Sen – Identità e violenza, appunti di lettura (Riunione 16 novembre) – di Antonio P.

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Cari amici,
per potermi destreggiare al meglio dentro questo testo così complesso, mi sono dovuto fare alcune note per non perdere gli argomenti più interessanti. Per quello che possono servire, ve le mando in anteprima sulla ns. riunione; magari qualcuno vuole aggiungerci altri collegamenti.
Ciao a tutti, Antonio

Amartya Sen – Identità e violenza

Appunti di lettura – ottobre 2006

Premessa: il libro è molto valido perché fa chiarezza su molti luoghi comuni che quotidianamente incontriamo nelle analisi politiche ed economiche del mondo attuale. La sua complessità e i collegamenti ad altri argomenti richiederebbero una discussione che probabilmente non può esaurirsi nel breve spazio di una riunione del GDL.

– Lo “scontro di civiltà” – il difetto della tesi di Huntington – i rapporti tra esseri umani differenti visti come rapporti tra civiltà differenti. Anche gli avversari del concetto di scontro di civiltà, se non superano la suddivisione univoca del mondo in base ad una sola classificazione, ne consolidano le basi intellettuali accettando di discutere sullo stesso terreno. (pag. 43 e 47 ). Ancora su questo concetto si veda a pag. 59.

– la religione come unico elemento di identità – gli esponenti del clero islamico pensati e trattati come portavoce ufficiali del mondo islamico, ignorando le convinzioni differenti esistenti all’interno dello stesso mondo che, con un tale approccio, sembrerebbe essere omogeneo e omogeneo non è. (pag. 14 -60 e 61)

– La religione di un individuo non deve essere necessariamente la sua identità esclusiva (pag. 16)

– Identità unica come mezzo usato da militanti settari per evitare qualsiasi altro collegamento per non raffreddare la fedeltà al gregge. (pag. 22)

– L’errore commesso dagli economisti nel classificare le persone ai fini di analisi sociale usando un metodo unico. ( pag. 26 )

– La tesi dell’identità comunitaria come elemento che diminuisce la ns. capacità di dubitare e interrogarci (pag. 38 )

– La democrazia non è solo un attributo dell’occidente (vedi a pag. 54 e 55 per India e Giappone)

– La fondamentale distinzione tra libertà culturale e eredità culturale: di forte attualità le considerazioni sull’importanza di un’istruzione scolastica non settaria “ I bambini, che hanno la vita davanti a loro, dalla scuola non devono ricevere in dono la piccolezza. (pag. 121 ) Vedi anche le polemiche a Milano sulla scuola islamica.

 

Antonio

 

Peyton Place

L’ultima lettura poco impegnativa che ho affrontato è stata *Peyton Place* di Grace Metaliuos. E’ stato ripubblicato quest’anno da Einaudi per festeggiare i (mi sembra) 50 anni della prima pubblicazione. Quando l’ho visto in edicola mi ha incuriosita, per la copertina e per la trama che parlava di cittadine americane (la mia passione). Poi mia mamma l’ha trovato nella libreria della nonna, nella prima edizione Longanesi degli anni 50. Insomma, sapore di antico.

Libro carino, scorrevole, soprattutto se si pensa a quando è stato scritto. Ho letto da più parti che ricorda Desperate Housewives, ed è un po’ vero, nell’atmosfera, nell’ambientazione in una piccola cittadina di provincia americana, nei segreti e negli scandali del paese. Ho letto solo il primo volume, in cui i personaggi sono ancora ragazzi, ma penso che continui fino alla loro maggiore età.

Ho letto anche che in quegli anni ha fatto scalpore, e leggendolo adesso l’idea fa un po’ sorridere. Però sicuramente è testimone del suo tempo.

E a proposito di cittadine americane di provincia e di anni passati, consiglio *L’uomo dal vestito grigio* di Sloan Wilson, edito da Einaudi. Da leggere, insieme a *Scandalo al sole* dello stesso autore.

*giuliaduepuntozero

Libri in tv: Milonga station – di Antonio P.

Cari amici del GDL, anche se alcuni ne saranno già informati, mi piace segnalare una bella iniziativa che, a partire dal 7 novembre, in seconda serata su RAI Tre sarà condotta da Carlo Lucarelli con il titolo di Milonga station.Un viaggio in dieci serate attraverso il mondo dei libri, tra classici e opere minori. Il percorso della trasmissione ruoterà attorno ad una parola chiave che diventerà il punto di partenza per un viaggio attraverso le pagine dei libri. Fra le altre cose, due attori leggeranno alcune pagine. Mi sembra stimolante l’ordine alfabetico delle parole chiave scelte per le 10 puntate: Amore, Anima,Bellezza, Clandestino, Eroe, Follia, Ideale, Libertà, Male, Tradimento.

Un saluto a tutti, Antonio

Breve storia dei trattori in lingua ucraina di Marina Lewycka

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Venerdì scorso è rimbalzato fino a me, Breve storia dei trattori in lingua ucraina di Marina Lewycka, un romanzo pubblicato nel 2005 in Inghilterra e tradotto in Italia immediatamente da Mondadori. L’ultimo rimbalzo fino a me l’ha fatto all’aeroporto di Londra per cui la copia nelle mie mani è in inglese: sono però (quasi) certo che anche la traduzione italian mantenga quanto di buono questo romanzo trasmette.

Arrivato a un terzo di lettura, posso dire che mi piace molto: la storia (Inghilterra, un signore 84enne, vedovo da un paio d’anni, di immigrazione ucraina post guerra mondiale, vuole a tutti costi sposare una ragazza di 40 anni più giovane, Ucraina, un po’ per amore, un po’ per donarle la cittadinanza di sua maestà); l’ambiente (nell’Inghilterra opulenta un ingegnere appassionato di trattori che vive in una casa circondata da orti e con le dispense piene delle conserve fatte dalla moglie che non sprecava niente, secondo la tradizione della vecchia Ucraina); i conflitti (fra il signore e le figlie; e fra le figlie); la voce (quella della figlia più giovane, impegnata socialmente e politicamente, con un passato di militanza politica a sinistra) che è in bilico fra ironia, sarcasmo, complicità con il lettore, pietà, compassione; narra con grande leggerezza una storia che in alcuni momenti riporta a noi la terribile vicenda dell’Ucraina degli anni ’30 e ’40. Quindi una storia tutt’altro che facile da narrare.

Niente buonismo
ma tanto sale sulle ferite, con leggerezza. Eppure, pagina dopo pagina amiamo questa famiglia, ridiamo fra frequenti momenti di tristezza; ci affezioniamo ai personaggi – il vecchio che ama i trattori su tutti. Per me è stata una vera – bella – sorpresa.
Pur nelle molte differenze: stilistiche, di portata del romanzo, di ambizioni (presunzioni?), La Breve storia… mi ricorda, per il tema ucraino ma anche per il modo di avvicinare storie tragiche della storia d’Europa (stalinismo e nazismo), il primo libro di Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata. Ovviamente è anche un libro sulle identità (nazionali, linguistiche – il vecchio parla un divertente inglese da ucraino – professionali, culturali, di consumo…) e sull’immigrazione.
Aggiungo solo che due libri essenziali per la narrativa calata nella storia del ‘900 e nelle terribili vicende dell’Ucraina sotto lo stalinismo e il nazismo sono quelli di Vassilj Grossman: Vita e destino (Jaca Book; in biblioteca a Cologno c’è; in libreria mi hanno detto che è praticamente irreperibile), e Tutto scorre, (Adelphi).

 

Kapuscinski un po’ deludente. Jack London e le belle promesse del libro di Amartya Sen – di Enrico M.

Ciao a tutti,
mi dispiace davvero di non aver preso parte alla discussione del 19 ottobre sul libro di Kapuscinski, In viaggio con Erodoto. Non so come mi sia sfuggita.
Peccato: ho letto con attenzione il testo ed avevo cose da dire… più dalla parte di chi ha espresso qualche delusione o perplessità che da quella che l’ha apprezzato. L’uso di Erodoto come guida nel mondo moderno non mi sembra una grande idea, né mi piace pensare che Erodoto possa essere esempio di vita, di professionalità, di rigore storico, meno che mai un esempio della contemporanea figura del reporter ecc…
Ma l’occasione di dire queste cose è ormai passata. Ora sto leggendo in contemporanea un libricino di J. London, Memorie di un bevitore (mi ci ha spinto la bellezza della copertina: un marinaio trasognato seduto sul molo, ed. Mastellone, 1954), ed il saggio di Amartya Sen (e spero di non saltare la riunione…), Identità e violenza: un capitolo di London, uno di Sen. Mi piace.
Ed una cosa posso già dire a proposito del libro di Sen che lo avvantaggia rispetto a Kapuscinski: sin dall’inizio ha vinto la mia diffidenza.
Mi capita cioè di iniziare un romanzo sempre concedendo all’autore un beneficio di inventario, mentre quando comincio un saggio sento di assumere un atteggiamento interiore di contrapposizione, di polemica: leggo qualcosa, una affermazione o una pagina, e le contrappongo subito le mie osservazioni, le critiche, i miei “no”…
Con il libro di Sen invece ho subito cominciato a collaborare.
Forse per via della quarta di copertina (…il mio primo contatto con l’omicidio avvenne all’età di undici anni…), forse per via della autoironia delle battute iniziali. E mi sento già in pieno accordo con lui…
Un saluto al gruppo
Enrico M.