lettori senza età

Stanno cominciando le celebrazioni per i 100 del giornalino di Gianburrasca. Approfitto modestamente anch’io per invitare caldamente chi ancora non si è avvicinato a leggere i cosidetti libri per ragazzi. Harry Potter ha un po’ sdoganato il genere e avvicinato i confini, ma non abbastanza. E non c’è solo il fantasy che può accomunare piccoli e grandi lettori. Sarà perché quando ero piccola io non c’era molta scelta, adesso sto recuperando terreno. E sapete cosa vi dico: non sono mai rimasta delusa. Ci sono quei periodi in cui hai magari finito un gran bel libro e hai paura di sporcarti la bocca con qualcosa non all’altezza. Allora io ho due soluzioni: o rileggo qualche Simenon (Maigret o no) o altrimenti prendo un libro per ragazzi. Di recente ho letto Quando sono diventato scrittore e mio fratello ha imparato a guidare (Salani) e poi bellissimi tutti i libri di Walter Moers. L’ultimo, La città dei libri sognanti, non può mancare a chi ama leggere. Poi mi vengono in mente le grandi scrittrici come Bianca Pitzorno, Silvana Gandoldi, Astrid Lindgren (sto rileggendo il mitico Emil il terribile) e il grandissimo Roald Dahl. Ci sono libri ben scritti, fantasiosi, intrigante, divertenti o anche che ti fanno rivivere, a volte con sofferenza, la tua adolescenza. Sanno dare insomma emozioni incredibili. Che spesso non trovo nei libri cosidetti per adulti. Che io sia una lettrice mai cresciuta?

La quarta di copertina scrivetela voi

Ne abbiamo parlato qui negli ultimi giorni e da quasi tutti gli interventi è emerso che il risvolto di copertina non viene letto. E’ una terra di nessuno, come si diceva (tutti ci passano, nessuno si sente a casa). L’idea è invece che quello spazio torni a essere di tutti, cioè dei lettori. Per dirsi quello che gli editori non scrivono (e cioè magari che quel libro fa dormire già alla seconda pagina, che lo stile di quell’autore è sciatto e via dicendo). Come diceva egolector nel suo intervento, una volta le quarte di copertina erano un vero e proprio genere letterario. Vi invito quindi a sbizzarrirvi, scrivendo qui le vostre impressioni sul libro che avete appena finito. Per questioni di chiarezza, osservate solo queste 2 regole: 1) scrivete prima la quarta dell’editore, specificando titolo, autore ed edizione. 2) scrivete la vostra, tentando di stare entro le 10/15 righe (altrimenti che quarta è?).

Qui sotto trovate un esempio:

Questa è la quarta di copertina del libro Il messaggio dell’imperatore,  di Franz Kafka,  edizioni Adelphi, Piccola Biblioteca 113-114:

Il messaggio dell’imperatore è la prima e la più celebre raccolta di racconti di Kafka che sia apparsa in Italia. Il volume contiene i seguenti testi: la condanna; la metamorfosi; il nuovo avvocato; un medico condotto; in galleria; una vecchia pagina; sciacalli e arabi; una visita nella miniera; il prossimo villaggio; il cruccio del padre di famiglia; undici figli; un fratricidio; un sogno; una relazione accademica; nella colonia penale; primo dolore; una donnina; un digiunatore; Josephine la cantante; la costruzione della muraglia cinese; intorno alla questione delle leggi; lo stemma della città; delle allegorie; la verità su Sancho Pancha; il silenzio delle sirene; Prometeo; il cacciatore Gracco; il colpo contro il portone; un incrocio; il ponte; piccola favola; una confusione che succede ogni giorno; il cavaliere del secchio; una coppia di coniugi; il vicino; la tana; la talpa gigante; indagini di un cane;

“L’imperatore” così dice la leggenda – ha invitato te, singolo individuo, miserabile suddito, ombra minuscola fuggita dall’abbagliante sole imperiale nelle più remote lontananze, proprio a te ha inviato un messaggio dal suo letto di morte”. Franz Kafka

Traduzione di Anita Rho

Io l’avrei scritta così:

Il messaggio dell’imperatore è un libro di racconti. Scrive Kafka nei Diari (Mondadori, 1953) a proposito di Mosè:

“Il fatto che egli giunga a vedere la Terra Promessa soltanto alla vigilia della morte non è credibile. Questa suprema prospettiva ha un unico senso, quello di rappresentare fino a qual punto la vita umana sia un istante imperfetto: imperfetto perché questa specie di vita (l’attesa della Terra Promessa) potrebbe durare indefinitamente senza che ne risultasse mai qualcosa di diverso da un istante. Mosè non raggiunse Canaan non perché la sua vita fu troppo breve, ma perché era la vita di un uomo“.

Franz Kafka (Praga 1883, Vienna 1924). Opere principali: Meditazione (1908); la condanna (1913); la metamorfosi (1915); nella colonia penale (1919); Lettera al padre (1919); escono postumi i tre romanzi scritti nel decennio  1912-22 e rimasti incompiuti: Il castello (1922); Il processo (1925); America (1927); tra il 1910 e il 1923 escono le prime edizioni dei Diari.

Un libro per il giorno della memoria

Per il Giorno della memoria (ritardo di qualche ora ma fa nulla), segnalo: Milena, L’amica di Kafka di Margarete Buber-Neumann (Adelphi). L’autrice (della quale abbiamo parlato tempo fa), moglie di un uomo politico comunista, finisce in un campo di concentramento sovietico nel 1937, e nel 1940 consegnata dalla polizia sovietica alla Gestapo. Viene internata a Ravensbruck dove conosce Milena Jesenska, la donna che Franz Kafka amò e alla quale scrisse lettere d’amore meravigliose. In questo libro Buber-Neumann narra la vita di Milena; una vita ricca di vicende, attività, coraggio, fino alla resistenza contro i nazisti dopo l’occupazione della Cecoslovacchia: venne arrestata e nel 1944 morì nel campo di concentramento.

E voi avete qualche consiglio di lettura per il Giorno della memoria? Scrivetelo qui.

Vasilij Grossman, per nominare gli orrori del Novecento

Dopo averci girato intorno per un po’ – almeno un paio d’anni – ho finalmente affrontato Vasilij Grossman. Non Vita e destino, il suo libro più ambizioso, monumentale affresco della Russia a cavallo fra la guerra di sterminio da parte dei nazisti in Unione Sovietica e le purghe staliniane.
Sto invece leggendo Tutto scorre (Adelphi): attraverso gli occhi e i ricordi e le vicende di Ivan Grigor’evic, che torna dalla prigionia in Siberia, subito dopo la morte di Stalin, vediamo l’Ucraina dello sterminio dei Kulaki, il processo ai medici ebrei, il terrore e la sofferenza dei campi siberiani, le complicità, le paure, le bassezze di chi si è salvato dall’arresto e dalla deportazione. La costruzione del totalitarismo sovietico da parte di Lenin.

Grossman è uno degli scrittori di cui parla Tzvetan Todorov in Memoria del male e tentazione del bene (Garzanti). Grossman morì nel 1964 senza sapere se i suoi scritti sarebbero mai stati pubblicati. Tutto scorre lo sarà nel 1970, Vita e destino nel 1980, in occidente.
Come ci ricorda Todorov (il cui libro ho citato più volte e mi sembra una lettura decisiva per capire il secolo dei totalitarsmi), Grossman sentiva a lui vicino Cechov, che ha portato alla letteratura russa un “nuovo umanesimo centrato sulle idee di libertà e di bonta”.
Centrale per le riflessioni di Grossman è l’elogio della bontà opposto alle dottrine del bene, che pongono al vertice dei valori un’astrazione e non gli individui.

Letture fuori tempo?

Siamo “meticci”.L’identità (monolitica) che non c’è.

Ho letto questo libro alla sua uscita,nel 2004 e lo propongo a chi ha apprezzato “Identità e violenza”di Amartya Sen:

“Eccessi di culture” di Marco Aime.  Aime è un viaggiatore, antropologo, esperto del Maghreb. Il suo libro, materialmente un libretto di non molte pagine, anche lievemente ironico e perciò saggio, ci dice quello che già sappiamo e cioè che non abbiamo una sola cultura, una sola identità. Siamo “meticci”. Per fortuna.