessuno dei partecipanti ha avuto la sfortuna di essere coinvolto personalmente, almeno spero) abbiano ancora il potere di sbigottirci,di farci restare senza parole.

Mi sono dato questa risposta che travalica il naturale orrore fisico che ognuno pu� provare di
fronte al male estremo: il male che vediamo emergere dai due testi � cos� profondo da poterci raggiungere anche quando i suoi effetti materiali si sono esauriti (le dittature sono cadute, i campi di sterminio sono stati chiusi, siamo tornati a rapporti pacifici con gli oppressori di un tempo e via dicendo) e quindi questo stesso male � pi� grande, pi� profondo, pi� nefasto di quel che pu� apparire mentre esplica le sue nefandezze, � in grado di estendere i suoi tentacoli per molti anni dopo la sua scomparsa, � in grado di avvelenarci e di colpirci anche se i suoi autori sono scomparsi da tempo.

E’ lecito chiedersi se qusto tormento possa mai finire e se dobbiamo passare a miglior vita per avere pace.
Qualcuno si chieder�:
E allora, che fare? Non ho una risposta, ma comprendo il desiderio o il tentativo di alcuni di cercare di sottrarsi a queste angosce perpetue ricuperando una speranza di felicit� attraverso non una negazione dei fatti o un “revisionismo” tanto di moda oggi, ma attraverso una sfocatura,un oblio che renda l’angoscia di questi orrori pi� sopportabile.

Chiedo scusa per la lunghezza e un saluto a tutti.
Antonio Pezzotta

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Leggere, una rivalsa? E altro su Sebald

Un altro Sebald
e poi: leggere, una rivalsa?
a.p.

ma � vero che i viaggi di conrad � meglio farli che leggerli?

In considerazione della lettura del romanzo Austerlitz di Sebald che stiamo leggendo come gruppo, desidero segnalare ai membri una nota di Javier Marias apparsa il 10 maggio 2003 sul supplemento del sabato di Repubblica D di Donna avente come oggetto un libro appunto di Sebald “Sulla storia naturale della distruzione” che per il suo contenuto ha letteralmente sconvolto Javier Marias; egli ne riporta alcuni passi relativamente a ci� che � stata la guerra per i civili nelle citt� tedesche durante l’ultimo conflitto mondiale (Amburgo, Dresda, Colonia). Far� delle fotocopie dell’articolo da distribuire a chi lo volesse avere per la prossima riunione del gruppo di lettura. C’� una frase che Marias riporta e che � di tragica attualit� : ” …n� nei film,n� in tv, c’� l’odore, per esempio, nessuno pu� immaginarlo, l’odore che c’� in guerra…”.

A margine del nostro prossimo incontro, vorrei dare un motivo di riflessione ai partecipanti con una frase ( che a me sembra a dire il vero un po’ tranchant) che ho trovato oggi sul Venerd� di Repubblica detta da Alessandro Baricco durante il Salone del Libro in corso a Torino.
Leggere � sempre la rivalsa di qualcuno che dalla vita � stato offeso, ferito. Mi sembra un intelligentissimo modo di perdere,l eggere libri.” E prosegue : ” I lettori forti appartengono ad una umanit� sofferente: ho sempre pensato che se la gente avesse una vita intensa e luminosa, non avrebbe il tempo di leggere.Non c’� niente nei libri che la vita non possa insegnare e, in generale,� sempre meglio imparare dalla vita. I viaggi di Conrad � meglio farli che leggerli” E noi allora, che siamo lettori accaniti, o forti che dir si voglia, come ne usciamo?

Austerlitz, Sebald e il narratore

Austerlitz, diario di lettura (3)
Quale è la triangolazione fra Sebald,
Austerlitz e il narratore?

l.g.
16 maggio 2003

Certamente il personaggio _Austerlitz_ è totalmente parte della tradizione della narrativa: non è realmente esistito così come viene narrato ma è frutto dell’ispirazione proveniente da “due o tre, o forse tre persone e mezzo”, come ha spiegato Sebald in un’intervista rilasciata al Guardian poco prima di morire e pubblicata poco dopo l’incidente.

Uno è un collega, dice Austerlitz, un’altra una persona ritratta in un documentario: una donna che con la gemella venne cresciuta da una famiglia calvinista in Galles.
E queste due gemelle erano originarie della Baviera, di Monaco, dove erano cresciute in un orfanotrofio, ma questa loro storia non fu per loro mai completamente chiara. E il legame con l’origine di Sebald (anch’egli bavarese) accese una lampadina nello scrittore.

Fatico ancora, invece, a mettere a fuoco il ruolo del narratore, che raccoglie la storia di Austerlitz ma che ha anche una propria storia che a volte emerge, altre è accennata, che dimostra attenzione per i temi che Austerlitz propone; che ha un’identità distinta, mi pare da quella dell’autore. Oppure no? Coincide con l’autore quanto a punti di vista, pensieri e riflessioni?

93916107

a proposito di austerlitz
v.s.

sono contenta che questo libro abbia suscitato tanto interesse e passione in Luigi. I suoi messaggi sono bellissimi e io li sto inoltrando a tutti imiei amici perch� conascono e leggano questo libro. sempre grazie alla bibblioteca ho letto recentemente _lo sguardo del flaneur_ che tratta in parte lo stesso tema e usa le foto anche lui. Pi� ancora di simbald, le foto sembrano non avere attinenza con il tema del libro.
ne parleremo quando fisserete l’incontro
a presto

vera