Zen, la manutenzione della motocicletta, Pirsig intervistato dall’Observer

La scorsa settimana, L’Observer, il settimanale del Gurdian, ci ha fatto un regalo. Ha pubblicato un’intervista a uno dei miei (e di milioni di altri più o meno miei coetanei) autori mito: Robert Pirsig.
Sì, proprio l’autore de Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Di lui oggi si sanno pochissime cose: Tim Adams ci racconta un po’ della sua vita attuale, ma soprattutto ritorna sull’opera che lo ha reso così famoso. Pirsig, poi, che oggi ha 78 anni, ci spiega anche qualche particolare della sua biografia, così presente, in forma un po’ trasfigurata, nel suo grande libro.
Insomma una lettura che merita. Soprattutto per chi ha amato e ama le pagine della fantastica cacvalcata di Pirsig e di suo figlio Chris sulla motocicletta e alla ricerca della “qualità”.

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L’elenco dei gruppi di lettura italiani

Grazie al lavoro di Bianca V. di Cervia, abbiamo un bell’elenco dei gruppi di lettura italiani. Verrà Viene aggiornato via via che ci arriveranno arrivano nuove indicazioni. Usate i commenti!!.

I gruppi di lettura italiani, elenco aggiornato al settembre 2009 aprile 2010, a gennaio 2012,   ottobre 2012 5 novembre 2012. Ecco il file in pdf:

Elenco GdL novembre 2012

Per fare domande a Elena Ferrante – di Renza B.

Mentre continua il mistero su Elena Ferrante ( che ci auguriamo non essere il solito espediente commerciale…), segnalo che la trasmissione Fahrenheit ( radio tre, dalle 15 di ogni giorno)  offre la possibilità di porre domande alla scrittrice per e-mail.  Attraverso una serie di passaggi-suppongo segreti- le domande verranno inoltrate alla Ferrante (che risulterebbe  perciò avere una sua realtà ” autonoma” ) , la quale risponderà di persona.
L’ indirizzo e-mail della trasmissione è fahre@rai.it

Renza

Amartya Sen, un testo necessario – di Renza B

Molto bella, questa discussione sul libro di Sen, Identità e violenza. Discussione in cui mi immetto, anche se non ho partecipato alla discussione collettiva, per motivi non certo di cattiva volontà, ma logistici, poichè abito lontano da Cologno Monzese (di cui invidio davvero la biblioteca ).

In premessa, mi preme annotare il fatto che io ho trovato il libro in questione eccezionale, non tanto per ciò che afferma e per la linea che indica, quanto perchè non si esaurisce nel solo atto di lettura. A me pare – se si può usare un ‘ immagine un po’ “blasfema”- che agisca come un microclip e resti nella mente e nell’uanimo del lettore, sviluppando domande e ampliando la conoscenza che pareva essersi esaurita con la fine del libro. Mi sembra, il testo di Sen, un caleidoscopio che mostra sempre nuovi aspetti e nuove prospettive.
Dico tutto ciò perchè moltissimo ci sarebbe da considerare, ma per ovvi motivi (tra cui quello di non uccidere gli eventualilettori), concentro il mio ragionamento su alcuni punti e pazienza se esso potrà risultare monco.

Questa riflessione di Luca

“nel costruire la nostra identità in dialogo e non in guerra con le altre identità; nel farne un’occasione di arricchimento per tutti, uguali e diversi; nel diritto di ognuno a “costruirsi” le sue radici, a trovare i suoi fratelli, senza per questo essere “nemico” delle radici e dei fratelli degli altri. Detto in altre parole (che riecheggiano nostre precedenti letture): il pensiero debole o il relativismo o il pluralismo potrebbero non essere la risposta migliore al fondamentalismo delle identità uniche o totalizzanti. La risposta è solo in un pensiero dialogico”

coglie a mio parere il nodo di quella parte della visione di Sen per cui l’ identità deve essere scelta e non quindi imposta o trasmessa. La visione dell’autore è in sintonia con la sua idea di libertà: in un clima di libertà è auspicabile che le scelte, anche identitarie, siano il frutto di una volontà . Ma a quale reltà egli sta pensando, o meglio, dove è possibile questa libera scelta identitaria? Certo, non nella concezione comunitarista che egli respinge con grande e condivisibile decisione (e qui sarebbe importante riflettere sul comunitarismo che si sta facendo strada anche in Italia…) . Probabilmente, il suo discorso è teleologico, il discorso di chi sta additando una prospettiva ad una umanità un po’ allo sbando.
In sostanza, in un futuro allargato geograficamente e culturalmente, egli ci suggerisce l’immagine di un cammino delle nostre vite individuali, in cui alternativamente e senza rigidità, ci si accompagna a persone simili a noi per categorie diverse di volta in volta (una volta siamo donne, una volta lettrici, una volta amanti del camminare ecc).

Nessuna delle nostre identità deve diventare una connotazione rigida. Mentre trovo molto importante il fatto che le identità siano scelte ( perchè la scelta implica anche i dissidi interiori, i conflitti e le risoluzioni che- soli- sono garanzia di convinzione), il dubbio sta nella prospettiva di superare i conflitti esterni, contro i “nemici”, espressione di altre identità. Siamo sicuri che basti questo per superare i conflitti ? Siamo sicuri che il fondamentalismo ( di ogni tipo ) sia scalfibile? Me lo auguro di cuore, ma , a volte, quando mi scopro irritata con chi non apprezza un libro che io amo, penso che il cammino sia ancora lungo.

Il pensiero di Sen è utopico, di quella utopia necessaria alla vita, un tempo ambito della politica e che essa ha oggi tragicamente abbandonato per ripiegarsi in quell’immmanenza autocelebrativa che tanti danni sta creando. Per questo è un testo necessario.
Cordiali saluti
Renza B.

Elena Ferrante, un mistero letterario – di Anna R.

Ciao a tutti,
ieri su “L’Unità” è uscito un articolo curioso su un mistero letterario italiano: quello della vera identità di Elena Ferrante, autrice de “L’amore molesto” e “I giorni dell’abbandono”. Negli scorsi anni si erano già avanzate ipotesi sul fatto che dietro E. Ferrante (che nessun giornalista ha mai incontrato) si celasse un uomo e – fra i possibili candidati – si era nominato D. Starnone, il quale però aveva smentito in modo netto ed anche seccato.
Ecco qui l’articolo che riprende la questione chiamando in aiuto addirittura un computer che compara alcuni elementi delle due scritture. Computer a parte, la questione mi intriga perchè i libri di E. Ferrante, che ho amato molto anche nella scrittura, mostrano una visione davvero “femminile”. Che cosa spinge un autore a nascondersi dietro un altro, di sesso diverso ? E’ un gioco, un modo di accrescere la curiosità, il bisogno di far dire a qualcun altro ciò che non si vuole dire in prima persona ? Rilancio l’interrogativo e anche E. Ferrante come possibile futuro autore da leggere insieme, con il suo ultimo libro appena uscito “La figlia oscura”.
Anna

P.S: dimenticavo: un plauso ai bibliotecari che hanno voluto con tenacia l’incontro di ieri sera con i gdl spagnoli su Marcovaldo, per teleconferenza. La voglia di condividere la lettura ha superato le barriere spaziali e linguistiche: è stata una serata speciale.
Grazie

Anna

Pensieri a caldo su Sandro Veronesi, Caos calmo – di Anna R.

Cari amici
due righe a caldo sul libro di Veronesi che sarà uno dei prossimi in discussione al gdl. Innanzitutto l’ho letto in un battibaleno, complice qualche viaggio in metrò, indice del fatto che la scrittura è scorrevole e la vicenda narrata in prima persona coinvolge e scorre. Il protagonista che, a seguito di una vicenda personale tragica, si ferma e osserva se stesso e ciò che lo circonda compie  un’azione di cui tutti, o quasi tutti, abbiamo sentito il bisogno.
E’ come se Piero, improvvisamente, riuscisse a vedere al di là della pura apparenza e desse diverso valore alle persone e alle cose suggerendo al lettore delle riflessioni sul nostro modo di vivere (in particolare in una grande città), tutto spinto al possesso, all’esteriorità e che fagocita, banalizza e appiattisce anche le esigenze di spiritualità e di profondità delle persone (vedi new age, psicologia più o meno spicciola etc.).