Ricordi da bambina


Sentiero del viandante

Originally uploaded by halighalie.

L’improvviso arrivo della primavera mi ha fatto venir voglia di rileggere quello che, quando ero una bambina, era il mio libro preferito: Il giardino segreto, di Frances E. Hodgson Burnett.
Lo devo aver letto un sacco di volte, e con le mie cuginette abbiamo giocato più e più volte al giardino segreto…
Adoravo quel clima di mistero del libro, e soprattutto il legame così forte con la natura, l’importanza che assumeva nella vita dei bambini protagonisti del romanzo quel meraviglioso giardino. Mary, con la sua forza di volontà, lo faceva risorgere, e ogni volta mi commuovevo a pensare ai germogli e ai boccioli che rinascevano.
Ovviamente, non mancava una buona dose di tristezza e depressione: orfani, bambini ammalati, abbandonati, moribondi, parenti crudeli…
Ma sono ancora così i libri per bambini?

*giuliaduepuntozero

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Amelie Nothomb

Ho appena letto l’ultimo libro di Amelie Nothomb.

Confesso di essere una sua affezionata lettrice: l’anno scorso mi è capitato fra le mani, per caso, un suo libro, e mi ha subito conquistata. Per un certo periodo, ho divorato un volume dopo l’altro. Sono tutti romanzi brevi, in Italia pubblicati dalla Voland, e alcuni anche da Guanda. Ogni anno, puntuale, ne esce uno nuovo.

Della Nothomb mi piace il cinismo, il suo sguardo acuto e pungente, il suo sarcasmo e ironia.

Ha anche una storia molto interessante: belga, figlia di un diplomatico, è nata in Giappone, dove ha vissuto qualche anno, in Cina, Stati Uniti, Laos, Bangladesh. Fra i romanzi che mi sono piaciuti di più, quelli in cui ricorda la sua infanzia, come Metafisca dei tubi e Sabotaggio d’amore.

Quest’ultimo uscito da poco in libreria si chiama Acido solforico, e la storia è veramente agghiacciante.

Racconta di un reality show televisivo, Concentramento, il cui format richiama proprio quello dei campi di concentramento nazisti. Prigionieri che devono sopravvivere, aguzzini che li controllano, il pubblico (numerosissimo) da casa che decide la vita o la morte dei partecipanti con il televoto.

In questo clima surreale, emergono due figure di ragazze, una progioniera e un’aguzzina.

Lascio a voi la continuazione della storia.

Concludo esprimendo il mio ennesimo giudizio positivo dei confronti della Nothomb: a partire da una trama agghiacciante come questa, getta il suo sguardo ironico sul nostro mondo. E, a modo suo, coglie tante piccole verità.

*giuliaduepuntozero

Cinema e libri

Mi sembra che ultimamente siano sempre più numerosi i film che escono al cinema tratti da un romanzo. Solo quest’anno, su 8 film che sono andata a vedere, 4 erano tratti da un romanzo: l’ultimo Harry Potter, Munich (tratto da Vendetta di Jonas), I segreti di Brokeback Mountain (dal romanzo di Annie Proulx), The constant gardener (da Il giardiniere tenace di Le Carrè). E ancora, Orgoglio e pregiudizio, Oliver Twist, V per vendetta, Arrivederci amore, ciao, Truman Capote, solo alcuni altri che mi vengono in mente.

Tutto ciò ha sicuramente l’effetto benefico di rilanciare le vendite di questi testi nelle librerie: spesso, addirittura, vengono ripubblicati con la copertina che richiama la locandina del film, o con fascette che indicano il legame con il cinema.

Dei quattro che ricordavo sopra, solo Harry Potter e Munich li ho letti prima di vedere il film. In entrambi i casi, ho apprezzato molto di più il romanzo.

Perché? E poi, è meglio leggere prima il libro, o vedere il film? La lettura del primo o la visione del secondo, sono influenzati?

Dal mio punto di vista, preferisco leggere il libro.

Addirittura, quando sono andata a vedere Munich, avevo finito il libro solo da poche ore, e ho passato il tempo a ricordare stralci del libro, e a pensare a cosa avessero tenuto uguale o cambiato rispetto al testo originario.

Leggendo un libro, la componente soggettiva dell’immaginazione è più libera, posso “creare” i personaggi o gli ambienti come più preferisco, facendo associazioni personali o lasciando libera la mia creatività e immaginazione.

Nel film, tutto è già pronto, e in questo caso diventa ancora più importante la capacità del regista e dello sceneggiatore di riproporre in un nuovo formato il testo originario.

Sicuramente non è facile, si corre il rischio di rimanere legati al romanzo, deludendo i lettori.

Ma effettivamente, quante persone leggono, rispetto a quelle che vedono un film?

Forse, veramente, è un bel modo di riportare alla lettura un pubblico più ampio.

Da ultimo, noto anche che, se vedo prima il film, mi passa la voglia di prendere in mano il libro. Il regista ha già fatto tutto per me, e rischio solo di rivedermi riprodotte le immagini dello schermo.

*giuliaduepuntozero

Capote, fuori dal film

Di Antonio Carnevale

Philippe Seymour Hoffman fa rivivere il celebre scrittore sul grande schermo. E gli somiglia tanto che vince l’Oscar. Ma al cinema non si dice tutto sull’autore di “A sangue freddo”. Per saperne di più arriva in Italia una biografia. Pettegola, divertente e tragica come era il geniale Truman.

Sei parole possono cambiare la vita di un uomo. “Uccisi contadino e la sua famiglia”. Il trafiletto del New York Times stravolse l’intera esistenza di Truman Capote, uno dei più grandi scrittori in lingua inglese del Novecento. Quel trafiletto lo portò a scrivere A sangue freddo, il suo romanzo capolavoro; lo fece diventare ricco e celebrato in tutta l’America e l’Europa; ma segnò anche l’inizio del suo declino umano e psichico. Fino a impedirgli di concludere qualsiasi altra opera letteraria. E a rimanere prigioniero di incubi, alcol, cocaina e psicofarmaci, fino alla tomba.”

continua su DonnaModerna.com

*giuliaduepuntozero

La regina delle compilation: contaminazioni fra letteratura e musica [di Andrea]

Creare una compilation è un’attività decisamente difficile che richiede le stesse doti di un mosaicista: creatività, senso estetico, pazienza, minuziosità e precisione.

Si parte con una vaga idea del progetto che è necessario mettere a fuoco, sin dall’inizio, per non correre il rischio di disperdere energie e tempo in direzioni non proficue.

Le domande fondamentali da tenere sempre a mente sono: chi è il destinatario e qual è l’occasione/l’obiettivo della compilation.

È altresì importante l’apporto creativo ed emotivo del creatore che deve mettere nella scelta antologica dei brani un po’ di se stesso, senza tenere esclusivamente conto dei gusti musicali del destinatario, tanto più se non li conosce alla perfezione.

In questo modo la compilation non sarà un freddo collettame di canzoni, ma una rappresentazione viva in musica di personalità, aspirazioni e sentimenti differenti.

Continua a leggere La regina delle compilation: contaminazioni fra letteratura e musica [di Andrea]

La regina delle compilation: contaminazioni fra letteratura e musica [di Andrea]

Creare una compilation è un’attività decisamente difficile che richiede le stesse doti di un mosaicista: creatività, senso estetico, pazienza, minuziosità e precisione.

Si parte con una vaga idea del progetto che è necessario mettere a fuoco, sin dall’inizio, per non correre il rischio di disperdere energie e tempo in direzioni non proficue.

Le domande fondamentali da tenere sempre a mente sono: chi è il destinatario e qual è l’occasione/l’obiettivo della compilation.

È altresì importante l’apporto creativo ed emotivo del creatore che deve mettere nella scelta antologica dei brani un po’ di se stesso, senza tenere esclusivamente conto dei gusti musicali del destinatario, tanto più se non li conosce alla perfezione.

In questo modo la compilation non sarà un freddo collettame di canzoni, ma una rappresentazione viva in musica di personalità, aspirazioni e sentimenti differenti.

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