perché leggiamo? il brivido del destino

Alcune risposte da Umberto Eco

Educazione al fato e alle leggi inesorabili della vita, il fucile di Cecov e Lotman, Moby Dick e l’agenzia di viaggio

Ringrazio Marco G. che mi ha ricordato/indicato l’esistenza, fra gli scritti di Umberto Eco di una (fra le tante) riflessioni sulla lettura e sul perché leggiamo storie di finzione

Il testo di Eco si chiama “Su alcune funzioni della letteratura”, è la trascrizione di un discorso al Festival della letteratura di Mantova del 2000 ed è pubblicato in Umberto Eco, “Sulla letteratura”, Bompiani, 2002.

Eco ci ricorda fra l’altro che Jurij Lotman in “La cultura e l’esplosione. Prevedibilità e imprevedibilità”, (Feltrinelli 1993) sottolinea la famosa raccomandazione di Cecov,

_per cui se in un racconto o in un dramma viene mostrato all’inizio un fucile appeso alla parete, prima della fine quel fucile dovrà sparare. Lotman ci lascia capire che il vero problema non è se poi il fucile sparerà davvero. Proprio il non sapere se sparerà o no, conferisce significatività all’intreccio. Leggere un racconto vuole anche dire essere presi da una tensione, da uno spasimo. Scoprire alla fine che il fucile ha sparato o meno, non assume il semplice valore di una notizia. E’ la scoperta che lo cose sono andate, e per sempre, in un certo modo, al di là dei desideri del lettore. Il lettore deve accettare questa frustrazione, e attraverso di essa il brivido del Destino.

Se si potesse decidere dei personaggi, sarebbe come andare al banco di una agenzia di viaggi: ‘Allora dove vuole trovare la Balena, Alle Samoa o alle Aleutine? E quando? E vuole ucciderla lei, o lascia fare a Quiqueg?’ La vera lezione di Moby Dick è che la Balena va dove vuole._ (pag. 21)

Come ricorda Victor Hugo nei Miserabili a proposito di Waterloo (attenzione, è sempre Eco che ce lo ricorda) era impossibile che Napoleone vincesse quella battaglia. E a causa di cosa? A causa di Dio. Così continua Eco:

Questo ci dicono tutte le grandi storie, caso mai sostituendo a Dio il Fato, o le leggi inesorabili della vita: La funzione dei racconti è proprio questa; contro ogni nostro desiderio di cambiare il destino, ci fanno toccar con mano l’impossibilità di cambiarlo. E così facendo, qualsiasi vicenda raccontino, raccontano anche la nostra, e per questo li leggiamo e li amiamo. […]

I racconti, ci dice Eco, ci insegnano anche a morire. Che conclude:

Credo che questa educazione al Fato e alla morte sia una delle funzioni principali della letteratura. (pag. 22).

[Naturalmente non c’è solo questo, ci sono anche “gli investimenti passionali sui personaggi” e le situazioni dei romanzi e racconti e il modello di verità che la finzione ci offre, a differenza, sembra quasi un paradosso della Storia. Ma su questo cercheremo di tornare nei prossimi giorni]

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grinzane festival 2004: frontiere da superare

Anche quest’anno merita una segnalazione il Grinzane Festival (27 agosto � 5 settembre 2004). Il tema infatti � “Frontiere”. Come spiega su Alice.it il direttore artistico Guido Davico Bonino, il Festival, “coinvolger� otto Comuni delle Langhe, del Roero e del Monferrato: Alba, Cortanze, Costigliole d�Asti, Dogliani, Grinzane Cavour, Magliano Alfieri, San Benedetto Belbo e Santo Stefano Belbo”. Che aggiunge “Frontiere, da valicare, da superare, da abbattere in tutte le forme della convivenza e dell�espressivit� umana, � il tema conduttore di questa nona edizione del Grinzane Festival, che prospetta un�idea di cultura intesa come sinergia tra diverse realt� tese ad un avvicinamento reciproco”.

Il progamma prevede tra l’altro, un ricordo di Nuto Revelli, autore gi� frequentato dal Gruppo di Lettura di Cologno.

le stragi naziste nei paesi d’Italia sessant’anni fa

In questi giorni alcuni provano a ricordare le rappresaglie e le stragi dei nazisti nelle valli e nei paesi dell�Italia centrale e settentrionale nell’estate del 1944, sessanta anni fa. Oggi L�Unit� propone, in un paio di articoli, alcuni suggerimenti di lettura per ritornare a quei giorni, e non dimenticare e capire. Eccoli:

Dizionario della Resistenza, Einaudi, 2 voll, 2000/2001

Mimmo Franzinelli, Stragi nascoste, Mondadori, 2002

Franco Giustolosi, L�armadio della vergogna, Nutrimenti, 2004

henri cartier-bresson., lo zen e la fotografia

Su “La Repubblica” del 5 agosto, in uno degli articoli dedicati a Henri Cartier-Bresson, si cita il volume pubblicato nel 1996 da Leonardo Arte, Henri Cartier-Bresson. Lo Zen e la fotografia. Fra le caratteristiche delle fotografie di h. c.-b. c’è in effetti un indicibile, io certo non so formularla, forza dell’*intuizione* del mondo, attraverso lo sguardo sul quotidiano, ordinario e straordinario.

H. C. – B., ci dice l’autrice dell’articolo, Luciana Sica, venne molto colpito dalla lettura di Lo Zen e il tiro con l’arco, di Eugen Herrigel, “lo ebbe in regalo da Braque e per lui fu una lettura fondamentale, illuminante. Gli si rivelò come ‘un manuale di fotografia’. Del resto, credeva, con Breton, nell’hasard objectif: ‘Non si deve riflettere’, diceva. ‘Lo sforzo cerebrale è molto pericoloso per una fotografia’.”

Il buddismo zen, scrive Herrigel, “non vuole essere speculazione, ma diretta esperienza di ciò che, in quanto fondo senza fondo dell’essere, non può essere concepito intellettualmente, anzi non può essere affermato e spiegato neppure dopo che se ne è fatto esperienza, per quanto precisa e inoppugnabile: lo si conosce non conoscendolo. Per amore di queste esperienze decisive il buddismo zen segue vie che per mezzo di una meditazione praticata metodicamente devono condurre a scoprire nel più profondo dell’anima quell’indicibile senza fondo né forma, anzi divenire tutt’uno con esso.” (edizione Adelphi, pagina 21).

addio cartier-bresson

Cartier-Bresson, con le sue foto ha contribuito splendidamente a narrare il xx secolo. Tra l’altro molte delle sue fotografie pi� belle sono ritratti di scrittori. Su tutte, mi ha sempre avvolto nel suo irresistibile fascino quello di William Faulkner. [Non mi azzardo a metterlo sul blog perch� in questi giorni temo che i cacciatori delle violazioni di copyright saranno inflessibili: comunque si pu� vedere qui.

Fra gli articoli dedicati a Cartier-Bresson usciti oggi, mi sembra molto bello quello del Guardian, che peraltro gli dedica un intero speciale molto ricco e interessante.

 

Oggi i siti web dedicati al fotografo sono tutti piuttosto congestionati: bisogna avere pazienza.

addio cartier-bresson

Cartier-Bresson, con le sue foto ha contribuito splendidamente a narrare il xx secolo. Tra l’altro molte delle sue fotografie pi� belle sono ritratti di scrittori. Su tutte, mi ha sempre avvolto nel suo irresistibile fascino quello di William Faulkner. [Non mi azzardo a metterlo sul blog perch� in questi giorni temo che i cacciatori delle violazioni di copyright saranno inflessibili: comunque si pu� vedere qui.

Fra gli articoli dedicati a Cartier-Bresson usciti oggi, mi sembra molto bello quello del Guardian, che peraltro gli dedica un intero speciale molto ricco e interessante.

 

Oggi i siti web dedicati al fotografo sono tutti piuttosto congestionati: bisogna avere pazienza.

Finction, falsificazione, romanzi e racconti [e il perché li leggiamo]

“Perché la vita non racconta storie”

A proposito di finzione, verità, storie – pochi giorni fa se ne è parlato
a più riprese. Ora cito Nick Hornby [tradotto da Internazionale (n. 549)], che a sua volta cita, finalmente ci arriviamo, B.S. Johnson, scrittore inglese d’avanguardia e semisconosciuto, al quale (altra citazione) Jonathan Coe ha recentemente dedicato parecchio tempo scrivendo una biografia (“Like a fiery elephant”). Insomma, ecco cosa diceva B.S. Johnson:

_ La vita non racconta storie. La vita è caotica, fluida, casuale; lascia un sacco di trame sospese, disordinatamente. Gli scrittori possono estrarre una storia dalla vita solo attraverso una scelta accurata e severa, e questo vuol dire falsificazione. Raccontare storie vuol dire raccontare bugie_

ah, naturalmente Internazionale traduce la rubrica che Hornby scrive per The Believer