Una romanziera global

Il simpaticissimo post di Fenice mi sollecita a tornare su Festivaletteratura di Mantova…del resto è un evento importante per noi lettori, frequentatori diGDL, e può far continuare a parlare di sè ancora… 20 giorni dopo dopo la chiusura.

Ho appena terminato la lettura di EREDI DELLA SCONFITTA, pubblicato da ADELPHI: KIRAN DESAI è stata la protagonista dell’ultimo evento che ho seguito e preferito al premio Nobel nigeriano VOLE SOYINKA che chiudeva il festival.

Mi incuriosiva questa voce della narrativa indiana, nuova ma con un cognome già famoso, perchè figlia di ANITA DESAI, una delle più note scrittrici del subcontinente indiano, che scrive da circa 50 anni.

Sua figlia ha pubblicato due opere e con il secondo romanzo ha vinto un premio importantissimo come il BROOKER PRIZE, che la madre ha solo sfiorato tre volte. Ma è alla madre che Kiran dedica “Gli eredi della sconfitta”, perchè, se è giunta, a soli 35 anni, a questo traguardo, è anche merito della madre, come precisa nell’intervista.

Per capire quanto sia prestigioso questo premio ricordiamo che tra i precedenti vincitori ci sono scrittori come Coetzee, Mc Ewan, Rushdie, Naipaul.

Non è il solito romanzo su i matrimoni combinati, a cui siamo abituati con i recenti romanzi di scrittrici indiane, i soliti ingredienti ci sono, ma non sono in primo piano.Il romanzo di Kiran racconta tante storie amare con una lingua composita, si può quasi parlare di polifonia, per la capacità di adeguare ritmo e lessico ai personaggi e dice bene F. SINDICI su la STAMPA che è una scrittura attaccata alla pelle dei personaggi ed è sempre lui a titolare l’articolo LA ROMANZIERA GLOBAL, che ho voluto utilizzare anch’io per questo post.

Per l’evento di Mantova il titolo era GLOBALIZZAZIONE DELLE VITE: è infatti un romanzo globalizzato per un mondo globalizzato, ma la globalizzazione non è una via di uscita per quei diseredati, per i quali Kiran ha uno sguardo particolare, ancora più amaro di quello di ARUNDATI ROY in IL DIO DELLE PICCOLE COSE.

I personaggi, che fanno tutti i conti in qualche modo con il postcolonialismo, fanno…avanti e indietrotra est e ovest in questo mondo globalizzato:Londra, Cambridge, New York, anche l’Urss, ma soprattutto l’India.Il cuore del romanzo è un villaggio indiano,Kalipong, ai piedi dell’Himalaya orientale, una terra di frontiera, nel tempo contesa da Nepal,India, Tibet, Inghilterra e a metà degli anni 80, quando si svolge “gli Eredi della sconfitta”, è ancora tormentato da spinte autonomistiche e nazionalistiche, proprio mentre il mondo si va uniformando ad un modello unico di vita.

La bella pagina iniziale ci fa conoscere subito i personaggi importanti del romanzo, descritti in una casa ricca, ma in piena decadenza:

– l’anziano giudice che nel 1939, andato a studiare in Inghilterra, dove aveva faticato a “lavarsi via la puzza di curry” e dove aveva finito”per sentirsi umano a stento“, tornato in patria, nutre un certo disprezzo per la sua gente

-la giovane nipote Sai, orfana dei genitori, morti in Urss, con una storia d’amore con Gyan, il suo insegnante, discendente dai Gourka, feroci mercenari nepalesi.

– il vecchio cuoco, che non ha neppure un nome, “un mulo per tutta la vita”, che vive nella speranza di rivedere il figlio Biju, che, come tanti indiani, è andato a fare fortuna nella lontana America.

Eccoci dunque, grazie a Biju, a New York, o meglio dentro le cucine dei seminterrati dei ristoranti di Manhattan

perfetto primo mondo al piano di sopra, perfetto terzo mondo ventidue gradini più sotto: Biju vive in quel miserabile mondo di sotto che…rende tuttavia possibile quello di sopra; un mondo di irregolari senza diritti, sfruttati, sottopagati, il cui sogno è la conquista della green card che attesti la loro esistenza e la fine della clandestinità.

Eredi della sconfitta sono un po’ tutti i personaggi, che hanno perso qualcosa nell’incontro con l’occidente, ma soprattutto Biju, che, lasciatosi prendere dalla nostalgia, ritorna in patria con un tragicomico viaggio con un aereo che arrancava nel cielo come una corrirera scassata… un aereo da terzo mondo.

Ritorno nell’India dei sogni non realizzati, ritorno che lascia , a fine lettura, un senso di profonda amarezza.

Marco Vasta, non a caso, afferma: romanzo sconsigliato ai depressi, perchè è una storia terribilmente triste, brutalmente comica.

La giovane Kiran Desai ha dunque uno sguardo disilluso verso il mondo globalizzato e dimostra di non credere al multiculturalismo…almeno finchè esiste un multiculturalismo alla Benetton, come afferma nell’incontro di Mantova.

Dimenticavo…nel romanzo c’è spazio anche per un cane, la cagna Matt, che già nella prima pagina “infilata sotto la sedia dormiva russando appena al sicuro”, mentre il giudice giocava a scacchi contro se stesso“, fino alle ultime, dove la sua scomparsa sconvolge la vita del giudice.

In questo romanzo non ci sono eroi e neppure un heppy end, come quasi sempre accade nei tanti film di Bolliwood!!!

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Angoli concavi e convessi di Festivaletteratura

Tornata ormai da due settimane da Mantova, finalmente trovo il tempo per raccontarvi un po’, lasciando spazio alle voci minori, perchè Festivaletteratura non è solo incontro con grandi autori, ma molti angoli da scoprire. Eccone qui alcuni scelti per voi. Sperando siano buoni motivi per farvi venir voglia di farci un salto l’anno prossimo…L’atmosfera – indescrivibile – è davvero contagiosa, difficile uscirne indenni, senza lasciarsi catturare. Ma ne vale la pena!

Libri e mostarda

La città trasuda letteratura: da ogni vetrina sbocciano libri, anche nei negozi di gastronomia, che venerdì sera proponevano in diverse strade del centro specialità mantovane (salame, grana, ciccioli, torta sbrisolona) accompagnate da buon vino. Per non dimenticare né il corpo, né lo spirito.

giocare a mantova

Anche i bimbi sono benvenuti al festival! Alla sera nelle piazze si gioca; e poi ci sono eventi pensati apposta per loro, con o senza grandi. Approfittando di uno di quest’ultimi ho scoperto così “dove finisce la cacca degli astronauti”, grazie alle risposte di Umberto Guidoni, ma soprattutto alle domande di tanti piccoli curiosi.

libri di scambio

Tre spazi sotto i tendoni per scambiare libri. Tra quelli che ho lasciato io, Fabio Volo ha trovato subito un’altra libreria dove migrare. Nella mia ora al suo posto c’è Oceano mare di Baricco.

farheneit

Spazio dove poter ascoltare autori che magari ci si era persi, intervistati in diretta su Rai Radio 3 da Marino Sinibaldi. In alternativa anche un’ottima possibilità di riposare le gambe, bere un caffè offerto da Illy ed incontrare altri lettori.

offestival

Come non notare un confessionale in mezzo alla strada? In realtà si tratta del “teatro più piccolo del mondo”, dove ogni giorno diversi autori, meno conosciuti, si sono raccontati, o meglio confessati, ad un lettore per volta, qui nei panni di ascoltatore. Si tratta di un’iniziativa della Radio 180.

fiume di inchiostro in piena

La dimostrazione di quanto sia labile al Festival il confine tra scrittori e lettori: il pubblico è stato coinvolto nel primo esperimento di scrittura in diretta per realizzare il plot di un libro. Sul palco alcuni scrittori accomunati da un legame con il fiume Po: Laura Bosio, Giuseppe Pederiali e Natalino Balasso. Ha cercato di tenere le fila di questa impresa rocambolesca Massimo Cirri. In due ore abbondanti non si è giunti a nessuna storia pubblicabile, ma ci si è capottati dal ridere.

selciato

Festivaletteratura vuol dire anche un sacco di passi: nonostante Mantova sia piccola, correndo da un evento all’altro dopo qualche giorno si rimpiange di non aver un allenamento da maratoneti. Sconsigliate le scarpe col tacco, soprattutto a spillo!

Ants and grasshoppers

Mi ha incuriosita un articolo comparso sul blog dello scrittore Ja Konrath, che ho letto sulle pagine di Internazionale in edicola dal 21 settembre con il titolo *Il marketing dello scrittore*:

[…] La morale di questa storia è che se lavori duramente per costruirti un nome, non dovrai faticare ventiquattr’ore al giorno e sette giorni su sette: ci sarà una macchina efficiente che lo farà per te. Ricordate la vecchia favola della cicala e della formica? La cicala pensava che per avere il futuro assicurato bastasse scrivere un bel libro.

La formica sapeva che scrivere un buon libro era solo l’inizio e che doveva fare in modo che tutti lo conoscessero, costruendosi un marchio di fabbrica e lavorando sulla propria riconoscibilità.

Aveva ragione la formica.

L’argomento è sicuramente avvincente, e mi trovo spesso e volentieri a riflettere sulla questione: come nasce un best seller? Un libro ha questa caratteristica nel proprio DNA, o c’è un qualcosa, un qualcuno, che lo fa diventare tale? Quanto conta lo scrittore come personaggio, quanto la sua scrittura?

Cosa ne pensate? 

Se qualcuno di voi, poi, fosse interessato a diventare scrittore di best sellers, Ja Konrath ha consigli per tutti…

*giuliaduepuntozero

Dettagli e scene, le metafore che abbiamo per descrivere la vita

Si è parlato di dettagli, alcune volte su questo blog.
La forza dei dettagli e delle scene in un romanzo o in un racconto. La forza che ci sfugge, con il tempo: quando sembra restarci solo il filo, debole e troppo scarno, di una “storia” fatta da eventi sfocati, quasi senza pieghe e sfumature.
I dettagli, i particolari, i momenti unici son quelli che ci fanno amare i personaggi dei libri. Li amiamo perché in loro vediamo quel che succede a tutti noi: in ogni istante della loro (e nostra) vita siamo quel che una matrice complicatissima di azioni (parole, soprattutto) compiute e subite ci ha portati a essere; e queste sono tutte azioni particolari, precise, uniche: insomma i dettagli che contano. E sempre particolari e dettagli sono, in fondo, le azioni (parole e simboli e fantasie compresi) che compiamo qui è ora e che ci portano ad andare oltre quel che siamo stati fino al momento prima, per diventare quel che stiamo diventando, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno.
La forza e l’importanza di questi particolari, ce l’ha spiegata Freud ma ce l’hanno raccontata gli scrittori. Tra l’altro questo è quello che ci fa detestare i romanzi di secondo livello dove i dettagli, i particolari e le scene non sono di qualità e i personaggi sembrano rozze e banali incarnazioni di idee generali, per quanto nobili.
Ed è quello che fa sorridere alcuni di noi quando ci chiedono di riassumere un romanzo: di un romanzo posso solo evocare scene, fatte di dettagli e particolari. Metafore, potremmo dire, della storia e della vita. Perchè la vita la possiamo descrivere solo con le metafore.
Come dice Tolstoj in una lettera a un critico (citazione trovata nella introduzione a Anna Karenina di Igor Sibaldi, nell’edizione Oscar Mondadori) parlando dei concatenamenti di pensieri della sua scrittura, che l’immagine metaforica vuol cogliere in blocco, e le cui fila vengono da lontano:

[…] esprimere immediatamente con parole il fondamento di questo concatenarsi è del tutto impossibile; esprimerlo si può solo in modo mediato: adoperando le parole per descrivere immagini, scene, situazioni.

Autunno, tempo di festival

troppi festival…troppo concentrati per essere seguiti tutti, ma mi pare che valga la pena di parlarne.

Dopo Mantova e Festivalfilosofia di Modena Carpi Sassuolo…ancora nel modenese due iniziative interessanti:

  1. POESIA FESTIVAL: Poesia per tutti in dialogo con le arti, con la gente, con le culture del territorio

27,28,29 settembre 2007, iniziativa promossa da UNIONE TERRE DI CASTELLI: gli eventi sono dislocati a Castelnuovo Rangone, Castelvetro, Savignano,Spilamberto, Vignola, Maranello, Marano.

Poesia per tutti i gusti: Pasolini, Bukowski,  E. Dickinson, Campana, Caproni, Montale e poi ancora …poesia araba e ispanoamericana…..

per il programma: http://www.poesiafestival.it/poesiaincorso/index.htm

 2.   FESTA DEL RACCONTO A CARPI: 5,6,7 Ottobre 2007

  • cortei sulle tracce dell’Orlando Furioso
  • dalle “poltrone narranti” letture, presentazioni di libri, spettacoli musicali, autorevoli esponenti del panorama letterario come  Stefano Belli, Clara Sereni, G. Brizzi, P. Rumiz, Ornela Worps e tanti altri
  • letture di Laclos, Flaubert, Kafka, N. Ginsburg, M Twain, Flaiano, Marchesi, Campanile…..

per il programma  www.carpidiem.it

Peccato che sia in contemporanea un altro evento importante a FERRARA!

IL PRIMO FESTIVAL DI INTERNAZIONALE: 5,6,7 ottobre 2007

filo conduttore: tutto ciò che accade intorno a noi

festival organizzato dalla rivista Internazionale, che ogni settimana seleziona il meglio di 300 giornali di tutto il mondo

Il pubblico potrà partecipare in diretta alla costruzione di un numero virtuale di Internazionale, alla presenza delle più autorevoli firme del settimanale.

per il programma  www.internazionale.it/ferrara

Io, salvo imprevisti,  spero  di essere  a Ferrara, per incontrare MARIANE SATRAPI, l’artista iraniana, autrice di PERSEPOLIS e altri fumetti, in cui parla di sè negli anni della rivoluzione di Komehini.

Ma soprattutto cercherò di esserci, per incontrare ARUNDHATI ROY, una delle migliori scrittrici del subcontinente indiano, vincitrice del Brooker Prize nel 1997 con IL DIO DELLE PICCOLE COSE.

Come per Gioconda Belli, potrei dire che ci sono… diverse buone ragioni per incontrare questa scrittrice- architetto, anche lei in prima linea per battaglie che riguardano il suo paese. Ha infatti  scelto l’impegno come filosofia di vita, per aiutare la gente comune a costruire una propria visione del mondo.

Ha, quindi ,dato e dà un contributo attivo come ECOLOGISTA, battendosi  contro la costruzione delle grandi dighe , come PACIFISTA” contro la guerra più vigliacca della storia”, cioè contro l’invasione Usa in Iraq.

Il suo nome non a caso compare spesso anche nei Socialforum nelle diverse parti del mondo.

Ricordo tra i suoi saggi pubblicati in Italia:

  • 1999 La FINE DELLE ILLUSIONI ( contro gli esperimenti nucleari)
  • 2002 GUERRA E’PACE ( dopo l’11 settembre ) 
  • 2003 GUIDA ALL’IMPERO PER LA GENTE COMUNE ( impero come Usa, Banca Mondiale, fondo monetario internazionale… )

Poesia Dorsale – Un amore visionario per i libri

Quella sera dorata
Roseanna,
Calendar girl,
Lentamente prima di morire
Lasciami entrare
Un altro tempo un’altra vita

Una poesia? Sì, o meglio, una *poesia dorsale*.
Se vi domandate cos’è, basta leggere qui:

Mettere dei libri uno sopra l’altro in modo che i titoli si concatenino fino a formare dei versi. Questo è fare “poesia dorsale”. Si chiama così perché nasce dai dorsi dei libri, non dai titoli. La differenza è solo visiva; infatti l’ha inventata un graphic designer e fotografo, Silvano Belloni. Che non ha avuto l’ispirazione pensandoci su, ma fissando uno scaffale con dei libri ammucchiati. La giornalista Antonella Ottolina si è innamorata dell’idea e le ha dato vita componendo le poesie dorsali.

Accostando libri, si scopre che nascondono, nella loro vicinanza e casualità, un nuovo mondo. Il bello è anche fare una foto, io purtroppo per mancanza di spazio ho solo una piccola scorta qui con me, e mi sono accontentata di questi pochi versi farneticanti.

Che poesie suggeriscono i vostri libri?

*giuliaduepuntozero

Un po’… di Cina anche al festivaletteratura di Mantova

A Mantova non poteva mancare qualcuno che rappresentasse la Cina, come QIU XIALONG, anche se dal 1989 vive negli Stati Uniti, dove scrive gialli che che gli hanno dato fama internazionale, e insegna alla Washinghton University di Saint Louis.

Nella cornice suggestiva di Campo Canoa- il lago davanti e il Castello di S. Giorgio sullo sfondo – in un pomeriggio caldissimo Qiu Xialong si lascia simpaticamente intervistare da LUCA CROVI, che …di gialli se ne intende!

Parla un ottimo inglese e scrive in americano. I suoi libri sono stati tradotti anche in cinese, ma opportunamente censurati, per cui anche SHANGHAI, la Parigi d’Oriente degli anni 30, che nei 3 romanzi finora pubblicati in Italia è il luogo privilegiato dell’azione dei suoi personaggi, diventa la città H e sono cambiati persino i nomi delle strade, dei ristoranti, per non parlare dei titoli dei libri

Non volevo apportare alcun cambiamento , ma poi compresi la situazione delicata in cui si trova l’editore, se un libro è problematico e accettai il compromesso. Del resto anche in tutti i film polizieschi cinesi nessuna città si chiama con il suo vero nome.”

Secondo il sinologo F. RAMPINI Qiu è il maestro assoluto del noir cinese.

Non so se sia più corretto parlare di GIALLO o di NOIR o di POLIZIESCO per i 3 romanzi pubblicati da Marsilio, che hanno in comune la figura dell’ispettore CHEN CAHO della polizia di Shanghai e del suo fidato aiutante YU.

I romanzi sono quasi il seguito uno dell’altro, perchè numerosi sono i richiami a fatti e personaggi presenti nei precedenti. E’ quindi lo stesso il tempo e lo spazio di ambientazione delle storie: gli anni novanta del 900 e la città di Shanghai. Frequenti sono i richiami a tempi precedenti che sono quelli della Rivoluzione culturale, in cui alcuni personaggi sono nati o hanno vissuto esperienze valutate dai più negativamente, tempi di Guardie rosse, di lavoro nei campi di rieducazione, di vergognose autodenunce, di autoumiliazioni.

Di questo tempo fu vittima lo stesso padre di Qiu e QUANDO IL ROSSO E’NERO è dedicato proprio ai suoi genitori “i quali- come molti altri personaggi del libro- durante la Rivoluzione culturale soffrirono perchè erano politicamente neriOggi invece – ribadisce il giallista – in tempi di capitalismo spietato, camuffato da socialismo autoritario – il rosso è diventato nero.”

L’ispettore Chen ha in sè qualcosa di Xialong, che, laureato in letteratura inglese, si ritrova a fare il poliziotto, ma è poeta e continua ad amare la letteratura e numerosi nei romanzi sono i richiami, le citazioni di versi di antichi poeti cinesi, ma anche di poeti inglesi o americani. Del resto – dice Qiu – è tipico del romanzo cinese classico inserire poesie almeno all’inizio e alla fine dei capitoli.

E ancora Chen- come Qiu- ama la buona cucina e numerosissime sono le descrizioni di piatti cinesi, abbastanza strani, tanto che Luca Crovi domanda se sono piatti veri Lo scrittore conferma. ” In Cina si mangia tutto ciò che ha le gambe tranne i tavoli. Io cucino, amo la cucina e a S. Louis ne sento la mancanza e lo scrivere, il descrivere, il raccontare compensa questa mancanza.”

I gialli di Qiu sono il modo migliore per conoscere la Cina contemporanea e un lettore, che come la sottoscritta non ha un particolare interesse per il genere giallo, legge volentieri questi romanzi, che con il loro risvolto sociologico e politico ti prendono per mano e ti conducono dentro questa realtà cinese, con cui oggi dobbiamo necessariamente fare i conti e quindi conoscere.

Nella MISTERIOSA MORTE DELLA COMPAGNA GUAN Chen indaga l’omicidio di una famosa lavoratrice e modello della nazione sempre in tempi di Rivoluzione culturale tra intellettuali, poveri e nuovi ricchi, uomini di partito, gestori di night club…

VISTO PER SHANGHAI ci conduce invece nel mondo delle Triadi che controllano il traffico di clandestini tra Cina e Stati Uniti per la scomparsa di un ex guardia rossa, forse rapita dalla mafia

Al centro di QUANDO IL ROSSO E’NERO c’ è il delitto di una scrittrice dissidente con un’infelice storia d’amore. E l’agente Yu ancor più dell’ispettore si muove nei bassifondi, dove decine di famiglie vivono in stanze anguste, mentre intorno ambiziosi progetti urbanistici trasformano Shanghai.

Il volto sorridente di Qiu Xialong e la piacevole e disinvolta conversazione con Luca Crovi sono un ulteriore invito alla lettura dei suoi romanzi, in cui -come si dice nel risvolto di copertina- si rivela acuto interprete della fase più sconvolgente della transizione della nuova Cina.

Un po’ più deludente rispetto alle mie aspettative sempre a Mantova è stato l’incontro con CHEN GUIDI e WU CHUNTAO, giornalisti cinesi, marito e moglie, autori di PUO’ LA BARCA AFFONDARE L’ACQUA?, un po’ grezzi nella loro esposizione in cinese e guidati in modo un po’ impacciato dalla dolcissima, ma poco efficace ANGELA STUDE, moglie di Terzani.

Più interessante probabilmente la lettura diretta del libro , che conto di fare in tempi brevi, per conoscere la vera realtà della Cina, che non è quella di megalopoli comePechino, Nanchino, Canton o Shanghai, ma quella dei 900 milioni di contadini, la cui vita nelle campagne è oggi peggiorata, perchè soffocati dalle tasse, senza una assistenza sanitaria decente, senza un sistema pensionistico adeguato

non abbiamo nè potere nè denaro, abbiamo solo le nostre penne. Per questo il libro denuncia torture, omicidi, sfruttamento dei contadini soprattutto da parte dei brutali funzionari locali

Ancora su Gioconda Belli dopo l’incontro di Mantova

Nonostante l’età e ben cinque maternità Gioconda Belli è una donna che affascina con il suo sorriso accattivante e per la spontaneità con cui ha risposto alle domande di STEFANIA BERTOLA, che l’ha da subito presentata come donna dalle due vite. La guerrigliera, che è stata in prima linea negli anni 70-79 ed è rimasta nella politica attiva fino al 1990, quando il partito sandinista ha perso le elezioni, oggi è una tranquilla signora che in California vive la contraddizione di avere sposato un americano..ma all’amore non si comanda!

Oggi non porta più il mitra in spalla, ma in lei c’è ancora un fuoco e la lotta resta una costante della sua vita quotidiana e soprattutto della sua scrittura: è importante usare la parola come arma che non uccide, ma che anzi, influenzando la mente della gente, crea uno spazio d’amore, di fraterna comunicazione.

La DONNA ABITATA, il romanzo che l’ha resa famosa, non sarebbe esistito , se lei stessa, come la protagonista, non avesse vissuto l’esperienza della rivoluzione. Per scrivere bisogna vivere, ripete più volte Gioconda.

A Mantova per presentare l’ultimo romanzo, pubblicato da Rizzoli, LA PERGAMENA DELLA SEDUZIONE, che definisce romanzo storico ed erotico, che vede come protagonista la regina GIOVANNA DI CASTIGLIA, figlia di Isabella di Castiglia e di Giacomo d’Aragona, moglie di Filippo il Bello e madre di quel CARLO V su cui non tramontava mai il sole.

Ma , al di là del personaggio storico di primo piano, a Gioconda interessa la donna, l’amante che proprio per la forza dell’eros è passata alla storia come GIOVANNA LA PAZZA. E’ una storia vera, documentata quella che racconta, in cui ha aggiunto il sentire di questa regina, ribelle al padre, ai parenti, ai cortigiani, rinchiusa per 40 anni in un castello prigione fino alla morte, all’età di 76 anni.

Con questo romanzo ritorna quel forte bisogno di erotismo che caratterizza la vita di Gioconda e che ha trasfuso in modo particolare nella sua produzione poetica.

Giovanna rivive negli anni sessanta del XX secolo tramite LUCIA, una giovane donna spagnola, che ,orfana di genitori, si trasferisce in un collegio del Sudamerica e incontra Manuel, un suo professore che è ossessionato dall’idea di riabilitare Giovanna. Per questo Lucia si trasforma e vive come una seconda vita nei panni di Giovanna.

Lucia e Giovanna sono due donne unite dalla volontà di essere se stesse, proiezione della stessa Gioconda, che giovane in Spagna era stata colpita dal ritratto di questa regina all’Escorial e che, come Lucia, ha sperimentato la vita lugubre, grigia di collegio ,” concentrato di ciò che può essere al massimo antierotico”

La presentazione di questo romanzo in Nicaragua con Gioconda in costume rinascimentale, alla luce di 100 candele, è stata resa più drammatica da una improvvisa scossa di terremoto, che ha portato il suo libro sulle prime pagine dei quotidiani..spazio che in genere non tocca alla letteratura.

Più strano mi è parso il successivo romanzo già pronto, ma non pubblicato, LA STORIA DI ADAMO ED EVA: a partire da un testo apocrifo la storia dei nostri progenitori dopo la cacciata dall’Eden. E poi Caino e Abele , entrambi con sorelle gemelle, una storia d’amore un po’ perversa, per giustificare l’uccisione di Abele. Romanzo con diversi piani di lettura, dove diventa importante il tema della morte, perchè, dopo la cacciata ,Adamo ed Eva non sono più eterni. Forse- ricorda Gioconda Belli – mi scomunicheranno!

Per concludere, ad uno spettatore che rimpiange il tempo in cui si lottava come lei per grandi ideali ,risponde che non deve mai morire la speranza di vivere in un mondo migliore. Se oggi prevale l’apatia e il cinismo, è necessario uscire dall’individualismo in questo mondo di sfrenato consumismo e globalizzare la COM-PASSIONE.

E poi ancora l’importanza del ruolo politico della donna, che oggi deve femminizzare il mondo, perchè possa veramente e stabilmente cambiare.

A questo punto mi sento di dire che… valeva la pena di incontrare Gioconda Belli! Voi che ne pensate?

La biblioteca perfetta

Shhh., originally uploaded by m@percy.

 

L’idea me l’ha data Marina (assidua e propositiva frequentatrice di questo blog). Dunque, nessuna voglia di parlare della disposizione dei libri, né della facilità di trovarli o consultarli. Piuttosto, mi interessa il lato edonistico della lettura: leggere è l’appagamento di un bisogno primario. Quindi, come dev’essere la biblioteca perfetta?

1. Deve avere sedie comode, per poter leggere a lungo (come a casa sul divano) e un ambiente accogliente.
2. I tavoli: meglio tanti e separati (le tavolate mi fanno sempre un effetto sagradelfungo o ancor peggio, club Mediteranée), dove si possa stare al massimo in quattro (metti che hai di fianco una persona rumorosa, facciamoci aiutare dalla statistica).
3. La luce. Deve essere soffusa, un libro è un compagno piacevole, va trattato bene (anche qui, non si pretende quelle splendide lampadi verdi stile art déco della biblioteca di Berlino ma se ci si avvicinasse…).
4. Il silenzio. Amico indispensabile di ogni libro, dà forma e sostanza alla parola scritta.
5. Lo spazio. Lo sguardo deve poter correre libero tra tavoli e scaffali, le idee hanno bisogno di ossigeno.
6. Una sala dedicata alle chiacchere (la lettura è condivisione: se non si può parlare di quello che si sta leggendo, che gusto c’è?).
7. A ogni lettore (come dicevamo io e Marina in questo post) devono essere forniti segnalibro, carta e matita (io li riscrivo, certi libri).
8. Un foyer dove potersi rifocillare dopo una lettura estenuante.
9. Una sala dotata di computer (rigorosamente separata da quella di lettura), ma dove ciascuno possa cercare informazioni, lasciare un commento su quello che ha appena letto, parlare con il mondo esterno.
10. Una sala dedicata ai gruppi di lettura, incontri con gli autori, dibattiti, reading.
Per caso, ne sono venuti fuori dieci ma non è certo un decalogo. Voi cosa aggiungereste?

Scene da un matrimonio (secondo Gabo)

Non fosse per via delle albe, rimarremmo giovani tutta la vita. È proprio vero: invecchiamo all’alba. I tramonti sono deprimenti, ma ti preparano all’avventura di ogni notte (come direbbero i miei letterati). Le albe no. Alle feste, appena sento il silenzio dell’alba, mi viene uno struggimento che non mi dà pace in corpo. Bisogna andare via! In fretta, a occhi chiusi per non vedere le ultime stelle. Perché se il giorno ci coglie per strada col vestito della festa ci rovescia addosso un diluvio di anni di cui dopo non riusciamo più a liberarci. Per lo stesso motivo non mi piacciono le fotografie: le rivedi l’anno dopo, e ti sembrano già uscite dal baule dei nonni. Continua a struccarsi. Io ne avevo… quanti? Quasi trenta, e a quei tempi erano molti, troppi. I ragazzini dicevano: “Una vecchia di trent’anni”. Be’, avevo trent’anni la prima volta che abbiamo viaggiato sul treno della notte da Ginevra a Roma. Abbiamo cenato a lume di candela con una coppia di sposini svizzeri che avevano fretta di perdere per ficcarsi a letto, e mi sono svegliata felice alle sei, con una voglia matta di vedere quei prodigi d’acqua di Villa d’Este. D’improvviso ho avuto la sfortuna di guardarmi nello specchio. Che orrore! Almeno cinque anni di più. Non servono a niente le maschere al cetriolo, né i cataplasmi a base di placenta, niente, perché non è una vecchiaia della pelle, ma qualcosa di irreparabile che ti capita nell’anima. Merda!

Questo è un estratto dell’unico testo per il teatro scritto da Gabriel Garcìa Marquez (Diatriba d’amore contro un uomo seduto,  Mondadori, 80 pagg.,  in scena al Piccolo Teatro di Milano il prossimo 13 settembre).

Grazie Gabo, graffi ancora.

Incontri a Mantova: un messaggio da Bianca, del Gdl di Cervia

cari amici dei Gdl

possiamo darci una  voce  ai margini del festival a  Mantova: propongo un apppuntamento un po’ “ai margini ” ma potrebbe essere interessante  anche solo riconoscerci, scambiare  un saluto e  un arrivederci.

Io sarò ai margini appunto del luogo dove  si trasmetterà Fahrenheit, sabato dalle 15 alle 18: come segno di riconoscimento potremmo esibire una  matita gialla ed eventualmente un nastro che  indichi il GdL e la città  di appartenenza.

a  presto incontrarvi, dunque

Bianca , in rappresentanza dei GdL  di Cervia