MUNRO, QUANTA PASSIONE: DICO ANCHE LA MIA

a proposito di un racconto di Alice Munro, nella raccolta _In fuga_

:::Grace e tutti gli altri sono immersi nel meraviglioso intrigo della vita, quell’intrigo che solo la letteratura permette a noi lettori di vedere, con un po’ di distacco, nella sua completezza. Da questo sguardo un po’ distaccato, dipende forse la possibilità di vedere la passione:::

Mi ha colpito molto – fra le altre cose dette e scritte – quello che Luca F. dice, nel suo messaggio, sulla passione conoscitiva di Grace: “anche la corsa in automobile con Neil, […] è solo l’altra faccia della seduzione conoscitiva, quella che ora, vertiginosamente, ci spinge verso il basso, verso il vuoto”.

Quel – “ci spinge verso il basso, verso il vuoto” – mi ha gelato.

Allora ho letto il racconto “Passione”. Due volte.

E quel vuoto, per fortuna, Grace mi pare l’abbia solo sfiorato. E’ come se la sua necessità di conoscenza l’abbia fermata prima del vuoto, quella volta e sempre, nella sua vita.

E tutto ciò mi ha trasmesso una *sensazione di felicità* (una delle molteplici letture del Gdl?).

Perché ho immaginato una Grace ancora forte e con una vita (sono passsati 40 anni) che l’ha segnata ma che avverte come una vita piena; con la sua “passione conoscitiva” che non l’ha mai abbandonata.

E’ nell’uso del tempo, insieme con il distacco emotivo della voce narrante, la forza di questo racconto.

*Il tempo*. Forse è il tocco geniale (uno dei tocchi geniali) dell’autrice (il senso di felicità forse arriva anche dal piacere artistico del racconto del tempo). Infatti, decisivo, è questo: non ci viene raccontata solo la storia di Grace in una estate della sua vita.

Ci viene invece detto come non molto tempo fa Grace sia *ritornata* a cercare la casa dei Travers: l’adesso narrativo del racconto (e la parte che più ci invita a leggere con attenzione gli avvenimenti di allora) è – qui, in questo ritorno di Grace, 40 anni dopo gli avvenimenti di _quell’estate_ (direi i primi anni 50, il film _Il padre della sposa_ è del 1950). E il narratore semina, con discrezione, i segni di questo _adesso narrativo_, che è il percorso, anche fisico, stradale, che Grace fa, oggi, sui luoghi di quell’estate. Grace che ritorna e fa i conti con i _cambiamenti_: le strade, le vie, l’asfalto, i ponti, le case,: quello stesso spazio che quarant’anni prima ha percorso con Neil, sull’auto decappottabile o andando dall’albergo dove lavorava fino alla casa dei Travers.

Le prime due pagine sono piene di “adesso”, che segnano la differenza fra quell’estate che ci verrà raccontata nelle pagine successive, e lo spazio di oggi, percorso da Grace, e re-interpretato.

*La voce*. E la voce narrante è lì con lei, distaccata, quasi ironica: ci invita a cogliere complessivamente gli eventi presenti e passati; a non prendere mai un’affermazione o un gesto di un personaggio fuori dall’insieme delle relazioni complessive presenti nel racconto, anche nel non detto, ma implicito; la voce si interroga sul perché Grace abbia “Intrapreso quella spedizione” (pag. 150). “Forse il peggio che le potesse succedere sarebbe stato trovare esattamente ciò che pensava di essere venuta a cercare”: così ci dice ancora la voce che narra. E qualche riga sotto: “E che *succede se non trovi più niente*? Non ti dai pace. Se ti sei portato appresso qualcuno che ti ascolti, attacchi a lamentarti della perdita. Ma non credi che possa sfiorarti anche una sensazione di *sollievo, di *liberazione* da vecchie perplessità e doveri?”

Naturalmente i temi importanti del racconto sono anche altri, alcuni molto cupi, come “l’acqua fredda, ferma e buia”. Eppure, se il racconto avesse narrato solo la storia di quella estate, senza il ritorno a cercare la casa de Travers il suo senso sarebbe stato – credo – completamente diverso.

Come conferma l’ultima riga, quella sui mille dollari che il padre di Maury e patrigno di Neil offre a Grace dopo la fuga in auto dei due e dopo l’incidente di Neil: “Ai tempi con quella cifra si poteva avviare una vita”.

Grace e tutti gli altri sono immersi nel meraviglioso intrigo della vita, quell’intrigo che solo la letteratura permette a noi lettori di vedere, con un po’ di distacco, nella sua completezza.

Tutti i personaggi dei romanzi e dei racconti e noi che viviamo le nostre vite, non possono e non possiamo che essere parziali, siamo immersi in vite parziali nelle quali fatichiamo a orientarci: solo il lettore – grazie ai grandi autori – vede e conosce delle storie anche il lato in ombra, i risvolti, i legami tra i fatti, le conseguenze e le cause, i momenti di svolta: il senso delle cose che solo la fine delle storie ci rivela. Per questo ci piacciono tanto.

Forse ho un po’ personalizzato l’interpretazione del racconto.
E come al solito mi sono un po’ lasciato andare con la lunghezza.

ciao a tutti

Luigi

MUNRO, QUANTA PASSIONE: DICO ANCHE LA MIA

a proposito di un racconto di Alice Munro, nella raccolta _In fuga_

:::Grace e tutti gli altri sono immersi nel meraviglioso intrigo della vita, quell’intrigo che solo la letteratura permette a noi lettori di vedere, con un po’ di distacco, nella sua completezza. Da questo sguardo un po’ distaccato, dipende forse la possibilità di vedere la passione:::

Mi ha colpito molto – fra le altre cose dette e scritte – quello che Luca F. dice, nel suo messaggio, sulla passione conoscitiva di Grace: “anche la corsa in automobile con Neil, […] è solo l’altra faccia della seduzione conoscitiva, quella che ora, vertiginosamente, ci spinge verso il basso, verso il vuoto”.

Quel – “ci spinge verso il basso, verso il vuoto” – mi ha gelato.

Allora ho letto il racconto “Passione”. Due volte.

E quel vuoto, per fortuna, Grace mi pare l’abbia solo sfiorato. E’ come se la sua necessità di conoscenza l’abbia fermata prima del vuoto, quella volta e sempre, nella sua vita.

E tutto ciò mi ha trasmesso una *sensazione di felicità* (una delle molteplici letture del Gdl?).

Perché ho immaginato una Grace ancora forte e con una vita (sono passsati 40 anni) che l’ha segnata ma che avverte come una vita piena; con la sua “passione conoscitiva” che non l’ha mai abbandonata.

E’ nell’uso del tempo, insieme con il distacco emotivo della voce narrante, la forza di questo racconto.

*Il tempo*. Forse è il tocco geniale (uno dei tocchi geniali) dell’autrice (il senso di felicità forse arriva anche dal piacere artistico del racconto del tempo). Infatti, decisivo, è questo: non ci viene raccontata solo la storia di Grace in una estate della sua vita.

Ci viene invece detto come non molto tempo fa Grace sia *ritornata* a cercare la casa dei Travers: l’adesso narrativo del racconto (e la parte che più ci invita a leggere con attenzione gli avvenimenti di allora) è – qui, in questo ritorno di Grace, 40 anni dopo gli avvenimenti di _quell’estate_ (direi i primi anni 50, il film _Il padre della sposa_ è del 1950). E il narratore semina, con discrezione, i segni di questo _adesso narrativo_, che è il percorso, anche fisico, stradale, che Grace fa, oggi, sui luoghi di quell’estate. Grace che ritorna e fa i conti con i _cambiamenti_: le strade, le vie, l’asfalto, i ponti, le case,: quello stesso spazio che quarant’anni prima ha percorso con Neil, sull’auto decappottabile o andando dall’albergo dove lavorava fino alla casa dei Travers.

Le prime due pagine sono piene di “adesso”, che segnano la differenza fra quell’estate che ci verrà raccontata nelle pagine successive, e lo spazio di oggi, percorso da Grace, e re-interpretato.

*La voce*. E la voce narrante è lì con lei, distaccata, quasi ironica: ci invita a cogliere complessivamente gli eventi presenti e passati; a non prendere mai un’affermazione o un gesto di un personaggio fuori dall’insieme delle relazioni complessive presenti nel racconto, anche nel non detto, ma implicito; la voce si interroga sul perché Grace abbia “Intrapreso quella spedizione” (pag. 150). “Forse il peggio che le potesse succedere sarebbe stato trovare esattamente ciò che pensava di essere venuta a cercare”: così ci dice ancora la voce che narra. E qualche riga sotto: “E che *succede se non trovi più niente*? Non ti dai pace. Se ti sei portato appresso qualcuno che ti ascolti, attacchi a lamentarti della perdita. Ma non credi che possa sfiorarti anche una sensazione di *sollievo, di *liberazione* da vecchie perplessità e doveri?”

Naturalmente i temi importanti del racconto sono anche altri, alcuni molto cupi, come “l’acqua fredda, ferma e buia”. Eppure, se il racconto avesse narrato solo la storia di quella estate, senza il ritorno a cercare la casa de Travers il suo senso sarebbe stato – credo – completamente diverso.

Come conferma l’ultima riga, quella sui mille dollari che il padre di Maury e patrigno di Neil offre a Grace dopo la fuga in auto dei due e dopo l’incidente di Neil: “Ai tempi con quella cifra si poteva avviare una vita”.

Grace e tutti gli altri sono immersi nel meraviglioso intrigo della vita, quell’intrigo che solo la letteratura permette a noi lettori di vedere, con un po’ di distacco, nella sua completezza.

Tutti i personaggi dei romanzi e dei racconti e noi che viviamo le nostre vite, non possono e non possiamo che essere parziali, siamo immersi in vite parziali nelle quali fatichiamo a orientarci: solo il lettore – grazie ai grandi autori – vede e conosce delle storie anche il lato in ombra, i risvolti, i legami tra i fatti, le conseguenze e le cause, i momenti di svolta: il senso delle cose che solo la fine delle storie ci rivela. Per questo ci piacciono tanto.

Forse ho un po’ personalizzato l’interpretazione del racconto.
E come al solito mi sono un po’ lasciato andare con la lunghezza.

ciao a tutti

Luigi

MUNRO, QUANTA PASSIONE: DICO ANCHE LA MIA

a proposito di un racconto di Alice Munro, nella raccolta _In fuga_

:::Grace e tutti gli altri sono immersi nel meraviglioso intrigo della vita, quell’intrigo che solo la letteratura permette a noi lettori di vedere, con un po’ di distacco, nella sua completezza. Da questo sguardo un po’ distaccato, dipende forse la possibilità di vedere la passione:::

Mi ha colpito molto – fra le altre cose dette e scritte – quello che Luca F. dice, nel suo messaggio, sulla passione conoscitiva di Grace: “anche la corsa in automobile con Neil, […] è solo l’altra faccia della seduzione conoscitiva, quella che ora, vertiginosamente, ci spinge verso il basso, verso il vuoto”.

Quel – “ci spinge verso il basso, verso il vuoto” – mi ha gelato.

Allora ho letto il racconto “Passione”. Due volte.

E quel vuoto, per fortuna, Grace mi pare l’abbia solo sfiorato. E’ come se la sua necessità di conoscenza l’abbia fermata prima del vuoto, quella volta e sempre, nella sua vita.

E tutto ciò mi ha trasmesso una *sensazione di felicità* (una delle molteplici letture del Gdl?).

Perché ho immaginato una Grace ancora forte e con una vita (sono passsati 40 anni) che l’ha segnata ma che avverte come una vita piena; con la sua “passione conoscitiva” che non l’ha mai abbandonata.

E’ nell’uso del tempo, insieme con il distacco emotivo della voce narrante, la forza di questo racconto.

*Il tempo*. Forse è il tocco geniale (uno dei tocchi geniali) dell’autrice (il senso di felicità forse arriva anche dal piacere artistico del racconto del tempo). Infatti, decisivo, è questo: non ci viene raccontata solo la storia di Grace in una estate della sua vita.

Ci viene invece detto come non molto tempo fa Grace sia *ritornata* a cercare la casa dei Travers: l’adesso narrativo del racconto (e la parte che più ci invita a leggere con attenzione gli avvenimenti di allora) è – qui, in questo ritorno di Grace, 40 anni dopo gli avvenimenti di _quell’estate_ (direi i primi anni 50, il film _Il padre della sposa_ è del 1950). E il narratore semina, con discrezione, i segni di questo _adesso narrativo_, che è il percorso, anche fisico, stradale, che Grace fa, oggi, sui luoghi di quell’estate. Grace che ritorna e fa i conti con i _cambiamenti_: le strade, le vie, l’asfalto, i ponti, le case,: quello stesso spazio che quarant’anni prima ha percorso con Neil, sull’auto decappottabile o andando dall’albergo dove lavorava fino alla casa dei Travers.

Le prime due pagine sono piene di “adesso”, che segnano la differenza fra quell’estate che ci verrà raccontata nelle pagine successive, e lo spazio di oggi, percorso da Grace, e re-interpretato.

*La voce*. E la voce narrante è lì con lei, distaccata, quasi ironica: ci invita a cogliere complessivamente gli eventi presenti e passati; a non prendere mai un’affermazione o un gesto di un personaggio fuori dall’insieme delle relazioni complessive presenti nel racconto, anche nel non detto, ma implicito; la voce si interroga sul perché Grace abbia “Intrapreso quella spedizione” (pag. 150). “Forse il peggio che le potesse succedere sarebbe stato trovare esattamente ciò che pensava di essere venuta a cercare”: così ci dice ancora la voce che narra. E qualche riga sotto: “E che *succede se non trovi più niente*? Non ti dai pace. Se ti sei portato appresso qualcuno che ti ascolti, attacchi a lamentarti della perdita. Ma non credi che possa sfiorarti anche una sensazione di *sollievo, di *liberazione* da vecchie perplessità e doveri?”

Naturalmente i temi importanti del racconto sono anche altri, alcuni molto cupi, come “l’acqua fredda, ferma e buia”. Eppure, se il racconto avesse narrato solo la storia di quella estate, senza il ritorno a cercare la casa de Travers il suo senso sarebbe stato – credo – completamente diverso.

Come conferma l’ultima riga, quella sui mille dollari che il padre di Maury e patrigno di Neil offre a Grace dopo la fuga in auto dei due e dopo l’incidente di Neil: “Ai tempi con quella cifra si poteva avviare una vita”.

Grace e tutti gli altri sono immersi nel meraviglioso intrigo della vita, quell’intrigo che solo la letteratura permette a noi lettori di vedere, con un po’ di distacco, nella sua completezza.

Tutti i personaggi dei romanzi e dei racconti e noi che viviamo le nostre vite, non possono e non possiamo che essere parziali, siamo immersi in vite parziali nelle quali fatichiamo a orientarci: solo il lettore – grazie ai grandi autori – vede e conosce delle storie anche il lato in ombra, i risvolti, i legami tra i fatti, le conseguenze e le cause, i momenti di svolta: il senso delle cose che solo la fine delle storie ci rivela. Per questo ci piacciono tanto.

Forse ho un po’ personalizzato l’interpretazione del racconto.
E come al solito mi sono un po’ lasciato andare con la lunghezza.

ciao a tutti

Luigi