Una romanziera global

Il simpaticissimo post di Fenice mi sollecita a tornare su Festivaletteratura di Mantova…del resto è un evento importante per noi lettori, frequentatori diGDL, e può far continuare a parlare di sè ancora… 20 giorni dopo dopo la chiusura.

Ho appena terminato la lettura di EREDI DELLA SCONFITTA, pubblicato da ADELPHI: KIRAN DESAI è stata la protagonista dell’ultimo evento che ho seguito e preferito al premio Nobel nigeriano VOLE SOYINKA che chiudeva il festival.

Mi incuriosiva questa voce della narrativa indiana, nuova ma con un cognome già famoso, perchè figlia di ANITA DESAI, una delle più note scrittrici del subcontinente indiano, che scrive da circa 50 anni.

Sua figlia ha pubblicato due opere e con il secondo romanzo ha vinto un premio importantissimo come il BROOKER PRIZE, che la madre ha solo sfiorato tre volte. Ma è alla madre che Kiran dedica “Gli eredi della sconfitta”, perchè, se è giunta, a soli 35 anni, a questo traguardo, è anche merito della madre, come precisa nell’intervista.

Per capire quanto sia prestigioso questo premio ricordiamo che tra i precedenti vincitori ci sono scrittori come Coetzee, Mc Ewan, Rushdie, Naipaul.

Non è il solito romanzo su i matrimoni combinati, a cui siamo abituati con i recenti romanzi di scrittrici indiane, i soliti ingredienti ci sono, ma non sono in primo piano.Il romanzo di Kiran racconta tante storie amare con una lingua composita, si può quasi parlare di polifonia, per la capacità di adeguare ritmo e lessico ai personaggi e dice bene F. SINDICI su la STAMPA che è una scrittura attaccata alla pelle dei personaggi ed è sempre lui a titolare l’articolo LA ROMANZIERA GLOBAL, che ho voluto utilizzare anch’io per questo post.

Per l’evento di Mantova il titolo era GLOBALIZZAZIONE DELLE VITE: è infatti un romanzo globalizzato per un mondo globalizzato, ma la globalizzazione non è una via di uscita per quei diseredati, per i quali Kiran ha uno sguardo particolare, ancora più amaro di quello di ARUNDATI ROY in IL DIO DELLE PICCOLE COSE.

I personaggi, che fanno tutti i conti in qualche modo con il postcolonialismo, fanno…avanti e indietrotra est e ovest in questo mondo globalizzato:Londra, Cambridge, New York, anche l’Urss, ma soprattutto l’India.Il cuore del romanzo è un villaggio indiano,Kalipong, ai piedi dell’Himalaya orientale, una terra di frontiera, nel tempo contesa da Nepal,India, Tibet, Inghilterra e a metà degli anni 80, quando si svolge “gli Eredi della sconfitta”, è ancora tormentato da spinte autonomistiche e nazionalistiche, proprio mentre il mondo si va uniformando ad un modello unico di vita.

La bella pagina iniziale ci fa conoscere subito i personaggi importanti del romanzo, descritti in una casa ricca, ma in piena decadenza:

– l’anziano giudice che nel 1939, andato a studiare in Inghilterra, dove aveva faticato a “lavarsi via la puzza di curry” e dove aveva finito”per sentirsi umano a stento“, tornato in patria, nutre un certo disprezzo per la sua gente

-la giovane nipote Sai, orfana dei genitori, morti in Urss, con una storia d’amore con Gyan, il suo insegnante, discendente dai Gourka, feroci mercenari nepalesi.

– il vecchio cuoco, che non ha neppure un nome, “un mulo per tutta la vita”, che vive nella speranza di rivedere il figlio Biju, che, come tanti indiani, è andato a fare fortuna nella lontana America.

Eccoci dunque, grazie a Biju, a New York, o meglio dentro le cucine dei seminterrati dei ristoranti di Manhattan

perfetto primo mondo al piano di sopra, perfetto terzo mondo ventidue gradini più sotto: Biju vive in quel miserabile mondo di sotto che…rende tuttavia possibile quello di sopra; un mondo di irregolari senza diritti, sfruttati, sottopagati, il cui sogno è la conquista della green card che attesti la loro esistenza e la fine della clandestinità.

Eredi della sconfitta sono un po’ tutti i personaggi, che hanno perso qualcosa nell’incontro con l’occidente, ma soprattutto Biju, che, lasciatosi prendere dalla nostalgia, ritorna in patria con un tragicomico viaggio con un aereo che arrancava nel cielo come una corrirera scassata… un aereo da terzo mondo.

Ritorno nell’India dei sogni non realizzati, ritorno che lascia , a fine lettura, un senso di profonda amarezza.

Marco Vasta, non a caso, afferma: romanzo sconsigliato ai depressi, perchè è una storia terribilmente triste, brutalmente comica.

La giovane Kiran Desai ha dunque uno sguardo disilluso verso il mondo globalizzato e dimostra di non credere al multiculturalismo…almeno finchè esiste un multiculturalismo alla Benetton, come afferma nell’incontro di Mantova.

Dimenticavo…nel romanzo c’è spazio anche per un cane, la cagna Matt, che già nella prima pagina “infilata sotto la sedia dormiva russando appena al sicuro”, mentre il giudice giocava a scacchi contro se stesso“, fino alle ultime, dove la sua scomparsa sconvolge la vita del giudice.

In questo romanzo non ci sono eroi e neppure un heppy end, come quasi sempre accade nei tanti film di Bolliwood!!!

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