Yasmina Khadra , L’attentatrice: ecco “cosa succede ad abitare il terrorismo”.

Librando, Gdl casalingo, ha affrontato la lettura de L’Attentatrice di Yasmina Khadra questo romanzo alcuni mesi fa. Qualcuna tra di noi lo aveva già letto in francese, così tutte abbiamo accettato con interesse di confrontarci con il tema del romanzo.

Molto fertile la discussione collettiva su di un testo che ha coinvolto emotivamente e razionalmente tutte noi.

Il romanzo narra una storia tragica dei nostri giorni, immersa nel tema del terrorismo, che si può così sintetizzare : Amin è un medico palestinese che ha raggiunto il successo anche economico a Tel Aviv, “ dimenticando” la situazione della sua gente. All’ improvviso, egli si trova metaforicamente e violentemente ri- gettato- come una vittima dei kamikaze- in un mondo che aveva voluto allontanare da sé : sua moglie, nfatti, si rivela essere una terrorista che si farà esplodere in un ristorante. L’ autore sceglie di raccontare secondo il punto di vista del marito della donna kamikaze- Sihem – e per questo la figura femminile ( e terrorista) resta completamente misteriosa, poiché di lei parleranno sempre gli altri.
E’ un limite del romanzo, come qualcuno ha notato anche su questo blog, il mancato confronto con ciò che avviene nella mente dei terroristi?

A nostro parere, l’autore sceglie il taglio da “questione privata”, come ha acutamente osservato una di noi, che ha paragonato questo romanzo proprio a “ Una questione privata” di Fenoglio: nel caos assoluto della Resistenza allora, del conflitto israelo-palestinese oggi, i due uomini cercano solo risposte ai loro dubbi privati.

Per questo, Amin potrebbe dare l’ impressione di essere animato da orgoglio di maschio tradito e ferito , anche se quasi sicuramente la ricerca di una “ ragione” sentimentale ( era, Sihem, l’ amante del cugino ? ) ha la funzione di trovare un motivo comunque accettabile e “ normale” a questo atto spaventosamente incomprensibile.

Questo taglio narrativo risponde alle considerazioni che abbiamo trovato in un piccolo saggio, molto interessante di Daniele Giglioli “ All’ ordine del giorno è il terrore, ” Bompiani, dove si nota che

Sul terrorismo, la letteratura non ha nulla da insegnare, se si intende con questo la trasmissione di una qualche forma di conoscenza – come erano i giacobini, cosa pensavano i nichilisti, cosa hanno fatto i rivoluzionari degli anni settanta: per questo meglio un libro di sociologia, o di storia, o di filosofia che cento romanzi anche bellissimi.. La sua virtù è un’ altra. Se la letteratura ha da insegnarci qualcosa , è piuttosto una postura esistenziale […].

Calando i suoi personaggi in quel vuoto, la letteratura non ci spiega come è fatto o cosa significa o perché si è verificato : ci mostra che cosa succede ad abitarlo. ( pag. 18) .

Così l’ autore riesce in pieno a mostrare ai lettori cosa succede ad abitare il mondo del terrorismo e lo fa grazie ad una narrazione sempre in crescendo e sempre abilmente controllata, in cui personaggi , belli come Kim, o struggenti come il nonno di Kim, vengono stretti nelle maglie di una narrazione che non lascia spazio, se non quello necessario al procedere della disperata e disperante ricerca della morte.

Ci è parso quindi un romanzo molto bello, che presta attenzione e cura all’ interiorità dell’ io narrante e che regala pagine vivissime quando la memoria riannoda il filo dell’ esistenza di Amin,

Tutti sono contenti di rivedermi e di riavermi con loro per la durata di un abbraccio; tutti mi perdonano per averli ignorati in questi anni, per aver preferito i grattacieli scintillanti alle aride colline, i grandi viali alle mulattiere, i lustrini illusori alle cose semplici della vita. Vedendo tutta questa gente che mi ama e potendo condividere con loro soltanto un sorriso, mi accorgo di quanto mi sia impoverito, ( pag. 221)

O quando descrive Gerusalemme e Betlemme, o quando parla con il vecchio ebreo, ascoltando il mare che fa scomparire l’ angoscia.

Infine ci è parso che questo romanzo voglia principalmente descrivere delle impossibilità.

E’ impossibile pensare di vivere come se il terrorismo non ci fosse, chiudendosi nel proprio privato e godendo dei propri successi. Amin tenta di farlo, ma l’ esterno irrompe tragicamente nel suo privato.

E’ impossibile dimenticare le proprie radici e il proprio passato. Quando si tenta di farlo, ecco che le nostre radici ritornano e ci richiamano dove i nostri ricordi ridisegnano la nostra identità emotiva.

E’ impossibile trovare una soluzione al cerchio tragico che si ricrea ad ogni atto terroristico: morte di israeliani- distruzione di case palestinesi.

La fine non lascia speranza: solo la morte può dare soluzione ( e pace) a questo ciclo. Almeno fino a quando le parole di Amos Oz non troveranno comprensione anche per questo conflitto che ha generato e continua a generare orrori, odio e fanatismo:

Non nel mio vocabolario. Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’ è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno ideazione e determinazione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.” ( Amos Oz, Contro il fanatismo, Feltrinelli).

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6 pensieri riguardo “Yasmina Khadra , L’attentatrice: ecco “cosa succede ad abitare il terrorismo”.”

  1. Prendendo spunto dal passo di Giglioli, che giustamente Renza riporta, credo che la letteratura apra un particolare sguardo rivelatore soprattutto se si tratta di conteoraneità.

    Quel che la spiegazione contempla, ma non rivela, la narrazione scopre, dilata e, nei migliori casi, universalizza.

    Se alla ricerca di cause e conseguenze occorre distacco, l’immersione nel particolare racconta le emozioni non per sfuggire dalla realtà, ma per consentirci di riconoscerla nella dimensione del vissuto di ognuno di noi.

    Ho avuto questa sensazione leggendo, oltre L’attentatrice, Il libraio di Kabul (Asne Seirestad) e La masseria delle allodole (Antonia Arslan) ad es..
    Libri diversi, ma, appunto, rivelatori di situazioni che non si esuriscono con la vicenda narrata, ma lasciano aperti tutti gli interrogativi che occorre porsi per guardare dentro.

    Buona estate da br.

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  2. @Tutti

    Non sono riuscita ad apprezzare il romanzo di Khadra; il linguaggio mi è parso poco persuasivo, a dispetto dell’aggettivazione un po’ reboante e anche nello stile è mancato per la mia sensibilità qualcosa di persuasivo e di accattivante, quel quid che potesse invogliarmi a finire la lettura del libro.

    Parafrasando Berardinelli quando parla di critici, mi verrebbe da dire che mi piace leggere letteratura per capire qualcosa di diverso dalla letteratura, a patto però che la letteratura continui a soddisfare un requisito essenziale: deve sapermi coinvolgere.

    Il romanzo l’ho abbandonato, senza rimpianti, salvo quello, forse, di poter affrontare col GdL il tema proposto, quello sì, drammaticamente serio.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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