La cucina color zafferano, Yasmin Crowther

Si fa un gran parlare de *Il cacciatore di aquiloni*, vorrei quindi consigliare un altro libro che ho trovato abbastanza simile, e apprezzato ancora di più.
Si chiama *La cucina coloe zafferano*, di Yasmin Crowther, edito da Guanda.
Due le protagoniste: madre e figlia. Maryam, la madre, di origine iraniana, sposata con un Inglese e trasferita a Londra, perde la sorella, che non vede da tanti anni. Sara, la figlia, perde il figlio che sta aspettando.
I due episodi sconvolgono Maryam, che parte per ritrovare se stessa nel lontano e mai dimenticato Iran. Da qui parte il suo viaggio fra i ricordi e le realtà della sua terra, rivelando man mano un passato mai dimenticato. Il viaggio servirà poi alle due donne per riavvicinarsi e conoscersi di più.
La storia è dolce e commovente; la scrittrice ti trascina fra Londra e Iran, e soprattutto le parti del libro ambientate le suo paese d’origine hanno un fascino particolare.
Anche questo libro mi è stato consigliato da mia mamma, e ha conquistato entrambe!

*giuliaduepuntozero

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Di corsa, dentro a un libro

Mi è capitato di recente di dover leggere  un libro di 200 pagine in 24 ore. Non pensavo, ma ne vale la pena, vi invito a farlo. Prendetelo come un gioco, che però per funzionare ha delle regole. E’ permesso solo assolvere alle funzioni vitali primarie. Per il resto, solo il libro. Mattino, pomeriggio, sera. Senza soluzione di continuità. Come su uno scivolo.

Dovete però avere la fortuna , come è capitato a me, che il libro sia bello (nel dubbio, fatevi consigliare, 24 ore non passano così alla svelta).

 

Comincia così: dopo le prime trenta pagine, iniziate ad avere voglia di fermarvi, vi sentite un po’ stanchi. Non fatelo. Lì inizia il bello: via via che proseguite, entrate nel libro. Dialoghi, personaggi, atmosfera ma soprattutto, il ritmo. Come camminare di fianco a qualcuno: piano piano, il passo si uniforma, il respiro si sincronizza e la fatica diminuisce, anche se c’è. Quindi, da qui fino alla metà, calibrate le forze e non accelerate. Lasciatevi trasportare, come un legno nella corrente.

 

Se vi piace quello che state leggendo, è un’esperienza elettrizzante. Senza accorgervene, iniziate a pensare come i protagonisti della storia, siete dentro, al centro del libro. Qui, a seconda di come vi trovate, se la trama è avvincente o noiosa, potete fare il punto della situazione. Se vi state divertendo, procedete spediti. Se state sbadigliando, rallentate l’andatura. Leggete in modo più distratto. Con più leggerezza. Tendendo l’orecchio a quello che vi sta intorno. Ma non fermatevi per nessun motivo, spezzereste il ritmo. Se vi siete mai allenati, sapete che funziona allo stesso modo.

 

Poi, di colpo, siete oltre la metà. Via, inizia la discesa, le pagine corrono. Qui potete anche concedervi degli scatti e delle pause, perché si arriva alla fine in un attimo. Potete anche perdere tempo a rileggere le pagine che vi piacciono di più, manca poco e si sente.

 

Ultime venti pagine: iniziate a rallentare, tra poco vi aspetta il distacco, il taglio netto, l’abbandono: non fatevi sorprendere.

Ultima pagina: sollievo e frustrazione. Solo un giorno, ma è tantissimo. I personaggi sono tutti lì. E voi lì con loro. Finisce bene o male, non è più lì il punto. Lo sapete già che non li rivedrete mai più, o se capiterà, non li riconoscerete, non con gli occhi della prima volta. Quindi, lentamente, leggete le ultime righe e poi staccate il respiratore.

E’ finito, siete soli.

 

 

Siamo salpati da Napoli…

“Gomorra” di Roberto Saviano è stato il libro su cui ha discusso venerdì scorso il nostro GdL casalingo: serata di tempesta improvvisa a Milano, adatta al tema che inevitabilmente scuote il lettore.

Mi è sembrato un incontro diverso dal solito. C’è stata un po’ di reticenza all’inizio, forse perchè in questo contesto non è facile trovare delle parole per dire, forse perchè le emozioni smosse da Saviano sono molteplici e disomogenee. Molti non erano arrivati alla fine, data la sua “densità” e quindi la concentrazione necessaria alla lettura, non sempre compatibile con i mille impegni di ognuno, soprattutto di chi oltre a lavorare fa anche la mamma o il papà. Una voce, di solito abbastanza riservata, si è levata per sottolineare invece che la sua è stata una scelta di non proseguire. Mai come questa volta il libro è stato un punto di partenza, un pretesto per poi parlare di noi, in modo esplicito o implicito, ognuno secondo il proprio essere.

E Napoli è diventata Milano e le guerre tra clan le viviamo anche al nord, magari senza kalashnikov e morti ammazzati, ma nella quotidianità dell’incontro con lo straniero, col diverso, con quello che ci sembra un delinquente e quindi fa paura. E la legalità spesso la freghiamo anche noi, pur senza spacciare o ricattare o sentirci criminali.

Ci si è chiesti che fare, concretamente, per cambiare il marcio in cui siamo immersi. Non mi sembra siamo arrivati a conclusioni, ma il dibattito è stato molto acceso, a volte con posizioni radicalmente differenti. E’ stata forse l’occasione per conoscere un po’ di più noi stessi, e i compagni di questo avvincente percorso di lettura. 

Falling man, Don DeLillo


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Originally uploaded by TomVu

Scopro per caso sul New York Times che sta per uscire il nuovo libro di Don Delillo, negli USA. *Falling man* è il titolo, e, attenzione attenzione, è un romanzo sull’undici settembre. Scrive il New York Times:

Though the sensibility and prose are echt DeLillo, “Falling Man” is not necessarily the 9/11 novel you’d expect from the author of panoramic novels that probe the atomic age (“Underworld”) and the Kennedy assassination (“Libra”) on the broadest imaginable canvas, intermingling historical characters with fictional creations.

E’ la storia di Keith, avvocato quarantenne, sopravvissuto alla tragedia, della sua ex moglie Lianne, e del loro tentativo si ricostruire una vita dopo quello che è successo.
Il romanzo inizia così:

It was not a street anymore but a world, a time and space of falling ash and near night. He was walking north through rubble and mud and there were people running past holding towels to their faces or jackets over their heads. They had handkerchiefs pressed to their mouths. They had shoes in their hands, a woman with a shoe in each hand, running past him. They ran and fell, some of them, confused and ungainly, with debris coming down around them, and there were people taking shelter under cars.

The roar was still in the air, the buckling rumble of the fall. This was the world now. Smoke and ash came rolling down streets and turning corners, busting around corners, seismic tides of smoke, with office paper flashing past, standard sheets with cutting edge, skimming, whipping past, otherworldly things in the morning pall. […]

*giuliaduepuntozero

La macchina da fottere

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Sono bambole gonfiabili. Le produce la Orient Industry Factory di Tokyo, che poi le distribuisce nel mercato internazionale. Corpo, viso e capelli a scelta, da un minimo di 1.150 dollari per il modello base, a cifre che possono superare i 5000 dollari per le versioni iperrealistiche con la pelle in latex.
La notizia è vera. Ma c’è un racconto di Charles Bukosvski che s’intitola La macchina da fottere e che sembra proprio ambientato lì. E’ la storia di un tale che va in un negozio di bambole gonfiabili e scopre che esiste un modello animato. Il titolare del negozio spiega che quel particolare tipo di bambola geme, si muove e, insomma, dà più soddisfazione di una di bambola ordinaria. Dopo varie domande al venditore e con qualche perplessità, il protagonista del racconto si decide infine a provarla. Ed è costretto ad ammettere che fare l’amore con quella macchina da fottere è meglio che farlo con una donna in carne ed ossa. Il raaconto è nella raccolta Storie di ordinaria follia.

Giallo su giallo, Gianni Mura

Ne hanno parlato tanto, e la presentazione mi ha decisamente attratta subito: un giallo ambientanto nel mondo del ciclismo _lo sport più bello del mondo_, più precisamente al Tour de France. Per di più, narrato in prima persona da Gianni Mura, nella finzione letteraria prima principale indiziato, poi spettatore, poi inconsapevole deus ex machina dell’azione.

Il mio giudizio: come giallo in sè, lascia qualche perplessità. Un po’ deboluccio, un po’ scontato nel finale (non per vantarmi, ma l’avevo capito da molto chi era l’assassino…), psicologia dei personaggi poco approfondita.

Però… Però si ha l’opportunità di entrare nel mondo del ciclismo guidati dalla valida mano di Gianni Mura. E nel libro si trova tanto, tanto Tour de France, visto dagli occhi di chi veramente lo conosce e lo ama, grazie ai suoi aneddoti e alla scelta di inserire in ogni capitolo un articolo che scrisse nel 2005 per Repubblica, rimaneggiandoli, ovviamente. E c’è anche tanta, tanta cucina francese, da far venire l’acquolina in bocca e la voglia di prender nota dei ristoranti e dei menu citati da Mura.

Lo consiglio assolutamente agli appassionati di ciclismo, e sarà anche una divertente occasione per mettersi alla prova e indovinare chi sono i personaggi che Mura ha mascherato con nomi fittizi.

Azzeccata la dedica

A mio padre Antonino, maresciallo dei Carabinieri, che negli anni ’60 i giornali definirono “il Maigret della Brianza”

se si considera che il detective si chiama, guarda caso, Jules René Magrite. Del suo quasi omonimo commissario, Magrite dice:

“Seriamente, in che rapporti si sente con Maigret?”
“Lo vedo come una sorta di coinquilino. Mi piacciono le sue storie, quella sua aria da orso ostinato. Però è cambiato tutto.”
“E Simenon?”
“Un grandissimo puttaniere che scriveva divinamente.”
“Non le manca la sintesi.”
“E’ la lezione di Simenon.”

*giuliaduepuntozero

Gli uomini (giovani) non leggono

La ricerca in questione è stata presentata alla Fiera del Libro dal dipartimento di scienze Sociali dell’Università di Torino  a cura dei professori Lorenzo e Maria Grazia Fischer e dice che:

  • Dal ’97 a oggi la percentuale degli studenti che non ha letto nemmeno un libro durante l’anno è passata dal 5,1 al 9,5 per cento
  • Le ragazze leggono di più, i ragazzi – secondo le loro dichiarazioni – fino a 10 anni fa leggevano discretamente fino a 18 anni (ma l’estratto da cui ho preso i dati non dice quanto), mentre ora a 15 anni rinuncia.

Vi sembra plausibile? Sarebbe interessante conoscere l’opinione degli addetti ai lavori (bibliotecari, assidui dei gruppi di lettura, insegnanti e bibliofili di tutte le specie) che frequentano questo blog. Ma allora Calvino aveva torto quando diceva:

La gioventù comunica alla lettura come a ogni altra esperienza un particolare sapore e una particolare importanza; mentre in maturità si apprezzano (si dovrebbero apprezzare) molti dettagli e livelli e significati in più.

No, io rimango dell’idea che avesse ragione e leggere da giovani dà emozioni irripetibili. E’ interessante anche dare un’occhiata alla top ten dei libri più letti dai giovani nel ’97:

  1. Fred Uhlman L’amico ritrovato
  2. Hermann Hesse Siddharta
  3. Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal
  4. Susanna Tamaro Va’ dove ti porta il cuore
  5. Christiana F. Noi, i ragazzi dello zoo di berlino
  6. Alice Alice e i giorni della droga
  7. Italo Svevo La coscienza di Zeno
  8. Giovanni Verga I Malavoglia
  9. Jane Austen Orgoglio e Pregiudizio
  10. Primo Levi Se questo è un uomo

E ora i primi dieci libri letti dai ragazzi nel 2007:

  1. Federico Moccia tre metri sopra il cielo
  2. J.K. Rowling Harry Potter (tutta la saga)
  3. Dan Brown Il codice da Vinci
  4. Federico Moccia Ho voglia di te
  5. J.R.R. Tolkien Il signore degli anelli
  6. Niccolò Ammaniti Io non ho paura
  7. Christopher Paolini Eragon
  8. Fred Uhlman L’amico ritrovato
  9. Primo Levi Se questo è un uomo
  10. Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray

Allora, la prima cosa che salta agli occhi è: crollo dei classici (a parte Primo Levi e se volete mettercelo in termini di gradimento, Uhlman), fantasy e noir in pole position e poi c’è Moccia (che davvero merita un discorso a parte per pubblico e linguaggio).

La domanda quindi è: non pensate che la qualità della lettura si sia abbassata? O vale tutto? Ed è vero che i Clash cantavano negli anni Settanta the people must have something got to read on sunday ma non credo si riferissero a Moccia…