Austerlitz, Sebald e le fotografie

Austerlitz, diario di lettura (2)
->Le fotografie
l.g.

2 maggio 2003

Il viaggio nel romanzo di Sebald, pieno di meraviglie, si ferma oggi per provare a fissare qualche pensiero sull’uso delle immagini.
Perché tante fotografie per sostenere il racconto?
Ho cercato un po’ in rete e ho trovate alcune risposte e ho provato a ragionarci.

Massimo Bonifazio, in un articolo) pubblicato sul Manifesto nel dicembre del 2001, pochi giorni dopo l’incidente d’auto che ha ucciso Sebald, riferisce della malinconia e del ruolo della memoria dello scrittore:

::::::Come per ogni malinconico, la memoria svolge un ruolo centrale nella cosmologia intellettuale di Sebald e del suo narratore. Non a caso, disseminate in tutti i suoi testi in prosa compaiono molte fotografie, che richiamano a un tempo il passato e il ___dubbio su di esso____: cosa rappresentano davvero? Sono un sostegno per la memoria, oppure la fuorviano? Sono documenti, prove storiche, o rimandano solo a sé stesse e alla malinconia che evocano?::::

Altrove si scrive di fotografie

:::che restano come documenti epifanici, indubitabili, di ciò che siamo stati e di ciò che altri hanno visto e vissuto. ::::

In questo articolo si citano anche le parole del critico Marco Belpoliti, in proposito:

::::E’ come se lo scrittore dubitasse per primo di ciò che sta raccontando, consapevole del lato della finzione che costruisce le sue storie: ma non per questo smette di esibire prove documentali del suo racconto, di sorreggerle con testi visivi: diari, manoscritti, cartine, mappe e, appunto, fotografie. ::::

Quindi: le immagini come strumento narrativo; attrezzi che, nel laboratorio dello scrittore, fanno da documenti della finzione a disposizione del narratore. In questo simili ai molti manoscritti trovati dai narratori di tutti i secoli, sui quali appoggiare le storie raccontate. Sebald sceglie le fotografie – sfocate, ingiallite, seppia – perché esse hanno una straordinaria capacità di toccare le corde della nostalgia, della melanconia; aiutano quindi nel modo migliore il suo progetto artistico, che, in fondo, dovrebbe corrispondere a quella __”metafisica della storia” da raggiungere attraverso il racconto, in cui il ricordo ritorna a vivere__ che il narratore di Austerlitz attribuisce al suo personaggio a pagina 19 del romanzo (già citata nella scorsa nota, ma è probabilmente una delle chiavi di lettura principali del libro).

E’ indubbio che la fotografie e l’uso che ne fa Sebald contribuiscano allo stile di narrazione allusivo, che rifugge il tono assertivo, e cerca invece di suggerire implicazioni e suscitare suggestioni.
In un articolo) del quotidiano inglese Guardian, sempre in occasione della morte dello scrittore, viene riferito che le fotografie usate da Sebald erano spesso ritrovate fra vecchie scartoffie, cartoline, o riprodotte da vecchi quotidiani. Frequentava assiduamente la copisteria dell’università dove lavorava (East Anglia) per decidere come usare al meglio quelle vecchie immagini, come correggerne il contrasto, il taglio o mutarne le dimensioni.

2 pensieri riguardo “Austerlitz, Sebald e le fotografie”

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