Sul perché della lettura

Da grande lettrice, mi interrogo spesso sul perché della lettura, e della mia passione.
Perché mi piace leggere?
Perché leggo così tanto, divoro proprio i libri, fino a farla diventare quasi una mania?

Mentre leggevo l’altro giorno l’articolo di Munõz Molina su Internazionale, mi è piaciuta subito l’immagine dell’immersione. Continuando nella lettura, però, mi sono trovata un po’ stupita e in disaccordo con quanto scritto: l’atteggiamento dello scrittore, la sua visione del mondo così “ostile”, anche se spesso condivisibile, mi sembrava un po’ esagerata.

Ma la considerazione del libro come “lente di ingrandimento, microscopio, telescopio, macchina del tempo” mi è sembrata molto azzeccata, mi ci sono ritrovata.
Perché leggo? Spesso è vero: per vedere, con gli occhi di un’altra persona, con un’esperienza e una storia diversa dalla mia, la vita stessa. A volte la visuale si avvicina, a volte si allontana, nel tempo, nello spazio, nella lettura delle cose quotidiani e non. È uno strumento in più per arricchirsi e crescere.

*giuliaduepuntozero

Libri a tema: pittura e pittori

Manuel De Prada, La tempesta, e/o. Ambientato in una Venezia cupa e misteriosa, dove un professore d’arte spagnolo indaga sull’enigma ancora irrisolto della Tempesta del Giorgione. “La tempesta è a un tempo un romanzo d’intreccio e una riflessione sull’arte come religione del sentimento, una novella sull’impero dei sensi e sulla condanna inappellabile dei ricordi” (dal risvolto di copertina).

Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev e Il dono di Asher Lev, Garzanti. Due grandissimi romanzi incentrati sulla figura di Asher Lev (nel primo bambino e nel secondo ormai adulto e sposato), ebreo praticante con il dono della pittura, che inevitabilmente si scontra con il credo della sua religione e della sua cultura.

Patrick McGrath, Port Mungo, Bompiani. È Jack, un pittore incompreso, al centro di questo romanzo, ambientato fra l’Inghilterra, New York e Port Mungo, appunto, paese dei Caraibi. Un romanzo misterioso, dove rimane sempre il dubbio su verità e menzogne.

Susan Vreeland, L’amante del bosco, Neri Pozza. Biografia della pittrice Emily Carr canadese, affascinata dalla cultura indiana locale. Per conoscere meglio un’artista poco nota, ma meritevole.

Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla, Neri Pozza. Successo di qualche anno fa, è stato tratto anche un film sulle vicende di Vermeer e della sua giovane aiutante.

*giuliaduepuntozero

Quando leggere è un vizio

Di Antonio Munõz Molina, tratto dal numero 629 di Internazionale, 17 febbraio 2006, pagg. 75-76

[…] Immersione, immergersi: c’è una grande poesia in alcune delle espressioni più comuni. Chi si immerge in un libro scende lentamente verso il fondale di un ambiente più denso e meno illuminato della realtà esterna. Chiude il boccaporto, si mette comodo, in silenzio. Il mondo reale a volte è piacevole, altre volte ostile. Nella camera sommersa del libro si è in salvo da tutto, almeno per un po’.

Il mondo reale, le esperienze concrete, possono essere felici o sfortunate, stimolanti o noiose, ma in ogni caso ci costringono a limiti spaziali e temporali, a un numero sempre scarso di personaggi, alla possibilità di annoiarci. Il libro moltiplica le dimensioni del mondo e le varietà dei paesaggi e delle vite; ci salva dall’immediatezza letterale delle cose, dal loro fatale ancoraggio al qui e all’ora, all’io conosciuto. Ma il libro non intorpidisce la curiosità nei confronti dello spettacolo illimitato e piacevole di quanto ci circonda: se ben letto, è una lente di ingrandimento, un microscopio, un telescopio, una macchina del tempo.

Ma non si legge per imparare, né per sapere di più o per evadere dalla realtà. Si legge perché la lettura è un vizio perfettamente compatibile con la scarsezza di mezzi, con la mancanza di audacia richiesta da altri vizi, e, cosa più importante, con l’assoluta pigrizia.
Il vero appassionato compie la maggior parte delle sue letture in diversi gradi di vicinanza alla posizione orizzontale. Ma si sottopone anche alle più grandi scomodità: legge in piedi, in un vagone della metropolitana, sulla dura sedia di una biblioteca pubblica, sotto una luce fioca che fa male agli occhi, perfino in mezzo alla strada, con la stessa impazienza con cui qualcuno che ha appena comprato un filone di pane appena sfornato spezza la crosta dorata e lo mangia tornando a casa. […]

*giuliaduepuntozero

Possedere libri…

Riprendo il discorso iniziato da luiginter sulla necessità o meno di possedere libri.
Dal mio punto di vista, sì, è necessario.
Ok, sono d’accordo che frequentando biblioteche si può trovare un’ampia scelta, senza spendere nulla. Spesso, poi, ci si imbatte anche qualcosa di particolare, volumi fuori catalogo o che nelle librerie non trovano posto per vari motivi. I libri delle biblioteche, inoltre, hanno quel fascino del vissuto che è intrigante e stimolante, a mio vedere.
Però… per me un libro è un oggetto di culto.
Spesso mi è capitato di leggerne uno preso in prestito da un amico o in biblioteca, e provare dispiacere a non averlo, fino ad arrivare a comprarlo, pur avendolo già letto.
Mi piace il possesso fisico di un libro, il prenderlo e riprenderlo in mano, magari rileggerlo, o prestarlo a qualcuno, per condividere il piacere della lettura.
Eh poi sì, anche la possibilità di scrivere, annotare (rigorosamente in matita, però), farci le orecchie, lasciare fra le pagine biglietti del treno, foto, articoli di giornale, per ritrovarli, magari dopo anni, e ricordare quel particolare momento. Sui libri, poi, segno la data, il luogo, l’occasione dell’acquisto. Canzoni o citazioni da altri libri che me lo fanno ricordare.
E poi: cosa c’è di più bello di una casa invasa dai libri? Do molta importanza anche all’aspetto estetico: una bella copertina, una bella foto, un bel colore, due libri messi vicini che stanno bene.
Però anche io mi ritrovo, a 25 anni, già con lo stesso problema: non ho più posto in casa. Però come fare a separarsi dai libri amati (o anche quelli non amati…). Ogni libri è un ricordo, di un’emozione vissuta leggendolo, o mentre lo si leggeva.
Sì, forse è anche frenesia, sicuramente sono più i libri che acquisto di quello che riesco a leggere, ma il richiamo il libreria è troppo forte. Prima o poi, mi dico, avrò l’occasione di divorarlo.
Quindi sì… possedere libri è necessario. Altrimenti, cos’è necessario??

*giuliaduepuntozero

Sul ritorno di un libro prestato a un amico

Umili e sentiti ringraziamenti per il felice ritorno di questo libro, che, dopo aver superato i pericoli degli scaffali del mio amico e di quelli degli amici del mio amico, ora ritorna a me in condizioni abbastanza buone.
Umili e sentiti ringraziamenti perché il mio amico non ha trovato che fosse il caso di dare questo libro come giocattolo al suo bambino, né di usarlo come portacenere per il suo sigaro, né come anello di dentizione per il suo mastino.
Quando prestai questo libro lo giudicai perduto: ero rassegnato all’amarezza della lunga separazione; non pensavo di rivedere mai più le sue pagine.
Ma ora che il libro è ritornato a me, mi rallegro e sono estremamente felice! Portatemi del marocchino grasso, e rileghiamo di nuovo il volume, e mettiamolo sullo scaffale d’onore: perché il mio libro era prestato, ed è ritornato.
Ormai posso restituire qualcuno dei libri che io stesso mi feci prestare.

(Non ricordo da dove ho preso questo brano…)

*giuliaduepuntozero

Consigli per l’acquisto dei libri

  1. Non acquistare libri per leggerli questa sera. Ma acquista solo quei libri che, anche questa sera, avresti voglia di sfogliare. A volte ho acquistato libri pensando che in futuro mi avrebbero interessato. Me ne sono sempre pentito. Da allora penso sempre all’ipotesi della sera.
  2. Fidati degli aspetti cosiddetti superficiali: la copertina, la grafica, l’impaginazione, il titolo. Parlano come certe etichette di vini nobili. Mi è accaduto, seguendo le apparenze, di scegliere al buio e di scoprire per questa via autori, libri, editori. Sono solo i superficiali, diceva Wilde, che non si fidano della prima impressione.
  3. Tra un libro di Einstein e un libro su Einstein scegli il primo. C’è più da imparare dalle oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti.
  4. Se un libro ti attira veramente non badare al prezzo. È il modo più sicuro di fare debiti, ma anche per evitare le recriminazioni di una vita. Il rammarico per un acquisto sbagliato è niente in confronto all’angoscia per un acquisto mancato.
  5. Rinvia i propositi di moderazione alla chiusura di ogni mostra, asta e occasioni simili, così come i propositi di dieta alla fine di ogni pranzo. E parti di un progetto di spesa più elevato del ragionevole, così avrai la sensazione di avere risparmiato.
  6. Non indugiare nell’acquistare i libri che ti interessano. Ogni bibliomane sa che proprio quei libri ti vengono sottratti, mentre guardi altrove, da mani occulte e rapaci, che l’edizione nel frattempo si è esaurita e sarà difficile trovarne una copia in antiquariato.
  7. Fidati del risvolto di copertina. Quanti sono i libri che non ho preso dopo averlo letto.
  8. Scegli quei libri che farai vedere a un altro come te, perché possa condividere il tuo piacere o provare una tonificante invidia. Queste fantasia non si realizzano quasi mai, ma orientano spesso le scelte dei bibliomani.
  9. Quando il prezzo ti turba, pensa alla parola magica, alibi di tutti gli affari irreali: investimento.
  10. Quello che Forster auspicava per i personaggi dei romanzi, l’espansione, pensalo per la tua biblioteca.

Da Wimbledon, 1991

*giuliaduepuntozero

Munich e Vendetta

Sono andata al cinema a vedere Munich di Spielberg. Proprio poche ore prima, avevo finito di leggere Vendetta di Jonas, il libro da cui è stato tratto il film.


George Jonas – VendettaOriginally uploaded by halighalie.

Devo ammettere che sono stata molto condizionata nel mio giudizio dall’aver appena finito di leggere il romanzo (anzi, tecnicamente è un saggio). Il libro è veramente bellissimo, nasce come intervista ad Avner, il protagonista, ma si legge proprio come un romanzo. È molto approfondito dal punto di vista psicologico, e mi ha molto colpito la tragedia interiore che colpisce i 5 personaggi, i dubbi e le incertezza sulla bontà o meno delle loro azioni. Trattando di un argomento così delicato come terrorismo e controterrorismo, offre un punto di vista originale e particolare.
Consiglio sicuramente il libro, e anche il film. Soprattutto il finale, che è grandioso, e in cui Spielberg ha messo quello che secondo me è un tocco geniale.

*giuliaduepuntozero