Simenon e Hopper

Ho letto poco fa *Tre camere a Manhattan* di Simenon. Dopo un primo impatto un po’ negativo, ho avuto un’ottima impressione del libro, che coglie così bene, sebbene scritto sessanta anni fa, la vita di oggi, la solitudine e lo smarrimento delle grandi città. Nonostante l’impronta cupa di fondo, mi ha lasciato una forte commozione e speranza sul finale.

Ma volevo sottolineare, soprattutto, una cosa che mi ha colpito. Fin da quando l’ho iniziato, mi ha richiamato alla mente il famoso quadro del geniale Hopper, Nighthawks (Nottambuli).

Nel quadro un uomo e una donna bevono, seduti al bancone di un bar, di notte. Il locale, fra l’altro, è proprio al Greenwich Village. Nel dipinto, si respira la stessa aria di solitudine e freddezza del romanzo, con una traccia di angoscia. Lo stesso Hopper, a proposito della sua opera ha detto: “Probabilmente inconsciamente ho dipinto la solitudine di una grande città”.

Mentre leggevo, mi immaginavo così Francois e Kay, nel loro vagabondaggio notturno per le vie di New York. Come l’uomo e la donna di Hopper, vicini ma all’apparenza distanti, persi nel vuoto, lo sguardo fisso di fronte e loro, due bicchieri sul bancone. Alle spalle, magari, un juke-box.

Fra l’altro, Nighthawks è del 1942, e quindi precede di qualche anno la stesura del romanzo. Mi piace pensare che anche Simenon abbia visto il quadro, e sia rimasto colpito, e che magari l’idea di Tre camere a Manhattan sia nata proprio da lì…

*giuliaduepuntozero

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Europa Editions, l’avventura americana di e/o

Qualche tempo fa guardavo la sezione di libri in inglese, e ho notato un titolo carino, della casa editrice Europa Editions. Il simbolo era un airone (una cicogna?), lo stesso della casa editrice e/o.

Ho poi scoperto che questa Europa Editions dipende dalla e/o, è il ramo americano aperto nel 2005.

Ho saputo che sta andando bene, ed è molto apprezzata da critica e pubblico statunitense.

I libri sono motlto belli, graficamente, copertine simili a quelle italiane (ma ancora più belle), risvolti di copertina con notizie sul libro e sull’autore, recensioni sul retro, e una frase di presentazione in copertina.

Finora hanno pubblicato circa 25 titoli, alcuni italiani, altri stranieri, alcuni pubblicati in Italia da e/o, altri da altri editori italiani.

Fra gli scrittori italiani, Elena Ferrante, Massimo Carlotto, Stefano Benni, Carlo Lucarelli.

Io ho acquistato due titoli, *Cooking with Fernet Branca* di James Hamilton-Paterson, il racconto spiritoso di un inglese di professione ghostwriter che vive in Toscana, alle prese con esperimenti culinari e con le stranezze dei suoi vicini italiani, e *The jasmine isle*, della greca Ioanna Karystiani, appena comprato a Torino alla Fiera del Libro.

A Torino, fra l’altro, lo stand della e/o era pieno di bottiglie e bottigliette di Fernet Branca, in onore del libro di Hamilton-Paterson.

Ultima nota di merito: hanno già pubblicato *Total Chaos* e *Chourmo* del grandissimo Jean-Claude Izzo, e solo per questo meriterebbero una statua.
 
*giuliaduepuntozero

Ancora guide

Per rimanere in tema _guide turistiche_, consiglio una bellissima collana: Itinerari delle Edizioni Lizard.
La prima si intitola Corto Sconto (scritta da Guido Fuga e Lele Vianello) e presenta 7 itinerari veneziani, sulle tracce di Pratt e soprattutto di Corto Maltese. Ne ho sperimentati alcuni di persona, ed è stata un’esperienza veramente indimenticabile, un modo di conoscere una città così affascinante, ma lontano da caos e turisti. Alla scoperta dei luoghi più segreti e più vivi della città lagunare, dove ci sono solo i veri veneziani, il tutto con un sottofondo di storia e di magia che solo grazie al legame con Corto Maltese è possibile. La guida è anche molto ricca di aneddoti, citazioni, consigli per mangiare e per acquistare nei veri locali veneziani. E soprattutto, è illustrata dalla fantastica penna di Hugo Pratt. Gli amanti di Corto Maltese potranno anche ripercorrere i suoi passi nella sua città.
La seconda è Superbi itinerari (Paolo Fizzarotti e Ivo Milazzo) ed è strutturata nello stesso modo: presenta dei percorsi insoliti nella città di Genova, alla scoperta dei carruggi più nascosti e dei posti più vivi del capoluogo ligure. Anche in questo caso non mancano consigli culinari e segnalazioni dei veri locali genovesi, con un occhio attento anche ai negozi e i locali etnici migliori e più vivi. La guida è illustrata con acquarelli e disegni di Ivo Milazzo, l’ideatore di Ken Parker. Per riscoprire e innamorarsi di Genova.
Nella stessa collana sono usciti altri due titoli, uno sulla Bretagna, Armorica, accompagnati da Corto Maltese (ma chi l’ha provato mi ha detto di non essere entusiasta come per quello di Venezia) e uno su Cuba, Rumba, che purtroppo devo ancora provare.

*giuliaduepuntozero

Una lettura istruttiva

In questi giorni ho un po’ sospeso la lettura di romanzi (i racconti di Vitali, nella fattispecie), per dedicarmi a un altro tipo di testo: una guida turistica. Più precisamente, la Lonely Planet della Danimarca. Quest’estate, infatti, andremo nel freddo Nord. Personalmente, prendo sempre Lonely Planet, perfette per viaggi low cost e un po’ all’avventura come i nostri.
Si rivela, comunque, un’interessante lettura, anche se fatta a spizzichi e bocconi, saltando da Copenhagen ai laghi dello Jutland, dalle scogliere di Mon al castello di Amleto.
Fra indirizzi di ostelli, segnalazioni di chiese, consigli sulla cucina, si fanno anche interessanti scoperte su aneddoti e piccole storie.
Come quella del castello di Vallo, il Vallo Slot, nello Sjaelland meridionale: costruito nel 1586, venne poi destinato, dalla regina Sofia Maddalena, nel 1737, a “casa per zitelle di nobile lignaggio”, per le figlie non sposate della famiglia reale, squattrinate e senza castelli propri in cui stare. Oggi, dice ancora la guida, è abitato da un gruppo di anziane signore di sangue blu.
Si può quasi pensare di essere in viaggio semplicemente leggendo una guida, lasciandosi trasportare dallo scrittore…

*giuliaduepuntozero

Andrea Vitali, scrittore del lago

Sto leggendo un bel libro di Andrea Vitali, *Aria di lago*, ed. Aragno.

È una raccolta di racconti, o romanzi brevi, genere che a me, personalmente, non piace molto, anzi, per nulla.

Però questo non è per niente male.

Mi sono decisa a prenderlo in mano dopo aver sentito Vitali alla presentazione dei finalisti della Selezione Premio Bancarella, e dopo che già altre volte avevo preso in mano suoi romanzi, ma con poco entusiasmo.

Vitali è uno scrittore di Bellano, divenuto famoso da non molto, ed essendo io di Lecco, non me la sentivo di snobbarlo così.

I suoi romanzi sono tutti ambientati a Bellano, mai oltre gli anni ’70. Si basano su storie di paese, che Vitali dice di raccogliere dalla voce della gente e di riscrivere poi come meglio credo (è un medico, ne sentirà di racconti). Questa dimensione popolare, da vero paese, è il bello dei racconti di Vitali, scritti comunque in modo sapiente, con attenzione alla narrazione e alla suspance. Pettegolezzi, storie anche un po’ losche, genealogie, comari, intrighi. Divertenti.

Consiglio, a chi capitasse di leggere suoi romanzi (editi da Garzanti), una gita a Bellano, sul lago di Lecco, peasino molto bello, e interessante per chi l’ha conosciuto tramite Andrea Vitali.

Per chi fosse interessato, poi, lo scrittore sarà domenica prossima, il 28, a Lecco, alle 11 presso il Liceo Classico A. Manzoni, a parlare della sua esperienza di scrittore e del suo legame con la città.

*giuliaduepuntozero

Bjorn Larsson

Come promesso, ecco due righe su Bjorn Larsson.

Dunque, Larsson è uno scrittore svedese, pubblicato in Italia dalla casa editrice Iperborea, specializzata in autori del Nord Europa. Ho incontrato una volta lo scrittore alla Fiera del Libro di Torino, dove mi ha autografato il suo ultimo romanzo, *Il segreto di Inga*, ed è molto carino e gentile. La sua è una storia molto interessante: è un appassionato navigatore, e per diverso tempo ha addirittura vissuto a bordo della sua imbarcazione, una barca a vela, chiamata Rustica, dove ha scritto anche alcuni libri.

Il suo primo romanzo che ho letto (per alcuni mesi ho lavorato all’Iperborea…) è stato *La vera storia del pirata Long John Silver*, e mi sono innamorata di lui (di Larsson, voglio dire, ma anche di Long John). Il libro racconta le vicende del famoso pirata ideato da Stevenson, nel periodo di tempo non coperto dall’Isola del tesoro, quindi prima e dopo. Il romanzo è scritto benissimo, e questa è la cosa più importante: Larsson è veramente un grande scrittore. È anche molto bravo a caratterizzare i personaggio, e il pirata è una figura simpatica e completa.

Sulla scia di questa nuova scoperta, ho letto anche altri libri. Molto bello *Il cerchio celtico*, un thriller ambientato nei mari del Nord Europa, all’inseguimento di un’organizzazione segreta che sogna la liberazione del mondo celtico.

Anche *Il segreto di Inga* è avvicente e interessante, anche questo un thriller e un romanzo di avventura, anche questo ambientato nell’amato mare di Larsson, a bordo di barche, con sullo sfondo una vicenda misteriosa di spionaggio.

Non ho ancora letto, invece, gli altri, *L’occhio del male*, anche questo un thriller, ambientato però a Parigi, o meglio, sotto Parigi, e *La saggezza del mare* e *Il porto dei sogni incrociati*, più riflessivi e personali.

*giuliaduepuntozero

Il sacro Graal

Sull’inserto culturale di qualche sabato fa della Repubblica c’era una racconto inedito dello scrittore Bjorn Larsson (di cui prometto di parlare a breve, perché merita), non molto originale, a mio vedere, ma che mi ha fatto riflettere.

Il racconto è incentrato sulla figura di un filologo di francese antico, deluso dalla scarissima considerazione che la sua materia ha in ambito accademico, che decide di far vedere al mondo quanto questa, invece, sia importante. Come? Scoprendo la vera storia del Sacro Graal. Il raccontino termina con la scoperta del vero manoscritto, che però lo studioso decide di lasciare nascosto.

Nelle poche righe del brano viene citato più volte Dan Brown e il suo *Codice da Vinci*. Il Sacro Graal, ormai, viene associato a lui??

Confesso di aver letto *Il Codice da Vinci*: dopo averlo criticato per partito preso, ho pensato che fosse più onesto avere delle basi per parlarne male. L’ho trovato terribile, una scrittura da film di Hollywood, un tono saccente veramente fastidioso, forse scritto per un pubblico che non ha mai sentito parlare di Leonardo da Vinci o del Louvre.

Anche banale, poi. Fra l’altro, non è neppure originale. Qualche anno prima era uscito *Il cerchio si chiude*, dello scrittore norvegese Egeland, edito in Italia da Bompiani. La trama non è molto diversa: un archeologo alle prese con un mistero che sconvolgerà il mondo: il Sacro Graal indica la discendenza umana di Gesù. La storia (e questa teoria) è affascinante, lo stile è coinvolgente, colto ma non fastidioso, spiritoso. Il protagonista, l’archeologo albino, è molto simpatico.

Per chiudere, entrambi i romanzi si sono comunque ispirati a un saggio: *Il Santo Graal – Una catena di misteri lunga 2000 anni* , di Baigent, Leigh, Lincoln, edito da Mondadori. Ce l’ho sul comodino…

*giuliaduepuntozero

Premio Selezione Bancarella

Domenica 14 maggio c’è stata a Lecco la presentazione dei sei vincitori della cinquantaquattresima edizione del Premio Selezione Bancarella.
Il vincitore definitivo verrà proclamato a Pontremoli il 16 luglio, ma nell’attesa sono stati presentati i sei finalisti, in un vivace incontro moderato da Alessandra Casella, e presenziato dalle autorità politiche lecchesi, con un discreto pubblico.
Si è partiti con *Iacobus* della spagnola Matilde Asensi, ed. Sonzogno , che non ha potuto partecipare, sostituita dal suo simpatico traduttore, Andrea Carlo Cappi, che si è soffermato sul suo lavoro di traduzione, particolarmente interessante, considerato che ha dovuto cimentarsi con un romanzo scritto in prima persona, narrato da un monaco del 1300, con uno stile ricco e forbito, reso da Cappi con l’introduzione di endecasillabi. Il libro sembra interessante, un’altra avventura sulle tracce del Sacro Graal, fra Umberto Eco, Indiana Jones, Dan Brown, e chi più ne ha più ne metta.
Il secondo finalista, Pietrangelo Buttafuoco, autore di *Le uova del drago*, ed. Mondadori, non si è fatto vedere (neanche lui), ma la Casella ha parlato molto bene anche di questo romanzo, ambientato nella Sicilia degli ultimi anni della guerra e dei primi del dopoguerra. Era particolarmente ammirata per la scrittura e la lingua usati da Buttafuoco.
Per *Nordest* (ed. e/o), di Massimo Carlotto e Marco Videtta, è intervenuto solo il secondo dei due autori, a parlare di questo romanzo ambientato nell’Italia del nordest, appunto, fra vicende di imprenditori, storie famigliari, “invasioni” cinesi, per un libro che voleva nascere come sceneggiatura televisiva, ma è diventato un romanzo a quattro mani.
Come quarta finalista una donna, Alessandra Montrucchio, con *Non riattaccare*, ed. Marsilio, la storia di una donna innamorata e abbandonata, in preda alla depressione, in una lotta contro il tempo per salvare l’uomo che ama. La Casella evidenziava soprattutto la bravura dell’autrice, che ha utilizzato in tutto il libro la seconda persona singolare, molto difficile.
Quinti finalista Claudio Paglieri, con *Domenica nera*, ed. Piemme, lungimirante thriller, in cantiere da qualche anno, sulle malefatte calcistiche di una squadra mai nominata, ma che ricordano molto, molto, molto, quello che si legge in questi giorni sui giornali. L’incipit molto bello, sembra Tutto il calcio minuto per minuto, con stacco sull’arbitro trovato impiccato negli spogliatoi.
Infine Andrea Vitali, con *La figlia del Podestà*, ed. Garzanti, autore bellanese, e guest star in quel di Lecco. Il simpatico medico della mutua e scrittore per passione ha parlato del suo rapporto con Bellano e con il lago, e del suo mestiere di medico. Sempre molto apprezzato dai lecchesi.
In attesa delle proclamazione del vincitore, è stata una bella iniziativa.

*giuliaduepuntozero

Fantascienza

Qualche sera fa ho ascoltato un bel programma su RadioRai2.
Presentava un libro di fantascienza, con un’interessante introduzione sulla storia della narrativa di fantascienza in Italia. Tradizione abbastanza scarsa, che il presentatore associava a motivi storici e culturali.
Parlava poi di un libro di Michela Volanta, *Uno a testa*, edito da Frassinelli editore (scheda su bol).
In particolare, raccontava dello spunto narrativo alla base della storia: un futuro (o presente?) immaginario, dove per diritto a ogni persona alla nascita viene assegnato uno speciale proiettile, da poter utilizzare nel corso della propria vita contro una persona scelta. Solo un proiettile, ma legale.
In questo modo, ogni essere umano diventa cacciatore e preda.
Nel programma veniva anche letto uno stralcio del libro, quello della costituzione con i provvedimenti sui diritti e i doveri di ogni cittadino con il proprio proiettile.
Mi è sembrato molto inquietante, faceva rabbrividire, ma anche interessante.
Forse non è una storia poi così di “fantascienza”, e forse la narrativa spesso diventa l’unico mezzo, se non il migliore, per raccontare e smascherare la realtà in cui viviamo.
A volte si impara di più da un romanzo che dalla vita.

*giuliaduepuntozero

Springsteen a Milano

Nel giorno del concerto a Milano di Springsteen, un libro per i suoi fans.
*God less America – Da New York a San Francisco sulle orme del Boss*, scritto da Cristina Donà e Michele Monina, Mondadori, 2003. Quest’opera nasce da una passione, quella dei due autori per Bruce Springsteen, che li ha portati a viaggiare nel 2001 negli Stati Uniti sulle tracce del cantante. Durante il viaggio, però, i due autori si accorgono che è rimasto poco dell’America cantata da Springsteen in *The River* e negli altri suoi album, dell’America dei perdenti e della gente comune. La narrazione, così, divaga, e si legge poco del presunto omaggio al Boss, il che è un peccato, dal mio punto di vista. Il tutto, fra l’altro, con una scrittura (quella di Monina, Cristina Donà ha contribuito solo con alcune note e con il dvd in allegato) che personalmente non ho apprezzato, piena di divagazioni e troppo “giovanilistica”. Ho letto questo libro qualche anno fa, ma ricordo che non mi era piaciuto molto, e questo si vede anche nelle poche orecchie e sottolineature che ho lasciato. Rimane comunque un libro interessante nel suo essere un viaggio on the road in una terra come gli Stati Uniti, che sicuramente ha molto da dire. E sono proprio i pezzi sugli Stati Uniti i più interessanti e nei quei è più facile immedesimarsi, come questo: “il fatto è che io, come molti della mia generazione, cattolici ma anche anarchici, vivo la strana condizione di antiamericano per quello che concerne ogni aspetto politico, ma sono americanofilo fino al midollo – tanto per citare Carver, un americano nel mazzo – per tutto quello che riguarda libri, musica e cinema. È chiaro, disprezzo gli aspetti più commerciali della cultura americana, ma mi riconosco in tutto quello che c’è di alternativo e underground dall’altra parte dell’oceano”. In effetti, potrei averlo scritto io.

E buon concerto ai fortunati che hanno trovato i biglietti…

*giuliaduepuntozero

Leggere di notte

Una volta finito di studiare, amava leggere per diletto: le letture che faceva di notte acquistavano un’aura, un valore, una sorta di fascino misterioso che solitamente non appartenevano al giorno. Erano una cosa illecita, preziosa al di là di ogni previsione. In quei momenti, le sembrava di poter scivolare via dalla propria coscienza per entrare in quella dello scrittore… nei ritmi stessi della prosa di un altro. Senza corpo, senza peso, totalmente assorta, attraversava il paesaggio di un’altra mente scoprendola identica e al tempo stesso del tutto diversa dalla sua – una mente che la sorprendeva e la scuoteva, che l’allettava e la stimolava. Era un processo segreto ma non criminoso, né proibito – Marya avanzava con la cautela di un ladro, euforica, soggiogata, attraverso l’immaginazione di un altro, senza alcun rischio, senza alcun pericolo di essere punita. Più era tardi e si sentiva stanca, più grande, stranamente, era la sua capacità di concentrazione; non c’era niente in lei che opponesse resistenza, niente che si tirasse da un lato con atteggiamento dubbioso o beffardo; i libri che leggeva avidamente sembravano prendere vita attraverso di lei, grazie a lei, senza in pratica alcuno sforzo da parte sua. Pareva quasi che non contasse ciò che leggeva, o chi – Nietzsche, William James, le Bronte, Wallace Stevens, Virginia Wolf, Stendhal, i primi filosofi greci – l’esperienza della lettura era elettrizzante, assolutamente ipnotica, superiore a qualsiasi cosa avesse sperimentato prima d’allora.
[…] L’autentica personalità dello scrittore, pensava, era racchiusa in ciò che scriveva e non nella sua vita; era il paesaggio dell’immaginazione a rimanere, quello sì che era davvero reale. La vita pura e semplice era la buccia, l’interpretazione di un attore, a lungo andare trascurabile… Come era possibile considerarla altro se non il mezzo tramite cui determinate opere d’arte venivano trascritte…? L’idea la spaventava, la stimolava.

da *Marya*, Joyce Carol Oates, ed. e/o

*giuliaduepuntozero

Impressioni da Torino

Anche quest’anno, per il quinto di fila, non siamo riusciti a resistere alla tentazione della Fiera del Libro di Torino.
Anche quest’anno, ci sono andata due giorni, sabato per piacere, lunedì per lavoro.
Ecco un po’ di impressioni sparse.
Innanzitutto, gran ressa. Buon segno, per l’editoria italiana? Non so, forse sì, speriamo, anche se vedendo dove era concentrata la maggior parte della gente, non so. Un esempio fra tutti, stand della Feltrinelli: pile sterminate e in continuo rifornimento di Moccia, *Tre metri sopra al cielo* e *Ho voglia di te*. Ragazzine in coda allo stand della Fabbri per Melissa P. Mah.
Vuoto nei numerossimi stand di Regioni e Comuni, ma mi vien da domandare cosa ci stessero a fare.
Ogni anni cerco di fare il solito fioretto: compro solo libri veramente indispensabili: scontatissimi, o introvabili.
Dopo un’ora e mezza, ne avevo già comprati tre, quando Andrea ha sottolineato la mia media di acquisto, e mi son dovuta contenere.
Comunque, tutti acquisti giustificati:
*Equatore*, di Miguel Sousa Tavares, ed. Cavallo di Ferro: introvabile, chi l’ha mai vista in libreria questa casa editrice? E poi, Portogallo Paese ospite, io amante del Portogallo, glielo dovevo.
*Una famiglia americana*, di Joyce Carol Oates, Marco Tropea Editore: introvabile. L’ho visto una volta alla Feltrinelli, poi son quasi sicura che non ci fosse più, io amante della Oates. Glielo dovevo.
*The jasmine isle*, di Ioanna Karystiani, Europa Editions: avventura americana della grande casa editrice e/o (ne parlerò), scontato causa conoscenza dellespositore.
Insomma, converrete che erano tutti indispensabili.
Ogni anno, poi, cado nell’acquisto compulsivo del libro che mi chiama come se fosse indispensabile (appunto), e poi giace sul comodino per anni. Nel 2003 è stato *Underworld* di DeLillo, nel 2005 *Infinite jest* di David Foster Wallace, nel 2004 non ricordo, ma sicuramente ci sarà stato. Quest’anno temo che sia *Equatore*.
Ci sono rimasta un po’ male, come ogni anno, che non ci fossero grandi offerte e sconti fiera. Solo Andrea ha trovato un Meridiano Zero del vecchio cataloo al 50% (Robert Wilson, bellissimo in *Una piccola morte a Lisbona*). Lunedì, però, molti stand avevano il cartello 20% di sconto, ma non ho potuto usifruirne.
Come ogni anno, poi, sembra che a ogni stand che mi avvicino gli espositori tampinino solo me (mai Andrea). Stavo per cedere alla tentazione da Crocetti editore (autori greci, bellissimi, l’anno scorso ne ho preso uno stupendo), ma per fortuna hanno cercato di rifilarmi quello che avevo appena preso in inglese, e ho avuto la scusa.
Da ultimo, lunedì frotte di scolaresche, bambini anche piccolo, che bello.

*giuliaduepuntozero