Buon anno di letture a tutti!

Deep study, originally uploaded by qwurky.

ciao ciao

*luiginter

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I libri più venduti nel 2006 secondo la classifica di Repubblica

Sull’Almanacco dei libri di Repubblica viene oggi riportata la classifica dei libri più venduti nel 2006.
Mi pare si possa dire che qualche titolo interessante si trovi. Per esempio Gomorra di Roberto Saviano. Lo leggeremo presto in alcuni dei gruppi di lettura di Cologno, Cervia e lo hanno gà letto a Chieti.
Sicuramente attenzione merita anche il fenomeno di Il cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini: un caso letterario costruito sul passaparola, un libro divenuto un successo non per operazioni di marketing letterario tradizionale. Pare sia anche veramente un buon libro: me lo hanno raccomandato parecchie persone.
Nella classifica ci sono anche tre Camilleri e La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani. Terzani è un altro fenomeno interessante del mercato editoriale: temi non semplici da affrontare che probabilmente però hanno la forza di attrarre pubblici diversi, un interesse che sicuramente non può essere liquidato con semplicistiche definizioni (per esempio quella di una nuova via italiana alla new age).
Per ora non ho letto nessuno dei libri della classifica.

Call me by your name

Leggo sull’Espresso che è in uscita in USA un libro particolarmente interessante. Si tratta di Call me by your name scritto da un famoso critico letterario. La storia, ambientata in Liguria, narra della passione tra due ragazzi: il figlio di un professore universitario e un accademico invitato a trascorrere le vacanze in Italia con la famiglia dell’intellettuale. Il tema del libro è il desiderio, in particolare “il desiderio che è in noi, e non è necessariamente riferito all’altro. Piuttosto l’altro rappresenta la promessa di un avvicinamento alla soddisfazione di questo bramare. Il romanzo, attesissimo negli Stati Uniti, sarà pubblicato in italiano da Guanda.

*Lapilli*

Gianmaria Testa

Il grande Jean Claude Izzo di cui tanto parliamo ha avuto il merito, fra l’altro, di farmi conoscere dell’ottima musica, Miles Davis con *Sketches of Spain* e Abdullah Ibrahim fra tutti.

L’ultimo, però, è Gianmaria Testa, anche questo citato spesso nei libri di Izzo.

Ho preso un suo album, *Il valzer di un giorno*, e l’ultima traccia è dedicata proprio a lui, tratta da una poesia del poeta marsigliese:

Con Jean Claude Izzo ci siamo indovinati prima ancora di conoscerci.

Lui attraverso le mie canzoni, io grazie ai suoi romanzi e alle sue poesie.

Ho appena avuto il tempo di capire che, per una volta, tutto corrispondeva…

PLAGE DU PROPHETE

Plage du Prophete, a Marseille

ils se sont arretes.

D’abord la fille aux jeux gris verts

des mers du Nord

et au sourine muri sur les berges du Nil

L’ami en suite

le poete des Hauts Pays

attentif aux murmures des passeurs

sur les sentiers arides des exils

Le plus age eufin

homme aux semelles de vent

tantot Afghan, tantot Mongol

porte par des mondes d’hier entrevus

Plage du Prophete

ils out porte leurs pas

vers le soleil couchant

Une vague est venue lecher leurs peds

Benediction du Prophete

Prophete anonyme

de ceux qui croient

aux verites de la beaute.

Plage du Prophete

Du Prophete

Jean Claude Izzo

7 janvier 2000

*giuliaduepuntozero

Racconti, facciamo un elenco di quelli “da non perdere”

In un bel commento al post precedente dedicato ai racconti, Rita ci segnala alcuni racconti esemplari che esprimono bene le caratteristiche essenziali di questa forma narrativa. Mi sembra un bel modo di procedere.

Scrivete qui i titoli di racconti che vi sembrano particolarmente belli. Compiliamo una specie di antologia dei racconti da non perdere.

*luiginter

I racconti, la forza delle “cose che vengono lasciate fuori”.

In queste ultime settimane, su questo blog, ma anche in alcune conversazioni con amici o conoscenti, si parla molto di racconti. Anche nell’elenco dei libri migliori letti nel 2006 (l’elenco lo trovate qui; per scrivere i vostri libri più belli del 2006, andate invece qui) sono presenti molti volumi di racconti.

Mi piacerebbe avviare un gruppo di lettura – magari anche a distanza, usando il blog – dedicato ai racconti.
Spesso la scrittura, nei racconti dei grandi, si avvicina alla perfezione. In un saggio dei primi anni Ottanta, Raymond Carver ha scritto:

Mi piace quando nei racconti c’è un senso di minaccia. Credo che un po’ di minaccia sia una cosa che sta bene, in un racconto. Tanto per cominicare, fa bene alla circolazione. Ci deve essere della tensione, il senso che qualcosa sta per accadere, che certe cose si sono messe in moto e non si possono fermare, altrimenti, il più delle volte, la storia semplicemente non ci sarà. Quello che crea tensione in un racconto è, in parte, il modo in cui le parole vengono concretamente collegate per formare l’azione visibile della storia. Ma creano tensione anche le cose che vengono lasciate fuori, che sono implicite, il paesaggio che è appena sotto la tranquilla (ma a volte rotta e agitata) superficie del racconto.

Ecco, la chiave della forza dei racconti mi sembra stia proprio in quelle cose che vengono lasciate fuori, che incombono sulle parole dette e i fatti raccontati e ci lasciano un segno in cancellabile.

Il saggio di Raymond Carver da cui è tratta la citazione è On writing ed è stata inclusa da Einaudi (Stile libero) ne Il mestiere di scrivere.

*luiginter