“Tenersi la mano nel sonno”, Kevin Canty

Oggi vorrei parlare di un libro che non ho letto, ma ne ho appena sentito parlare e ho l’idea di correre in libreria a comprarlo.

Ne parlavano a *Dispenser*, il programma di RadioRai2, stasera, sottolineando innanzitutto la bellezza del titolo: *Tenersi la mano nel sonno*. E’ vero, molto poetico. La lettura di un brano mi ha convinta ancora di più.

Mi sono informata sul sito della minimum fax, dove c’è una bella recensione dell’editor Martina Testa, che descrive così la scrittura di Canty:

Canty è uno scrittore di boschi, di mari d’inverno, di fiumi. Non è uno scrittore di città, non è uno scrittore newyorkese, non è uno scrittore che frequenta gli uffici, le metropolitane, i locali notturni o i salotti letterari; è uno scrittore che vive nel Montana, ascolta (e probabilmente suona) il blues e adora andare a pesca. Questo non significa che scriva noiosissimi racconti bucolici, lenti e privi di dramma. No, no: Canty è uno che scrive di fidanzate investite dagli autobus, zie ex tossiche con una insaziabile passione per i nipoti tatuati, quattordicenni rimaste incinte e ragazzine punk che si innamorano di uno sconosciuto su una sedia a rotelle.

Il richiamo a Carver (anche solo per il fatto che sono entrambi pubblicati da minimum fax) è semplice. Come continua Martina Testa:

Canty è un maestro della condensazione: riesce a riassumere intere scene in pochissime parole, in frasi brevissime, o semplici successioni di sostantivi e aggettivi. […] Canty procede così, per ellissi, per pennellate istantanee, per pure e semplici evocazioni; poi ogni tanto la storia si ferma, si scioglie in un istante molto più lungo degli altri, e il più delle volte non è propriamente un istante in cui succede qualcosa […]: quando la storia si ferma, si ferma per farci uscire in terrazza a guardare il riflesso della luna sul torrente, o per farci sentire l’odore di pomodoro e aglio su un piatto di spaghetti fumanti, il sapore di una barretta al cioccolato che si scioglie, o per farci guardare negli occhi, appunto, un cervo che esce per un attimo dal bosco.

Insomma, premette molto molto bene.

*giuliaduepuntozero

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