John Fante, “Ask the dust”

A pochi giorni dall’uscita al cinema di Chiedi alla polvere, ho letto il romanzo di Fante da cui è tratto.

L’ho letto in inglese, in libreria avevo adocchiato una bellissima edizione del Bandini quartet, e non sono riuscita a resistere alla tentazione, spinta anche dalla frettolosa lettura dell’introduzione scritta da Charles Bukowsky, bellissima (dei romanzi di Fante dice che sono “written from the gut and the heart”). Comunque, lo consiglio vivamente in lingua originale.

Come ho già forse scrtto in precedenza per La confraternita dell’uva, trovo Fante uno scrittore geniale. Ho passato il tempo in cui leggevo i due libri con un sorriso costante sulle labbra, quando non si trasformava in una vera e propria risata.

Di Fante mi ha colpito la forte componente autobiografica che mi smebra pervada tutti i suoi libri. Solitamente, sono portata a cercare uno scrittore fra le righe delle sue opere, e quando lo trovo, è sempre una bella scoperta. In Fante questo aspetto è molto forte. Quando Bandini è immerso nella scrittura del suo primo romanzo, dice:

“To hell with that Hitler, this is more important than Hitler, this is about my book. It won’t shake the world, it won’t kill a soul, it won’t fire a gun, ah, but you’ll remember t to the day you die, you’ll lie there breathing your lost, and you’ll smile as you remember the book. The story of Vera Rivken, a slice out of life.”

Mi sono piaciuti molto anche i brani in cui descrive la California (“the mighty sun, the eternal blue of the sky, and the streets full of sleek women you never will posses“), lui, italo-americano arrivato dal Colorado. In questi punti riesce a essere molto poetico e sincero, e commovente quando racconta la sua situazione di straniero.

Vedremo se il film riuscirà a essere all’altezza.

*giuliaduepuntozero

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I miei luoghi oscuri, James Ellroy

Per i nostri 5 anni insieme, il mio ragazzo mi ha regalato I miei luoghi oscuri, uno dei pochi libri di James Ellroy (scrittore che adoro) pubblicati dalla Bompiani, e sicuramente meno noto dei vari Dalia nera e LA Confidential della Mondadori.
Questo libro, però, è fondamentale per gli amanti di Ellroy, dal momento che si basa su un episodio autobiografico, deciso per la vita dello scrittore: l’omicidio della madre, trovata strangolata quando lui aveva 10 anni.
Scrivo fondamentale, perché a partire dal rapporto conflittuale con la figura materna, il piccolo James (anzi, allora si chiamava Leroy) si appassiona al mondo della criminalità, dei delitti irrisolti, del LAPD (la polizia di Los Angeles), che lo porteranno a scrivere i suoi bellissimi libri.
I miei luoghi oscuri ha una struttura molto ben congegnata: parte ripercorrendo l’indagine sull’omicidio di Geneva Hilliker Ellroy, con tanto di verbali, interrogatori, documenti. La prospettiva si sposta poi sul piccolo Ellroy, seguendo la sua infanzia e adolescenza. La terza parte si sofferma su Bob Stoner, investigatore, sulla sua vita e sui suoi casi, e infine l’ultima sezione arriva alla vicenda fondamentale: le indagini di Ellroy e Stoner sulla “rossa” (così Ellroy chiama sua madre), 35 anni dopo l’omicidio.
Ho trovato il libro innanzitutto molto commovente, nel descrivere questo rapporto tormentato, di amore e odio, fra lo scrittore e la madre. La componente autobiografica, poi, ha gettato una nuova luce sulle mie letture ellroyane precedenti (per la cronaca, i miei preferiti sono Clandestino, American tabloid e Sei pezzi da mille). Mi ha molto colpito la sincerità dello scrittore, che in diverse parti ammette di strumentalizzare il ricordo della madre per vendere i suoi libri. Lo dice con il suo solito stile, crudo, diretto, sincero, a volte volgare, spesso ironico.
Chiudo con un consiglio musicale: leggetelo con i sottofondo La cienega just smiled di Ryan Adams, dall’album Gold.
Buona lettura.

*giuliaduepuntozero

Fante, “La confraternita dell’uva”

Una cara amica mi ha regalato un libro che lei adora, di uno scrittore fra i suoi preferiti: La confraternita dell’uva, di Fante.


John Fante, La confraternita dell’uva

Originally uploaded by halighalie.

L’ho divorato, e mi sono innamorata anche io di questo autore. Di origini italiane, mi è sembrato molto legato alla nostra terra, anche incosciamente. La figura del padre (presente in tutti i suoi romanzi, tutti di impronta autobiografica), è geniale, e ben rappresentata. Me lo immagino, questo muratore abruzzese, che si trova al bar con gli amici a bere, imprecare, giocare a carte, ricordando la loro terra di origine.

Ho comprato poi The Bandini quartet, che raccoglie i quattro romanzi incentrati sulla figura di Bandini (il più famoso è Chiedi alla polvere). La prefazione di questa edizione americana è di Bukowsky, che ricorda l’importanza che Fante ha avuto sulla sua scrittura.

Non vedo l’ora di leggerlo.

Fante mi rende proprio orgogliosa.

*giuliaduepuntozero

V per vendetta

Oggi vorrei parlare di un fumetto: V per Vendetta, scritto da Alan Moore e disegnato da David Lloyd, pubblicato in Italia da Rizzoli (fino al 30 aprile, al prezzo di lancio di 9,50 euro, quindi affrettatevi).
Proprio in questi giorni è uscito il film, che io ho visto, erroneamente, prima di aver letto il fumetto. Dico erroneamente, perché il film dei fratelli Wachowski è solo ispirato al testo, liberamente tratto, e, dal mio punto di vista, di più immediata comprensione e apprezzamento.
Nonostante ciò, l’idea e la storia di V per Vendetta è geniale. Scritto negli anni 80, ambientato in un vicino futuro immaginario, ma non troppo, della fine degli anni 90, esplicitamente ispirato a 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury, è incentrato sulla figura di V, un geniale personaggio che combatte contro la dittatura che c’è in Gran Bretagna, una via di mezzo fra il Nazismo e il Grande Fratello di Orwell.
Mi ha particolarmente colpito, sia nel romanzo che al cinema, la dimora di V: vive nelle viscere di Londra, circondato da opere d’arte (quadri, libri, musica, opere cinematografiche) che la dittatura, guarda un po’, ha dichiarato illegali.
Fra colpi di scena, misteri, inquietudine e un po’ di angoscia, arriva, ovviamente, il lieto fine.
Ribadisco la buona realizzazione cinematografica, ambientata in un futuro 2020, con tanto di telegiornali che terrorizzano gli spettatori con influenza aviaria, guerre in Iraq, attentati terroristici in metropolitana…
Da rifletterci sopra.

E ovviamente… geniale l’idea del fumetto, che ben rende i toni cupi e angioscianti della storia.

*giuliaduepuntozero