un esempio concreto di “true crime”

Certamente anche IL DESERTO DELLE MORTI SILENZIOSE, pubblicato da La nuova frontiera, appartiene al genere dei romanzi – verità o ai docu-romanzi.

ALICIA GASPAR DE ALBA era tra le scrittrici presenti quest’anno alla Fiera del libro di Torino, nella sezione di LINGUA MADRE, una cicana, cioè una scrittrice di origine messicana che scrive in lingua inglese.

La cultura cicana è ritenuta una cultura di serie B, indegna sia per il Messico che per gli Usa, perchè per questa sua duplicità per gli uni e per gli altri è come se uno svendesse all’altro lingua e tradizioni. Comunque Alicia è docente di letteratura cicana in una università californiana e, ad un certo punto della sua vita, ha sentito il bisogno di documentarsi e scrivere un romanzo per denunciare e far conoscere al mondo i FEMMINICIDI DI JUAREZ, che è il sottotitolo del romanzo. Se avesse scritto un saggio avrebbe raggiunto un numero minore di persone rispetto ad un romanzo, se poi il romanzo è d’azione ed ha la forma del thriller il pubblico si allarga ancora: fondamentale è rompere il silenzio almeno per i tanti lettori in lingua inglese.

Inventata è la protagonista Ivon, che torna a El Paso, sua città natale, per adottare un bambino che una quindicenne dovrebbe partorire, ma che non fa a tempo a nascere, perchè la madre viene barbaramente uccisa. Ivon è tuttavia l’alter ego dell’autrice, anche lei nata a El Paso.

CIUDAD JUAREZ è una città di confine del Messico, separata dagli Usa solo dalle acque luride del Rio Bravo e, al di là del confine, continua con il nome di El Paso ed è Texas. Come si dice nel romanzo è il punto in cui il terzo mondo si scontra con il primo mondo.

Questa città già ai tempi del proibizionismo era luogo di contrabbando, meta per consumare droga e alcol. Oggi ospita 3000 night ed è meta del turismo sessuale.

La fiction, che è anche storia vera, per lo più ignorata dai media, vuole denunciare la catena di omicidi di giovani donne tra i 15 e i 25 anni che si sono susseguiti in questo territorio dal 1993: 400 ragazze (370 morti accertate secondo Amnesty Intenational, anche 1400 secondo altre fonti!). E’ qui che sono sorte le MAQUILLAS, fabbrichette di assemblaggio, aperte dalle multinazionali, per utilizzare manodopera a basso costo, giovani donne che confluiscono dal sud del Messico in cerca di lavoro, sfruttate, sottopagate, spesso senza documenti. Le MAQUILLADORAS sono donne spendibili come un centesimo e spesso nei loro cadaveri sono presenti in bocca o nell’ano monete da un penny. Per essere assunte devono sottoporsi a testi di gravidanza o esibire assorbenti insanguinati.

E molte di loro con la caratteristica comune di essere giovani, di pelle scura, con i capelli lunghi sono trovate morte stuprate, barbaramente oltraggiate nei loro corpi, come è possibile immaginare soprattutto dal XXXIV cap. del romanzo che si legge con raccapriccio e sdegno. I cadaveri sono rinvenuti nel deserto… quasi all’ombra della croce del grande Cristo di Rey.

Perchè tante morti? Perchè tanta violenza?

Non è ancora possibile sapere con certezza, forse è il seguito di macabri festini di narcotrafficanti, forse hanno a che fare con il traffico di organi o con rituali satanici o -cosa ancora più disarmante- questi omicidi potrebbero essere finalizzati alla realizzazione di film in cui gli attori muoino davvero. E per vedere questi film con vittime vere pare si debbano sborsare anche 1500 dollari!

Nella finzione del romanzo Ivon subisce anche il rapimento della sorella Irene e, coinvolta in prima persona, scopre una rete di sfruttamento, con il coinvolgimento della polizia e delle autorità locali, come pare sia nella realtà.

Alla Fiera del Libro la presentazione di questo romanzo mi aveva particolarmente coinvolta, anche per la presenza di Amnesty International, impegnata da tempo in questa denuncia.

Quando ho avuto tra le mani questo libro confesso di avere fatto una certa fatica a leggerlo e di averne interrotta la lettura perchè la prima parte è lenta, digressiva, troppo dialogata, poi sono riuscita ad arrivare in fondo con un discreto interesse.

Per approfondire: due saggi, pubblicati in Italia sullo stesso argomento

  • VICTOR RONQUILLO L’inferno di Ciudad Juarez
  • S. GONZALES RODRIGUEZ Ossa nel deserto
  • e un film BORDETOWN del regista Gregory Nava con Antonio Banderas e Jennifer Lopez
  • E ancora attraverso il sito www.mujeresdejuarez.org.petitionline.com è possibile sostenere la denuncia per arginare questa drammatica spirale di violenza
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Festivaletteratura 2007

Anche quest’anno Mantova sarà per 5 giorni il paradiso delle parole!

Appuntamento da mercoledì 5 a domenica 9 settembre, il programma del festival come sempre é molto vasto e vario, ce n’é per grandi e piccini, il problema é solo la scelta. E naturalmente i posti disponibili. I biglietti per i singoli incontri vanno infatti acquistati prima, telefonicamente o direttamente dal sito, i soci possono farlo dal 29 agosto, tutti gli altri dal 31. Per raggiungere Mantova la regione Lombardia offre posti gratuiti in pullman da Milano (gli orari sono da veri appassionati della letteratura, si parte alle 6.30).

Ultimamente da queste parti si é parlato di un ritrovo dei GdL italiani: pensate che Mantova e il Festival potrebbero essere il palcoscenico adatto per incontrarsi?

True Crime. Tra cronaca vera e racconto


La sagoma con il gesso. Le chiazze di sangue. Gli uomini instupiditi dal sonno attorno alla scena. Il malvivente fiancheggiato da due omaccioni in divisa […]
Don DeLillo l’ha definita “l’epica al neon del sabato sera”. E’ il crimine. E’ il racconto senza fondo della Gran Svolta sbagliata e della scorciatoia per l’inferno passando dalla dozzinale lussuria e dalla ricerca di piaceri ancora più infimi.

Così James Ellroy nell’introduzione a *Scorciatoie per l’inferno – Storie vere dal mondo del crimine*, raccolta di quindici articoli scritti da grandi giornalisti statunitensi e pubblicati su importanti testate d’oltreoceano.
Racket di prositute fra il Messico e la California, virus informatici che infettano i nostri pc, un ideale padre di famiglia che per manternere l’alto tenore di vita rapina banche e negozi, uno studioso di Sherlock Holmes che muore in circostanze misteriose, degne del maestro dell’investigazione.
Ad accomunare tutti questi brani, la veridictà delle storie trattate: si tratta, infatti, di episodi di cronaca vera, reportage all’inferno con o senza ritorno.
Lo scopo, quello di soddisfare, come dice Ellroy nella prefazione, i nostri istinti voyeuristici.
A chiudere, un bell’omaggio proprio del maestro del noir americano, che racconta la sua *iniziazione* alla scrittura e al true crime, grazie a Joseph Wambaugh.
Accanto a questa raccolta, consiglio anche il numero 3 dell’Europeo, uscita monografica sullo stesso tema, dal titolo guarda caso *A sangue freddo*, che raccoglie, anche con belle testimonianze fotografiche, articoli di Oriana Fallaci, Truman Capote, Giorgio Bocca, Gianantonio Stella, su episodi più o meno recenti, ma che solleticano la nostra voglia di sapere il crimine, senza viverlo di persona, ma a distanza, sullo schermo o sulla pagina, per citare ancora Ellroy.
*giuliaduepuntozero

Jane Austen, una vera e propria moda? (Arriva The Jane Austen Book club)

Il New York Times si interroga sul perché Jane Austen sia una vera propria icona contemporanea, una moda, una specie di industria che produce gadget, film, discorsi, dibattiti e… gruppi di lettura.

L’occasione per affrontare il tema è l’uscita, in settembre, di un altro film che si occupa (indirettamente questa volta) di Jane: The Jane Austen Book Club (sì, proprio un gruppo di lettura dedicato ai suoi libri). E’ l’adattamento cinematografico di un romanzo di Karen Joy Fowler: un gruppo di donne e un solo uomo si riuniscono regolarmente per discorrere delle loro letture dei libri della Austen e, pare, finiscono per comportarsi un po’ come i personaggi di quei romanzi.

La spiegazione di tutto questo interesse per Jane: pare sia maledettamente attuale. – Jane Austen on Film – New York Times

Qui sotto il trailer del film

Book trailer, anche i libri hanno lo spot. Sul web – di Simona Santoni

Consigliamo due interessanti articoli scritti da Simona Santoni e pubblicati su Panorama.it riguardo al tema, discusso e avvincente, dei Book trailer, di cui abbiamo parlato anche nell’intervista con Simone Sarasso.

Il primo articolo, *Book trailer, anche i libri hanno lo spot. Sul web* illustra lo stato dell’arte in Italia.

Il secondo, *I libri Marsilio finiscono su Youtube, nei book trailer* raccoglie un’intervista a Jacopo De Michelis, direttore editoriale di Marsilio, precursore in Italia nelle iniziative sui book trailer.

Io ammetto di essere molto colpita e attratta da questo mondo, e l’aver ricevuto via mail il book trailer di *Confine di Stato* mi ha portata a leggere il libro. 

*giuliaduepuntozero

Ugo Riccarelli Il dolore perfetto

Nonostante il caldo torrido di luglio il gruppo di lettura di Reggio Emilia “UNA PAGINA A CASO” si è incontrato ancora una volta, per condividere Il dolore perfetto di Ugo Ricciarelli, romanzo che ha favorevolmente coinvolto tutti, cosa che non sempre accade.

Sono più di 300 pagine, ma, se lo cominci, lo leggi d’un fiato, non per sapere come va a finire, ma perché la scrittura ti appassiona, ti dà delle emozioni, facendoti entrare dentro un secolo di storia, dalla battaglia di Adua al secondo dopoguerra. Gli eventi storici sono tanti… Adua , Bava Beccaris, la prima e seconda guerra mondiale e in mezzo il fascismo, l’epidemia di spagnola, ma tutto si coglie per i riflessi che questi hanno sulla vita comune dei personaggi di due famiglie così diverse tra loro, quella del Maestro anarchico che viene dal sud, al Colle, un luogo non ben definito della Toscana,reale e fiabesco insieme, e quella di Ulisse, commerciante di maiali, che , nonostante i nomi degli eroi omerici,non hanno nulla di eroico.

Anche i nomi hanno il loro peso e allora i figli del Maestro si chiamano Ideale, Libertà, Mikhail, Cafiero, nella famiglia Bertorelli invece ironicamente i nomi, oltre ad Ulisse sono Telemaco, Enea, Oreste…

Riccarelli fa rivivere la provincia italiana con un tocco di realismo magico, quasi da scrittore sudamericano e tanti personaggi delle due famiglie, costretti ad entrare nella storia e a pagare con la vita…tante vite…tante morti..troppe, ma questo è il “rotolare della vita”, fatta di nascite e morti, matrimoni e tradimenti, guerre, carneficine.

e cose cambiano, cambiano le stagioni e tutto torna e forse pensare di sfuggire a questo rotolare è cosa ingenua, debole luce che contro il tempo non vale.

Tanti eventi e tanti luoghi oltre al Colle, Sapri, la Svizzera e la Francia degli incontri anarchici, Adua, Milano, Stalingrado e un generico, favoloso, simbolico Oriente, in cui fugge Sole, figlio così diverso dal padre Ulisse, simile invece alla madre Rosa, che anche lei un giorno se ne va dalla ricca casa del Prataio con il medico dei balocchi e non tornerà mai più.

E la bellissima figura dell’Annina, figlia di Ulisse e della Rosa, che sposa Cafiero, l’ultimo figlio del Maestro e della vedova Bertoli., elemento di unione tra le due famiglie

pareva viaggiasse leggera tra questi due mondi distinti senza contrapporsi, senza afferrare la frattura che si apriva dentro una tranquillità che solo lei viveva

Tanti personaggi, tante storie e il tema ricorrente del dolore Perfetto, ritornello dolente per 19 volte, dolore interiore più che fisico, dolore formativo, utile per affrontare la vita

Le cose son cose, hanno una vita loro, hanno forme, pensieri,età e persino colore. Siamo noi a dividere, a costruire barriere ad alzare, abbassare a dire che è PERFETTO.

Perfetto perché reale, strumento di conoscenza- in senso gaddiano- di noi stessi, degli altri, del mondo. Perfetto perché avvolgente come l’amore, la nascita, la morte.

Il dolore perfetto del maestro per le ingiustizie del mondo.

Il dolore perfetto di Annina quando scopre l’abisso tra i due mondi della Rosa e di Ulisse,due facce del mondo, materia e astrazione.merda e ragione con cui siamo fatti.

Il dolore di Rosa che paragona la violenza sul maiale scannato al rovistare di Ulisse neomarito sul suo corpo

Il dolore assoluto e perfetto, che colpisce nel profondo del petto Bartolo ad Adua, mentre con altre centinaia come lui si avviava all’attacco, nella consapevolezza di essere carne da macello.

Il dolore assoluto del Maestro a Milano “davanti a quella gran moltitudine di gente offesa decisa a far valere la propria dignità” prima che Bava Beccarsi la prenda a cannonate.

Il dolore profondo e perfetto di Annina che desidera così tanto Cafiero come non lo aveva mai provato , o quello sordo e perfetto di Annina, mentre portano via Cafiero, per seppellirlo. E così via per 19 volte.

E l’altro ritornello del profumo di viole che accompagna nascite e morti e in particolare la nascita di Sole e di Annina.

E quel participio aggettivato che ricorre più volte-di pirandelliana memoria- SCONCIATO: Ulisse sempre più sconciato dalla vita che si impicca con gli intestini della scrofa, o i soldati sconciati, mandati al macello della prima guerra mondiale o Telemaco vecchio sempre più sconciato dopo avere assaporato il potere e la ricchezza nel contesto del fascismo…

E il senso di disfacimento della morte, del diventare polvere e l’innamoramento che ci scioglie e ci colora e ci inzuppa come ciambelle nel latte.C’è questo amore, ma c’è anche l’amare inconsulto e animale, il sangue che muove il mondo.

E la magia della parola capace di lenire perfino il dolore del parto:la dolcezza, le carezze, le parole di miele di Maddalena che fa partorire Rosa:

la fasciò di parole in rima, di verbi lunghi e strani che si baciavano con aggettivi caldi come braccia di madre. La circondò di strofe, onde che pareva scendessero dall’alto e cadessero sul corpo disteso della Rosa come fa il mare quando gioca; e poi petali di viole, tante parole di viola che la coprirono con il loro profumo fino a pungerle il naso.

Il tutto narrato con una prosa ricca di metafore, evocativa, musicale, malinconica, lirica, che ha il colore un po’ anticato del tempo della storia, ma che non disturba: è la magia della scrittura, leggera e intensa al tempo stesso, che trasforma un romanzo che di per sé, per l’intreccio così denso di eventi drammatici ,potrebbe scadere nel romanzo storico tradizionale.

Penso a Calvino che auspica la leggerezza della scrittura di fronte alla pesantezza, all’inerzia e all’opacità di un mondo che va sempre più verso una lenta pietrificazione.

Qualcuno di voi ha letto questo romanzo, che ha vinto il premio Strega qualche anno fa?

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate.
Queste brevi considerazioni vorrebbero… per qualcuno… essere un invito alla lettura!

Intervista a Simone Sarasso

Lettrici e lettori, abbiamo l’onore di *ospitare* sul nostro blog Simone Sarasso, autore di *Confine di Stato*, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, con un’intervista che ci ha concesso in esclusiva! Lasciamo allora la parola a Simone.

Per iniziare, una curiosità: sono venuta a conoscenza del tuo libro grazie al book trailer che gira su YouTube. Cosa ne pensi di questa iniziativa? Hai partecipato anche tu all’ideazione del video per il tuo libro?
I booktrailer sono un’iniziativa d’avanguardia nel panorama del marketing editoriale. In questo campo l’editore Marsilio è stato assoluto precursore: le prime clip hanno cominciato a girare circa due anni fa.
Il video di Confine, tuttavia, non nasce sotto l’ala della mia nuova casa editrice, ma è una delle eredità che ho portato in dote da Effequ.
Ai tempi del Salone del libro 2006 (il debutto nazionale della prima edizione del mio romanzo) cercavamo un mezzo per farci notare in mezzo al marasma degli espositori. Così commissionai all’amico regista Matteo Bellizzi un prodotto visuale e decidemmo di proiettarlo su un misero portatile appoggiato sul bancone dello stand Effequ. Funzionò: la gente si fermava e molti comprarono il libro.
Mi piacerebbe poter dire che c’è del mio nella realizzazione tecnica del video, ma mi arrogherei meriti non miei. La clip è frutto del genio di Matteo, che ha selezionato i materiali e li ha montati con questa musica strepitosa. Il risultato è molto convincente. La prima volta che lo vidi mi venne un mezzo infarto. Sembrava davvero il film di Confine di Stato.

Sempre a proposito di Confine di Stato: come è nata l’idea di trattare di argomenti così lontani dalla tua esperienza, o per lo meno che non hai vissuto direttamente?
Come amo ripetere spesso, io non sono uno scrittore, ma un mestierante. Il mio è un duro lavoro di taglia e cuci, un lavoro di bottega. Quando scrivo ho sempre accanto le fonti: un libro aperto sulla destra, dieci pagine di firefox, un foglio dattiloscritto coi punti salienti di ciò che deve succedere in una determinata scena. Non ho mai sperimentato il terrore della pagina bianca.
Se pensi che un certo signor Hemingway aveva davanti solo una macchina da scrivere e una bottiglia di scotch, capisci subito la differenza.
Questo in primissima analisi: occuparmi della Storia e riempire con l’invenzione i “buchi”, i periodi in cui i documenti non dicono nulla, è la cosa che mi riesce meglio.
In seconda analisi, tratto proprio un periodo così difficile come quello degli albori della prima Repubblica per diversi motivi. Primo fra tutti una rabbia politica mai sopita. Fatti come quello di Piazza Fontana, dove gente comune ha perso la vita per colpa degli sporchi maneggi di politicanti, mercenari e golpisti da quattro soldi, non possono lasciare indifferenti.
Sapere che dopo anni (36) di processi nessuno è colpevole per quelle morti è il genere di cosa che fa incazzare. Parecchio.
E allora per tenere a bada l’incazzatura, siccome i magistrati non hanno trovato i responsabili, me li sono inventati. Così ho qualcuno con cui prendermela e magari m’incazzo un po’ meno…

Come ti sei documentato per le parti più storiche?
Il percorso è stato questo: dalla rete sono passati ai libri (primo fra tutti, l’indispensabile PIAZZA FONTANA di Giorgio Boatti) e dai libri agli archivi. Ai documenti.

Quando hai capito che *da grande* volevi fare lo scrittore?
In realtà non l’ho mai voluto fare veramente. È successo e basta. Non ero il tipo che al liceo scriveva racconti o teneva un diario, anzi. Ero piuttosto incolto e mi interessavano molto più le ragazze dei libri.
La passione per la lettura è nata dopo. E quella per la scrittura l’avevo dentro e non lo sapevo.
È stato Fernando Quatraro, il mio primo editore (e grandissimo amico) a tirarmela fuori.
Ho scritto Confine perché Nando me l’ha commissionato. E insieme a lui l’ho reso ciò che è oggi.
È così che ho imparato il mestiere.

Come fa un ragazzo come te, in Italia, a vedere il proprio libro pubblicato?
Ci vuole molta fortuna e un pizzico di talento. Nel mio caso, sicuramente, la dose di fortuna è stata mille volte superiore alle mie capacità. Ho conosciuto il mio primo editore cercando un lavoro. Un lavoro qualunque, visto che la mia bella laurea in filosofia non è che servisse granchè a pagare l’affitto.
Fernando non aveva nessun lavoro per me. Ma gli piaceva la mia penna.
Mi convinse a scrivere. Mi commissionò Confine (in questo senso non ho mai vissuto la frustrazione di vedermi rifiutato un manoscritto). Dopo sei mesi che Confine era in giro, Valerio Evangelisti se ne innamorò e ne parlò bene su Carmilla. Pochi giorni dopo arrivò la telefonata di Jacopo De Michelis di Marsilio insieme a quella di altri editori (non faccio nomi, per delicatezza. Ad ogni modo si trattava di editori grandi). Lavorare con Jacopo (vero signore del noir italiano) era un sogno recondito. Per cui accettai in un batter d’occhio e mi mise sotto contratto per i Confine  e i successivi due capitoli della trilogia.

Che sensazione dà vedere il proprio libro nelle vetrine di una libreria??
Una bomba, fidati…

Tu e Ellroy: com’è nato questo amore (che io condivido pienamente)?
Senza Ellroy non sarei lo scrittore che sono. Senza American Tabloid e Sei pezzi da mille non avrei nemmeno lontanamente immaginato un progetto come quello di Confine.

Che manie e tic hai mentre scrivi?
Fumo, mangio Golia Activ Plus, bevo the alla vaniglia e guardo ossessivamente la posta elettronica.

A chi hai fatto leggere per primo il tuo manoscritto, e quando hai capito che sarebbe uscito qualcosa di *grandioso*?
A Fernando, il mio primo editore. Ed è stato lui a entusiasmarsi (io sono sempre ipercritico verso le mie cose.)

Il libro che porteresti sull’isola deserta, e quello che non sei riuscito neanche a tenere in casa.
Il Pendolo di Foucault di Eco è il libro della mia vita (ci ho pure scritto la tesi…).
La legge dei padri, di Turow, l’ho iniziato con tanto entusiasmo e mi sono piantato a pagina 60 (ma forse prima…)

Film e cantante preferiti.
Kill Bill e Fred Buscaglione.

Il tuo mito (non necessariamente scrittore).
Robert Rodriguez. Ha fatto El mariachi con ottomila dollari ed è diventato Mr. Sin City. Ma non è solo questo. È il modo in cui ha impostato la produzione. Ha costruito i Troublemaker Studios praticamente nel garage di casa (un gran bel garage, fidatevi…) e gestisce la postproduzione di tutti i suoi film a cento km da Los Angeles, senza la pressione degli studios, direttamente “a domicilio”.
Un vero genio.

Lo hai già accennato nel commento alla mia recensione, ma se vuoi ripetere i tuoi prossimi passi nel mondo della letteratura italiana.
Per l’anno 2008, oltre ad un mio racconto su Renato Vallanzasca nell’antologia Matrimoni di Effequ, sono in cantiere due grandi produzioni (forse tre).
Nell’estate 2008 (magari a settembre-ottobre) dovrebbe uscire il secondo volume della trilogia di Confine di Stato (Marsilio Editori). Tratterà il periodo 1970-1980. Anni di piombo, colpi di stato, ancora Vallanzasca… Ci sarà da divertirsi, ve l’assicuro.
E verso la fine dell’anno uscirà J.A.S.T. (Just Another Spy Tale), romanzo di spie corale che sto scrivendo a sei mani con Daniele Rudoni e Lorenza Ghinelli (Editrice Effequ).
Jast sarà veramente un prodotto nuovo. Un nuovo modo di narrare (non solo spy-story), un oggetto mediatico assolutamente inedito.
Sempre a ottobre, se tutto va bene, potrebbe uscire il primo volume della graphic novel United We Stand, che si potrebbe definire un “futuro possibile” di Confine di Stato. Testi miei, disegni di Daniele Rudoni.
Sull’editore di quest’opera, per ora, mi trincero dietro un saggio “no comment” (diciamo che c’è grande fermento…)

Grazie Simone!

*giuliaduepuntozero