Intervista a Simone Sarasso

Lettrici e lettori, abbiamo l’onore di *ospitare* sul nostro blog Simone Sarasso, autore di *Confine di Stato*, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, con un’intervista che ci ha concesso in esclusiva! Lasciamo allora la parola a Simone.

Per iniziare, una curiosità: sono venuta a conoscenza del tuo libro grazie al book trailer che gira su YouTube. Cosa ne pensi di questa iniziativa? Hai partecipato anche tu all’ideazione del video per il tuo libro?
I booktrailer sono un’iniziativa d’avanguardia nel panorama del marketing editoriale. In questo campo l’editore Marsilio è stato assoluto precursore: le prime clip hanno cominciato a girare circa due anni fa.
Il video di Confine, tuttavia, non nasce sotto l’ala della mia nuova casa editrice, ma è una delle eredità che ho portato in dote da Effequ.
Ai tempi del Salone del libro 2006 (il debutto nazionale della prima edizione del mio romanzo) cercavamo un mezzo per farci notare in mezzo al marasma degli espositori. Così commissionai all’amico regista Matteo Bellizzi un prodotto visuale e decidemmo di proiettarlo su un misero portatile appoggiato sul bancone dello stand Effequ. Funzionò: la gente si fermava e molti comprarono il libro.
Mi piacerebbe poter dire che c’è del mio nella realizzazione tecnica del video, ma mi arrogherei meriti non miei. La clip è frutto del genio di Matteo, che ha selezionato i materiali e li ha montati con questa musica strepitosa. Il risultato è molto convincente. La prima volta che lo vidi mi venne un mezzo infarto. Sembrava davvero il film di Confine di Stato.

Sempre a proposito di Confine di Stato: come è nata l’idea di trattare di argomenti così lontani dalla tua esperienza, o per lo meno che non hai vissuto direttamente?
Come amo ripetere spesso, io non sono uno scrittore, ma un mestierante. Il mio è un duro lavoro di taglia e cuci, un lavoro di bottega. Quando scrivo ho sempre accanto le fonti: un libro aperto sulla destra, dieci pagine di firefox, un foglio dattiloscritto coi punti salienti di ciò che deve succedere in una determinata scena. Non ho mai sperimentato il terrore della pagina bianca.
Se pensi che un certo signor Hemingway aveva davanti solo una macchina da scrivere e una bottiglia di scotch, capisci subito la differenza.
Questo in primissima analisi: occuparmi della Storia e riempire con l’invenzione i “buchi”, i periodi in cui i documenti non dicono nulla, è la cosa che mi riesce meglio.
In seconda analisi, tratto proprio un periodo così difficile come quello degli albori della prima Repubblica per diversi motivi. Primo fra tutti una rabbia politica mai sopita. Fatti come quello di Piazza Fontana, dove gente comune ha perso la vita per colpa degli sporchi maneggi di politicanti, mercenari e golpisti da quattro soldi, non possono lasciare indifferenti.
Sapere che dopo anni (36) di processi nessuno è colpevole per quelle morti è il genere di cosa che fa incazzare. Parecchio.
E allora per tenere a bada l’incazzatura, siccome i magistrati non hanno trovato i responsabili, me li sono inventati. Così ho qualcuno con cui prendermela e magari m’incazzo un po’ meno…

Come ti sei documentato per le parti più storiche?
Il percorso è stato questo: dalla rete sono passati ai libri (primo fra tutti, l’indispensabile PIAZZA FONTANA di Giorgio Boatti) e dai libri agli archivi. Ai documenti.

Quando hai capito che *da grande* volevi fare lo scrittore?
In realtà non l’ho mai voluto fare veramente. È successo e basta. Non ero il tipo che al liceo scriveva racconti o teneva un diario, anzi. Ero piuttosto incolto e mi interessavano molto più le ragazze dei libri.
La passione per la lettura è nata dopo. E quella per la scrittura l’avevo dentro e non lo sapevo.
È stato Fernando Quatraro, il mio primo editore (e grandissimo amico) a tirarmela fuori.
Ho scritto Confine perché Nando me l’ha commissionato. E insieme a lui l’ho reso ciò che è oggi.
È così che ho imparato il mestiere.

Come fa un ragazzo come te, in Italia, a vedere il proprio libro pubblicato?
Ci vuole molta fortuna e un pizzico di talento. Nel mio caso, sicuramente, la dose di fortuna è stata mille volte superiore alle mie capacità. Ho conosciuto il mio primo editore cercando un lavoro. Un lavoro qualunque, visto che la mia bella laurea in filosofia non è che servisse granchè a pagare l’affitto.
Fernando non aveva nessun lavoro per me. Ma gli piaceva la mia penna.
Mi convinse a scrivere. Mi commissionò Confine (in questo senso non ho mai vissuto la frustrazione di vedermi rifiutato un manoscritto). Dopo sei mesi che Confine era in giro, Valerio Evangelisti se ne innamorò e ne parlò bene su Carmilla. Pochi giorni dopo arrivò la telefonata di Jacopo De Michelis di Marsilio insieme a quella di altri editori (non faccio nomi, per delicatezza. Ad ogni modo si trattava di editori grandi). Lavorare con Jacopo (vero signore del noir italiano) era un sogno recondito. Per cui accettai in un batter d’occhio e mi mise sotto contratto per i Confine  e i successivi due capitoli della trilogia.

Che sensazione dà vedere il proprio libro nelle vetrine di una libreria??
Una bomba, fidati…

Tu e Ellroy: com’è nato questo amore (che io condivido pienamente)?
Senza Ellroy non sarei lo scrittore che sono. Senza American Tabloid e Sei pezzi da mille non avrei nemmeno lontanamente immaginato un progetto come quello di Confine.

Che manie e tic hai mentre scrivi?
Fumo, mangio Golia Activ Plus, bevo the alla vaniglia e guardo ossessivamente la posta elettronica.

A chi hai fatto leggere per primo il tuo manoscritto, e quando hai capito che sarebbe uscito qualcosa di *grandioso*?
A Fernando, il mio primo editore. Ed è stato lui a entusiasmarsi (io sono sempre ipercritico verso le mie cose.)

Il libro che porteresti sull’isola deserta, e quello che non sei riuscito neanche a tenere in casa.
Il Pendolo di Foucault di Eco è il libro della mia vita (ci ho pure scritto la tesi…).
La legge dei padri, di Turow, l’ho iniziato con tanto entusiasmo e mi sono piantato a pagina 60 (ma forse prima…)

Film e cantante preferiti.
Kill Bill e Fred Buscaglione.

Il tuo mito (non necessariamente scrittore).
Robert Rodriguez. Ha fatto El mariachi con ottomila dollari ed è diventato Mr. Sin City. Ma non è solo questo. È il modo in cui ha impostato la produzione. Ha costruito i Troublemaker Studios praticamente nel garage di casa (un gran bel garage, fidatevi…) e gestisce la postproduzione di tutti i suoi film a cento km da Los Angeles, senza la pressione degli studios, direttamente “a domicilio”.
Un vero genio.

Lo hai già accennato nel commento alla mia recensione, ma se vuoi ripetere i tuoi prossimi passi nel mondo della letteratura italiana.
Per l’anno 2008, oltre ad un mio racconto su Renato Vallanzasca nell’antologia Matrimoni di Effequ, sono in cantiere due grandi produzioni (forse tre).
Nell’estate 2008 (magari a settembre-ottobre) dovrebbe uscire il secondo volume della trilogia di Confine di Stato (Marsilio Editori). Tratterà il periodo 1970-1980. Anni di piombo, colpi di stato, ancora Vallanzasca… Ci sarà da divertirsi, ve l’assicuro.
E verso la fine dell’anno uscirà J.A.S.T. (Just Another Spy Tale), romanzo di spie corale che sto scrivendo a sei mani con Daniele Rudoni e Lorenza Ghinelli (Editrice Effequ).
Jast sarà veramente un prodotto nuovo. Un nuovo modo di narrare (non solo spy-story), un oggetto mediatico assolutamente inedito.
Sempre a ottobre, se tutto va bene, potrebbe uscire il primo volume della graphic novel United We Stand, che si potrebbe definire un “futuro possibile” di Confine di Stato. Testi miei, disegni di Daniele Rudoni.
Sull’editore di quest’opera, per ora, mi trincero dietro un saggio “no comment” (diciamo che c’è grande fermento…)

Grazie Simone!

*giuliaduepuntozero

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5 pensieri riguardo “Intervista a Simone Sarasso”

  1. Grande giuliaduepuntozero che ci ha regalato la prima intervista a uno scrittore della storia del nostro blog. Diciamocelo: giulia… è il nostro timoniere nella letteratura contemporanea che legge e conosce con un interesse e una competenza invidiabile. Brava giulia!!!

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  2. Grazie grazie, mi fate arrossire!
    Beh, in effetti mi piace scoprire e sperimentare.
    E l’intervista con Simone Sarasso è stata istruttiva e divertente.

    Ciao e buona lettura a tutti

    *giuliaduepuntozero

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